I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 11 dicembre 2025.
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 11 dicembre 2025.
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MAURIZIO STIRPE

Tutti con i piedi per terra, con la naturalezza di chi conosce il calcio e i suoi trabocchetti meglio di chiunque altro. Altro che voli pindarici. Il presidente del Frosinone Calcio Maurizio Stirpe ha dettato la rotta: “Pensiamo settimana per settimana, partita dopo partita”. È il suo mantra, e non è uno slogan da cerimonia.
All’Osteria del Leone, mentre si accendevano le luci di Natale e i presenti pregustavano il panettone, il presidente ha scelto la via più difficile: frenare l’entusiasmo proprio quando il vento soffia forte alle spalle della squadra. Avrebbe potuto godersi il momento, sottolineare i meriti, accarezzare il sogno di tutti. Invece ha preferito dare un esempio. Una bussola, più che un discorso. (Leggi qui: Chapeau-Frosinone tra selfie, lasagne e il “carpe diem” ragionato di Stirpe).
La frase chiave è rimasta lì, sospesa: “Capire se siamo in grado di costruire qualcosa e cosa possiamo costruire”. Nessuna promessa. Nessuna fuga in avanti. Solo una richiesta di lucidità. E in tempi di tabelle, pronostici e calcoli prematuri, sembra quasi una piccola rivoluzione.
Quel piccolo gioiellino

Stirpe lo sa che il Frosinone piace, incuriosisce, rompe gli schemi. Sa anche che la squadra di Alvini vola con la leggerezza dei più giovani, quelli che non si voltano troppo indietro e non guardano troppo avanti. E forse proprio questa freschezza, combinata con una qualità sorprendente, è la vera forza dei giallazzurri.
Per questo il presidente ha voluto ribadire un concetto semplice: niente aspettative fuori misura, niente illusioni. La priorità resta la salvezza, un traguardo che per un territorio che lotta ogni giorno vale più di mille slogan. La Serie A? Un sogno. Bello, utile, motivante. Ma pur sempre un sogno. Il messaggio è chiaro: continuiamo a goderci il presente, perché è lì che questa squadra ha costruito tutto ciò che oggi la porta così in alto. Una partita alla volta, senza drammi e senza trionfalismi.
E alla fine, paradossalmente, la sobrietà di Stirpe è proprio ciò che alimenta la fiducia. Perché quando chi guida mantiene il polso fermo anche nelle giornate di sole, significa che è pronto ad affrontare quelle di pioggia. E che sa riconoscere il valore dei suoi ragazzi senza smarrire il senso della misura.
Non è scaramanzia, come ha tenuto a precisare. È semplicemente lavoro. E forse è proprio questa normalità, così ostinata e così rara, il più bel regalo di Natale per un club che vuole crescere senza perdere se stesso.
I piedi a terra di chi vola alto.
LA CUCINA ITALIANA

Parola di Unesco, e quella parola è stata “Adopted!”, cioè “è deciso”. Deciso cosa? Che secoli su secoli di pentoloni che peppiano, padelle che soffriggono, forni che abbruscano e prodotti di qualità elevatissima trattati da una tradizione che non ha eguali al mondo meritino il riconoscimento. Anche sociologico. Il primo ed il solo d’ambito, ottenuto da un solo Paese sul Pianeta su 60 dossier in valutazione provenienti da 56 Paesi.
Eppure è toccata solo a noi, di avere la soddisfazione immensa di sapere che da ieri la cucina italiana è entrata nei patrimoni culturali immateriali dell’umanità. A farci gonfiare cuore e credenza di orgoglio è stato il Comitato intergovernativo dell’Unesco a conclave in quel di New Delhi, in India.
Che con un voto unanime ha sancito come la cucina italiana sia “una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”. Ed è vero, anzi, verissimo. Tanto vero che ieri, nel nome di un concetto di “identità” forse iperbolizzato ad hoc, quasi tutti i papaveri del governo in carica si sono affrettati a dare risalto alla faccenda. Risalto legittimo, per carità, ma forse “condito” da un po’ di slogan di bottega.
Mix di culture e tradizione che lega

