Top e Flop, i protagonisti del giorno: lunedì 27 settembre 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di lunedì 27 settembre 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di lunedì 27 settembre 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

MATTEO RENZI

Matteo Renzi (Foto: Imagoeconomica, Paolo Lo Debole)

Non faremo a Morisi quello che la Bestia ha fatto a noi in vicende molto meno serie. Noi siamo orgogliosamente rispettosi della persona umana e della civiltà della politica”. Un richiamo evangelico quello del leader di Italia Viva Matteo Renzi, nel giorno in cui il guru della comunicazione social di Matteo Salvini finisce nella bufera, indagato dalla Procura di Verona per cessione di stupefacenti.

Renzi ricorda come Luca Morisi sia stato “il cervello ideatore di tutte le aggressioni personali contro di me e contro di noi nella scorsa legislatura, con attacchi spesso carichi di odio in modo similare a quelli dei Cinque Stelle”. Poi ha spiegato: “Oggi Morisi è in difficoltà per vicende private e giudiziarie, si è dimesso dalla dirigenza della Lega e ha chiesto rispetto per le proprie questioni. Invito tutti a mostrarsi quello che siamo, diversi da chi sparge odio sui social”.

Matteo Renzi ancora una volta dimostra che la politica non si fa con i sondaggi, con gli slogan, con gli schieramenti preconcetti. Ma soprattutto dimostra che alla fine la “comprensione” spiazza di più di un attacco social.

Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

GIANCARLO GIORGETTI

Giancarlo Giorgetti (Foto: Imagoeconomica, Benvegnu’ Guaitoli)

Il ministro dello Sviluppo Economico sta facendo saltare i nervi ai salviniani e anche il Capitano è sul punto di esplodere. Giancarlo Giorgetti in poche ore ha effettuato due mosse che la dicono lunga su quali siano le sue reali strategie in questo momento.

Intanto l’endorsement a Carlo Calenda a Roma, definito preparato e competente. In pratica una sconfessione del candidato sindaco del centrodestra Enrico Michetti. C’entra qualcosa il fatto che, come rilevano gli addetti ai lavori, il Partito più vicino a Mario Draghi è Azione di Calenda? Sicuramente sì. C’entra qualcosa che Salvini, al contrario, aveva avuto un durissimo botta e risposta con Calenda? Sicuramente sì.

Ma poi Giancarlo Giorgetti è stato pure protagonista di un tour elettorale in Piemonte non concordato con il Capitano Matteo Salvini. Un atteggiamento preciso e strategico, che ha preso in contropiede anche i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

La realtà è che Giorgetti sta giocando in proprio per la leadership del centrodestra di governo.

Io sono… Giorgetti.

FLOP

SALVINI-MORISI

Luca Morisi prende il caffé con Matteo Salvini (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)

Luca Morisi avrà tutte le possibilità per raccontare la sua versione dei fatti. E’ indagato dalla Procura di Verona per cessione di stupefacenti. Matteo Salvini ha detto che l’inventore della Bestia ha sbagliato ma che può contare su di lui. Insomma, è un amico che ha bisogno di aiuto. Ed è giusto. Luca Morisi, dal canto suo, ha chiesto scusa all’intera comunità della Lega. Ed è giusto anche questo.

Ma sul piano politico non si può dimenticare che Morisi ha inventato letteralmente un tipo di comunicazione che ha ribaltato non soltanto il linguaggio mediatico ma anche i rapporti di forza nel centrodestra e nel Paese. Un fuoriclasse nel suo campo: non ci sono dubbi. Un fuoriclasse che però non ha mai fatto sconti a nessuno, che è sempre salito sul pulpito. E tutti sanno come la lotta alla droga sia stato il secondo cavallo di battaglia di Matteo Salvini. Dopo l’immigrazione. Nessuno può dimenticare la citofonata di Bologna.

Infatti Fedez ha voluto mettere il dito nella piaga. Probabilmente il tema della droga meriterebbe ben altro approccio da parte della politica italiana. Invece Matteo Salvini, ispirato da Luca Morisi, ha usato la sciabola costantemente, dispensando giudizi sommari in ogni occasione. Oggi si è accorto che in casi del genere c’è bisogno di amicizia e non di fustigazione talebana.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

BEPPE GRILLO

Beppe Grillo (Foto: Vincenzo Livieri)

La strategia è chiara. Ma perdente. Beppe Grillo si è completamente estraniato dalla campagna elettorale per le comunali, perché sa che per i Cinque Stelle si profila l’ennesima Caporetto. Ha fatto l’unica eccezione per Virginia Raggi, dipinta come gladiatrice. Per il resto vorrebbe far passare il messaggio che la sconfitta è da addebitare solo a Giuseppe Conte. Per poi provare a riprendersi completamente il Movimento, che ormai ha una sua dimensione vera soltanto in Parlamento.

Fermo restando che Giuseppe Conte non è certamente la risposta ai problemi dei Cinque Stelle (lui con il Movimento non c’entra nulla), il fatto è che i pentastellati vengono da continue spaccature e da crisi mai risolte. Perfino l’accordo con il Pd non è chiaro come dovrebbe essere, ma procede a… macchia di leopardo.

Un risultato negativo dei Cinque Stelle alle amministrative è nell’ordine delle cose. Il fondatore ha i suoi fedelissimi e non si preoccupa di provare a ricucire. Preferisce guidare la maggioranza di un Movimento più dimezzato rispetto al voto del 4 marzo 2018. Ma l’impressione è che lo scaricabarile (su Conte) si trasformerà in un boomerang.

Fiato corto.

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