Top e Flop, i protagonisti del giorno: 24 giugno 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

DANIELE NATALIA

Daniele Natalia

Ormai è riduttivo individuarlo solo come il sindaco di Anagni. E’ qualcosa di più: è uno dei rappresentanti politici più importanti, lucidi e “visionari” dell’area nord. Allo stesso tempo comincia a stare stretto nel ruolo di sub commissario provinciale di Forza Italia.

Da mesi sta dando input politici formidabili sulla Sanità, sull’Ambiente, sullo sviluppo sostenibile.

Semmai c’è da meravigliarsi che nel centrodestra nessuno se ne sia accorto. Così rischiano di perderlo. Nella seduta consiliare aperta di oggi sono stati smentiti diversi assiomi sul tema dell’estrazione del metano bio dagli avanzi di cucina. Non transiteranno 150 camion a settimana, ma 23. Non arriveranno rifiuti da Roma, l’impianto è tarato solo sulla provincia di Frosinone. (Leggi qui Il metano si, la discarica no: la mossa di Natalia).

Erano presenti e ci hanno quindi messo la faccia Francesco Borgomeo, Lucio Migliorelli e Simone Malvezzi, guru della tecnologia ambientale di A2A. Nessuno, fino ad oggi, tra i sindaci della provincia di Frosinone che hanno portato in Aula un tema del genere era riuscito a schierare un simile parterre davanti ai cittadini, dado un esempio di trasparenza.

Ma c’è un messaggio, fortissimo, che Daniele Natalia ha lanciato. Il seguente: in questo territorio si continua a parlare di valle dei veleni con riferimento all’area nord. Un’affermazione non suffragata da nessun dato epidemiologico e sanitario. In questo clima chi dovrebbe venire ad investire?

E se poi ci sono quelli che lo fanno, si alzano barricate assurde e alimentate dai pregiudizi e dall’ignoranza. Daniele Natalia sta dimostrando ai avere il coraggio di smentire questa pazzesca rete di superficialità e malafede.

Petto in fuori

LUCA DI STEFANO

 Sarà candidato sindaco di Sora. Come voleva lui. Lo fa nel momento in cui il centrosinistra frana da tutte le parti, evidenziando le difficoltà enormi per il Partito Democratico di trovare una sintesi con il centrosinistra. E nel momento in cui il centrodestra ancora non riesce ad annunciare il nome del suo candidato unitario, lacerato tra una Forza Italia ormai fantasma di se stessa, un FdI che intende imporre il nome, una Lega che vorrebbe usare il primo turno di voto come e fossero primarie in cui contarsi nel centrodestra per poi convergere.

E a questo punto la partita potrebbe farsi interessante. L’attuale sindaco Roberto De Donatis è sempre più isolato.

Luca Di Stefano ha dimostrato di avere qualità fondamentali per un politico: strategia, intelligenza, senso del momento. Inoltre è un figlio d’arte. Il papà, Enzo Di Stefano, è stato sindaco di Sora e consigliere regionale, commissario dell’Ater.

In autunno a questo punto potrebbe davvero succedere di tutto, specialmente se si dovesse arrivare al ballottaggio. Luca Di Stefano in ogni caso ha piantato una bandierina importante e strategica.

Nel nome del padre.

MAURO PISCITELLI

C’erano una volta i sindacalisti che difendevano i lavoratori. In maniera intelligente, senza preconcetti. E che sapevano dire agli operai se la loro posizione era sbagliata. Potevano permetterselo perché avevano le spalle larghe ed un’autorevolezza immensa. Mauro Piscitelli, segretario provinciale dei Chimici Uil è un sindacalista vecchia scuola. Con un’autorevolezza che lo mette nella condizione di dire qualunque cosa.

Ad Anagni Casapound ha ottenuto la convocazione di un Consiglio Comunale per parlare del progetto con cui ricavare il metano bio dagli avanzi di cucina. Si sono presentati e ci hanno messo la faccia i vertici di un colosso come A2A (13mila dipendenti), Saf, il gruppo Saxa Gres.

Le opposizioni hanno presentato le loro perplessità (legittime ma del tutto superficiali). Poi hanno parlato le associazioni: (tranne Legambiente, l’imbarazzo è stato pari all’inconsistenza).

È stato a questo punto che Mauro Piscitelli ha preso la parola. E ricordato a tutti che non si possono prendere i posti di lavoro come pretesto per fare politica e propaganda. Parole pesanti come clave. “Noi non ci stiamo a vedere soffrire le famiglie per mancanza di lavoro e poi quando ci si propongono occasioni le respingiamo. Noi siamo stanchi di assistere all’allontanamento delle responsabilità che il tempo storico e tecnologico ci mettono davanti”.

