I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 13 giugno 2024
I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 13 giugno 2024.
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IVAN SCALFAROTTO

Eh sì, andava detto, forte e con i toni inequivocabili di chi non solo ha perso un’occasione, ma sa anche cosa fare per evitare bis nefasti. Ivan Scalfarotto ha detto quello che avrebbe dovuto dire Matteo Renzi. E cioè che la sorte grama di Italia Viva, Azione e +Europa alle Europee porta la croce del mai nato Terzo Polo. Come si fa a non capire che se c’è voglia di Centro e se Forza Italia di quel Centro ha la golden share la sola è federare un Centro forte per accreditarsi come nuova casa?
Come si fa a non capire che se proclami a mezzo mondo che l’Europa è importante e poi sei il primo a mortificare l’importanza che proclami con le risse tra capoccia allora non sai bene? Scalfarotto l’ha messa meglio, più cartesiana ma non per questo meno acuta. “Un milione e mezzo di voti. Un milione e mezzo di persone che hanno creduto ancora – dopo il grande successo del ‘Terzo Polo’ e la successiva, cocente delusione – in uno spazio politico”.
Lo spazio pragmatico che non c’è più

Uno spazio “pragmatico, riformista, europeista, atlantista, solidale e attento alla crescita. Persone che non avranno tuttavia voce in Europa, a causa di un’incomprensibile e pervicace volontà di non superare le differenze, organizzare le forze”. E per colpa della mancata volontà di “riconoscere il dovuto rispetto agli elettori. Elettori che sono usciti di casa e hanno votato per le liste di Stati Uniti d’Europa e Azione: un gesto prezioso, non scontato”.
Ma purtroppo inutile, grazie a due contenders pieni di livore egotico. “lo ha fatto solo meno della metà degli aventi diritto, il cui valore è stato azzerato per ragioni incomprensibili, che di politico – o soltanto di razionale – non hanno nulla”.
L’irrazionale al potere

Poi l’attacco in purezza: “Non ha nulla di razionale, per esempio, l’affermazione per cui gli elettorati di Azione e Italia Viva sarebbero tra loro ‘incompatibili‘. Gli elettorati dei nostri due partiti sono in realtà un solo elettorato, lo stesso elettorato, e non credo si tratti solo di una mia opinione”.
“È un elettorato frustrato, questo sì, da una classe dirigente che gli ha promesso un percorso politico affascinante e sensato – lontano dai sovranisti e dai populismi di ogni parte -. E che invece li ha bombardati quotidianamente con liti, discussioni, improperi e ripicche fino all’affondamento del naviglio su cui lo avevano imbarcato”. Il rumore dell’applauso lo hanno sentito fino su Marte. Si spera via Rignano e Roma.
Ivan il terribile.
GIANNI FANTACCIONE

È l’esempio ciò che conta. Perché indica una strada, suggerisce un comportamento: si tratta di una cosa d’importanza fondamentale. Perché i sociologi ci spiegano che siamo ‘animali da branco’ e la nostra specie è sopravvissuta stando unita. E quando non sappiamo cosa fare? Seguiamo quello che fa la massa: si chiama ‘principio della riprova sociale‘. Il caso scolastico è quello della signorina che grida d’essere stata molestata sul bus: se nessuno si muove lei resta sola, se uno solo si alza ed affronta il molestatore si alzano tutti e gli danno man forte.
Diventa un elemento fondamentale quando siamo davanti ad una situazione nuova, imprevista, che ci prende di sorpresa e non sappiamo cosa fare. Com’è accaduto a tanti che si sono visti affiancare l’auto da un altro automobilista che gridava e reclamava il pagamento dello specchietto appena urtato. Una truffa. Alla quale molti cedono perché non sanno come fare. Il sindaco di Castrocielo Gianni Fantaccione invece ha dato l’esempio.
“È successo verso le 18 sulla Casilina poco più avanti del bivio per Aquino. Mentre ero in auto ho sentito un forte colpo sulla fiancata destra e da lì e’ iniziato tutto. Sono stato affiancato da un’auto che cercava di farmi accostare, ma avendo intuito il pericolo e quello che stava succedendo, non mi sono fermato e sono riuscito subito ad avvisare i carabinieri“: lo ha scritto sulla sua bacheca social, raccontando di essere stato preso di mira per la classica truffa dello specchietto. In pochi minuti i carabinieri sono intervenuti ed hanno bloccato tre campani portandoli in caserma.
Al di là dell’epilogo è la soluzione ad essere importante: quella proposta da Gianni Fantaccione. Tanto elementare quanto efficace: non fermarsi, prendere il telefono e digitare il 112. Ha funzionato. Ed è un esempio per tutti.
Soluzioni a portata di mano.
FLOP
MATTEO RENZI

