Top e Flop. i protagonisti di giovedì 1 ottobre 2026

Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 1 ottobre 2026.

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Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 1 ottobre 2026.

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TOP

LUCA DI STEFANO

Il sindaco / presidente Luca Di Stefano

Luca Di Stefano sta attraversando una striscia di fortuna che definire semplicemente «buona» sarebbe riduttivo. Nelle ore scorse anche il Senato ha acceso il semaforo verde definitivo sul decreto che lo proroga alla presidenza della Provinciafino alla primavera 2028, senza passare dalle urne — salvo poi, con ogni probabilità, tornarci davvero solo quando sarà il turno dei cittadini di scegliere. Nel suo Comune, Sora, ha appena messo a segno la riaccensione del Supercinema storico: 1,25 milioni di euro, mutuo a tasso zero grazie all’ICSC, approvato all’unanimità in Giunta. Letteralmente, un investimento senza interessi.

E poi c’è lo spettacolo andato in scena con il sindaco di Frosinone. Riccardo Mastrangeli doveva risolvere il caos da deflusso allo stadio Benito Stirpe dopo le partite di Serie A, e ha chiesto alla Provincia di «prestargli» la nuova strada tra viale Olimpia e via Michelangelo, non ancora collaudata. Di Stefano ha preso il cerino acceso e lo ha rigirato in un amen: «spetta a voi organizzare vigili e viabilità, noi ve la prestiamo ma la competenza e la responsabilità su tutto è vostra». Mastrangeli incassa la soluzione, si prende la strada e si ritrova in mano un problema nuovo di zecca: gestirla.

Sotto una buona stella

La strada provinciale prestata al Comune

Rapidità amministrativa, la chiamano. Ma anche qui c’è lo zampino della buona stella. Quella strada non l’ha ideata Di Stefano: fu Antonio Pompeo, da presidente della Provincia, a individuarla e a farla progettare già nel 2022, insieme alla nuova scuola del Casaleno. Di Stefano, oggi, ne raccoglie solo l’inaugurazione politica. Del resto, anche Napoleone sceglieva i suoi generali per le capacità — ma più ancora per la buona stella.

Silenzioso ma efficace.

PASQUALE CIACCIARELLI

L’assessore Pasquale Ciacciarelli

Pasquale Ciacciarelli sta facendo esattamente quello che fa chi si prepara a una corsa più grande: si fa vedere, si fa citare, accumula credito istituzionale fuori dai confini del Lazio. Ieri era a Bruxelles, su delega della Regione, al confronto europeo sul rafforzamento della Protezione Civile — «mettere a confronto esperienze, competenze e modelli organizzativi diversi significa avere l’opportunità di acquisire nuovi strumenti e buone pratiche», ha detto.

Oggi sarà a Roma, sempre su delega — stavolta di Massimiliano Fedriga — a rappresentare le Regioni italiane alla conferenza sul futuro urbanistico delle città organizzata dall’Ance. Due missioni in due giorni, nessuna delle quali riguarda strettamente il suo assessorato.

Questione di numeri

Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica

Il motivo di questa esposizione crescente non è un mistero, ed è scritto nella riforma elettorale che si avvia all’approvazione definitiva a novembre. Il Senato ha già dato il primo via libera a settembre, reintroducendo le preferenze dopo 35 anni di nomination decise dai vertici di partito. Cambia la grammatica del potere interno: chi porta voti propri, non assegnati dall’alto, torna merce pregiata. E Ciacciarelli, alle Regionali, ne ha messi in fila oltre 14mila — dato rivisto al rialzo dopo il riconteggio in Prefettura — una cifra fuori scala per gli standard della provincia di Frosinone.

La Lega lo sa, e lo sta schierando di conseguenza. Non è un caso che le missioni di questi giorni abbiano tutte lo stesso codice genetico: rappresentanza istituzionale ad alto livello, visibilità nazionale, temi — protezione civile, urbanistica — che si prestano a un curriculum da candidato alla Camera, non solo da assessore regionale. Le pedine, appunto, si muovono. E chi le sposta ha tutto l’interesse a muoverle con un anno d’anticipo rispetto a quando si voterà davvero.

Manovre strategiche.

FLOP

STEFANO PIZZUTELLI

di GIOVANNI LANZI
Stefano Pizzutelli

“Dai nemici mi guardi Dio che dagli amici mi guardo io”: il problema, nel famoso detto latino è che non ha tenuto in considerazione il confine sottilissimo tra amici e nemici. Politicamente parlando, claro che sì direbbero in Spagna. Non siamo ai livelli del 38esimo parallelo, il confine tra Corea del Nord e Corea del Sud, la linea di demarcazione più fortificata del mondo che resiste dal 1953. Siamo nel Consiglio Comunale di Frosinone & dintorni. Laddove si amministra una città Capoluogo. Dove tra migrazioni e nascite di nuove realtà politiche, siamo al tutti contro tutti in grande e cordiale amicizia.

