Top e Flop, i protagonisti di giovedì 7 maggio 2026

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 7 maggio 2026.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 7 maggio 2026.

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SARA BATTISTI

Sara Battisti

Sui giornali ci finisce in genere la Sanità degli ospedali d’eccellenza, dei macchinari all’avanguardia, delle operazioni impossibili diventate possibili. A rimanere nell’ombra è la Sanità di tutti i giorni: quella del medico di base che non c’è, del paese di ottocento abitanti dove per una ricetta o una visita bisogna prendere l’auto e percorrere venti chilometri. Quella Sanità rappresenta l’80% della richiesta quotidiana di assistenza. Ed è quella che sta silenziosamente crollando nelle aree interne del Lazio.

Sara Battisti, consigliera regionale del PD, ha scelto di mettere il dito in questa piaga con una mozione che chiede misure immediate per garantire la medicina generale nei piccoli Comuni. Non è una proposta ideologica: è una proposta tecnica, concreta, con una logica sperimentale che non pretende di risolvere tutto subito ma quanto meno di iniziare a farlo. Consentendo ai medici di medicina generale di aprire studi aggiuntivi nei Comuni privi di assistenza, superando i vincoli territoriali attuali. Incentivi economici per chi sceglie di lavorare nei Comuni sotto i mille abitanti. Mappatura delle aree carenti affidata alle ASL. Una fase sperimentale di dodici mesi per verificare cosa funziona. E, nei casi estremi in cui gli avvisi vadano deserti, la possibilità di utilizzare medici in prepensionamento disponibili.

È la sanità di prossimità — quella che alleggerisce i Pronto Soccorso, che gestisce le cronicità prima che diventino emergenze, che tiene le persone anziane nel loro territorio invece di mandarle a cercare assistenza altrove. E che contribuisce a contrastare lo spopolamento: perché un paese senza medico è un paese che manda un segnale preciso ai suoi abitanti: qui non c’è futuro per voi.

La Sanità che nessuno vede.

VINCENZO ZAPPAVIGNA

Vincenzo Zappavigna

Vincenzo Zappavigna ha cominciato a Frosinone, con uno studio da commercialista e la provincia davanti agli occhi. Da ieri è l’Amministratore Unico di Connesi S.p.A., società del gruppo DHH quotato su Euronext Growth Milan, nel cuore di quell’infrastruttura digitale che muove dati, connessioni e fatturati di migliaia di imprese italiane. Non è emigrato. Si è espanso.

Connesi S.p.A. — operatore specializzato in connettività professionale, fonia e soluzioni di rete per imprese e pubblica amministrazione — lo ha scelto riconoscendogli il percorso costruito con metodo dal 2016 all’interno del gruppo DHH — Dominion Hosting Holding, la holding europea che aggrega realtà come Seeweb — la webfarm di Frosinone eccellenza tecnologica del territorio ciociaro.

(Foto © IchnusaPapers)

Il settore in cui opera Connesi non è di quelli destinati a restare fermi. Le infrastrutture digitali e la connettività per imprese e pubblica amministrazione sono la colonna vertebrale di qualsiasi trasformazione economica moderna: dalla ZLS che il Lazio sta cercando di costruire, alle filiere produttive che cercano di abbattere i costi operativi, fino alle aziende che hanno bisogno di reti affidabili per competere su scala globale. Chi governa quell’infrastruttura governa una parte significativa del futuro.

Zappavigna lo sa. E il territorio ciociaro dovrebbe saperlo anche lui: le eccellenze digitali che nascono e crescono qui — SeewebConnesi, il V2X Cybersecurity Lab dell’università di Cassino — non sono episodi isolati. Sono i pezzi di un sistema che aspetta ancora qualcuno capace di tenerli insieme.

Proiezione nel futuro.

