Top e Flop, i protagonisti del giorno: lunedì 2 agosto 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di lunedì 2 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di lunedì 2 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

NICOLA ZINGARETTI

Nicola Zingaretti

Libero dalla carica di segretario nazionale del Pd, ha ritrovato le caratteristiche di amministratore e di politico. Nelle ore scorse è andato in conferenza stampa a dire che l’attacco hacker alla Regione Lazio è di stampo terroristico e che è il più grave mai avvenuto in Italia. Aggiungendo anche che i dati sanitari sono salvi. (Leggi qui Hacker in Regione Lazio: sono entrati da Frosinone).

Non sono parole pronunciate a caso. Perché Nicola Zingaretti ha voluto mettere il dito nella piaga, vale a dire la fragilità dei sistemi di cybersicurezza del nostro Paese. Lo ha fatto partendo dalla Regione che lui amministra, proprio per far scattare tutte le allerte possibili. Fra l’altro l’intero sistema regionale contiene i dati più sensibili in assoluto in Italia. Perché, tanto per fare degli esempi, è nel Lazio che si sono vaccinati il Capo dello Stato Sergio Mattarella, il premier Mario Draghi, ministri e politici di alto livello.

Se basta un computer lasciato acceso a Frosinone e collegato con il sistema informatico della Regione vuol dire che davvero siamo in grave pericolo. Sempre di virus si tratta: non epidemiologico come nel caso del Covid ma informatico.

Adesso saranno gli inquirenti a dover stabilire di quale matrice terroristica si tratta. Se cioè vogliono davvero i soldi del riscatto oppure è un attacco alla campagna di vaccinazione in una delle regioni simbolo. In ogni caso Zingaretti ha preso il toro per le corna.

Zar Nicola.

ADOLFO URSO

Adolfo Urso (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Se nell’attacco hacker alla Regione Lazio c’è lo zampino di Stati stranieri, allora toccherà alla Nato e al ministero della Difesa intervenire. Adolfo Urso, presidente del Copasir (la commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti) ha piantato la bandierina in modo tempestivo.

In questo modo Urso (Fratelli d’Italia) ha voluto dire che dovranno intervenire i servizi segreti. Cioè, a nessuno venga in mente di provare a ridimensionare un attacco di questa portata.

Perfettamente calato nel ruolo, Adolfo Urso ha lasciato fuori da questo ragionamento le implicazioni politiche. Se si tratta di un gruppo criminale, allora se ne occuperà la Polizia Postale, ma se ci sono di mezzo degli Stati, allora inevitabilmente entriamo nello spazio cyber, lo stesso che la Nato ha decretato come quinto dominio di guerra dell’Alleanza Atlantica. Gli altri sono aria, terra, mare e spazio. Vuol dire che si dovrebbe attivare l’articolo 5 del Trattato da parte di una nazione alleata attaccata.

Adolfo Urso ha fatto benissimo a metterlo in chiaro subito, perché la gravità della situazione è enorme. Può anche darsi che qualche associazione criminale abbia voluto magari copiare i Green Pass per rivenderli a scopo di lucro, ma in questa fase non si può accantonare l’ipotesi peggiore. Insomma, “se vis pacem, para bellum”.

Previdente.

FLOP

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Il leader della Lega ha detto che sostenere un Governo, che in quanto a sbarchi di migranti, sta facendo peggio di quanto succedeva ai tempi di Angelino Alfano ministro dell’Interno è difficile. Un attacco frontale che Matteo Salvini ha lanciato nei confronti dell’attuale responsabile del Viminale Luciana Lamorgese.

L’Huffington Post, informatissimo di tutti i retroscena del Palazzo, riferisce di malumori crescenti da parte di Giancarlo Giorgetti, il numero due della Lega, quello che ha portato il Partito nella maggioranza che sostiene Mario Draghi.

I motivi di preoccupazione di Giancarlo Giorgetti sono due. Intanto i continui attacchi di Matteo Salvini destabilizzano la maggioranza e danno il destro agli alleati di zittire la Lega anche quando a mettere in difficoltà il premier sono loro. Ma quello che più preoccupa Giorgetti è che in questo modo Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia continuano a crescere.

Il perché è evidente: la risposta che Matteo Salvini può dare nel medio e lungo periodo è quella dell’autorevolezza come leader di un Partito di governo. Invece il Capitano ogni giorno sente (e segue) il richiamo della foresta della piazza, dei selfie e dell’immigrazione.

Disco rotto.

BEPPE GRILLO

Beppe Grillo (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica)

Per il sondaggio Demos realizzato per La Repubblica Giuseppe Conte spopola nel gradimento tra gli elettori del Pd. E’ all’87%. Precede Enrico Letta (86%), Dario Franceschini (84%) e Nicola Zingaretti (79%). Risultati che dovrebbero indurre a riflettere sulle strategie di Goffredo Bettini. Per onestà intellettuale va detto.

Ma all’interno dei Cinque Stelle come va? Giuseppe Conte al 91%, Luigi Di Maio 73%, Beppe Grillo al 30%. Cioè il fondatore del Movimento ha un terzo del gradimento in meno di Giuseppe Conte, che nei pentastellati è l’ultimo arrivato in termini cronologici. Mentre Luigi Di Maio lo doppia abbondantemente.

Numeri che la dicono lunga su chi sia sintonizzato sulle corde del Movimento. Altro che chiacchiere, altro che scomuniche. Un risultato che dovrebbe indurre il fondatore a riflessioni serie. C’è un tempo per ogni cosa, la difficoltà sta nel capire quando è finito.

Game over.

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