Top e Flop, i protagonisti di giovedì 25 settembre 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 25 settembre 2025

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 25 settembre 2025.

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TOP

MATILDE CELENTANO

Matilde Celentano

Le bombe esplose a Latina nelle scorse settimane hanno imposto un cambio di passo. Non bastavano più solidarietà formali o annunci generici: servivano risposte concrete. La Regione Lazio, con il presidente Francesco Rocca prima e l’assessora Luisa Regimenti poi, ha scelto di metterci la faccia e i fondi: 300 nuove telecamere e una control room avanzata, capace di integrare dati e immagini, incrociarli con l’intelligenza artificiale e restituire alle forze dell’ordine un controllo capillare della città.

Ma il dato politico è un altro: la sindaca Matilde Celentano non è rimasta spettatrice. Ha colto l’occasione per trasformare una promessa in percorso operativo. Ha ribadito che il Comune sarà parte attiva nella progettazione e nei bandi, accelerando tempi e procedure. Ha rilanciato, chiedendo al ministro dell’Interno il rafforzamento della Questura e il ritorno della Polfer a Latina Scalo. Ha ricordato che il territorio è vasto e vulnerabile. E che il controllo non può ridursi a una manciata di telecamere sparse.

Coesione istituzionale
(Foto: Stefano Scarpiello © Imagoeconomica)

Matilde Celentano ha scelto la via della coesione istituzionale: fare da ponte tra Regione e Governo, legare gli impegni finanziari a esigenze pratiche, costruire deterrenti reali. È una linea che restituisce centralità al Comune e alla sua guida politica.

Certo, le telecamere da sole non risolveranno i problemi di legalità. Ma rappresentano un segnale forte: la città non resta inerme. E in questa fase, la determinazione della sindaca appare come l’elemento decisivo per trasformare i proclami in realtà. Latina non si limita più a chiedere sicurezza. Comincia, finalmente, a organizzarla.

Celentano, la sicurezza passa da qui.

SONIA RICCI

Sonia Ricci (Foto: Paolo Gargini © Imagoeconomica)

In Italia, l’ultima volta che la manutenzione del verde pubblico ha fatto notizia è stato quando alla Whirlpool decisero di falciare l’erba nelle aiuole intorno allo stabilimento senza usare decespugliatori ma affidandosi ad un gregge di pecore: ne nacque un libro destinato ai comunicatori “Trasforma la tua pecora in notizia”. In genere non se ne parla, fino a quando non diventa terreno di scontro politico. O peggio, cartolina di incuria da mostrare a turisti e genitori all’apertura delle scuole. A Cassino e Pontecorvo, quest’anno, è accaduto l’opposto: erba tagliata, cortili ripuliti, scuole rimesse in ordine grazie al lavoro del Consorzio di Bonifica Valle del Liri. Un’operazione apparentemente semplice, in realtà molto significativa.

Perché racconta almeno due cose. La prima: quando le istituzioni collaborano, i risultati si vedono. La Provincia di Frosinone ed il Consorzio guidato dal commissario Sonia Ricci e gestito dal Direttore Remo Marandola hanno firmato una convenzione che ha permesso di utilizzare mezzi e personale consortile per rendere decorosi e sicuri gli spazi scolastici. Un piccolo esempio di sinergia operativa, che evita sprechi e restituisce alla comunità servizi tangibili.

Dal minimo al massimo

La seconda: il valore politico di un prato tagliato non è banale. Una scuola con aree verdi curate non è solo più bella da vedere ma più sicura e accogliente. Per chi studia e per chi insegna. E in territori dove la percezione di abbandono è forte, la cura dell’ordinario diventa straordinaria.

Certo, nessuno si illuda che basti la potatura di un giardino per risolvere le emergenze strutturali delle nostre scuole. Ma la manutenzione è la base di ogni investimento futuro. Se non si garantisce il minimo, è inutile sognare il massimo.

La dimostrazione sta nelle parole del presidente della Provincia Luca Di Stefano e della commissaria del Consorzio Sonia Ricci: hanno parlato di “decoro”, “sicurezza”, “tutela del territorio”: dietro c’è un’idea di politica concreta che si misura sulle piccole cose, quelle che toccano la vita quotidiana. Il taglio dell’erba davanti a un liceo può sembrare irrilevante. In realtà, è la prova che lo Stato – o un suo pezzo – è presente. E che la politica, a volte, fa bene anche quando non fa rumore.

l valore politico di un prato tagliato.

