Top e Flop, i protagonisti di giovedì 23 aprile 2026

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 23 aprile 2026.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 23 aprile 2026.

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ANDREA QUERQUI

Emanuela Piroli ed Andrea Querqui

Il fiume Sacco ha un talento perverso: divide quando scorre silenzioso e unisce quando si ammala. Sversamenti illegali, moria di pesci, allarme tra la popolazione: la politica di Ceccano, che di solito trova mille ragioni per non trovarsi d’accordo su niente, si ritrova unanime in conferenza dei capigruppo. Undici impegni approvati senza un voto contrario. Maggioranza e opposizione sullo stesso lato del tavolo. (Leggi qui: Ceccano si ritrova unita davanti all’ennesima ferita del fiume Sacco).

Ceccano non è abituata a questo. È una terra dove ci si divide perfino sull’evidenza ed un voto unanime su una questione ambientale vale più di quanto sembri. Vale come segnale politico, come atto di rispetto verso una comunità che di emergenze nel Sacco ne ha viste troppe e come mandato concreto al sindaco Andrea Querqui e alla Giunta per costruire una filiera istituzionale capace di tenere. In più vale anche per le opposizioni: legittimate e riconosciute nel loro ruolo e nella loro posizione.

Gli impegni e la domanda aperta
Schiuma nel fiume Sacco

Gli undici impegni — dal rafforzamento dei controlli sugli scarichi alla trasparenza sui dati ambientali e sanitari, dalla stazione fissa di monitoraggio alle relazioni periodiche al Consiglio — disegnano una cornice seria. Non risolutiva, ma seria. Il problema del Sacco non si risolve con una mozione, e nessuno lo pensa. Si risolve con anni di lavoro coordinato tra Comuni, enti di controllo, Regione, magistratura. Ma una mozione unanime è il primo mattone di quella filiera.

Resta però una domanda. Riccardo Bianchi, presidente dell’AeA, fu additato per anni come responsabile dell’inquinamento del Sacco. Arrestato, processato, condannato dall’opinione pubblica ancor prima che dalla magistratura. Poi assolto dal tribunale di Frosinone, con il giudice che ha disposto anche il dissequestro del depuratore. Il mostro non era lui e nessuno gli ha mai chiesto scusa a nome di quella piazza che lo ha mandato sulla croce.

Chi è, allora il mostro? E perché la politica — quella stessa che oggi firma mozioni unanimi — non ha ancora trovato il coraggio di dirlo ad alta voce? L’unanimità di ieri è un buon segnale. La risposta a quella domanda sarebbe un segnale ancora migliore.

Il Sacco aspetta ancora.

L’UFFICIO EUROPA di FROSINONE

I firmatari dell’Ufficio Europa

Avevano ragione i sindaci. Era giusta la loro visione. L’Ufficio Europa a Frosinone non era un carrozzone e la scelta di allearsi per bussare insieme, facendo massa, ai finanziamenti Ue sta producendo i primi progetti.

Lo hanno creato nei mesi scorsi 11 amministrazioni comunali dopo una proposta presentata anni fa dall’allora presidente di Unindustria Giovanni Turriziani (poco ci mancò che gli mettessero la camicia di forza) e ripresa con altrettanto coraggio dal sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli e dieci suoi colleghi di estrazione politica varia. Ora è il momento dellee cose concrete.

L’Ufficio Europa del Comune di Frosinone sta partecipando al progetto EPIC — European Passport for Inclusive Active Citizenship — candidato al programma europeo CERV Networks of Towns 2026. È la prova più concreta di cosa succede quando un ufficio lavora davvero invece di esistere.

Il nuovo Bauhaus Europeo
Germano Caperna

Il meccanismo è semplice nella sua intelligenza: Frosinone capofila di undici Comuni — AlatriArnaraCeccanoFerentinoMoroloPatricaPofiSupinoTorrice e Veroli — che si presentano a Bruxelles come un sistema unico. Non undici campanili separati che bussano ciascuno alla propria porta: un’area vasta che parla con una voce sola, con partner internazionali in GreciaSpagnaBelgioSlovacchiaSloveniaPoloniaIrlandaSvezia e Albania. Senza oneri per i bilanci comunali.

Il progetto che hanno messo in campo è la creazione di un luogo polifunzionale per la comunità nel quadro del Nuovo Bauhaus Europeo, l’iniziativa della Commissione Europea che punta a trasformare spazi abbandonati o sottoutilizzati in centri vivi di partecipazione civica, cultura e innovazione. Non una ristrutturazione edilizia fine a se stessa: un investimento sul senso di appartenenza delle persone a un luogo.

Giovanni Turriziani

Per capirlo è sufficiente spiegare cosa fosse il Bauhaus: è stata una rivoluzionaria scuola di arte, design e architettura attiva in Germania dal 1919 al 1933. Promuoveva l’unione tra arte, artigianato e tecnologia, puntando su funzionalità, semplicità e produzione industriale. Per definizione, il suo stile è caratterizzato da forme geometriche, linee essenziali, materiali moderni (acciaio, vetro) e l’assenza di decorazioni superflue.