È degli ultimi giorni la ‘punzecchiata’ all’ex sindaco avvocato Domenico Marzi lanciata dai banchi della ex maggioranza diventata però opposizione in corso d’opera. Più precisamente da FutuRa e Forza Italia, a firma dei 2 consiglieri, i dottori Giovambattista Martino e Teresa Petricca per la prima ‘composizione’ e l’avvocato Pasquale Cirillo per il partito fondato da Silvio Berlusconi del quale è stato festeggiato due giorni fa il 90esimo dalla nascita. Cosa hanno detto di… sinistra i tre Consiglieri? In sostanza: ci faccia sapere quanto e se è di lotta o quanto e se è di Governo. (leggi qui: Marzi nel mirino: Forza Italia e FutuRa «Scelga da che parte stare»).

Il silenzio assordante del Pd
Domenico Marzi

L’avvocato Marzi è un politico di lungo corso. Primo cittadino eletto nelle file del centrosinistra dal 1998 al 2007, candidato a sindaco nell’ultima tornata elettorale con la Lista Marzi nello schieramento di centrosinistra, uomo di spicco con marcati cromosomi progressisti nel dna. L’avvicinamento della Lista Marzi all’attuale maggioranza nel gennaio scorso (un accordo vale la pena di ricordare sancito senza deleghe) segnò ancora di più l’assetto variabile della stessa.

Poi i primi attriti, e in politica ci sta tutto, ed ora sul caso dell’ascensore inCrinato ormai da anni e i rapporti dell’Amministrazione con la ditta Cialone per il TPL. Nel bel mezzo di tutto ciò, il silenzio assordante del PD locale. Nessuno che, dentro le segrete stanze del Direttivo abbia mai pensato di alzare la mano e porre la fatidica domanda che FutuRa e Forza Italia ha infilato nelle ‘rotative’: scusaci Memmo, ma tu con chi stai? Sei con noi, se neutrale come la Svizzera o preferisci appoggiare questa Giunta? Niente di tutto ciò.

E così il PD, preso dallo sviluppo di chissà quali formule di astrofisica applicate alla politica, in maniera brillantemente eterodiretta è riuscito a farsi sorpassare l’ennesima volta nella richiesta di una resa dei conti o quantomeno di un chiarimento al consigliere Marzi. Come peraltro aveva fatto, in fotocopia, con un altro ex esponente di spicco, l’ex sindaco Michele Marini.

La festa è finita, gli (ex) amici-compagni se ne vanno. E per il PD di Frosinone è tutto normale, non è successo niente.

“Dai nemici mi guardi dio che dagli amici mi guardo io” ma quel confine tra amici e ‘nemici’ nella politica comunale di Frosinone non è certo come quello del 38esimo parallelo. E’ una gruviera.

Fuori fuoco.

GERARDO STEFANELLI

di SAVERIO FORTE

Gerardo Stefanelli ha un palmares di tutto rispetto: presidente della Provincia di Latina, assessore provinciale all’Ambiente, presidente di Acqualatina, sindaco di Minturno per dieci anni. Ma ora anche lui vede compiersi la sorte di ogni sindaco alla fine del secondo mandato: i grandi sognano la gratitudine di chi hanno costruito, chi corre per prenderne il posto li riporta bruscamente alla concretezza.

Dieci anni alla guida di Minturno, prima con Italia Viva e ora, da appena un mese, di nuovo nel Partito Democratico. E proprio il suo nuovo (e vecchio) Partito è quello che lo ha messo alle corde in un Consiglio comunale finito alle due del mattino.

Il paradosso è tutto qui: non è l’opposizione a complicargli la vita, è la sua stessa squadra. Il capogruppo dem Matteo Marcaccio ha presentato un’interrogazione sul progetto del lungomare di Scauri — dodici richieste di chiarimento sulla delibera di Giunta 132, dal rispetto del piano regolatore del 1984 al rischio di pedonalizzazione totale di un litorale che è la principale fonte economica della frazione — e Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia l’hanno votata insieme al Pd. Una maggioranza di fatto contro il sindaco, costruita dentro l’Aula dove quella maggioranza dovrebbe sostenerlo.

Pallone in tribuna

Stefanelli ha provato a prendere tempo, sospendendo i lavori sfruttando l’assenza temporanea della consigliera Barbara Sardelli. Mossa tattica, non risolutiva: la frittata politica era già fatta. Il voto di agosto sullo studio marino, respinto su sua richiesta, era solo l’antipasto.

Elezioni 2027, primarie già evocate, un sindaco che rientra in un Partito che non sembra avergli perdonato dieci anni di governo in altre sigle: il quadro è quello di una resa dei conti rinviata, non evitata. Chi oggi gli intesta dodici domande scomode sta già facendo campagna elettorale. Lui lo sa, e forse è per questo che ha chiesto proprio le primarie: l’unico modo per trasformare la resa dei conti in una scelta, invece che subirla.

Sic transit gloria mundi.