Ha puntato il dito contro una politica che non ha il coraggio di decidere. Ha puntato il dito contro le “associazioni domestiche”. Avendo il coraggio di dire che a mettere i bastoni tra le ruote di molti piani di risanamento sono associazioni composte da due o tre persone e vengono ammesse ai tavoli di confronto. “Io rappresento un sindacato, con degli iscritti che hanno un nome ed un cognome ed i cui numeri vengono certificati” 

L’affondo è un siluro sulla linea di galleggiamento: “Siamo stanchi di vedere che si mettono su contestazioni e non sappiamo quali benefici porteranno. Poi le ‘anime belle’ piangono quando vedono l’isola con la nostra plastica nell’oceano. Come non tutti i papi sono buoni e Dante mise Bonifacio di Anagni in una buca, nemmeno tutte le contestazioni sono buone”.

Sindacalisti con le palle

FLOP

LUCA FANTINI

Non ce ne voglia il segretario del Pd, ma è arrivato il momento di recidere il cordone ombelicale che politicamente lo lega ai consiglieri regionali Mauro  Buschini e Sara Battisti e a Francesco De Angelis, leader del Partito Democratico da sempre.

Non perché sia sbagliato fare riferimento a politici di quel livello, ma semplicemente perché alle comunali il Pd avrebbe bisogno di unità, di candidati, di liste e di sintesi.

Luca Fantini ha tutte le carte in regola per imporre la sua linea, ma deve mettere da parte “l’educazione”. Lo scorso anno, appena insediatosi, il Pd franò a Ceccano e Pontecorvo. Ma lui non ne aveva responsabilità.

Quest’anno è diverso. E, anzi, se il Pd dovesse perdere ad Alatri e a Sora, la sconfitta risulterebbe ingestibile sul piano politico. Al punto che Pensare Democratico di Antonio Pompeo potrebbe perfino chiedere il congresso anticipato e mettere in discussione Luca Fantini. Il segretario provinciale non può continuare a fare il “sarto”. I Dem hanno bisogno di un segretario. Anche cattivo, massiccio e incazzato.

Basta fioretto, serve la sciabola.

GIANLUCA QUADRINI

Gianluca Quadrini e Guido D’Amico

E’ il terzo giorno consecutivo di flop. In realtà è come se ci fosse stato un giorno di 72 ore. Perché davvero Gianluca Quadrini ha sbagliato tutto ciò che poteva sbagliare sul piano politico.

Oggi è stata una giornata caratterizzata da vicende giudiziarie che lo riguardano nel suo precedente ruolo di presidente della Comunità Montana. E sulle vicende giudiziarie si pronunceranno i giudici.

Ma a livello politico stamattina è stata annunciata una conferenza stampa per domani a Ceprano, nel corso della quale doveva essere annunciato il passaggio di Quadrini alla Lega. Sulla sua pagina facebook Gianluca Quadrini lo ha scritto, ma in pochi lo hanno letto. Perché poi quel post è stato rimosso.

Nel frattempo sulle chat della Lega è successo di tutto e il contrario di tutto. Il coordinatore regionale Claudio Durigon si è ritrovato invitato ad un evento (la presentazione di Quadrini) senza sapere di esserlo. Facile immaginare la sua reazione.

L’onorevole Francesco Zicchieri è andato su tutte le furie, chiedendo la cancellazione del suo nome dalla brochure.

L’adesione di Gianluca Quadrini al Carroccio è passata attraverso il sindaco di Pontecorvo Anselmo Rotondo e la deputata Francesca Gerardi. I quali hanno fatto il loro mestiere, quello di politici che fanno crescere il Partito e cercano adesioni. Ma anche voti per se stessi. perché il patto tra i tre prevedeva che Quadrini andasse in tandem con la Gerardi alle Regionali e appoggiasse Anselmo Rotondo per l’elezione a presidente della Provincia.

Un progetto con un solo limite: non hanno capito che la politica è anche gerarchia e senso di squadra. Le linee le detta il Partito. E quel patto è semplicemente impossibile se viene raggiunto all’esterno del coinvolgimento del coordinatore provinciale (Nicola Ottaviani) del reasponsabile Organizzazione (Pasquale Ciacciarelli) e del coordinatore regionale (Claudio Durigon). nessuno aveva benedetto quell’operazione.

Nulla di strano. Così come un ruolo lo ha avuto pure il senatore Gianfranco Rufa. Solo che nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo. Nel frattempo il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli non si è fatto problemi a far capire urbi et orbi la sua contrarietà all’ingresso di Quadrini nella Lega. Così come si è registrato il silenzio magno cum gaudio di Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone e coordinatore provinciale della Lega.

In politica, come nella vita, il tempismo è tutto. Ma Gianluca Quadrini non poteva calcolare meglio i tempi? L’uscita di Forza Italia è stata un disastro, il salto sul Carroccio non è avvenuto.

Mancano solo le cavallette.

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