FLOP

VITTORIO SGARBI

Vittorio Sgarbi con il vicesindaco Massimo Sera

L’ultima scena della vita pubblica di Vittorio Sgarbi non si svolge né in un museo né in un talk show, ma in un’aula di tribunale. La figlia Evelina ha chiesto la nomina di un amministratore di sostegno per il padre, convinta che “non sia più in grado di seguire i propri interessi”. Una notizia che, come spesso accade quando si parla del critico più celebre e divisivo d’Italia, ha il sapore del paradosso: l’uomo che per decenni ha sfidato tutto e tutti, che ha tuonato contro colleghi, politici, giudici e direttori di museo, oggi si trova a dover difendere la propria autonomia.

In controluce, però, c’è molto di più. C’è la fragilità di un uomo che non ha mai conosciuto pause. Sgarbi non è mai stato solo un politico o un critico d’arte: è stato una presenza costante, a volte ingombrante, nel dibattito culturale e politico del Paese. A 72 anni, dopo mesi di malattia e un ricovero per depressione al Gemelli, il tempo presenta il conto anche a chi ha vissuto da funambolo tra le urla e i capolavori.

Foto © Luciano Rea

Da sindaco di Arpino non si vede da mesi, eppure assicura di essere rimasto in contatto con il vicesindaco e di voler tornare presto in città. Rivendica lucidità e forza, nega ogni difficoltà di gestione. Ma la realtà, non sempre non coincide con le dichiarazioni. E in questa vicenda privata che diventa subito pubblica, si intrecciano due piani: quello del rapporto familiare lacerato, con accuse di “esosità” rivolte alla figlia, e quello della tenuta istituzionale, con un’amministrazione che si interroga sul futuro del Comune.

Nel caso di Sgarbi, la politica e l’arte hanno sempre convissuto in un unico palcoscenico. Oggi, quel palcoscenico sembra restringersi, mentre l’uomo resta al centro della scena, determinato a resistere. Il tempo, però, può essere un critico più spietato di lui. O un fantastico stimolo a rigenerarsi, come lui. Dipende come lo si vuole affrontare.

Il tempo da imbrigliare.

SUMUD FLOTTILLA

Greta Thunberg (Foto: Dario Pignatelli / Imagoeconomica)

C’è un paradosso che stride e al tempo stesso fotografa lo stato del mondo: i pacifisti che invocano la protezione delle navi da guerra. La Sumud Flotilla, carica di cibo e medicine per Gaza, ha visto le sue vele lacerate da droni e bombe sonore al largo di Creta. Cinquantuno navi con attivisti, parlamentari, bandiere di mezzo continente. Una flottiglia che predica pace, colpita da un attacco “dissuasivo” attribuito a Israele.

Il risultato? Nessun ferito ma un mare di contraddizioni. Perché chi sfida la forza, oggi, chiede la forza a tutela della propria sfida. È un ossimoro che dice molto sul presente: l’umanitario che diventa geopolitico, la protesta civile che necessita della cornice militare per esistere.

L’Italia ha inviato la fregata Fasan, pronta a intervenire. La premier Meloni fa appello alla responsabilità, Tajani prova a tessere un corridoio via Cipro, Crosetto condanna la violenza. Bruxelles e l’Onu parlano di illegalità in acque internazionali. Nel frattempo, i sindacati italiani minacciano scioperi generali in nome della Flotilla. E l’opinione pubblica si divide tra chi la vede come un atto eroico e chi come una provocazione calcolata.

La guerra non fa eccezioni
Foto: Omar Naaman / ApaImages

In realtà, questa storia racconta una verità semplice: la guerra non tollera eccezioni. Nemmeno quelle di chi porta pane invece di proiettili. Nemmeno quelle di chi invoca la coscienza invece della forza. I droni che hanno sorvolato gli equipaggi non sono un incidente ma un messaggio: anche il gesto umanitario, se non si piega alle regole imposte da chi combatte, viene trattato come minaccia.

Eppure, la risposta degli attivisti non è stata la ritirata ma la richiesta di scorta. Una resa? No, semmai la dimostrazione che il pacifismo non è più ingenuo, né solitario. Ha bisogno di protezione, di istituzioni, di bandiere statali. Non per tradire i suoi principi, ma per sopravvivere alla brutalità dei tempi.

Così, nella notte del Mediterraneo, tra droni e fregate, si consuma l’ennesima lezione: la pace oggi non è mai disarmata. È fragile, contraddittoria, ma continua a navigare.

Pacifisti sotto scorta.