I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 2 aprile 2026
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 2 aprile 2026.
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ANDREA ABODI

Qualcuno lo ha tacciato di populismo ed ipocrisia, il centrosinistra lo ha attaccato (“Dovrebbe dimettersi lui”, ha detto il Senatore Mario Turco del M5S) ma il Ministro dello Sport Andrea Abodi è andato dritto al punto dopo il ko dell’Italia in Bosnia e la terza eliminazione dai Mondiali.
Abodi, prima che si scatenasse la ridda di polemiche politiche e non solo, ha preso una posizione molto ferma. Ha chiesto alla Federcalcio ed al suo presidente Gabriele Gravina di assumersi le responsabilità del fallimento. Senza se e senza ma. In pratica ha invitato cordialmente Gravina a rassegnare le dimissioni. Sullo sfondo Giovanni Malagò che potrebbe essere il prescelto per rifondare il movimento-calcio.
Una questione di coscienza
L’intervento di Andrea Abodi non è solo quello del Ministro dello Sport. Ma è anche e soprattutto l’appunto di un dirigente sportivo, già presidente della Lega Serie B e consigliere federale nonché componente del Cda della Coni Servizi. Insomma competente della materia rispetto a tanti altri che hanno parlato e sparlato in queste ore.

“Quando un’organizzazione del suo complesso buca, come è successo in questo caso, per la terza volta il mondiale, con tutto quello che ne consegue, è chiaro che ai vertici si affidi una responsabilità perché prima del ruolo sovrano del Consiglio federale, secondo me c’è il ruolo apicale della coscienza individuale e questo mi sembra non emergere minimamente”, ha chiosato Abodi.
Il Ministro dello Sport ricorda i precedenti quando i presidenti federali si dimisero dopo un flop tecnico. “Negli anni scorsi, a partire dal presidente Abete, ci furono sussulti di dignità e di responsabilità – ha detto Abodi – Abete lasciò quando l’Italia uscì al primo turno dei Mondiali 2014. Il compianto Carlo Tavecchio fece esattamente la stessa cosa, ci fu naturalmente una pressione dell’opinione pubblica, però si dimise. Se chiederò a Gravina di dimettersi? Io penso di sì, al di là del garbo istituzionale”.
Appello al Coni sul commissariamento
Abodi è molto determinato e non lascia nulla d’intentato. Anche la via del commissariamento della Figc da parte del Coni. “Parlando anche con il presidente del Coni Buonfiglio ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili con gli statuti e del Coni e della Federazione perché potrebbero esserci i presupposti per il commissariamento“, ha aggiunto il Ministro dello Sport
“Ma io credo che prima di tutto viene la responsabilità e la consapevolezza di quanto sia accaduto – ha continuato Abodi – Non soltanto ieri, perché non è la prima volta e c’è un dato complessivo che non è legato allo sviluppo economico. Quando sento di soluzioni finanziarie non si capisce che il capitale che manca non è quello finanziario, ma progettuale”.
Gravina accelera e vacilla

Le parole di Abodi non sono cadute nel vuoto. Tanto che il presidente Gravina ha convocato per giovedì un incontro informale del Consiglio federale che anticiperà la riunione ufficiale che si svolgerà la prossima settimana. Gravina vuole capire il sentiment delle varie componenti dopo la sconfitta in Bosnia.
Il presidente intende effettuare delle valutazioni approfondite sul sistema-calcio italiano, andando oltre l’aspetto tecnico. Considerazioni che Gravina vuole fare con chi lo ha votato e sostenuto, in modo da avere ogni elemento per decidere se andare avanti o meno. Parteciperanno all’incontro i vari presidenti delle Leghe e delle associazioni di categoria per un primo confronto che diventa fondamentale per Gravina e la sua governance.
Competente e decisionista.
FRANCESCA CERQUOZZI

