Top e Flop, i protagonisti di giovedì 16 maggio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 16 maggio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 16 maggio 2024.

TOP

ALESSANDRA MORETTI

Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica

Un richiamo forte e chiaro, quello fatto da Alessandra Moretti in ordine al concetto di Europa, che in questi giorni equivale al concetto di Europee. In tutto e per tutto. Richiamo che non poteva prescindere dal ricordo di una figura cardinale e compiante della galassia riformista-prog: quella di David Sassoli.

Perché l’eurodeputata uscente e candidata nel Nord Est per il Pd ha sentito questo bisogno, anche a fare la tara alle sue legittime aspirazioni di rielezione? Perché ci crede e perché ha scritto un libro “La vita rivoluzionaria di una donna comune”. Un testo privo dei toni assordanti di certe altre pubblicazioni e che “promuove l’importanza delle donne comuni e giovani nel difendere i diritti e la solidarietà internazionale”, come ha spiegato Il Resto del Carlino.

“L’Europa della responsabilità”

David Sassoli (Foto Philippe Buissin / Imagoeconomica)

A cosa crede la Moretti in ordine a quella social democrazia in cui si identifica? Innanzitutto “all’Europa della solidarietà, l’Europa della responsabilità, quella del debito comune da mille miliardi, poi redistribuiti tra tutti i Paesi. Questo però non basta”. Perché a parere di Moretti non è abbastanza? Perché sono successe cose che hanno creato un imperativo upgrade di attenzione ed azione concreta.

“Abbiamo affrontato la pandemia e abbiamo sconfitto il Covid. Ma poi c’è stata la prima guerra ai confini dell’Europa che ha messo in crisi il principio presupposto su cui l’Europa è nata, che è la pace. E allora di fronte a questo la sfida sarà quella di avere una legislatura costituente.

Cioè un Parlamento “che sappia cambiare i Trattati. E che attribuisca all’Europa una competenza in politica estera e difesa comune, togliendo definitivamente il veto. Val a dire quella prerogativa che permette ai sovranisti di spadroneggiare anche con peso specifico minimal, ma sufficiente a far arenare ogni barca di miglioria.

Temi sensati e pacati
Alessandra Moretti (Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica)

E a chiosa, come ribadito su Fanpage: “Non basta che i diritti siano scritti sulla carta. Lo dico spesso alle ragazze: difendete e siate ribelli nella tutela dei diritti che hanno conquistato le vostre madri o le vostre nonne. Perché i diritti non sono per sempre, ce lo insegnano le donne dell’Afghanistan, dell’Iran. E poi, il fatto che ci siano non significa che siano sempre e effettivamente applicati, penso al diritto all’aborto. La 194 c’è, è una legge importante”.

Ci paiono argomenti condivisibili, e più e prima ancora che tali, equilibrati. A prescindere da sotto quel bandiera essi vengano proclamati.

Sensata, e scusate se è poco.

ISABELLA MASTROBUONO

Isabella Mastrobuono

La cacciarono con ignominia. Dicendole che era poco più di un’incapace: perché era stata l’unica manager della Sanità nel Lazio a non essere confermata nel ruolo. Cacciata a furor di popolo. Per metterla alla porta venne riunita per la prima volta dal 1972 l’assemblea dei sindaci chiamati a valutare se confermarle o meno il contratto da Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale alla dottoressa Isabella Mastrobuono.

E invece aveva ragione lei: lo ha stabilito ormai in maniera incontestabile la Giustizia amministrativa. Che l’ha riabilitata già da cinque anni sentenziando che raggiunse tutti gli obiettivi sanitari assegnati e non c’era ragione per non rinnovarle il contratto. Tanto che il Consiglio di Stato le assegnò un pacco di soldi a titolo di risarcimento e le diede la possibilità di tornare nel suo ufficio di Dg in via Armando Fabi a Frosinone. La Regione preferì pagare ma non averla di nuovo intorno.

Isabella Mastrobuono finora le sue soddisfazioni se le era prese. Andando a mettere la sua professionalità a disposizione della Sanità privata del Lazio, di quella pubblica a Bolzano ed in Calabria.

Le mancava un piccolo tratto per chiudere il cerchio. Glielo ha dato nelle ore scorse il Governatore del Lazio Francesco Rocca. Ha firmato un decreto con il quale ha nominato Isabella Mastrobuono commissario straordinario dell’azienda ospedaliera universitaria Policlinico Tor Vergata. Ne è stata Direttore sanitario aziendale per 12 anni.  È stata nominata con effetto immediato e resterà fino all’individuazione del nuovo Direttore generale.

È il risarcimento morale che le mancava. Ed è andata a prenderselo con le unghie e con i denti. Per merito e senza sentenze.

