Top e Flop, i protagonisti di martedì 13 maggio maggio 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 13 maggio 2025

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 13 maggio 2025

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TOP

PAPA LEONE XIV

Papa Leone XIV durante l’incontro con i giornalisti

Una voce che non alza il tono ma cambia il registro. È successo nelle ore scorse, quando Papa Leone XIV ha incontrato i giornalisti e ha parlato – senza retorica e senza giri di parole – del mestiere di comunicare. Di cosa significhi oggi, in un’epoca dove ogni frase è un titolo e ogni titolo una bandiera, parlare davvero al mondo.

«La sfida è uscire dalla Torre di Babele della faziosità», ha detto. E subito si è capito che non era il solito appello generico alla “buona informazione”. C’è dentro, in quelle parole, il riconoscimento di una crisi reale: l’infodemia della polarizzazione, dove più che informare si milita, dove si confonde il volume con la verità e si scambia l’eco della propria parte per la voce della realtà.

Papa Leone XIV ha chiesto invece una “comunicazione che ascolta la voce dei deboli”. Sembra poco, ma è tutto. È rovesciare la gerarchia a cui siamo abituati: non chi urla più forte, ma chi soffre in silenzio. Non chi comanda il dibattito, ma chi spesso ne resta fuori. E allora il giornalismo – quello serio, quello vivo – torna ad avere un senso preciso, e anche una missione: restituire centralità all’umano, non alla propaganda.

La citazione di Francesco

Poi è arrivato il colpo più netto, citando Papa Francesco e la sua lettrera scritta al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana: «Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra». Una frase che dovrebbe campeggiare sopra ogni redazione, sopra ogni bacheca social, sopra ogni algoritmo. Perché se le parole si fanno armi, prima o poi qualcuno ci rimette la pelle. Ma se le parole si fanno ponti, magari ci si salva insieme.

Il Papa non ha chiesto silenzio, né buonismo. Ha chiesto coraggio. Perché oggi serve più coraggio a non urlare che ad alzare la voce. Serve più coraggio a raccontare la complessità che a vendere certezze preconfezionate. E serve lucidità per capire che dietro ogni notizia c’è una persona, una storia, una fragilità.

Ai giornalisti, Leone XIV ha detto: siete in prima linea. E ha ragione. Ma c’è modo e modo di stare in trincea. Si può sparare a raffica, oppure portare soccorso. Il Papa chiede alla categoria – e chiede a tutti, perché comunichiamo tutti, ogni giorno – di scegliere la seconda via. Non è più tempo di muscoli. È tempo di coscienza. L’invito è a disarmare le parole. Ma non per arrenderci: per cominciare, finalmente, a costruire.

Una parola disarmata, finalmente

ANTONIO CARDILLO

Antonio Cardillo tra Alessandro Vincitorio e Vincenzo De Nisi

Non ha fatto proclami, non ha giocato di riflettori. Antonio Cardillo ha preferito arare in silenzio il terreno della politica nel sud della Ciociaria. Non fa rumore ma cambia le cose. Per mesi ha lavorato alla base, tessendo relazioni, riallineando sezioni, costruendo consenso reale nei territori. E ora raccoglie i frutti.

L’elezione nella Consulta Regionale del Lazio dell’Anci (l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) è solo l’ultimo tassello di un percorso che si è fatto sistema. Cardillo – volto sempre più solido della destra amministrativa del basso Lazio – è ormai un punto di riferimento per almeno quindici sezioni tra il Cassinate e la Valle dei Santi, cuore pulsante e spesso trascurato della provincia.

Squadra, metodo, risultati
Cosma Marino, Alberto Borrea e Vincenzo De Nisi

Dietro non c’è solo un nome, ma una strategia. Il Congresso di Cassino ne è stato la prova più concreta: Vincenzo De Nisi, espressione diretta del lavoro di Cardillo, oggi siede nel triumvirato che guida Fratelli d’Italia in città. Non è un caso. È metodo.

E ora si sale di livello. Con l’ingresso in Anci Lazio, Cardillo porta a Roma un pezzo di provincia spesso dimenticata, ma politicamente viva. «I piccoli comuni sono l’anima autentica del Lazio», ha detto. Frase da comunicato? Forse. Ma detta da chi ci cammina ogni giorno, su quelle strade, suona più concreta che retorica.

A rafforzare il messaggio, l’elezione di un altro tassello della sua rete: Alessandro Vincitorio, giovane consigliere di Piedimonte San Germano, entrato nella consulta Anci Lazio Giovani. Altro segnale. Altro frutto.

Oltre le bandiere: l’intelligenza del territorio
Antonio Cardillo

La storia politica di Antonio Cardillo ricorda che la costruzione vera si fa sul medio-lungo periodo. Non basta un post, serve la presenza. E non basta una candidatura, serve una squadra. Che oggi prende sempre più forma, inizia a funzionare, ed a portare risultati misurabili. Nel Partito e nelle istituzioni.

Lontano dalle luci della ribalta ma che ha capito che il consenso si costruisce dal basso e in profondità. Quella profondità fatta di chilometri percorsi, telefoni roventi, mediazioni silenziose e assemblee senza fotografi. È lì che si prepara il passo successivo. E a giudicare dalla traiettoria, il prossimo passo non tarderà ad arrivare.

L’aratro silenzioso dei Fratelli.

DANIELE PILI

Daniele Pili

Una volta si diceva “fuggi dalla terra”. Oggi, chi ha una visione più lunga, cerca di tornare alla terra. Perché il lavoro agricolo, troppo a lungo bollato come faticoso e marginale, è diventato la chiave di volta per risolvere alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo: sovranità alimentare, qualità del cibo, sostenibilità economica e ambientale. E in prima linea in questa battaglia c’è Coldiretti, che da tempo non si limita più a difendere i diritti degli agricoltori, ma lavora per cambiare la percezione stessa del settore.

