Top e Flop, i protagonisti di martedì 12 agosto 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 12 agosto 2025.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 12 agosto 2025.

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TOP

GIOVANNA BOTTERI

Giovanna Botteri in collegamento dagli Usa per La7

In Italia per dire “aiutiamo il ceto medioservono almeno tre conferenze stampa, quattro task force e una cabina di regia, Giovanna Botteri ha fatto in due righe quello che la politica non riesce a fare in due legislature: dire la verità.

Italia, stipendi più bassi d’Europa. Governo, aiuti la classe media”. Fine. Zero asterischi, nessun rimando a un comma della legge di bilancio, nessuna foto di gruppo. Solo un dato secco e un destinatario preciso.

E da lì, il fuggi fuggi. Le opposizioni si sono fiondate a dire “l’abbiamo sempre detto” (dimenticando che, quando governavano loro, gli stipendi non erano esattamente dorati). La maggioranza, invece, ha messo in moto la macchina delle giustificazioni: taglio dell’Irpef qui, pace fiscale là, contributo delle banche di là, il tutto condito con l’evergreenmancano le coperture”.

La classe media che evapora
(Foto © DepositPhotos.com)

Il problema è che nel frattempo la classe media non manca: evapora. Chi sta sotto i 50mila euro l’anno si consola con 440 euro di taglio fiscale promesso da Forza Italia, che sono giusto il prezzo di una vacanza di tre giorni… a novembre, a Cattolica. Chi sta sopra, fino a 60mila, si vedrà (forse) 1.440 euro in più: abbastanza per cambiare l’auto… a patto che sia una bicicletta.

Giovanna Botteri, con la calma olimpica di chi ha visto scenari ben più drammatici da inviata, ha messo tutti davanti allo specchio. E lo specchio, come sempre, non perdona: l’Italia è un Paese dove si discute per mesi di riforme epocali che finiscono per essere cedolini da qualche centinaio di euro.

Morale: la giornalista ha detto in 15 parole quello che la politica riesce a dire solo con 15 slogan, 15 conferenze e 15 promesse rinviate al prossimo anno. Chapeau. Ma se vogliamo salvare il ceto medio, forse dovremmo iniziare a fare meno complimenti a Botteri… e più bonifici al portafoglio degli italiani.

La frase che vale più di mille manovre.

FLOP

ANTONIO MALLAMO

Antonio Mallamo

Ufficialmente è la fine naturale di un mandato. Politicamente, invece, è la scena finale di un film che in Regione Lazio si proietta da un anno e mezzo: il braccio di ferro tra Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Antonio Mallamo lascia la guida di Astral, la società regionale che muove – in senso letterale – strade e infrastrutture del Lazio. Non perché le cose siano andate male: anzi, c’è chi nel Palazzo lo definisce uno dei presidenti più operativi degli ultimi anni. Ma il suo “difetto” non era nella gestione, bensì nella provenienza: Mallamo è un nome direttamente riconducibile a Claudio Fazzone, coordinatore regionale degli azzurri.

E nella legislatura Rocca, ogni poltrona fa politica. Il mancato rinnovo è il segnale che Fratelli d’Italia ha piazzato un’altra bandierina nel risiko delle partecipate, con ogni probabilità grazie all’ala che fa riferimento all’assessore al Bilancio Giancarlo Righini.

Il club esclusivo
Nazzareno Neri con Maurizio Lupi

La reazione più esplicita è arrivata da “Noi Moderati”, con Nazzareno Neri a fare il doppio gesto: ringraziamenti solenni a Mallamo per lo “straordinario lavoro” e una frecciata affilata alla maggioranza, accusata di essere ormai un club esclusivo dove le decisioni strategiche si prendono in due (e senza troppa voglia di invitare altri a tavola). L’epiteto al successore – “illustre sconosciuto” – è un colpo d’ala da vecchia politica: suona come augurio, ma brucia come un’ustione.

Per Mallamo resta l’amaro di una partita persa non sul campo della gestione aziendale, ma in quello – ben più infido – della geometria politica. Per Forza Italia, invece, è l’ennesima sconfitta tattica contro un alleato che di alleato, a volte, ha solo il nome. E per Fratelli d’Italia un’altra prova che, nella mappa del potere regionale, la partita è ancora aperta… ma il pallone, per ora, lo portano loro.

In fondo, anche le strade dell’Astral insegnano qualcosa: puoi costruirle dritte e asfaltarle bene, ma se la politica decide di deviare il percorso, non ti resta che mettere la freccia e uscire alla prossima.

Fuori strada.