Arriva un momento in cui una città smette di guardare il mondo da lontano e diventa essa stessa il mondo. Per Veroli quel momento ha una data precisa: il 9 maggio 2025. Quel giorno, tra le mura millenarie della cittadina ernica, verrà annunciata la Dozzina finalista del Premio Strega — il riconoscimento letterario più prestigioso d’Italia, quello che dal 1947 ha battezzato i classici del Novecento, da Flaiano a Pavese, da Morante a Eco.
Non è un evento. È un’investitura.
Il Premio Strega nacque nel salotto romano di Maria e Goffredo Bellonci per rianimare la cultura di un paese uscito a pezzi dalla guerra. Portarlo a Veroli — in una città che di anni ne conta oltre duemila e che di storia ne ha da vendere — non è una coincidenza né una fortuna. È il risultato di un lavoro preciso, ostinato, condotto con la consapevolezza che la cultura non è un ornamento da apporre ai bilanci comunali ma un’infrastruttura vera, capace di generare identità, economia e futuro.
L’ostinazione di Francesca

Il merito, in larga parte, è di Francesca Cerquozzi, vicesindaco con delega alla Cultura, che ha trasformato un’intuizione in strategia. Prima il Salone Internazionale del Libro di Torino, l’anno scorso. Poi lo Strega, quest’anno. Non è una collezione di eventi: è la costruzione di un posizionamento. Veroli che entra nel circuito culturale nazionale non per caso ma per scelta — e per lavoro.
C’è una lezione qui che molte amministrazioni farebbero bene a studiare. La cultura finanziata male e pensata peggio produce sagre e convegni che non ricorda nessuno. La cultura trattata come leva di sviluppo — con visione, relazioni e continuità — porta lo Strega in una città di provincia e mette quella città al centro del paese per un giorno.
Un giorno solo, certo. Ma quei giorni, nella storia di una comunità, non si dimenticano.
La cultura paga.
FLOP
CLAUDIA CONTE

Senza senso, senza motivo. Nessuna ragione apparente sembra spiegare l’outing sentimentale compiuto nelle ore scorse dalla giornalista e presentatrice di Cassino Claudia Conte, che in un podcast ha scelto di non negare la relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Non ci sono elezioni in vista. Non c’è un libro appena uscito da promuovere — o meglio, c’è, si chiama La legge del cuore, e forse il titolo dice più di quanto sembri. Non c’è una lite da regolare né una vendetta da consumare. Eppure la notizia è uscita. E una volta uscita, ha trascinato con sé qualcosa di più pesante di una storia sentimentale. (Leggi qui: Piantedosi, la casa di vetro e il confine con Claudia che non può essere opaco).
Perché il problema non è la relazione. Il problema è ciò che intorno a quella relazione potrebbe essere cresciuto, silenziosamente, nel corso di due anni. Una trasmissione su Radio1 RAI, una consulenza alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza nelle periferie a Montecitorio, una docenza alla scuola di perfezionamento delle forze di polizia, la voce ufficiale sulla Amerigo Vespucci, presentazioni del suo libro sul sito ufficiale del Viminale… Argent de poche sia chiaro: ma è proprio per questo che non si comprende la ragione di rivelare una relazione capace di mettere in discussione tutto quel lavoro
Lo specchio di Claudia

Nessuno di questi incarichi, preso singolarmente, costituisce uno scandalo. Insieme, rischiano di disegnare una traiettoria, proprio per il modo ed i tempi in cui la relazione è stata resa pubblica.
C’è poi una postilla che vale un editoriale intero. Nel 2023, ospite su La7 per commentare il caso Boccia-Sangiuliano, Claudia Conte disse: «Sangiuliano non doveva unire vicende private e incarichi pubblici». Era una sentenza. Oggi è uno specchio.
La casa di vetro non serve a soddisfare la curiosità. Serve a garantire che il potere non si mescoli con ciò che potere non è. Piantedosi risponde «no comment». È una risposta comprensibile. Ma il silenzio, a questo punto, dice già tutto quello che c’è da sapere.
Un outing senza spiegazione che spiega tutto.
GABRIELE GRAVINA
Vedi sopra alla voce Abodi. Non merita altre parole.