LUCA DI STEFANO

Luca Di Stefano

C’è chi ci marcia ed aspetta la norma per convenienza. E c’è chi proprio non ci riesce perché non ce la fa. Il loro numero è cresciuto negli ultimi anni: colpa della crisi, della pandemia, del boom delle bollette energetiche che ha messo in ginocchio l’intero comparto industriale. Sono le famiglie che non sono in regola con il pagamento delle tasse perché non sono riuscite a farlo entro le scadenze per una crisi improvvisa, per un momento difficile, per quella concatenazione di circostanze che la vita sa costruire con una crudeltà casuale. Quelle persone, nel sistema fiscale ordinario, finiscono per pagare il debito originale più le sanzioni più gli interessi: spesso il triplo di quello che dovevano. E spesso non pagano niente, perché il conto è diventato insostenibile.

Il Comune di Sora, con la decisione della Giunta Di Stefano di aderire alla definizione agevolata dei tributi locali prevista dalla Legge di Bilancio 2026, ha scelto di spezzare questo circolo vizioso. Il meccanismo è semplice: chi ha posizioni debitorie arretrate con il Comune può regolarizzarle pagando il dovuto, senza sanzioni e senza interessi. Si paga ciò che era dovuto pagare. Niente di più.

È la cosiddetta pace fiscale — un’espressione che nella politica italiana evoca polemiche ideologiche, ma che nella pratica amministrativa di un Comune ha una logica molto più concreta: recuperare entrate che altrimenti restano carta, ridurre il contenzioso tributario che intasa i tribunali, dare respiro a famiglie e piccole imprese in un contesto economico che — come ricorda l’amministrazione — resta ancora delicato.

Il punto di equilibrio
(Foto © DepositPhotos.com).

L’assessore al Bilancio Loreta Altobelli e il sindaco Luca Di Stefano hanno inquadrato la misura come un punto di equilibrio tra equità fiscale e attenzione sociale. È una descrizione corretta. Ma c’è anche un elemento pragmatico che vale la pena dire con chiarezza: un credito inesigibile vale zero. Un credito recuperato — anche senza sanzioni — vale qualcosa. E quel qualcosa torna nei servizi ai cittadini.

Il Consiglio comunale del 19 maggio dovrà approvare il regolamento definitivo. Nelle prossime settimane si capirà chi potrà accedere, con quali modalità e in quali tempi. Ma la direzione è tracciata: uno Stato — o un Comune — che preferisce incassare piuttosto che punire dimostra di aver capito che la riscossione non è una questione morale. È una questione di efficienza.

Andate in Pace (Fiscale).

ALIOSKA BACCARINI

Il sindaco di Fiuggi Alioska Baccarini © Valerio Portelli / Imagoeconomica

All’infinito elenco di miracoli amministrativi ne ha aggiunto da poche ore un altro: a Fiuggi anche la gestione di Capo i Prati è stata assegnata ed il bando di gara si è concluso con successo. È un altro dei traguardi centrati dal sindaco Alioska Baccarini.

Tanto per fare un rapido elenco: la società Acqua e Terme di Fiuggi strappata al Tribunale Fallimentare di Frosinone e rimessa in galleggiamento per traghettarla nella gestione del colosso nazionale Lmdv Capital di Leonardo Maria Del Vecchio. Il Centro Congressi ultimato ed affidato ad uno dei top player nazionali: Italian Exhibition Group, la stessa società che gestisce il Palacongressi di Rimini e il Vicenza Convention Centre. La piscina olimpionica riaperta e messa nelle mani esperte dell’avvocato Emanuele De Vita con la sua società di gestione tra le più efficaci nel settore. La Palazzina Medica trasformata in Centro Benessere e messa a disposizione della città, il Campo da Golf riaperto ed operativo.

La soluzione per Capo i Prati
Capo i Prati

Capo i Prati di Fiuggi è un impianto di grande potenziale, nel quale sono passate ad allenarsi formazioni di Serie A. È stato al centro di un progetto ambizioso poi naufragato: quello legato al Frosinone Calcio che immaginava un Parco dello Sport da 10 milioni di euro integrato con il termalismo. Ora la struttura passa per 15 anni al Latina Calcio 1932, al termine di una gara pubblica: non è un’assegnazione di ripiego ma è una scelta precisa: meglio un progetto solido e realizzabile che un progetto magnifico e incompiuto.

