Top e Flop, i protagonisti di martedì 15 settembre 2026

Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 15 settembre 2026.

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Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 15 settembre 2026.

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TOP

VINCENZO IACOVISSI

Il vice Segretario nazionale Vincenzo Iacovissi

Mentre il centrodestra litiga su poltrone e presidenze, e il Pd cerca ancora un metodo per trovare un metodo, il Partito Socialista Italiano ha fatto una cosa che a Frosinone suona quasi eversiva: ha mantenuto la parola data. Da ieri i manifesti tappezzano la città, Vincenzo Iacovissi candidato sindaco, coalizione con Frosinone Aperta, Area Vasta, Provincia in Comune. Nessuna sorpresa: lo aveva annunciato un anno fa, e un anno dopo lo ha fatto.

Nelle percentuali nazionali il Psi è una forza minuscola. Ma la coerenza, in politica, si misura in altre unità. Iacovissi era già stato candidato e in una tornata precedente aveva fatto un passo indietro per lasciare spazio a un centrosinistra unito costruito attorno al Pd: un sacrificio tattico che si concluse con una sconfitta clamorosa. Oggi quel candidato torna in campo, non per rivalsa, ma perché la lezione è stata imparata: le larghe intese si costruiscono prima del voto, non promettendole all’infinito mentre la campagna elettorale scorre.

La frase che Schietroma non ha mai dimenticato
Francesco De Angelis

Il presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis continua a invocare un dialogo con tutte le forze di centrosinistra. Il Psi non chiude la porta, ma nemmeno si siede ad aspettare che il fratello maggiore trovi il tempo di bussare. Come Stalin diceva ai suoi soldati lanciati verso Berlino — indietro non si torna, indietro non c’è terra — a Frosinone i manifesti sono già affissi e non si staccano per un’intervista sulla Stampa locale all’ultimo minuto.

C’è un’eco ancora più profonda in questa vicenda, pronunciata cinque anni fa dal leader socialista Gianfranco Schietroma, quando il Pd che governava la Regione Lazio nemmeno lo ricevette e poi arrivò il momento di fare le coalizioni insieme: «Dieci anni di silenzio non si recuperano con dieci giorni di incontri». Oggi quella frase torna attuale e il Psi ha scelto di non aspettare l’ennesimo incontro tardivo per dimostrarlo.

Voltiamo pagina, senza chiedere permesso.

DANIEL MALDINI

Daniel Maldini (Foto: Cristiano Barni © DepositPhotos.com)

La presunzione di innocenza? Le Carte su ogni possibile aspetto etico dell’informazione? Ma mi faccia il piacere! avrebbe detto Totò. Chiedetelo a Daniel Maldini, 24 anni, calciatore del Cagliari: non ha rispettato una precedenza alle cinque del mattino, dopo essere andato a festeggiare (con regolare permesso della squadra) due gol in quattro partite, l’ultimo decisivo a Bergamo.

Ne deriva un incidente banale, di quelli che possono capitare: soprattutto a vent’anni e se hai una birra di troppo in corpo. È bastato però un pre-test, non confermato dagli esami tossicologici, perché alcune testate nazionali scrivessero nero su bianco: positivo agli stupefacenti. Una balla colossale.

Tra un pre-test e un esame tossicologico confermato passa la stessa distanza che separa un sospetto da una prova. Il Cagliari lo ha chiarito con un comunicato asciutto: tutti i controlli hanno dato esito negativo, il calciatore è negativo a qualsiasi tipo di stupefacente. E lui ha pubblicato le analisi. Ma il titolo, quello vero, era già uscito ore prima, mentre chi lo scriveva sapeva perfettamente di avere in mano nulla di definitivo.

Il danno che nessuna rettifica cancella
(Foto © Ansa)

È la stessa dinamica già vista con Sinner e il Clostebol: la notizia grave viaggia veloce e occupa la Prima Pagina, la smentita arriva in sordina incuranti del fatto che così nessuno la legga con la stessa attenzione. Nel frattempo, al danno si è aggiunto il contorno: il ritrattino del «talento in cerca di casa», la carriera passata al setaccio come prova indiziaria di un fallimento. A 24 anni, con due gol nelle ultime gare.

Chi restituisce a un ragazzo la reputazione bruciata da un titolo costruito su un pre-test? Nessuno, ovviamente. Resta solo la domanda scomoda che il giornalismo italiano continua a rimandare: se il sospetto vale già da condanna, a cosa serve ancora aspettare i fatti?

Crocefisso a mezzo stampa.

