Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 20 agosto 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di venerdì 20 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di venerdì 20 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

FABIO GROSSO

Fabio Grosso Foto: Mario Salati / Alessioporcu.it

L’allenatore del Frosinone ha plasmato una squadra tutta tigna e sudore: esattamente quello che i tifosi sognavano da tempo ed il presidente Maurizio Stirpe aveva chiesto. La partita di esordio nel campionato di Serie B andata in scena ieri sera allo Stirpe ha messo in mostra il grande lavoro svolto in queste settimane dal tecnico. Non solo sul piano agonistico ma soprattutto su quello caratteriale. (Leggi qui Le Prime Pagine dei giornali di sabato 21 agosto 2021).

Finalmente si è visto in campo un Frosinone che non sia più preda dei fantasmi: non ha nella testa l’incubo di una retrocessione maturata all’ultimo minuto, nemmeno ha lo spettro di una finale playoff persa per un soffio. Questo ora appartiene alla storia e non alla testa di questo Frosinone. (Leggi qui Il Pagellone di Frosinone-Parma 2-2).

Grosso ha indovinato la formazione, letto bene la partita minuto per minuto, indovinato i cambi che ha deciso di conseguenza. Come ha ben riassunto Alessandro Salines nel suo Pagellone: “Pressing, aggressività, cambi di fronte e gioco corto: sono le armi finora sfoderate dal nuovo Frosinone”. Così come un altro aspetto: “Bravo anche a valorizzare dei giovani debuttanti come Gatti e Zerbin. Molto dentro la partita: ha guidato i giallazzurri con grinta e lucidità. Ai punti ha vinto la sfida “mondiale” con Buffon. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Frosinone Mundial

LUIGI DI MAIO

Luigi Di Maio

L’uscita del giorno prima di Giuseppe Conte a proposito dell’auspicio di un “dialogo serrato” con i Talebani ha imbarazzato il Governo e tutta la maggioranza, ma soprattutto ha mandato su tutte le furie il premier Mario Draghi. Il quale ha chiamato il responsabile della Farnesina Luigi Di Maio per fargli notare che su un tema del genere “non sono ammesse distinzioni.

A quel punto il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha preso le distanze da Giuseppe Conte. Ma è anche indicativo che nessun esponente dei Cinque Stelle ha provato a schierarsi con l’ex presidente del consiglio.

E quando nel tardo pomeriggio di ieri Luigi Di Maio è andato al Copasir per l’audizione è stato semplicemente perfetto. Dimostrando grande conoscenza della situazione nei minimi dettagli, sottolineando il ruolo fondamentale della Nato e degli Usa, facendo capire che il piano di evacuazione è complicato ma assolutamente da portare a termine. Non accennando mai a opzioni di “dialogo serrato” con i Talebani, che intanto hanno iniziato la caccia casa per casa a chi ha collaborato con gli occidentali in questi venti anni.

Luigi Di Maio ha fatto capire due cose: il ministro degli Esteri è lui (non Conte), il Movimento è sulla sua lunghezza d’onda.

Convinto e convincente. 

ADOLFO URSO

Adolfo Urso (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Nessuno meglio del presidente del Copasir può rappresentare l’anima governativa di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni lo ha sempre saputo ma adesso se ne sta rendendo conto compiutamente.

Mentre i presidenti di Senato (Elisabetta Casellati) e Camera (Roberto Fico) non se la sono sentita di interrompere le ferie dei parlamentari (!?) nemmeno per quanto stava succedendo in Afghanistan, Adolfo Urso non ci ha pensato un minuto a convocare il Copasir per le audizioni. A cominciare da quella  del ministro degli esteri Luigi Di Maio. Dimostrando senso di responsabilità e perfetto tempismo. Ma anche stoffa istituzionale. L’anomalia vera è stata quella di non convocare il Parlamento considerando che è tornato al potere il regime che per decenni ha ospitato i terroristi.

Enfant prodige all’epoca di Gianfranco Fini leader di An, Adolfo Urso ha dimostrato che con il tempo il suo profilo istituzionale è cresciuto moltissimo. Ed è stato un esponente di Fratelli d’Italia a dare la possibilità al Paese di conoscere nei dettagli e in una sede istituzionale quello che sta succedendo.

Monumentale.

FLOP

SALVINI-BERLUSCONI

Foto via Imagoeconomica

Una federazione tra Lega e Forza Italia per cercare di contare di più, ma soprattutto di fermare l’avanzata di Giorgia Meloni. A piccoli passi, ma con decisione.

Matteo Salvini ha l’esigenza di mantenere la leadership del centrodestra e ritiene che una federazione con Forza Italia gli darà i voti necessari per mantenere a distanza Giorgia Meloni, che intanto continua a crescere con Fratelli d’Italia.

Silvio Berlusconi intende mettere in liquidazione politica il Partito che ha caratterizzato tre decenni di vita italiana, inventandosi letteralmente il centrodestra in Italia. Un’operazione pianificata da mesi, con il placet dei figli Marina e Piersilvio e di Fedele Confalonieri, capo di Mediaset.

Sul piano politico è una sorta di gioco dell’oca, quando si torna indietro. Al punto di partenza. Nel senso che all’inizio fu la Casa delle Libertà, poi diventata Polo delle Libertà. Dove non c’era la Lega ma An. Ora l’ordine degli addendi cambia. C’è la Lega (predominante), c’è Forza Italia (minoritaria). Non solo: tra gli “azzurri” i mal di pancia non si contano.

Però Fratelli d’Italia resta fuori da questa federazione e con la Meloni bisognerà continuare a confrontarsi. In fondo cambierà pochissimo.

La somma non fa il totale.

MATTIA SANTORI

Le Sardine Andrea Garreffa e Mattia Santori (Foto: Imagoeconomica / Marco Cremonesi)

Voleva fare la rivoluzione, adesso concorre nella lista del Pd per un posto da consigliere comunale a Bologna. In fondo si comincia dal basso quando si entra in politica. Mattia Santori è il leader delle Sardine, senza la mobilitazione delle quali il Pd avrebbe perso l’Emilia Romagna, il cuore e l’anima della sinistra italiana.

Eravamo nel gennaio 2020, era pre-Covid. La partita politica era delicatissima. Ma il movimento delle Sardine ebbe il grande merito di risvegliare le coscienze della sinistra, di favorire le manifestazioni in piazza. In tanti, tutti appiccicati. Come sardine appunto. Ancora non c’erano divieti di assembramento e rispetto delle distanze.

Sul piano politico fu una spinta enorme, nata anche dagli imbarazzi di un Pd che non riesce ancora oggi a riprendersi il ruolo di Partito leader di una sinistra di massa e non di elite. Le Sardine colmarono quel vuoto anche “contro” il Pd. Ora l’esponente più rappresentativo, Mattia Santori, si candida con il Partito Democratico. Vedremo se le Sardine lo seguiranno. In ogni caso una parabola anomala.

Da rivoluzionario a conservatore (nessun partito lo è più del Pd).

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