Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 27 agosto 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di venerdì 27 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di venerdì 27 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

LUIGI DI MAIO

Luigi Di Maio con Sergei Lavrov

L’ultimo aereo dall’Afghanistan è atterrato a Roma questa mattina. L’Italia ha completato l’evacuazione e, oltre ai nostri connazionali, sono stati portati via dall’inferno di Kabul 4.890 afgani. Tra i quali circa 1.500 bambini. Il ponte aereo ha funzionato alla perfezione e anche l’organizzazione è stata impeccabile.

Il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha risposto con i fatti e con il silenzio a tutti quelli che lo avevano criticato e anche attaccato. L’esponente del Movimento Cinque Stelle sta crescendo moltissimo negli ultimi mesi. A dimostrazione di come l’impegno e lo studio paghino.

Contemporaneamente nelle ore scorse ha avuto un lungo colloquio con il ministro degli esteri russo Lavrov. L’Italia sta lavorando per una riunione del G20 che veda al tavolo anche la Russia, il Pakistan e l’Iran. Stati Uniti e Gran Bretagna non gradiscono, ma francamente nel teatro afgano le hanno sbagliate tutte. E Di Maio sta faticosamente cercando di far capire che senza il ruolo fondamentale della Russia difficilmente si riuscirà a risolvere la situazione. Ma intanto si gode il successo delle operazioni di evacuazione.

Missione compiuta.

MAURO BUSCHINI

Mauro Buschini

 Sotto traccia. In silenzio. Senza farsi notare. Il consigliere regionale del Pd Mauro Buschini si sta impegnando in prima persona nella campagna elettorale di Alatri, consapevole del fatto che quella sarà la partita politica decisiva per le sorti del Pd e del centrosinistra in Ciociaria. E probabilmente anche per il suo futuro politico.

Alatri è una roccaforte dei Democrat e va tenuta. Una vittoria del centrodestra avrebbe un doppio effetto. Intanto il rilancio della coalizione avversaria in una città chiave e strategica. E poi il ridimensionamento di Buschini sia all’interno del Partito che nella corrente di Pensare Democratico. (Leggi qui Pd, la linea Maginot è ad Alatri. E se regge…).

Il candidato sindaco Fabio Di Fabio fa parte della corrente di Antonio Pompeo, ma Buschini è andato oltre. Puntando sulla struttura organizzativa, fondamentale in un’elezione come questa. Peraltro ai tempi del Covid. Dimostrando umiltà e senso del partito. Ma anche capacità di saper ripartire dal basso. Buschini è stato assessore regionale, capogruppo del Pd nel Lazio e presidente del consiglio dell’ente della Pisana. Ma ora vuole vincere nella sua città. Ad Alatri.

Traversata nel deserto.

FLOP

ABBRUZZESE-OTTAVIANI

Ottaviani e Abbruzzese

Sono indubbiamente due esponenti politici di grande levatura. E proprio per questo è da loro che ci si attende uno scatto per cercare di portare il centrodestra fuori dalla palude di Sora.

Mario Abbruzzese non è soltanto uno dei leader regionali di Coraggio Italia. E’ anche il mentore e lo spin doctor del consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli, responsabile organizzativo della Lega in Ciociaria. Fratelli d’Italia è certa che sia stato lui a ribaltare il tavolo del centrodestra a Sora, determinando alla fine l’affondamento della candidatura a sindaco di Giuseppe Ruggeri.

Ora però si tratta di ricostruire, di raccogliere i cocci e di mettere in campo una soluzione alternativa. Per convincere gli alleati. Diciamo che nella fase di distruzione del gioco Mario Abbruzzese è stato da pallone d’oro a Sora. Ora però deve dimostrare di essere altrettanto bravo nella fase della costruzione del gioco.

Nicola Ottaviani, da coordinatore provinciale della Lega, ha commissariato la federazione locale assumendo lui le deleghe da commissario. Poi ha congelato la situazione: riconoscendo che i limiti sollevati da Lino Caschera sul candidato effettivamente ci stavano. E’ finita come sappiamo, cioè con il tavolo del centrodestra in frantumi e con una frattura mica da ridere con Fratelli d’Italia. Frattura che rischia di pensare anche in chiave Frosinone. Pure da lui si attende uno squillo.

Travolti da un insolito destino in un azzurro mare di agosto.

ENRICO LETTA

Enrico Letta (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Ormai la frattura tra Confindustria e Pd è stata consumata. Il numero uno dell’associazione degli imprenditori Carlo Bonomi non ha risparmiato critiche al ministro del lavoro Andrea Orlando, dicendo che continuare a parlare di licenziamenti su Whatsapp “è pura propaganda anti-impresa, una delle tante narrazioni a fini politici che non ha alcun fondamento”.

Frase dura, ma che ci sta in un contesto nel quale i profeti di sventura negano l’evidenza di una robusta ripresa economica e continuano a demonizzare gli imprenditori, unici a rischiare e a poter creare posti di lavoro.

Dal Pd è partito un fuoco di fila micidiale nei confronti di Bonomi. E Antonio Misiani, responsabile economico del Nazareno, ha pensato bene di sottolineare come i Governi Conte-bis e Draghi abbiano stanziato 115 miliardi di euro per le imprese. Tra aiuti diretti, sgravi fiscali e misure di settore.

Ora, sembra che il Pd abbia rimosso il fatto che da oltre un anno e mezzo l’Italia è letteralmente travolta dal Covid. Il prezzo pagato è stato salatissimo. Le imprese non dovevano avere aiuti? Sembra che il segretario Enrico Letta nella sua sterzata a sinistra abbia perso di vista la società italiana. Rispolverando davvero una retorica anti-impresa che avrà il solo effetto di far perdere voti.

Fuga dalla vittoria.

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