FLOP

ANGELO PIZZUTELLI

di GIANNI LANZI
Angelo Pizzutelli

Helmuth Karl Bernhard von Moltke era un uomo tutto d’un pezzo: militare tedesco morto alla veneranda età di 91 anni, si racconta durante una visita a Berlino. Per un militare di quell’epoca, fu già un successo aver schivato bombe, mine, proiettili, fuoco nemico e pure amico. Era soprannominato l’Uomo d’Oro, mai si era alzata una voce a lui contraria da nessuna latitudine. Capo di Stato Maggiore dell’esercito prussiano, fu noto anche per la famosa frase “marciare divisi per colpire uniti” che divenne strategia militare.

A proposito di strategie: nel PD di Frosinone, che nei giorni scorsi attraverso un comunicato apparso sui social chiedeva ai cittadini di portarlo a conoscenza delle criticità nella Città, c’è già chi si smarca e viaggia per conto suo. Strano che a farlo sia il candidato a sindaco in vista delle elezioni amministrative 2027-2032, il dottor Angelo Pizzutelli, il più votato da sempre: Lui è un po’ come la Scavolini, “la più amata dagli italiani” nel famoso spot di Lorella Cuccarini di una quarantina di anni fa.

Angelo Pizzutelli (che in verità non ha mai alzato la mano in cenno di assenso ai diversi e numerosi endorsement a suo favore per il ruolo di candidato a Primo Cittadino di Frosinone) si è smarcato dal Comunicato del Circolo Cittadino.

Il Centro d’Ascolto per i cittadini, con i quali dialogare e sentire cosa vogliono sia messo nel programma elettorale, lo vuole personalizzato e così lo ha voluto pubblicizzare sui social. Nelle stesse ore il vicesegretario nazionale del Partito Socialista Vincenzo Iacovissi manda in stampa i manifesti con il suo nome e quello dei 5 simboli delle liste che lo sosterranno nella corsa per diventare sindaco. Senza appoggio del Pd, al quale ha lasciato la porta aperta se vuole aggregarsi ma non ha voluto intavolare alcuna trattativa.

Lui come Helmuth Karl Bernhard von Moltke? Marciare apparentemente diviso dal Pd per colpire insieme il candidato (o i candidati?) del centrodestra? Ai posteri l’ardua sentenza. Ma di certo l’ha presa parecchio alla lontana… La marcia è lunga, il percorso è ricco di ostacoli e trappole. Fuoco nemico ma anche amico…

Abbracci mortali? No, grazie.

BEPPE GRILLO

Giuseppe Conte e Beppe Grillo (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Movimento zero stelle, scrive sullo stato WhatsApp Beppe Grillo, lasciando intendere che potrebbe creare un nuovo movimento politico ispirato agli stessi valori dei Vaffa Day. Una nuova formazione con la quale svuotare il più possibile di voti il suo Movimento 5 Stelle che lo ha ripudiato.

 Beppe Grillo non contesta al Movimento 5 Stelle un errore di rotta, contesta l’esistenza stessa della creatura che ha generato: come se il problema non fosse una correzione di tiro ma la cancellazione totale. Ed è qui che il ragionamento si biforca, senza vie d’uscita comode per il fondatore.

O Grillo ha fallito nel 2009, incapace di trasmettere valori solidi a un movimento che si è ritrovato — parole sue — un «sentimento popolare» tradito da chi avrebbe dovuto rappresentarlo: in quel caso l’errore è strutturale, e risale a lui. Oppure il fallimento è di oggi, ed è quello di chi, estromesso dal comando, ricorre alla minaccia più elementare: se non gioco io, buco il pallone. Non esiste una terza lettura che salvi entrambe le versioni.

La causa, il podcast, la tempistica
Manifestazione del M5S contro i Vitalizi (Foto Alvaro Padilla © Imagoeconomica)

Il resto è cronaca di un divorzio che si consuma su più tavoli contemporaneamente: la causa legale per il simbolo, difficilmente risolvibile prima delle elezioni del 2027; il duello a distanza di luglio, con Conte che ribatte ricordando le giravolte passate del fondatore su Draghi. E ora l’appuntamento del 21 settembre da Fedez, calendarizzato apposta un giorno dopo la chiusura di Nova, la consultazione con cui il Movimento prova a scrivere il proprio programma. Non è casualità: è scelta di tempismo, costruita per massimizzare il danno.

Conte, dal canto suo, liquida tutto con tre parole: «Vada dove vuole». Una risposta che certifica quanto la rottura sia ormai irreversibile. E quanto, alla fine, l’unico vero perdente di questa guerra tra ex soci resti il marchio stesso, sempre più logoro sotto i colpi di chi lo ha creato e di chi lo gestisce.

E io vi buco il MoVimento.