Top e Flop, i protagonisti di giovedì 29 maggio 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 29 maggio 2025

TOP

GIOVANNI TURRIZIANI

Turriziani
Giovanni Turriziani

La politica ci ha messo sette anni. Giovanni Turriziani ci era arrivato con un decennio di anticipo. Quando, da presidente di Unindustria Frosinone, propose per la prima volta il concetto di “Area Vasta”, la reazione – tolti i convenevoli di circostanza – oscillava tra lo scetticismo e il sarcasmo. Sembrava una visione troppo ambiziosa per una provincia dove i campanili spesso contano più dei programmi.

Eppure lui ci credeva sul serio. Al punto da commissionare uno studio scientifico all’Università di Tor Vergata, affidandolo ad una docente che aveva già sperimentato modelli simili in Francia e in Olanda. Non chiacchiere, ma numeri, mappe, proiezioni. Proposte concrete, documentate, esportabili. (Leggi qui: Il miraggio di Turriziani per realizzare la metropoli Ciociaria).

Fu solo grazie al peso specifico del suo nome, alla reputazione costruita sul campo tra impresa e istituzioni, che il progetto non venne subito archiviato sotto la voce “utopie”. Ma di fatto, fu congelato. Troppo avanti per quei tempi, troppo strutturato per una politica locale che ancora galleggiava sulla tattica e sulle diffidenze reciproche. (Leggi qui: Grande Capoluogo, aveva ragione Giovanni Turriziani).

La firma dopo dieci anni
I sindaci dopo la firma

Oggi, la politica firma. I sindaci si uniscono, si aggregano, condividono, e finalmente fanno ciò che dieci anni fa sembrava improponibile: creano una cabina di regia comune per attrarre fondi europei e sviluppare il territorio come un corpo unico. Oggi si parla di Area Vasta come se fosse naturale, ovvia, necessaria. Ma non lo era. E lo è diventata perché qualcuno, dieci anni fa, ha piantato il seme. (Leggi qui: Frosinone oltre il campanile: nasce l’Area Vasta e parte la corsa all’Europa. E leggi anche Oltre il campanile: i sindaci ciociari della nuova stagione guardano in Europa).

Quel qualcuno è Giovanni Turriziani. E gli va riconosciuto, oggi più che mai, il merito di aver avuto visione, coraggio e metodo. Di aver anticipato i tempi, di aver investito nel pensiero strategico quando nessuno era pronto ad ascoltarlo davvero. Ha parlato il linguaggio dell’Europa, mentre intorno si parlava ancora in dialetto amministrativo.

Lezione di lungimiranza
Giovanni Turriziani alla conferenza di Unindustria del 2018 per la presentazione del progetto sull’Area Vasta

Non è una rivincita personale. Turriziani non è tipo da rivalse. È una lezione sulla lungimiranza. Su quanto sia importante, in ogni comunità, che ci siano figure in grado di alzare lo sguardo, di vedere oltre la prossima elezione, oltre il proprio confine comunale. È grazie a visioni come la sua che oggi l’Area Vasta non è più un’ipotesi accademica, ma una realtà sottoscritta, che muove i suoi primi passi con i quali spera di diventare realtà finanziata e operativa.

La politica ha fatto bene a raccoglierne l’eredità, anche se con un decennio di ritardo. L’importante è esserci arrivati. Ma se oggi si può parlare di un nuovo modello di sviluppo per la provincia di Frosinone, è giusto ricordare chi ha acceso per primo quella luce. Giovanni Turriziani, dieci anni fa, aveva già visto tutto.

La solitudine dei visionari.

DOMENICO ALFIERI

Domenico Alfieri

Giusto, necessario, tutt’altro che scontato: è il gesto compiuto dal Comune di Paliano: ha revocato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Un atto simbolico, certo, ma i simboli contano, eccome. Contano perché dicono chi siamo oggi, cosa vogliamo ricordare e soprattutto cosa vogliamo smettere di onorare.

Ci sarà sempre chi obietta che non si può giudicare la Storia con gli occhi di oggi. È vero: il presente non è un tribunale per processare il passato. Ma possiamo e dobbiamo scegliere da che parte stare, anche dopo ottant’anni. E il fascismo non fu un semplice periodo storico. Fu un sistema fondato sulla violenza, sull’abolizione delle libertà, sull’umiliazione dei deboli, sulla persecuzione degli ebrei, sulla guerra. Fu manganello e olio di ricino, fu confino, fu leggi razziali, fu la rovina dell’Italia. Il Regno ed il Ventennio finirono negli archivi e il Paese tra le macerie.

Democrazia intangibile
(Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Chi ancora oggi giustifica o minimizza, chi si trincera dietro il “non era tutto sbagliato”, o chi liquida la revoca come “inutile”, sbaglia bersaglio. Nessuna onorificenza pubblica può restare intatta quando onora chi ha calpestato la democrazia. Per questo la decisione di Paliano e del suo sindaco Domenico Alfieri non è anacronistica, ma attuale. Serve a chiarire che la cittadinanza, anche quella simbolica, si dà a chi unisce, non a chi ha diviso. A chi ha difeso la libertà, non a chi l’ha cancellata.

Non è revisionismo, è responsabilità. Non è vendetta, è memoria. Paliano ha fatto la cosa giusta: ha scelto da che parte della storia stare.

No a Mussolini, oggi come ieri.

MICHELE AINIS

Michele Ainis (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Si dice “preoccupato” in ordine alla sacrosanta legittimità delle prerogative della democrazia diretta e non ha tutto i torti. Non a considerare che molti esponenti di Governo ed Istituzioni hanno deliberatamente invitato a “non votare” per gli ormai imminenti referendum.