In questo contesto, l’azione di Coldiretti Latina – guidata dal presidente Daniele Pili – è diventata un modello. Non è un caso che proprio in questi giorni, da venerdì a domenica, Piazza del Popolo si trasformi in un Villaggio dell’agricoltura: uno spazio fisico ma soprattutto culturale, dove l’agroalimentare si intreccia con la didattica, la tecnologia, il benessere e l’identità.

Dal campo alla città, con orgoglio

Il Villaggio Coldiretti Latina è la risposta concreta a una crisi strutturale: quella di un’Italia che lascia incolti i suoi campi e intanto importa alimenti spesso di scarsa qualità. “Non ci ho pensato un attimo – ha detto la sindaca Matilde Celentano nel concedere il patrocinio del Comune – il Villaggio è un’occasione straordinaria per avvicinare cittadini e produttori, città e campagna, tradizione e innovazione”.

Questa manifestazione non è solo una vetrina: è un laboratorio a cielo aperto che ospiterà 4.000 studenti, spazi per giovani e donne imprenditrici, show cooking, conferenze, e anche un’area dedicata ai bambini. Perché – come ricorda il presidente Pili – “il cibo è cultura, salute e identità, e Latina ha ancora tanto da raccontare”.

Agricoltura: non più un mestiere ma un futuro

Con l’istituzione del Ministero della Sovranità Alimentare, il Governo ha ammesso che il tema è strategico. Ma serve molto di più che un dicastero: serve una rivoluzione culturale. Ed è proprio questo il lavoro che Coldiretti sta facendo a Latina, passo dopo passo. L’agricoltura non è più solo fatica e sole in faccia: è ricerca, è tecnologia, è digitale. È un settore dove l’Italia eccelle, e che può offrire opportunità reali, anche e soprattutto ai giovani.

Vogliamo restituire dignità al lavoro agricolo”, ha spiegato Pili. E lo stanno facendo sul serio. Perché oggi scegliere un prodotto a km zero, sostenere la filiera corta, visitare una fattoria didattica o ascoltare uno chef che prepara il Latina Sandwich non è solo un gesto gastronomico. È un atto politico. È un modo per dire: vogliamo sapere cosa mangiamo, da dove viene, e vogliamo che chi lo produce possa vivere e lavorare con dignità.

Il Villaggio Coldiretti non è solo un evento. È una visione. E come ogni visione, ha bisogno di chi ci crede. A Latina, Daniele Pili e la sua squadra stanno dimostrando che si può – e si deve – costruire un’agricoltura moderna, attrattiva e centrale per lo sviluppo. Perché la terra, se curata, non è mai solo passato. È futuro. E oggi più che mai, abbiamo bisogno di tornare a coltivarlo.

Innovazione e orgoglio nazionale

FLOP

ALESSANDRO GIULI

Alessandro Giuli (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Un po’ gliele ha cantate Massimo Cacciari, ma il senso è un altro. Il senso è che non serviva la reprimenda del filosofo prog per far capire ad Alessandro Giuli che il suo braccio di ferro piccato contro la sua concezione di “cultura” è una sorta di rivalsa contro chi lo aveva chiamato in causa.

Questo perché un ministro quello fa: si becca i cazziatoni ed il malmosto delle categorie che stanno sotto il suo ombrello istituzionale e, invece di salire sul ring de “ho ragione io”, magari fa qualcosa per ovviare al problema.

Partiamo da Cacciari, che come silloge vivente dello stato dell’arte ha sempre funzionato benissimo perché a dire proprio non le manda.

Le “battute da comico”
Massimo Cacciari (Foto: Paolo Lo Debole / Imagoeconomica)

“Giuli (fa) battute da comico. Il complesso di inferiorità lo danneggia. Sono gli altri a etichettarti ma il lavoro intellettuale non può essere di destra o di sinistra, ha solo il dovere di dire la realtà”.

Il riferimento era al duello verbale ingaggiato dal ministro della Cultura con l’attore Elio Germano e che è proseguito in queste ultime 12 ore. Quest’ultimo si era sfogato nel corso della serata dei David di Donatello sulle condizioni generali della categoria e Giuli aveva replicato.

Lo aveva fatto “giocando in casa”, cioè a chiosa del convegno “Spazio cultura. Valorizzare il passato, immaginare il futuro” – promosso dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia al Teatro Niccolini di Firenze.

Solita solfa

La solfa? La solita: la cultura era di sinistra e noi adesso a quella cultura là le facciamo vedere i sorci verdi. “C’è una minoranza rumorosa che si impadronisce perfino del più alto luogo delle istituzioni italiane a cui deve avere sempre il massimo rispetto, cioè il Quirinale, per cianciare in solitudine”. E ancora: “Ci hanno descritto come i nemici giurati del cinema, ma la riforma del tax credit, che come tutte le riforme è perfettibile, non è che l’abbiamo voluta noi perché ci siamo ‘incapricciati’ del fatto che i soliti noti vivessero di rendita.

Poi lo scaricabarile: “È il risultato di una denuncia da parte dei piccoli e medi, ma anche grandi protagonisti che hanno detto ‘basta con le rendite e il privilegio’.

Insomma, come hanno riportato i media nella ultime 24 ore, per Giuli la realtà “è più forte di ogni maldicenza: i dati 2024 ci dicono che i visitatori musei e parchi archeologici statali italiani sono stati 60,8 milioni, il 5,4% in più rispetto al 2023.

I dati però sono fallati ed incompleti, e al di là del merito Giuli è un ministro. Uno cioè che dovrebbe agire, non impantanarsi in diatribe dialettiche.

Permaloso.