Il ritorno di Isabelita.

FLOP

I NEMICI DI PAPA FRANCESCO

Foto © Imagoeconomica

Balle. Tonnellate di fango per delegittimare. Tutto. E dire che tutti sono disonesti, tutti sono corrotti, marci fino a dentro il midollo osseo. Nessuno è stato risparmiato: carabinieri, medici, preti. Finanche i missionari. Nella maniera più orrida. Gli abusi sessuali? Non bastavano, la gente cominciava ad essre assuefatta e allora era uscita la storie che non solo i missionari stupravano i bambini ma li uccidevano e poi li seppellivano in fosse comuni. Genocidio.

Ricordate lo scandalo dei bambini indigeni stuprati, uccisi e sepolti nei terreni della Chiesa in Canada? Balle. Erano solo e soltanto balle. Alle quali tutti erano andati appresso. Per suscitare sdegno, pargere un po’ di fango, colpire la dignità di chi è a contatto con sacro per coprire in parte le prorie piccolezze.

Justin Trudeau

Il premier Justin Trudeau non perse tempo a farsi venire il dubbio ma invocò subito che i colpevoli venissero condannati dal tribunale della Storia. A togliere ogni dubbio erano stati alcuni esperti che avevano esaminato gli echi di un georadar ed assicurarono che lì’ sotto c’erano tante ossa di bambini. E così vennero autorizzati scavi in tutti i terreni della Chiesa canadese: nessuna differenza tra chiese, scuole, collegi. La folla, inferocita, assalì le chiese: 96 luoghi di culto nel civilissimo Canada vennero incendiati.

Balle. Balle colossali. Lì sotto non c’erano ossa. Sono stati necessari quasi 8 milioni di dollari spesi in ruspe e setacci per scoprire che no, lì sotto nessun bambino indigeno era mai stato sepolto. I georadar non avevano visto ossa ma qualcosa che poteva essere il segno lasciato dal movimento delle radici degli alberi.

Il civilissimo Canada chiederà scusa alla Chiesa Cattolica di Roma? L’attentissimo Canada chiederà conto di quegli 8 milioni di dollari presi dalle tasche dei cittadini per scavare inutilmente alla ricerca di nulla?

L’importante è delegittimare.

GIANCARLO GIORGETTI

Giancarlo Giorgetti (Foto Andrea Giannetti © Imagoeconomica)

“Il Mef ha già iniziato a lavorare anche in considerazione dell’aggiornamento della normativa europea sulla tassazione dei prodotti energetici. Sembra l’uovo di Colombo ma è una scappatoia, specie sul tema automotive. Oggi è lui il “parafulmine” un po’ di tutto, quello che in dialetto dalle nostre parti si chiama “l’acquasantuòro” dove ognuno intinge il dito prima di farsi il segno della croce. E che un po’ in croce, sia pur metaforicamente, Giancarlo Giorgetti ci stia, è un dato evidente.

Ed è un dato certo paradossalmente proprio perché è accorpato ad un altro dato, questo invece positivo. Spieghiamola: mai come oggi ed ora Giorgetti, in quanto governista di una lega salviniana allo sbando, è in pole per essere un sopravvissuto. Uno che sta nel plotone dei creatori di una nuova stirpe di estimatori di Alberto da Giussano che però non siano idolatri di leader decotti.

Ed al contempo mai come ora Giorgetti non può surfare appieno quest’onda salvifica che lo mette in casella dei “rifondatori” perché come titolare del Mef ha grane grosse. Grane come quelle per cui “forse mai, negli ultimi 80 anni, abbiamo avuto una politica così anti meridionale come quella del governo Meloni”. I temi sono chiari: tra autonomia differenziata e risorse al lumicino per le regioni del Sud e depezzamento delle politiche meridionali messe in piedi da Conte e Draghi Giorgetti non sa più dove andare a parare.

I due Giorgetti, messi bene e malissimo
Mario Draghi

I due premier avevano provveduto a ridurre il costo del lavoro servendosi della decontribuzione, a scalare, fino al 2030. Poi avevano messo in tacca di mira massicci investimenti pubblici, tutti in casella Pnrr o governo centrale.

In questo modo il Mezzogiorno passava a preondizioni competitive e sui fondamentali: vale a dire infrastrutture, istruzione, amministrazione e giustizia. Oggi e per questioni di cassa non è più così ed il Sud d’Italia è solo, tanto solo che Salvini per sfondarci o evitare massacri si è appoggiato all’Udc.

Ma per Giorgetti non basta: lui è ministro e ministro di un problema, più che di un tema. E sì, gli stanno arrivando fulmini e croci fatte.

Inguaiato.