Lui è Michele Ainis, un costituzionalista di rango ed ha detto la sua senza mezzi termini, in un’intervista rilasciata a Collettiva e poi ripresa prima da AdnKronos e poi da altri organi di informazione. Ma cosa ha detto in sostanza il costituzionalista?

Cosa dice l’articolo uno della Carta
(Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Cose come questa, cose essenziali, cardinali eppure secondo qualcuno minimal. “L’articolo 1 della Carta del ’48 afferma che la sovranità appartiene al popolo. Una cosa che ci appartiene dobbiamo usarla altrimenti rimane impolverata in un cassetto. Poi la domanda, retorica ma cruciale: “E come la si usa?”. Per Ainis non ci sono dubbi, così: “La democrazia è una sorta di animale che non esiste in natura, è una creatura con tre zampe”.

“Esistono strumenti di democrazia indiretta, cioè il voto alle politiche o alle amministrative per eleggere un sindaco o un parlamentare”. E ancora: “Esistono strumenti di democrazia diretta, tra questi il principale è il referendum con cui il cittadino non delega ad altri la decisione ma decide, si impadronisce della decisione”.

E poi, in punto di metafora, per Ainis esiste la “terza zampa”. Questa: “La terza zampa di questo animale fantastico è la democrazia partecipativa, è l’iscrizione alla Cgil oppure ad Amnesty International o una qualunque associazione per promuovere delle piattaforme politiche. Quindi tutti e tre questi strumenti hanno bisogno di un ruolo attivo di cittadino e cittadine”. “Se il cittadino e la cittadina rinunciano a questo ruolo rinunciano alla Costituzione”.

Rai dove sei?
La sede Rai di Viale Mazzini (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Quella del docente universitario ed editorialista è una fiera critica a chi invoca la democrazia come concetto-collutorio ma poi ne misconosce, quando ne mortifica, gli strumenti effettivi e costituzionalmente sanciti. “In ogni caso sono preoccupato, tanto più che assistiamo a un sostanziale silenzio della televisione pubblica sull’appuntamento dell’8 e 9 giugno.

Ed è vero, a parte il canonico ciclo di post, peraltro andato in onda con una settimana di ritardo, non vi è traccia di informazione verticale, ed è grave. “Per questo credo che spingere la gente a ritrovare la voglia di partecipare sia assolutamente fondamentale”.

“Il rischio dello stare a casa e della delega a prescindere è pericolosissimo”. Purtroppo, e per fortuna, Ainis ha ragione.

Le cose in chiaro.

FLOP

MATTEO RENZI-CARLO CALENDA

Matteo Renzi (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Non hanno tutti i torti se non uno: quello di non aver capito che se oggi non ci si schiera senza se e senza ma contro la quotidiana strage a Gaza non si arriverà ad alcun vera soluzione. Matteo Renzi e Carlo Calenda hanno deciso, assieme a Benedetto Della Vedova di +Europa, di sposare una contro mozione di Sinistra per Israele in ordine ad un evento.

Quale? Quello previsto per sabato 7 giugno e promosso dal centrosinistra che scenderà in piazza per Gaza. Evento cui, dopo una miracolosa telefonata Renzi-Calenda, se ne affiancherà un altro il giorno prima ma con target differente. Come spiegano i media “l’appuntamento è per una manifestazione nazionale che chiede di ‘fermare il massacro del popolo palestinese’”.

E come al solito ci sono stati inciampi di cavillo in sede di mobilitazione. A dare input erano stati Pd, M5S e Avs in una nota congiunta sottoscritta da Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Mobilitazione il 7 giugno
Benedetto Della Vedova (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

La mobilitazione è stata resa official in apposita piattaforma. Così e con adesione senza sottoscrizione anche di +Europa:Tutte e tutti a Roma sabato 7 giugno. Una grande manifestazione nazionale per fermare il massacro del popolo palestinese”.

Dal canto suo Della Vedova ha “sposato” la controistanza di Italia Viva ed Azione, cioè di Renzi e Calenda. “Trovo fondamentale che si aggiunga la condivisione delle istanze formulate da Sinistra per Israele in vista della manifestazione del 7 giugno”.

La linea è quella di Sinistra per Israele, il movimento che vuole rappresentare un discrimine tra antisemitismo diffuso ed “appalto” dello stesso solo di una certa area politica. Intento nobilissimo, ma quando si deve discutere di cose concettuali o di singoli, aberranti episodi. Quando è in atto uno sterminio quotidiano e quasi sistematico allora magari è il caso di mettere da parte del pelosità. E sia chiaro, queste a seguire non sono proprioprpoprio pelosità. “Integrare nella piattaforma di Pd, M5S e Avs sono la richiesta della liberazione immediata di tutti i rapiti israeliani”.

Cosa chiede Sinistra per Israele
Carlo Calenda (Foto: Paolo Cerroni © Imagoeconomica)

Esposizione sempre anche delle coccarde gialle dei rapiti. Solidarietà attiva verso gli israeliani che si oppongono al governo e verso i palestinesi che si oppongono ad Hamas”.

Però il dato è un altro, ed è quello per cui ciò che è cardinale in un contesto magari diventa secondario in un altro. E con 50mila morti indiscriminati a fronte di 1500 puntati solo dai tagliagole di Hamas Renzi e Calenda questo distinguo poteva anche evitarselo.

Perché, con tutto il rispetto per Sinistra per Israele, sono loro i personaggi di traino mainstream. Ed avrebbero dovuto esserci, senza se o ma. Anche per evitare di dare l’immagina di un campo largo vincente in urna e subito spaccato.

Campo largo, no, stretto, no, medio.