Il programma presentato dal Latina Calcio ha il pregio della concretezza: ammodernamento dei tre campi da calcio a 11, del campo da calciotto e del polivalente coperto, riqualificazione degli spogliatoi, del bar e del ristorante. Ma soprattutto — e questo è il dettaglio che distingue una gestione sportiva da una gestione territoriale — uso gratuito delle strutture per le scuole, il terzo settore e le categorie protette. Capo i Prati non sarà solo il ritiro estivo di una squadra di calcio: sarà un polo sportivo, sociale e ricreativo aperto alla città.

Per Fiuggi e per il sindaco Baccarini questa è un’altra tessera del mosaico. Meno glamour. Ma molto più utile.

Alioka aggiusta cose.

GERMANO CAPERNA

Sabato Veroli ospita la Dozzina dell’80° Premio Strega, cioè una serata dedicata ai dodici libri finalisti del prestigioso premio letterario nazionale. Non è una coincidenza, non è una fortuna — è il risultato di una strategia amministrativa che ha scelto da anni la Cultura come infrastruttura e non come complemento.

Veroli ha compiuto da anni una scelta in questa direzione come poche altre città italiane: g Gli Stati Generali della Cultura, la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028 insieme alle città della Hernica Saxa, il Festival della Filosofia, il progetto EPIC per il Nuovo Bauhaus Europeo e ora lo Strega. Non eventi separati: capitoli dello stesso racconto.

Portare la Dozzina dell’ottantesimo Premio Strega in una città ernica di provincia significa inserire Veroli — e con lei tutta la Ciociaria — nel circuito culturale italiano e internazionale che davvero conta. Quello in cui si decide quali libri diventeranno classici, quali autori entreranno nella memoria collettiva, quali nomi saranno ancora letti tra cinquant’anni. È un palcoscenico che le grandi città si contendono. Veroli lo ha conquistato.

Il sindaco Germano Caperna ha trasformato questa intuizione in metodo: la cultura non si finanzia per compiacere qualcuno, si investe come si investe in una strada o in un acquedotto. Perché produce attrattività, occupazione, identità, futuro. Sabato quella scelta avrà il suo momento più visibile. Ma il lavoro vero è quello che viene prima e quello che viene dopo. Veroli apre la porta. La Ciociaria entra.

Il colpo dello Strega

FLOP

IL CONSIGLIO COMUNALE DI FROSINONE

il senso delle istituzioni non incontra il gusto del Consiglio Comunale di Frosinone. Ieri il Question time è durato appna trentacinque minuti. Sei consiglieri presenti su trentadue al momento dell’apertura — poi nel finale se ne sono aggiunti altri tre. Assenti i dissidenti di maggioranza, assente quasi tutta l’opposizione ufficiale, assente il sindaco Riccardo Mastrangeli per motivi familiari. Al suo posto il vicesindaco Antonio Scaccia.

Eppure — e questo è il paradosso che vale la pena sottolineare — in quei trentacinque minuti sono emerse informazioni concrete: la gara per il trasporto pubblico locale è in pubblicazione e includerà la gestione del futuro ascensore inclinato; il parcheggio multipiano di viale Mazzini resta chiuso e aspetta risposta scritta; l’impianto di risalita ha «problemi strutturali» ma è tra gli obiettivi principali dell’amministrazione. Informazioni utili, dunque. Che quasi nessuno è andato ad ascoltare. E delle quali nessun Consigliere andrà a riferire ai propri elettori.

La spiegazione di questo svuotamento istituzionale è semplice e scomoda insieme: a un anno dalle elezioni, il Consiglio comunale ha smesso di essere il luogo dove si governa e è diventato il luogo che si diserta per andare a costruire altrove le coalizioni del futuro. Le cene riservate, i caffè lontano da occhi indiscreti, gli aperitivi in saletta: quelli non si saltano. Il question time sì.

Il problema è che i cittadini di Frosinone pagano trentadue consiglieri per stare in Aula. Non per farsi i selfie altrove.

Assenti ingiustificabili (tranne poche eccezioni).