Top e Flop, i protagonisti di giovedì 4 luglio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 4 luglio 2024.

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 4 luglio 2024.

TOP

ELIO VITO

Elio Vito (Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica)

Ex Forzista “di sinistra” ed oggi iscritto ai Radicali Italiani: questo è Elio Vito, l’eterna spina nel fianco fin quando militava del Partito Azienda fondato da Silvio Berlusconi. Ma soprattutto Vito è noto per essere persona argutissima e non immune dalle lusinghe delle iperboli figurate. Quelle che, travestite da paragone grosso da farti spanciare dal ridere, sono critiche feroci e mirate ad una certa politica.

E non solo feroci, ma anche feraci, nel senso che fanno germinare riflessioni. L’ultima è quella che ha messo Vito nelle condizioni di commentare gli ultimi aggiustamenti di rotta nel Parlamento Europeo dopo il voto di un mese fa ed in zona ECR. Cioè nella zona iper sovranista di cui è a capo Giorgia Meloni come presidente di partito.

I “richiami al fascismo”
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con gli altri leader del Consiglio europeo

Evidentemente non erano abbastanza i richiami al fascismo e al nazismo della sua gioventù”. A chi si riferisce Vito? Esatto, proprio a Meloni, che “si allea in Europa con l’Alleanza per l’Unione dei Romeni, Partito di destra che dichiaratamente si ispira a Vlad III l’Impalatore detto Dracula”. La chiosa è simile a quella di un suo ex compagno di Partito che ironizzando sui comparaggi della Lega a Pontida sentenziò come mancassero solo “i poliziotti nazisti dell’Illinois”. Vito invece ha concluso: “Manca Voldemort e li ha tutti”.

Ma quel è il problema di luglio dei nazionalisti? Quello di sempre: essere uniti nel lessico ma divisi nelle pelosità della sua declinazione nazionale. Ad esempio Fidesz, il Partito del premier ungherese Viktor Orbán, con ECR non ci vuole avere a che fare. E c’entrano proprio i nazionalisti romeni, il cui ingresso con annesso struscio di Meloni non è stato gradito dal presidente mastino di Budapest.

L’annuncio era arrivato nel tardo pomeriggio del 19 giugno dal gruppo della destra conservatrice al Parlamento Ue sull’ingresso dei 5 nuovi membri. E Vito ha messo il dito nella piaga sempiterna di ogni nazionalismo: piaga che a ben vedere non risparmia neanche la combo tra Fdi di Meloni ed il Carroccio di Matteo Salvini.

Spinoso ma acuto.

FRANCESCO DE ANGELIS

I suoi c’erano tutti. Nessuna defezione. Ed i suoi sono una larghissima parte dei voti Dem in provincia di Frosinone. L’operazione compiuta ieri da Francesco De Angelis, l’alleanza strategica col cattolicesimo democratico di Area Dem non è un successo per questo motivo. E non lo è nemmeno per il fatto che ieri a Patrica abbia portato Dario Franceschini e Dario Nardella cioè chi rappresenta la maggioranza all’interno del Partito Democratico nazionale. È un successo invece per due ragioni: una di forma e una di sostanza.

Nella forma, Francesco De Angelis avrebbe potuto ostentare i muscoli politici. E dire agli assenti che il leader, il macinatore di voti, il catalizzatore del consenso è sempre e soltanto lui. Invece no. Ha fatto l’esatto contrario. Dicendo in modo chiaro a tutti che con Sara Battisti, Luca Fantini, Enrico Pittiglio e tutti gli altri non c’è una frattura e non sono diventati nemici. Ha ribadito che c’è stata una importante stagione che li ha visti percorrere insieme un tratto di cammino politico, ora le strade si dividono ma l’obiettivo è l’unità.

