Top e Flop, i protagonisti del giorno: martedì 3 agosto 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di martedì 3 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di martedì 3 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ALESSIO D’AMATO

Alessio D’Amato (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

È quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare. E Alessio D’Amato, assessore regionale alla sanità nel Lazio, duro lo è davvero. L’attacco degli hacker ai sistemi informatici della Regione è stato organizzato, massiccio e potentissimo. I danni causati sono enormi, ma non tali da mettere in tilt il contrasto alla pandemia. Per questo motivo D’Amato ha detto che entro 72 ore verranno ripristinate le funzionalità per le nuove prenotazioni di vaccino, con le medesime modalità di prima.

Perché è fondamentale far capire che la Regione Lazio non si piega: nemmeno di fronte al più potente e violento attacco hacker che una Pubblica Amministrazione italiana abbia subito nella su storia. Perché è fondamentale che il Lazio dia il segnale ai suoi cittadini: non si cede al ricatto, lo Stato è più forte. È in corso una trasmigrazione di dati che dovrà completarsi entro tre giorni. Intanto però la somministrazione delle dosi va avanti.

Nel giorno in cui l’Antiterrorismo annuncia che indagherà su quanto accaduto, Alessio D’Amato ha spiegato che l’hackeraggio è avvenuto con la violazione di un’utenza di un dipendente in smartworking. Per far capire come la pandemia abbia stravolto ogni tipo di settore della vita quotidiana. E quanto un’operazione del genere sia stata vigliacca.

Infine Alessio D’Amato ha voluto ricordare che siamo ancora in guerra e i bombardamenti sono in corso. Ma non per questo bisogna arrendersi. Anzi, è l’ora del contrattacco.

Comandante in capo.

ANTONIO POMPEO

Antonio Pompeo

Il Consiglio ha approvato la delibera con la quale la Provincia di Frosinone diventa anche Stazione Unica Appaltante per i Concorsi nei Comuni. E’ la seconda Provincia italiana dopo quella di Monza e la prima in tutto il centrosud. Un risultato enorme, perché mai come in questo momento c’è bisogno di una “roccaforte” che garantisca agli enti locali di poter utilizzare le figure professionali e le competenze che servono per un rilancio del Paese.

Si passa dai concorsi e Frosinone ha piantato una bandierina importante. La conferma di come Antonio Pompeo, che è anche presidente dell’Upi Lazio, voglia guardare avanti e di quanto abbia la concentrazione al massimo sugli amministratori locali. È lì che ha deciso di andare a prendere i voti che gli saranno fondamentali: a prescindere dal fatto che ci siano la Regione o il Parlamento nel suo futuro.

Poi il Consiglio ha approvato pure il bilancio, con risorse stanziate per l’ambiente, per l’edilizia scolastica, per la viabilità. Passaggi fondamentali e concreti che preludono alla presentazione della lista Volume alle prossime elezioni provinciali. E’ iniziata la sfida interna anche al Pd.

Scatenato.

FLOP

ANTONIO TAJANI

Antonio Tajani Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Il coordinatore nazionale di Forza Italia è lui, ma continua a passare tutto da Silvio Berlusconi. E’ stato il Cavaliere ad incontrare Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. E’ stato sempre il Cavaliere, con la sponda fondamentale dei figli Marina e Piersilvio e di Fedele Confalonieri, ad ideare e portare a termine l’operazione di “fusione” con la Lega di Matteo Salvini (è tutto fatto). Un’operazione che difficilmente verrà estesa anche a Giorgia Meloni, nonostante il vertice odierno.

Ma in ogni caso Berlusconi punta al Partito unico del centrodestra. In tutto questo Antonio Tajani sembra non rendersi conto che mai prenderà davvero il timone di Forza Italia. Il ruolo andrebbe conquistato all’interno del Partito e magari doveva schierarsi con la Gelmini e la Carfagna nel contrasto al Partito unico con la Lega. Perché il Carroccio fagociterà Forza Italia.

Tra pochi giorni Antonio Tajani sarà protagonista di una cena politica in Ciociaria, ex feudo elettorale e politico.

Sindrome da Carlo d’Inghilterra. Cosa significa? Eterno principe, mai re.

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte (Foto: Filippo Attili / Imagoeconomica)

A giudicare dai commenti sulla Rete l’accordo sulla giustizia ha allontanato ulteriormente (ammesso che fosse possibile aggiungere altra distanza) Giuseppe Conte dalla base del Movimento Cinque Stelle. Tanto più dopo un sondaggio che ha stabilito come Conte sia al primo posto tra i leader preferiti dal popolo del… Partito Democratico.

Sono piovute critiche politiche raffica: da “infiltrato” del Pd a molto altro. Al di là degli aspetti polemici, però, sta emergendo un graduale distacco dell’elettorato pentastellato. Perché nel 2018 il Movimento fu votato da 11 milioni di italiani. Oggi quei numeri sono impensabili.

Ma il paradosso vero è che Giuseppe Conte è chiamato a “tenere” un Movimento Cinque Stelle “condannato” a sostenere il Governo di Mario Draghi, fortemente voluto da Matteo Renzi. Cioè dai due politici che hanno asfaltato il Governo Conte bis e la sua maggioranza.

Sta venendo fuori che Conte con i Cinque Stelle non c’entra nulla, che è un politico a vocazione democristiana. Difensore del sistema in quanto tale. Davvero, ma chi glielo ha fatto fare? In tutto questo Luigi Di Maio sta pensando a come salvare il reddito di cittadinanza, misura simbolo del Movimento. Scavalcando proprio l’ex premier.

Giuseppi stai sereno.

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