Ma il dettaglio più concreto e più trascurato riguarda Veroli: il complesso La Catena — patrimonio storico della città ernica — è candidato a diventare parte di questo nuovo Bauhaus. Ed è questo il cambio di paradigma che l’Ufficio Europa sta cercando di introdurre in un territorio storicamente abituato a ragionare per campanili: si vince insieme, oppure non si vince affatto. La Ciociaria che batte i pugni sul tavolo di Bruxelles non lo può fare da sola — lo può fare solo se arriva come sistema.

La Ciociaria può farcela.

FRANCESCO ROCCA

Francesco Rocca

Un modo semplice per capire se una politica pubblica funziona consiste nel guardare dove resta accesa la luce quando tutto il resto si spegne. Nel Lazio, in alcuni quartieri difficili, quella luce è la scuola che non chiude alle due del pomeriggio.
Il progetto regionale “La Scuola per il Futuro” ha scelto una strada poco spettacolare ma tremendamente efficace: tenere aperti gli istituti, farli diventare presidi civici, luoghi di relazione prima ancora che di istruzione. Laboratori, sport, recupero scolastico, integrazione. Niente slogan, niente annunci roboanti. Solo presenza.

È una scelta politica netta. Perché contrastare la dispersione scolastica non significa inseguire l’emergenza quando esplode ma intercettare il disagio prima che diventi cronaca. E farlo lì dove nasce: nei pomeriggi vuoti, nelle periferie, nelle solitudini silenziose.

La Regione Lazio ha investito risorse europee e, soprattutto, ha fatto una cosa insolita nel Lazio: ha dato fiducia alle scuole, lasciando loro il compito di costruire risposte su misura per i territori. Una sorta di passo indietro: la politica smette di fare regia dall’alto e lascia agli altri la possibilità di esprimersi sul loro campo.

Una scuola per tutto il giorno.

ENRICO CAPUANO

Enrico Capuano

Quasi quarant’anni di sindacato. Una carriera costruita sul territorio, mattone su mattone, vertenza dopo vertenza. E ora Enrico Capuano — già segretario provinciale generale CISL di Frosinone — raggiunge il vertice di Fondimpresa Lazio come vicepresidente, affiancando la presidente Susanna Franzoni.

Fondimpresa è il principale fondo paritetico inter-professionale italiano per la formazione continua dei lavoratori — costituito da UnindustriaCGILCISL e UIL regionali. Un organismo che decide dove vanno le risorse per la formazione, chi le riceve, come si costruisce il capitale umano delle imprese laziali. Tanto più centrale quanto più si entra nella transizione digitale e quella energetica che stanno ridisegnando le competenze richieste dal mercato del lavoro. Chi siede a quel tavolo deve avere le competenze giuste.

(Foto: © DepositPhotos.com)

Capuano lo sa. E lo dice con una frase che vale la pena riportare per intero: «la formazione non è solo tecnica: è dignità, libertà e futuro. Dobbiamo evitare che le trasformazioni in atto creino nuove disuguaglianze e costruire invece opportunità per tutti». Parole che hanno il peso specifico di chi le pronuncia dopo quasi quattro decenni passati a difendere lavoratori — inclusi quelli dello stabilimento Stellantis di Cassino, per il quale la formazione e la riqualificazione professionale sono già oggi una questione urgente e concreta, non un tema da convegno.

Il ringraziamento che Capuano rivolge al segretario generale CISL LazioEnrico Coppotelli, per averne proposto la candidatura e alle organizzazioni sindacali CGIL e UIL per il sostegno unanime, dice qualcosa di ulteriore: questa nomina non è il frutto di una battaglia interna ma di un riconoscimento condiviso. Un ciociaro al vertice di Fondimpresa Lazio con il consenso di tutto il mondo sindacale regionale. Non succede spesso.

Perché la Ciociaria conta, quando ci prova.

FLOP

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini

Ci sono esercizi intellettuali che richiedono una certa agilità mentale: solidarizzare con Giorgia Meloni insultata dalla tv di Stato russa e, il giorno dopo, annunciare che sarà presente all’inaugurazione del padiglione russo alla Biennale di Venezia: quello sponsorizzato dal Cremlino e che mezza Europa chiede di escludere.

Matteo Salvini ci riesce. Con la disinvoltura di chi non percepisce la contraddizione o, peggio, la percepisce benissimo e sceglie di ignorarla.

Il ragionamento che il vicepremier propone è quello classico del sofisma: gli insulti a Meloni sono inaccettabili, ma questo non c’entra nulla con la Russia alla Biennale, che è cultura e non politica, e attaccare Lettonia e Unione Europea per avere chiesto l’esclusione del padiglione di Mosca è difesa della libertà dell’arte. Il tutto pronunciato da un uomo che per anni ha tenuto in bella mostra la maglietta con la faccia di Putin e che ancora oggi fatica a spiegare in modo convincente la natura esatta dei suoi rapporti con Mosca.

Il Corriere lo dice con eleganza: tutto questo «mette in difficoltà un alleato come Salvini». È un eufemismo. La realtà è che il vicepremier si trova in una posizione sempre più insostenibile: in un’alleanza di governo che sostiene l’Ucraina e l’Europa, con una base elettorale e una rete di relazioni internazionali che guardano in direzione opposta.

L’acrobazia verbale può durare ancora qualche tempo. Ma le contraddizioni, prima o poi, presentano il conto. E non accettano sofismi come pagamento.

Solidarietà a geometria variabile.