Top e Flop, i protagonisti di giovedì 23 maggio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 23 maggio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 23 maggio 2024.

TOP

DAVIDE ZAPPACOSTA

Davide Zappacosta alza la coppa

Una coppa alzata al cielo dopo avere trascorso una vita a calciare palloni. Non ci sono solo le mani del sorano Davide Zappacosta a stringere l’Europa Legaue sul prato di Dublino dove la sua Atalanta ieri sera ha scritto una pagina di storia calcistica. Ma ci sono idealmente le mani di quelle migliaia di ragazzini che come lui ogni anno indossano una divisa da calciatore e corrono su un campo sognando di diventare campioni.

La statistica è impietosa. Dietro ogni Davide Zappacosta ci sono migliaia di altri nomi che dopo un po’ mollano, rinunciano, si fermano su un campo di terza serie o al massimo tra i Dilettanti. Ma proprio per questo è importante che un ragazzo di Sora ieri sera abbia alzato quel trofeo: perché il calcio non è solo campioni e campionati ma è disciplina, senso di squadra, spogliatoio. È un modo di essere, di ragionare, stare insieme agli altri. E questo resta, sia che arrivi in Europa League e sia se dopo poco dici basta ed appendi gli scarpini.

Davide Zappacosta ai tempi della Roma (Foto © DepositPhotos.com)

Il terzino destro di Sora, lanciato dall’Isolaliri di Sandro Grossi, continua a stupire il mondo del calcio. Dopo il trasferimento dal Toro al Chelsea a suon di milioni (quasi 30) e la grande rentrée in Nazionale contro l’Israele, al suo debutto in Champions League firmò un gol fantastico al Quarabag. Con gli inglesi sollevò la sua prima coppa, ieri a sei anni di distanza ha servito in maniera millimetrica il pallone infilato poi in rete dal sinistro di Lookman e s’è portato a casa la seconda Europa League.

Dicendo ai ragazzini che il calcio è passione, divertimento, impegno: tanto se lo fa all’Isolaliri, tanto se lo fai al Chelsea o all’Atalanta. Perché se ai sogni aggiungi l’impegno, la serietà e la costanza, la Coppa la alzi comunque. O su un prato dello Stamford Bridge o su uno di Dublino o in un qualsiasi prato della vita. L’importante è essere (e comportarsi da) campioni dentro.

Campi infiniti.

GLI OPERAI SAXA

Il lastrone stampato per commemorare Falcone e Borsellino

Più dei macchinari, più della produttività: il clima che si respira in una fabbrica è l’elemento più importante. Perché è l’ambiente nel quale nasce la produzione e la sua qualità. Lì si trova la forza per affrontare le sfide e vincerle. Nei capannoni nasce il senso di squadra, si radica l’attaccamento al lavoro. Ed i lavoratori della ex Marazzi Sud (oggi Saxa Gres) hanno sempre avuto una marcia in più.

Quando lo stabilimento venne rilevato dall’imprenditore Francesco Borgomeo, si presentò in fabbrica con un team da Sassuolo incaricato di riattivare i forni. Spesa preventivata dai sassuolesi: tra un milione di euro (nella migliore delle ipotesi) e sette milioni (nel caso peggiore). Alle cinque del mattino, prima che il team potesse anche solo iniziare il suo lavoro, i manutentori Saxa avevano già riacceso gli impianti e stavano regolando la temperatura. Certe cose le fai solo se hai senso del lavoro, a prescindere da tutto il resto.

Trentadue anni fa il giudice Giovanni Falcone veniva ucciso nella strage di Capaci con la moglie e collega Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Rocco DicilloAntonio Montinaro e Vito Schifani. Oggi il ricordo dell’eccidio con iniziative che coinvolgono le istituzioni, gli studenti e la società civile. Nello stabilimento Saxa Gres di Anagni i lavoratori si sono ricavati un po’ di tempo ed hanno realizzato uno dei loro capolavori.

Il senso della legalità
Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica

Hanno preso la iconica foto scattata il 27 marzo 1992 dal giovane fotoreporter del Giornale di Sicilia Tony Gentile nel corso di un convegno legato alla candidatura del magistrato Giuseppe Ayala. È lo scatto diventato il simbolo di una stagione. Alla Saxa Gres di Anagni l’hanno stampata. Su un foglio particolare: una lastra di pietra realizzata in maniera industriale senza scavare montagne. È la tecnica con cui producono il loro celebre gres da esterno: le ‘mattonelle’ entrano bianche nella stampante da diverse centinaia di migliaia d’euro ed escono con stampati sopra ad altassima definizione i motivi del legno o delle pietre che si vogliono riprodurre.