Il concetto viene reso esplicito nel momento in cui De Angelis viene stimolato sull’imminente Congresso provinciale: non intende promuovere conte né fare forzature. Dice «Non ci sarà la conta di cui si parla. Io lavoro per unire, non per dividere. L’unica conta che mi piace è quella alle elezioni, quando dobbiamo battere la DestraTutti, non solo AreaDem, dobbiamo lavorare al prossimo Congresso. Partiamo dai progetti e poi ci mettiamo i nomi, perché non dobbiamo dividerci su questo, per offrire a questo territorio una classe dirigente forte, autorevole, rappresentativa, fortemente radicata sul territorio e, soprattutto, unita». (Leggi qui: La svolta di Patrica: «Bruno, guardaci, siamo in AreaDem»).

Il cantiere aperto

L’altro concetto è di sostanza. All’incontro di ieri c’erano tutti i suoi colonnelli: da Adriano Lampazzi a Marco Delle Cese, da Mauro Buschini a Luigi Vittori. Ma Francesco De Angelis è stato attentissimo a non alimentare la falsa convinzione che esista un’area già costruita nelle sue gerarchie e nelle sue aspirazioni. Al contrario, Pensare Democratico è un cantiere aperto e sulla scia di quanto ha dimostrato Elly Schlein vuole essere un’area contendibile, scalabile. Non una monarchia assoluta, né una prelatura personale ma un’area di pensiero nella quale tutti gli equilibri sono ora da costruire sulla base di tantissime variabili.

La vera novita, la vera svolta, stanno qui.

Non vuole farsi vedere arrivare.

FLOP

LUCA FANTINI E CHI L’HA INVITATO

(Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

È passato in centinaia di cerchi infuocati senza mai ustionarsi. E nemmeno scottarsi. Che abbia tutte le doti per essere un Segretario provinciale di Partito è un’evidenza, costruita sul rispetto dei ruoli e la tutela degli equilibri. Proprio per questo rispetto sacrale delle persone e delle loro funzioni politiche, Luca Fantini è sempre stato attento a partecipare alle iniziative di tutte le sensibilità del Partito Democratico.

A Ferentino, ad esempio, nel pieno di una campagna per le Comunali in cui il Pd s’è diviso, non ha perso una sola tappa del tour di Antonio Pompeo e dei suoi alleati, nonostante la loro visione politica non coincidesse. Stessa cosa ad Anagni. O alle Regionali e poi alle Europee. Sulla correttezza politica ed istituzionale di Luca Fantini non c’è sospetto.

Proprio per questo è stata ancora più evidente la sua assenza ieri sera a Patrica durante l’iniziativa che ha visto Francesco De Angelis ufficializzare il suo dialogo con Area Dem di Dario Franceschini e Daniele Leodori.

Lo hanno invitato? Giurano di si. Ha fatto sapere che non sarebbe andato? A nessuno risulta. Strano. Per il suo modo di essere e di interpretare il ruolo. Anche perché nel corso dell’evento con i due Dario (Franceschini e Nardella) i segnali in favore dell’unità sono stati più di uno. Scavando si scopre che effettivamente Luca Fantini è stato invitato ma non come Segretario: non a tenere un intervento in presenza del Segretario regionale Daniele Leodori. O almeno così è stato recepito l’invito.

La verità sta sempre nel mezzo, tra le fessure di un racconto che non può collimare. Quanto ufficializzato ieri è una separazione non consensuale: divergono le visioni del futuro, le strade per raggiungerlo, il modo per costruirlo. Come accade nelle coppie, quando si sta in armonia ci si impegna per appianare le incomprensioni; nel momento in cui non c’è più voglia di stare insieme ogni pretesto è buono per evitarsi.

Fatta questa premessa, chi ha invitato Luca Fantini se davvero lo avesse voluto a Villa Ecetra avrebbe dovuto usare termini più convincenti; se davvero Luca Fantini avesse voluto partecipare all’evento ci sarebbe andato a prescindere. La realtà è che in questo momento il clima è di freddezza reciproca: esattamente come dopo ogni rottura. Occorrerà tempo e volontà di ricomporre: le separazioni possono essere civili o velenose, dipende da tanti fattori. Anche in questo caso.

C’eravamo tanto amati.