I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 3 ottobre 2024
I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 3 ottobre 2024.
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ALIOSKA BACCARINI

Quando lo hanno eletto sindaco di Fiuggi la prima volta s’è trovato a dover governare una società ormai bollita e con buona parte dei libri già sulla scrivania del Giudice Fallimentare di Frosinone. L’avvocato Alioska Baccarini aveva messo nel suo programma elettorale che non avrebbe fatto fallire la Acqua e Terme di Fiuggi e Spa, la società fino a quel momento interamente del Comune. E nella quale la parola Acqua sta ad indicare le fonti e l’imbottigliamento della celebre oligominerale; Terme sta ad indicare le due strutture ricettive che fino agli anni Ottanta erano un must per chiunque potesse accedere alle cure termali. La terza parola è stata scambiata a lungo per l’acronimo di Società per Azioni. Non è così.
La terza parola sta proprio per Spa senza punti ad intervallare le tre lettere. Ed indica la struttura per il benessere ritenuta strategica ormai una ventina di anni fa e mai realizzata. Intanto, Alioska Baccarini ha incassato il risanamento nei conti della ATF e Spa, il suo affidamento alla Salus per Aquam Srl, il riassetto con l’ingresso di Leonardo Maria Del Vecchio al fianco di Francesco Borgomeo sull’asset acqua, il loro avvio ai lavori di risanamento delle linee di produzione.
Ed ora anche la Spa

E ora anche la Spa. Fa parte degli asset sportivi rimasti nelle mani di Maurizio Stirpe. Viene inaugurata domenica prossima dalla società alla quale il ramo è stato affidato: la Cure Private di Roma ma con testa e management saldamente in Ciociaria. Realizzata all’interno del Golf Club su un’area di 1800 metri quadrati punta ad essere un’oasi di benessere: piscine riscaldate, zone con acqua calda terapeutica, perfetta per distendere i muscoli e favorire il benessere psicofisico; saune e bagni turchi; spazi dedicati alla purificazione e alla rigenerazione.
Ma anche stanza del sale, per godere delle proprietà terapeutiche dell’haloterapia; docce emozionali per un viaggio multisensoriale che stimola corpo e mente; il Rasul, un antico trattamento orientale che combina vapore e fanghi per purificare e rivitalizzare la pelle. Non si punta solo al benessere ma anche alla cura: la prospettiva è quella di farne un polo della salute.
Dicevano che doveva fallire. C’è sempre un altro finale possibile anche per le storie messe peggio.
Successo costruito sull’acqua.
CARLO CALENDA

Dopo la “mazzata” delle defezioni eccellenti di area centro destrorsa dal suo partito e il caso Liguria non è che da Carlo Calenda ci si aspettasse un calo di tono argomentativo. Il tipo non è così, anzi. Non sarebbe errato definire il leader di Azione come un picchiatore “così così” ma come un incassatore formidabile.
Tutto, o quasi, sta nella capacità di Calenda di sovrapporre alle defaillances tattiche sue o dei suoi alcune grandi skill strategiche su temi di ampio respiro. Temi “alti” ma ammantati di una concretezza che, almeno ad esporli, ne fanno dei cameo difficilmente confutabili.
Ed uno di questi è quello che prende in esame il rapporto tra benefici del ritorno all’energia nucleare per l’Italia ed arroccamento su quello che Calenda disegna come un “approccio irrazionale alla decarbonizzazione”. Cosa ha voluto dire il fondatore di Azione, e a chi ha voluto dirlo in particolare?
Il caso di Hinkley Point

Due risposte in un solo periodo. “Nella sua strenua lotta contro un approccio razionale alla decarbonizzazione, Bonelli inciampa nei numeri, coi quali non ha dimestichezza”. Il target di Calenda è dunque, a mo’ di archetipo di un certo modo di vedere le cose, Angelo Bonelli, leader dei Verdi e sparring di Nicola Fratoianni in Avs.
Lo “spiegone” di Calenda prosegue, prendendo in esame un paragone che lo stesso Bonelli aveva fatto per supportare la sua visione energetica, ma a parere del suo interlocutore n maniera un po’ “pezzotta”.
Su cosa? “Il prezzo all’ingrosso del gas (35 €/MWh dice lui) è una cosa, quello all’ingrosso dell’energia elettrica un’altra (in Italia attualmente circa 130 €/MWh). E la centrale inglese di Hinkley Point, è forse quella che ha accumulato sinora i maggiori ritardi e aumenti dei costi finanziari tra i 105 reattori costruiti nel mondo negli ultimi 25 anni e i 60 in costruzione”.
Si tratta della centrale che Bonelli aveva citato nella sua perorazione, spot che però non rappresenta una media su cui imbastire un dato attendibile, ma un down refrattario a qualsiasi incasellamento statistico. “Ecco, Bonelli vorrebbe decidere il mix energetico confrontando il prezzo all’ingrosso del gas con quello dell’energia elettrica della centrale nucleare tra le più sfortunate al mondo”.
Ingrosso e sfortuna: il mix impossibile