Al di là di tutto la nostra cucina è oggettivamente un mix di culture addomesticato da una tradizione di eccellenza. Quindi e tra le altre cose più di acquolina, anche “un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri”. Nonché di “esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda“.
Un mondo come quello della carbonara o delle cozze tarantine con i pomodorini del piennolo vesuviani, tanto per citare uno delle migliaia di esempi di quel che l’Italia si è meritata, è universo a parte, eppure unifica più di quanto non ingolosisca, e la forza delle cucina italiana – finalmente riconosciuta – sta tutta qua. Anche a voler fare la tara alle betoniere di Maalox che dovranno ingurgitare i cugini francesi questa cosa ce l’abbiamo solo noi.
Perché – come spiegato dalle motivazioni con cui l’Unesco ci ha fregiati, “cucinare all’italiana favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza”.
Ricette anti spreco: ed eccezionali
A chi non sono venute in mente, leggendo queste parole, le mitiche “ricette della nonna” tramandate alle madri e pronte ad entrare nel carnet delle famiglie del futuro? Come non godere, eticamente ed a livello “epicureo”, di tutto ciò?
Il cucinare è per gli italiani, “un’attività comunitaria che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola. La pratica è radicata nelle ricette anti-spreco e nella trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni”. Ecco, parlando di “ricette anti spreco” che però ti fanno godere come un merlo in un campo di bacche: presenti gli spaghetti aglio, olio e peperoncino? Ecco, non va aggiunto null’altro.
E la decisione Unesco ha anche spiegato che il dossier di candidatura a cura del giurista Pier Luigi Petrillo, dimostra “gli sforzi significativi compiuti dalle comunità negli ultimi sessant’anni, in particolare da organismi rappresentativi chiave come la rivista La Cucina Italiana, l’Accademia Italiana della Cucina, la Fondazione Casa Artusi“.
Il record dell’Italia

Sì, siamo da record: “record mondiale di riconoscimenti nel settore agro-alimentare in proporzione al numero dei riconoscimenti complessivi ottenuti (fonte Ansa)“. Ci sono 21 tradizioni che figurano nella Lista dei patrimoni culturali immateriali, e di esse ben 9 sono infatti riconducibili all’agroalimentare.
Quali sono? Le new entry cucina italiana, l’arte dei pizzaiuoli napoletani, la transumanza, la costruzione dei muretti a secco in agricoltura, la coltivazione della vite ad alberello dello zibibbo di Pantelleria.
Poi la dieta mediterranea, la cava e cerca del tartufo, il sistema irriguo tradizionale e l’allevamento dei cavalli lipizzani che fanno splendide le scuole di dressage dei vicini austriaci. E per festeggiare sarebbe d’uopo una bella spaghettata… con 60 milioni di forchette pronte a levarsi in alto.
Buon appetito.
FLOP
GALEAZZO BIGNAMI

Da una parte c’è chi sogna passeggeri, duty free e voli civili; dall’altra chi si immagina droni militari e una scuola interforze strategica. Peccato che entrambi i progetti, pur legittimi nelle intenzioni, siano destinati a incrociarsi come aeroplani nello stesso corridoio: con un bel rischio di incidente. Che il Capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, Galeazzo Bignami, aveva il dovere di evitare.
La faccenda non è da poco. Il deputato Massimo Ruspandini ha portato in Aula un Ordine del Giorno per verificare la possibilità di un aeroporto civile a Frosinone nella sede che oggi è occupata dal 72° Stormo dell’Aeronautica. I militari vanno via a gennaio e la attuale Scuola Volo Elicotteri verrà fusa nella scuola interforze. L’iniziativa di Ruspandini sarebbe un’opportunità di sviluppo.
Al tempo stesso però un altro deputato dello stesso Gruppo, Aldo Mattia, sta lavorando da un anno e mezzo per salvare lo Stormo e non perdere i posti di lavoro che sviluppa. Dalla Difesa gli hanno fornito l’autorevole indiscrezione che al posto del 72° arriverà a Frosinone una moderna Scuola Interforze per il pilotaggio dei droni.
Doppia visione

Due visioni, un unico spazio, e una precisa incompatibilità tecnica: una pista per voli civili e l’uso militare dei droni non possono coesistere senza regole e tempi perfettamente sincronizzati. È come voler far decollare un Boeing e un quadricottero dalla stessa estremità di pista: affascinante idea da bar, ma da ingegneria aeronautica pura… un po’ meno.
Senza considerare che a Frosinone non ci sono i 2500 metri necessari per una pista, mancano le condizioni di aeronavigabilità, a due passi dall’aeroporto sta sorgendo un ospedale che non è proprio compatibile con uno scalo civile.
In questo contesto Bignami avrebbe dovuto garantire una linea chiara all’azione dei suoi deputati, anziché arrivare a due progetti che stanno nello stesso posto ma non si possono realizzare uno sull’altro. Del resto, la politica è anche questo: scegliere, non solo acclamare. È decidere dove convogliare risorse e aspirazioni, senza lasciare il territorio sospeso tra un sogno di turismo aereo e una scuola di tecnologia militare. Senza decisioni nette, il rischio è sempre lo stesso: che nulla decolli davvero.
Cieli affollati.