GIGIO DONNARUMMA

Gigio Donnarumma

Puoi essere il portiere campione d’Europa, protagonista di parate che hanno fatto il giro del mondo, ma se il club decide che sei fuori progetto, finisci fuori persino dalla foto di squadra. È il caso di Gigio Donnarumma, che mercoledì a Udine vedrà alzarsi il sipario sulla Supercoppa Uefa… da spettatore. Paradossi crudeli del Calcio.

Non convocato. Nemmeno per la panchina. Il quotidiano L’Equipe lo ha scritto e il Paris Saint Germaine lo ha confermato con un gesto che vale più di cento comunicati: in porta andrà Lucas Chevalier, arrivato a Parigi giusto in tempo per scalzare l’italiano. Contratto in scadenza fra un anno, zero volontà di rinnovo, e il messaggio – anche un po’ brutale – di trovarsi un’altra squadra.

Beffa nella beffa: la partita si gioca in Italia, davanti a un pubblico che avrebbe applaudito Gigio anche solo per il ricordo di Wembley 2021. Invece in campo ci sarà un altro azzurro, Guglielmo Vicario, a difendere la porta del Tottenham. Quasi una staffetta simbolica, con il nuovo che avanza mentre il vecchio – vecchio per modo di dire, a 25 anni – resta ai margini.

Carnevale di tensioni

Il PSG, intanto, vive il suo solito carnevale di tensioni. Hakimi che sogna il Pallone d’Oro, il club che preferirebbe candidare Dembélé, Mbappé che aleggia come un fantasma ingombrante. Otto giocatori nella lista dei 30 per il premio e tra loro anche Donnarumma, che rischia di presentarsi alla cerimonia come “quello che non gioca”.

Luis Enrique minimizza, punta a “migliorare come squadra”, ma la gestione del caso Gigio racconta altro: il PSG è già con lo sguardo al futuro, e in quel futuro l’azzurro sembra non esserci. Per lui è un momento-no che potrebbe trasformarsi in un’occasione: cambiare aria, ritrovare continuità, tornare ad essere il numero uno… in campo, non solo nelle figurine.

Perché se c’è una cosa più difficile che parare un rigore all’ultimo minuto, è restare al top quando il club ha già deciso che la porta, la tua porta, è meglio affidarla a qualcun altro.

Il numero uno… che non c’è.

MAX TAGLIAFERRI

Massimiliano Tagliaferri

Legittimo. E soprattutto coerente. Per certi versi anche comprensibile. Ma la scelta di uscire dalla lista Ottaviani nella quale è stato eletto tre anni fa formalizzata ieri dal presidente del Consiglio Comunale Massimiliano Tagliaferri, lascia qualche perplessità. Non tanto per la decisione politica: legittima, coerente e comprensibile. ma per il ruolo. Perché un Presidente d’Aula è figura di mediazione e conciliazione, che dovrebbe essere capace di mettere in contatto sensibilità tanto distanti da essere opposte. Cosa che in questo caso non è avvenuta

In questo caso, il ponte non è stato costruito. Tagliaferri ha scelto la via dell’uscita, formalizzandola con tanto di protocollo, dopo mesi di tensioni culminate con la giunta che ha approvato il contestato progetto del Bus Rapid Transit ignorando le sue perplessità e quelle di Fratelli d’Italia. Sì, il BRT divide, e sì, la maggioranza Mastrangeli appare sempre più come un mosaico che perde tasselli. Ma se il Presidente del Consiglio comunale decide di abbandonare il gruppo che lo ha portato fin lì, il messaggio che passa è che nemmeno la figura chiamata a garantire l’equilibrio ci crede più. (Leggi qui: Maggioranza in panne sul BRT: FdI spegne i motori, Mastrangeli forza la mano. E leggi anche Mastrangeli all’attacco: “Mi ricandido. E sul BRT non si torna indietro”).

Senza collante
Riccardo Mastrangeli e Max Tagliaferri (Foto © Massimo Scaccia)

Può darsi che dietro ci sia una scelta strategica, forse un futuro in Fratelli d’Italia o nel Gruppo Misto. Può darsi che sia il preludio a una nuova stagione politica. Ma resta il dubbio: se anche il Presidente dell’Aula rinuncia a fare da collante nei momenti più delicati, chi resta a tentare la cucitura? La politica vive anche di rotture, ma il ruolo istituzionale impone un supplemento di pazienza, se non altro per l’immagine che si trasmette ai cittadini.

Tagliaferri, da uomo di esperienza, sa bene che certe decisioni hanno un peso specifico diverso quando vengono prese da chi siede sullo scranno più alto del Consiglio. Stavolta ha scelto di essere protagonista del braccio di ferro, non arbitro. E in una partita già così nervosa, l’arbitro in meno si sentirà.

Senza arbitro.