Poi la sferzata sardonica: “Come dire, ‘tutto sommato è meglio continuare ad andare a gas’”. Sì, ma la posizione di Azione-Calenda? “Noi invece vogliamo decarbonizzare. Perciò ricordiamo a Bonelli che il decreto italiano così detto FER-X remunera il fotovoltaico a 90 €/MWh. E il decreto FER-2 l’eolico offshore a 185 €/MWh. E in entrambi i casi c’è da aggiungere il costo di batterie e sistemi di back-up”.
La chiosa è tecnica e politica al contempo: “A luglio la gara per la costruzione di una centrale in Repubblica Ceca si è chiusa con un prezzo che consentirà di produrre energia elettronucleare a 75 €/MWh. Pulita, sicura, continua: notte e giorno, estate e inverno, senza bisogno di sistemi di accumulo”.
Carlo vs tribuni.
FLOP
GIANPIERO STRISCIUGLIO

Se ne sono accorti i pendolari delle 6.00 una volta arrivati ieri mattina alla Stazione ferroviaria di Frosinone: qualcosa non andava. Un pendolare lo sa sempre e lo sa prima, quando Trenitalia e Rfi gli vogliono giocare l’ennesimo scherzetto di ritardi, cancellazioni ed Odissee assortite che ti mandano il fegato in pappa quando neanche il fegato delle galline sta ancora funzionando a pieno regime. Lo sa perché lui, il Martire Ciociaro e Cassinate delle Rotaie, coglie i segni.
Segni come un capannello di persone sotto i tabelloni, insolitamente folto, in cui alcuni guardano sconsolati i led della litania di grane assortite. Altri invece consultano i cellulari per avere un upgrade di conoscenza sul tipo di sòla che stanno per prendere. “E successo qualcosa a Roma Termini e Tiburtina, ci sono ritardi fino ad un’ora”. Questo il brusio irrituale ad un’ora in cui di solito si è socievoli e loquaci come Diavoli di Tasmania.
Il Paese dei (falsi) proclami

Ormai è un loop, il loop di un Paese che organizza i G7 ma che dovrebbe al più partecipare allo Zecchino d’Oro delle Nazioni, e con un filino di demerito pure. Una Nazione che ha beccato due navi porta container di sgèhi e che ancora non ha (tra le altre cose) una rete ferroviaria degna di quel che quel Paese proclama ogni giorno. Alla fine arriva la conferma dalla voce laconica di un impiegato che sembra in trip di Valium e, con essa, i primi lanci dei media sui telefonini (finché prendono perché dopo Frosinone c’è un refolo di linea tra Ceccano e Castro, ma poi si precipita nel buio dei primi anni ‘90).
Ecco l’Ansa: “Dalle 6.30 di questa mattina la circolazione ferroviaria è stata sospesa a Roma Termini e Roma Tiburtina per un guasto alla linea. Rfi ha riferito che c’è stata una ‘disconnessione degli impianti’. Il caos ha avuto ripercussioni anche in altre stazioni per le partenze e gli arrivi ritardati o cancellati”.
Le parole dell’Ad Strisciuglio

L’Ad di Rfi, Gianpiero Strisciuglio, ha fatto le sue scuse ed ha dato ulteriori delucidazioni. “Ci scusiamo per i disagi della giornata, disagi importanti. E’ avvenuto un guasto raro (Raro? Ripetiamo insieme raro?) che ha colpito la cabina elettrica che alimenta l’impianto di circolazione nel nodo di Roma. Le cause del guasto sono in corso di accertamento”. Già, come sempre in Italia le causa sono “in corso” di qualcosa, mai in fase di reset “in saecula saeculorum”.
E ancora: “I nostri operai sono intervenuti prontamente e alle 8.30 abbiamo ripristinato la circolazione”. Tutto bene? No, affatto, checché, diceva Totò. Ad ogni modo si sarebbe venuto a sapere che era saltata una centralina alimentata da una linea da 1000 Watt. Che però non era dotata di gruppo elettrogeno e grazie tante anche a te, Matteo Salvini. Che invece ha sciorinato una mezza supercazzola su una ditta esterna e su un chiodo piantato al posto sbagliato da un operaio,
“Ma i ritardi accumulati pesano sugli utenti che sono stati comunque invitati a riprogrammare i loro viaggi. La circolazione è fortemente rallentata”.
Tutti a piedi in Casilina

