Top e Flop, i protagonisti del giorno: lunedì 23 agosto 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di lunedì 23 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di lunedì 23 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ZINGARETTI-BETTINI

Nicola Zingaretti con Goffredo Bettini (Foto Benvegnù Guaitoli / Imagoeconomica)

Da giorni tutti si avventurano a filosofeggiare sull’Afghanistan. Parlando di grandi sistemi e addirittura discettando se è preferibile dialogare con i Talebani. Poi si scopre, oggi, che in Italia sono arrivati meno di 2.000 afgani finora. E che più della metà, mille per l’esattezza, sono stati sistemati negli alberghi del Lazio. Senza dividere i gruppi familiari, osservando le regole della quarantena e cercando di dare un aiuto concreto a chi è stato costretto ad abbandonare il proprio Paese. Perdendo tutto, ma proprio tutto.

Ancora una volta il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha dimostrato di essere insuperabile come amministratore. Infatti ha saputo guardare avanti, programmare e trovare soluzioni concrete. Inoltre ha fatto capire ancora una volta all’interno del Pd che bisognerà fare i conti con lui comunque. E sempre.

Nelle stesso ore Goffredo Bettini ribadiva per l’ennesima volta anche lui che, politica e aritmetica alla mano, non c’è alternativa all’intesa tra Pd e Cinque Stelle. Senza un accordo nazionale i Democrat sono nell’impossibilità di competere con il centrodestra. Un messaggio forte e chiaro a chi fa finta di non capire e spacca il capello con tecniche da sofista.

Primi della classe.

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini ed Enrico Michetti

È stato convocato a Palazzo Chigi da Mario Draghi mentre stava partecipando ad un evento elettorale a sostegno del candidato sindaco di Roma Enrico Michetti. Il leader della Lega ha risposto come Garibaldi a Cavour: “Obbedisco”. Ben sapendo di aver centrato un risultato politico importante.

Draghi lo ha convocato perché l’Italia si prepara ad accogliere un’ondata di piena di profughi afgani. Mentre continuano ad arrivare anche altri migranti. Matteo Salvini da settimane sta “bombardando” il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che è obiettivamente in difficoltà (anche per la questione del rave di Viterbo). Mario Draghi non può permettersi un autunno caldo anche sul versante dell’immigrazione, perché già sul lavoro ci sarà da sudare le sette camicie.

Vedremo nei prossimi giorni quali risultati avrà raggiunto Salvini, che però ai cronisti ha risposto anche a domande sul caso Durigon. Spiegando che non ha parlato con il premier di questo, che Draghi ha priorità diverse dai parchi di Latina, che stima Claudio Durigon, con il quale sta preparando una riforma delle pensioni. Aggiungendo che nessuno ha nostalgia dei regimi. (Leggi qui Durigon, ora la blindatura di Salvini e doppia).

In questo modo Matteo Salvini ha fatto capire chiaro e tondo che soltanto lui può chiedere un passo indietro a Claudio Durigon. Eventualmente. Ma anche questo avrebbe un prezzo politico. Insomma, se l’è giocata alla grande.

Capitano.

FLOP

SILVIO BERLUSCONI

Silvio Berlusconi

Ventisette anni e mezzo fa Silvio Berlusconi fondava Forza Italia, quindi batteva la gioiosa macchina da guerra del centrosinistra guidato da Achille Occhetto, capitalizzando politicamente lo tsunami determinato dalle inchieste del Pool Mani Pulite.

Un’operazione politica stratosferica, con il sapore della beffa per quanti avevano creduto che le gesta di Antonio Di Pietro potessero avere come effetto politico la vittoria degli eredi del Pci. Il Pds appunto. Berlusconi si inventò letteralmente il centrodestra. Lui, l’ultimo dei craxiani.

A distanza di tanto tempo Forza Italia è abbondantemente sotto il 10%, si sta preparando a farsi annettere dalla Lega e rimane saldamente al Governo in modo da rispondere alle esigenze di una classe dirigente orami sganciata dalla società reale.

Non era questo il progetto di Silvio Berlusconi. Ma chi fatica a comprenderlo più di chiunque altro è proprio Silvio Berlusconi. All’interno del partito nessuno più protesta neppure. Lo hanno fatto nei mesi scorsi Mara Carfagna e Mariastella Gelmini. Adesso tutti sanno come andrà a finire, che la federazione con la Lega toglierà ogni significato alla definizione di centro-destra. Al massimo destra-centro.

Inoltre Giorgia Meloni ha ribadito che Fratelli d’Italia non è interessata al progetto. Un’analisi storico-politica attenta dice che la rivoluzione del predellino fu l’inizio dello sgretolamento del centrodestra: Pierferdinando Casini non aderì, Gianfranco Fini andò allo scontro frontale dopo l’adesione. Rimase solo Berlusconi, che però oggi non è il più forte.

Viale del tramonto.

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte

Non riesce a nominare i vertici del Movimento Cinque Stelle. E non riesce a farlo perché sa che scontenterebbe troppi. Ma il fatto è che adesso anche tra i suoi fedelissimi comincia a serpeggiare il malumore.

L’uscita stonata sulla necessità di un “dialogo serrato” con i Talebani, ha fatto capire all’esterno che nel Movimento sulle cose serie la linea la detta Luigi Di Maio. L’unico che ha sposato la linea Conte è Alessandro Di Battista, che infatti è fuori dal Movimento.

Da quello che filtra l’ex premier terrà un profilo molto basso in una campagna elettorale nella quale i Cinque Stelle rischiano di uscire triturati. A Roma e a Torino si preparano a passare la mano, mentre per il resto non ci sono segnali particolari. Giuseppe Conte rischia di iniziare con dei flop elettorali imbarazzanti.

Ma quello che lascia pensare è anche la totale assenza di risposte a quella parte del Pd (Bettini in primis) che lo ha sostenuto come premier. E poi senza un’alleanza con i Dem, ma dove vanno i Cinque Stelle? Intanto però non riesce a nominare gli organismi dirigenti. Qualcuno pensa ancora che la nomina a capo dei Cinque Stelle sia stato un successo?

Vittorie di Pirro.

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