Quella mattonella così particolare l’hanno regalata al presidente Francesco Borgomeo. Che in quello stabilimento ha sempre predicato il rispetto della legalità e dell’ambiente. L’altro giorno l’imprenditore ha confermato il piano di rilancio del suo gruppo industriale e ribadito la mission di tutti e tre gli stabilimenti: due in provincia di Frosinone e cioè Saxa Gres di Anagni (gres porcellanato da giardino e spessorati carrozzabili) e Grestone di Roccasecca (sampietrini in ‘pietra-ceramica’), il terzo in Umbria e cioè la Saxa Gualdo (ceramiche da interno). La conferma è stata data nel corso dell’incontro presso il Ministero per l’Impresa ed il Made in Italy che ha messo di fronte l’azienda, le istituzioni e le organizzazioni sindacali.

Uno dei piazzali Saxa Gres

Presenti la Regione Lazio (con la vice presidente e assessore alle Attività Produttive Roberta Angelilli), le Segreterie Nazionali Cgil – Cisl – Uil – Ugl, la Regione Umbria. Soprattutto ha partecipato in videoconferenza l’amministratore delegato del fondo di investimento coinvolto nel piano di rilancio del gruppo. Il piano – è stato spiegato – non prevede stralci ma la rimodulazione dei pagamenti senza procedure concorsuali, ed è stato confermato che non ci saranno riduzioni di personale. Entro il mese di giugno si avrà la proposta definitiva del fondo d’investimento statunitense, fondamentale per permettere al gruppo di far ripartire le attività anche sulle fabbriche di Gualdo e Roccasecca (mentre Anagni è da tempo tornata in produzione).

Più di tutto, a convincere il socio americano, è stato quel clima. Che solo in Saxa e poche altre fabbriche si respira.

La pietra verso il futuro.

PAOLO GENTILONI

Paolo Gentiloni (Foto: Allain Rolland © European Union 2023 – EP)

Salvatore Merlo de il Foglio quasi non ci credeva, quando gli è stata lanciata quella camola grassa. “Il ragazzo ci è costato 150 miliardi, in aumento. Secchi. Cose che capitano. Ciò che ci sorprende di più, invece, è che tutto questo lo abbia raccontato Gentiloni, il quale, com’è noto, è del Pd. Un partito di costumi non diciamo facili, ma diciamo arrendevoli.

Il sunto sta tutto nella notizia-bomba data da Paolo Gentiloni al Corsera in merito alla reale genesi del “super-Pnrr” fatto arrivare in Italia nel 2020. Non da Giuseppe Conte che in quei giorni folli dormiva sui divani da quanto trattava come un pazzo, ma da un algoritmo messo a regime da due tecnici olandesi. Per Gentiloni le somme del Pnrr portate a casa da Conte “sono state ricavate da un algoritmo che è stato tra l’altro ideato e definito da due direttori generali (entrambi olandesi). C’è un po’ di retorica italiana sul fatto che abbiamo conquistato un sacco di soldi. Non è vero.

Merlo ci ha pucciato, su quella notizia poi mezza smentita dallo stesso Commissario uscente all’Economia. “Da mesi il Pd riceve schiaffi da Conte, e porge l’altra guancia. Questo è il primo ceffone restituito, ci pare. In un lampo Gentiloni ha cancellato il ‘mito fondativo’ del contismo, niente meno”.

Tiro europeo, bersaglio nazionale

Poi però, durante la presentazione di un ulteriore libro, l’ex premier ha piallato la sua stessa foga iniziale, espressa parimenti in un suo tomo appena uscito. “È verissimo che il governo italiano ha dato un contributo fondamentale al fatto che si arrivasse alla decisione del Next GenerationEU”. E “fondamentale è stata anche la proposta della Commissione”. Poi nel lunghissimo Consiglio europeo l’allora premier Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri “hanno fatto la loro parte”. Dove sta la verità?

Una parte del Pd (leggasi Nicola Zingaretti) non ha apprezzato la faccenda. Lui è stato il grande tessitore che ha concepito il Campo Largo con il quale ha governato un’intera legislatura. Ed in quel dialogo con il mondo pentastellato continua a credere. Com’è possibile che un democristiano come Gentiloni abbia perso il controllo della frizione? Semplicemente impossibile. Allora perché ha silurato Conte?

Gli obiettivi sono due. Il primo. Mettere in chiaro che non ha intenzione di fare il federatore del centrosinistra: non ha tempo da perdere, non ha intenzione di farsi impallinare. Il secondo: dopo le Europee si aprirà un dibattito sulla linea del Pd e Gentiloni già ora ha detto che azzerbinarsi ai 5 Stelle è controproducente. Meglio essere identitari e ritrovare le proprie origini. Come ha fatto una certa Giorgia Meloni rivitalizzando i Fratelli d’Italia.

Poco Gentiloni. Molto avveduto.