Tanto rallentata e in tilt che un regionale diretto a Cassino si è fermato alla stazione di Piedimonte San Germano. Poi è rimasto in attesa 17 minuti per ricevere autorizzazione a far scendere i passeggeri e lì è rimasto fino a risoluzione del caos.
Senza corse alternative in bus di immediata o quanto meno celere surroga, con centinaia di persone slavinate in Casilina. E con i pullman del Cotral di passaggio che hanno raccolto a tranci sconsolati quella moltitudine grama… in attesa del prossimo guasto, e della prossima sòla.
Ma G7 de che?
GIOVANNI DONZELLI

Peccato, bastava semplicemente essere più precisi, e soprattutto non metterla troppo sulla modalità celebrativa-da record. D’altronde il governo guidato da Giorgia Meloni è così: fa cosa buone, a volte ottime, fa cose non buonissime e spesso fa cose pessime. Ma inevitabilmente le deve lardellare tutte, spesso per bocca della stessa premier, con la parola barocca “record”. Specie adesso che incombe l’organizzazione di Atreju 2025. I post, le cards, le affermazioni e la linea di questo esecutivo punta sempre e solo su un fenomeno che, storpiando la lingua patria, potremmo definire “eccezionalismo”.
Parte una nomina? Secondo prime e seconde file di Palazzo Chigi più scherani locali annessi è occasione irripetibile e mai vista. Arrivano dati? Idem: di sicuro quello è un record dall’anno vattelappesca. Eppure dire semplicemente “le cose vanno benino ma non montiamoci la testa” sarebbe la cosa migliore, non solo in punto di sincerità, ma anche in punto di appeal politico.
Il linguaggio inedito che manca

Perché sarebbe un linguaggio inedito e poterebbe ad un consenso di ritorno forte. Poteva Giovanni Donzelli, che di Atreju sarà peraltro il regista, essere immune da questo lessico barocco ed altisonante? Il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia è uno dei più accesi sostenitori di questa modalità. E di occasioni per dire di più di quel che andrebbe semplicemente detto non se ne perde una.
Prendiamo la nomina in Ue di Raffaele Fitto, ad esempio. Il commento di Donzelli sulla composizione della nuova Commissione europea stabilita da Ursula von der Leyen è di fatto un’occasione persa di morigeratezza. Per Donzelli Fitto “avrà due importanti deleghe e sarà un vicepresidente esecutivo. Questo è un risultato che l’Italia non aveva mai raggiunto”.
Un risultato “mai raggiunto prima”
Arieccola, la mistica con annesso frasario del “mai prima d’ora” in cui ogni politico diventa come i pentolai delle tv private che parlano di occasioni irrinunciabili perché irripetibili. La nomina di Fitto è dunque “una vittoria di tutta la nazione” che dovrebbe far riflettere “chi aveva dato letture sbagliate”. Su cosa? Sul “mancato voto favorevole di Fratelli d’Italia al rinnovo del mandato di von der Leyen”, come ha spiegato Pagella Politica.
Si tratta di un’esagerazione e per ovvi motivi. Fitto è Commissario, oltre che vice presidente, ed avrà deleghe sulle politiche di coesione e sviluppo regionale. Poi, in forza del suo incarico apicale secondo, si dovrà “occupare anche di turismo, agricoltura e pesca. Su questi temi, comunque, sono stati nominati pure dei commissari specifici”.
Fino al 2019 mancava proprio il format

Quindi se dire che Fitto è il primo italiano nominato vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, è anche vero che questa è una carica, ma questa carica è stata creata soltanto nel 2019. Quindi manca lo storico per affermare che l’Italia non aveva mai raggiunto questo risultato. Nel senso che fino a cinque anni fa, cioè alle ultime elezioni Ue, non c’era mai stato proprio il format.
Senza contare che in Ue l’Italia ha già espresso cariche ed incarichi di rango altissimo (due nomi bipartisan per tutti, David Sassoli ed Antonio Tajani). Quindi dove starebbe l’eccezionalità per cui Donzelli vorrebbe patentare e medagliare Fdi, Giorgia Meloni ed il governo attuale?
Esagerato.