Ha perso, ha perso la sua linea. E con essa hanno perso il suo cesarismo, che lo ha spinto a dare gas sulla corsa contro Carlo Calenda, e la possibilità che le sue ottime idee trovassero terreno fertile in Ue. Il Top e Flop è uno spazio in cui è l’analisi a farla da padrona. Nel senso che di solito in format le azioni-affermazioni dei protagonisti sono inferiori ai righi destinati alla loro radiografia. Tuttavia il leader certo di Italia Viva e leader mancato degli Stati Uniti d’Europa anche questo mood ha sovvertito.
Perché Renzi ha spiegato talmente bene quel che non ha capito Matteo da dare l’impressione urticante di essere quel che molti pensano che Matteo Renzi sia. Cioè un giocatore spericolato perché punta tutto sull’egotismo, ed un dilapidatore di saggezza politica che ammazza perfino i suoi, di sogni, oltre che quelli degli altri. Leggiamo: “Niente, è andata male. Purtroppo la lista Stati Uniti d’Europa è rimasta fuori per pochissimo dal Parlamento Europeo”.
Ma sì, abbracciamoci…

“Mi spiace molto e vorrei abbracciare i volontari che si sono spesi per questa idea: siete stati meravigliosi. La gratuità del vostro servizio allarga il cuore”. Qui un grazie un ….. ci sarebbe stato benissimo, ma trascenderemmo pur prendendoci. “Vorrei abbracciare uno a uno le migliaia di persone che hanno scritto il mio nome sulla scheda. Sono davvero onorato di rappresentare comunque la speranza di tante persone anche se avrei preferito qualche voto in più alla lista”. Rappresentare dove? E quale speranza? Che senso ha parlare di speranza per un leader che si è sempre voluto patentare come concretista ma solo nei suoi memorabili interventi praticoni in Senato?
“Sono grato a Emma Bonino e a tutti i dirigenti politici che ci hanno creduto. Ma la politica è una grande scuola di vita anche quando non si vince. E dunque non riesco a essere triste cari amici”.
“Perché sono molto convinto che fosse giusto fare questa proposta, in questo momento”.
Il ring stucchevole con Calenda

Talmente convinto che da un anno se le dà con Calenda come un fabbro ferraio teutone, al punto che oggi un 7% di italiani sono diventati resti da proporzionale che ingrasseranno altre visioni. “Al mondo impazzito di oggi servono gli Stati Uniti d’Europa ed è stato bello affermare le ragioni di un sogno controcorrente. Abbiamo lottato, abbiamo espresso idee nelle quali crediamo, ci siamo messi in gioco. Non abbiamo fatto il quorum, che peccato. Ma non smetteremo oggi di lottare per questa idea di Europa, l’unica nella quale l’Italia può giocare un ruolo da protagonista. Troveremo i modi per insistere sulla battaglia culturale e valoriale per un’Europa diversa”.
Già, che peccato. Poi l’accusa, che con Renzi non è mai autocritica. “Sul risultato italiano pesa l’assurda rottura del Terzo Polo: potevamo avere sette parlamentari europei riformisti, insieme. E invece sono zero. Che follia. Ma i cittadini hanno scelto e i cittadini hanno sempre ragione: auguro agli eletti di onorare l’impegno a Strasburgo facendo loro i complimenti più sinceri”.
“Noi, dal Parlamento italiano e dai nostri ruoli di responsabilità, continueremo a fare la nostra parte (…). Siamo fatti così – noi uomini nell’arena, avrebbe detto Roosevelt – e non cambieremo mai, per nulla al mondo. Viva gli Stati Uniti d’Europa!”.
Quello che però Roosvelt avrebbe detto a te meglio non dirlo, senatò.
Benda sugli occhi.
DAMIANO IOVINO

In politica tutto è possibile. Se si hanno dubbi, basta guardare a quanto accade nell’Aula del Comune di Frosinone: la maggioranza si presenta le interrogazioni da sola e si fa l’Accesso agli Atti che in genere è lo strumento utilizzato dalle opposizioni. Ma anche ad Alatri non scherzano: come dimostra la nota rilasciata nelle ore scorse dal Coordinatore di Fratelli d’Italia Damiano Iovino.
Pone l’accento sul grande risultato elettorale raggiunto in città dal suo Partito nel corso delle Europee. Ed al tempo stesso però torna ad attaccare l’amministrazione comunale del sindaco Maurizio Cianfriocca. Della quale, fino a prova contraria, Fratelli d’Italia fa parte.
Dissentire è lecito. Anzi, sintomo di democrazia. Ma ci sono i luoghi giusti nei quali farlo. E le azioni conseguenti. Se Fratelli d’Italia non si riconosce in questa amministrazione ne deve uscire. Se una parte di Fratelli d’Italia non rispettasse l’ordine di uscire allora Iovino dovrebbe trarne le conseguenze e rinunciare all’incarico. A meno di non voler dire che ad Alatri i Fratelli d’Italia sono due: quelli che stanno con Iannarilli e quelli che stanno con Cianfrocca.
Possibile e legittimo. Ma se così fosse, significherebbe che il Partito ha compiuto un enorme passo avanti nella democrazia interna: arrivando a debordare e riconoscere il dissenso palese. Roba da Democrazia Cristiana e da Partito Democratico.
O dentro o fuori.



