Top e Flop, i protagonisti di martedì 18 giugno 2024

Top & Flop. I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 18 giugno 2024.

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 18 giugno 2024

TOP

NICOLA GRATTERI

Nicola Gratteri (Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

Veroli ed i libri stanno bene assieme, tanto bene che da 10 anni vanno a crasi. Una crasi che quest’anno si è sostanziata in VeroLibri, evento dietro il quale c’è la straordinaria vivacità culturale della libreria frusinate Ubik, i cui titolari sono fieramente ernici.

Tutto questo per dire che Veroli ed i verolani tutto sono meno che a digiuno di cultura e rappresentanti di calibro di quella galassia. Eppure a Nicola Gratteri non si è mai preparati abbastanza. Il neo Procuratore di Napoli è giunto in una Piazza Santa Salome gremita assieme allo storico delle mafie Antonio Nicaso.

Ad attenderlo un neo sindaco Germano Caperna legittimamente fiero. Intervistati da Laura Collinoli i due hanno parlato dell’ultima fatica letteraria scritta a quattro mani: Il Grifone. Già, ma perché il Grifone? Perché è creatura chimerica di natura ambivalente, come la ndrangheta che Gratteri combatte da 30 anni. E della quale ha raccontato talmente bene e con tale, pacata autorevolezza le dinamiche da rapire ogni singolo bastante giunto a Veroli.

Due facce, una mafia sola

Germano Caperna

Gratteri lo ha fatto partendo esattamente da quell’endiade rappresentata dal titolo del libro: quella di una ndrangheta antica come i suoi riti e moderna come i suoi appetiti 3.0. Di una mala che produce pochissimi pentiti perché il suo vincolo familiare decuplica l’onore.

E di locali che fanno affari per decine di milioni di euro col narcotraffico perché hanno imprinting medievale ma approccio hi-tech, con il dark web che è prateria per affari e legami. Una ndrangheta talmente affidabile da ottenere prezzi più vantaggiosi delle altre mafie e perfino rimborsi dai narcos se le polizie sequestrano carichi.

Ma il Gratteri che ha ammaliato di più è stato quello umano. Il requirente sorvegliato a vista che non ha il problema della solitudine, semmai quello contrario. L’uomo d’orto che rimpiange di non poter più piantare zucchine nei ritagli di una mission istituzionale tanto alta quanto ancor più bella se contrappuntata dall’umiltà terrigena di animi sinceri.

E quella frase quasi finale che di Gratteri ha detto tutto più di cento libri. “Ci sono posti a sedere liberi in prima fila. Sedetevi, chi ha meno potere stia in prima fila“.

Sulle ali del Grifone.

MARCELLO VIOLA

Marcello Viola (Foto: Clemente Marmorino © Imagoeconomica)

Non dovrebbe essere abitudine consolidata quella di lodare l’esercizio dell’azione penale in sé. Non dovrebbe esserlo perché anche un cronista alle prime armi dovrebbe sapere che l’azione penale è una delle tre direttrici di un procedimento giudiziario. Le altre due sono la difesa e la valutazione di un giudice terzo su tre dibattimenti.

Insomma, specie di questi tempi, con la riforma Nordio che preme e con la politica polarizzata più che mai sul tema, serve cautela. Una cautela da cui però è possibile derogare se si tiene conto del fatto che il Procuratore Capo di Milano Marcello Viola la sua linea l’ha portata a meta procedurale. Quindi lui rappresenta la parte che ha “vinto”, vinto contro Netflix.

Maxi sanzione da 56 milioni

Cosa ha fatto, concettualmente ed in punto di diritto, il colosso della pay-tv? Tutto è partito da una verifica fiscale della Guardia di Finanza di Milano. Le Fiamme Gialle con mansioni di Polizia Giudiziaria erano arrivate a contestare a Netflix (filiale europea, società di diritto olandese) il “delitto di omessa dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA”. Messa meglio, Netflix doveva pagare ed ha pagato 56 milioni di euro “riferiti ai tributi evasi nel periodo 2015-2019”.

Quattro anni fiscali nei quali non sarebbero stati versati soldi secondo uno schema riassunto così. Netflix avrebbe “realizzato in Italia una stabile organizzazione priva di personale e avente natura puramente tecnologica, tipica della digital economy”. Questo senza “curare alcun adempimento fiscale”.

E Viola, che ha avallato l’esercizio dell’azione penale dopo aver vinto un ricorso firmato dall’aggiunto Romanelli che ne metteva in discussione la funzione, ha vinto due volte. Come requirente capo confermato e come requirente capo in purezza.

In azione. Penale.

ENZO SALERA

Enzo Salera

Coerente. E fedele alla parola data. A costo di passare sopra alle amicizie più sincere e doversi lasciare alle spalle i collaboratori più validi. Ma la parola è parola e dalla sua capacità di mantenervi fede si vede lo spessore di un leader. Esattamente come sta facendo il sindaco di Cassino Enzo Salera, rieletto con un risultato strepitoso e mai toccato finora da nessuno al Primo turno.

Non c’è cesarismo, non c’è renzismo nella linea della coerenza che ha deciso di sostenere, nella formazione della sua nuova giunta. C’è invece coerenza. Tanta. E lealtà alla parola data. Agli amici, ai collaboratori, i candidati. Era stato chiaro prima delle elezioni: niente assessorati a chi non si candida. Ed a scegliere di non candidarsi sono stati anche due pilastri della scorsa amministrazione: il vicesindaco Francesco Carlino ed il guru della comunicazione Danilo Grossi.

Nelle prossime ore la nuova Giunta verrà varata. Ed i loro nomi non ci saranno. Nonostante una parte non secondaria dei risultati ottenuti durante gli ultimi cinque anni possa essere ricondotta a loro. Ma la parola è parola. E se qualcuno credeva che potessero esserci eccezioni sta scoprendo che non ci sono licenze, non si fanno concessioni.

Una scelta dolorosa, quella di estromettere Danilo Grossi e Francesco Carlino dai futuri assetti. Ma di coerenza con il resto del gruppo. E questo è fondamentale per la coesione. Quella che più di ogni altra cosa ha contribuito a raggiungere lo stratosferico 60% di consenso al primo turno nelle elezioni della scorsa settimana. Enzo Salera lo ha ben chiaro ed intende tenere la barra lungo quella rotta. Costi quello che costi.

Questione di coerenza.

FLOP

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

Francesco Lollobrigida (Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

Non è solo un problema di gaffes a raffica come se Francesco Lollobrigida fosse un mitragliatrice Gatling, è un problema di contraddizioni. Contraddizioni tra le quali spicca quella suprema di un Governo che aveva bocciato l’assistenzialismo statale e decapitato il Reddito di Cittadinanza del M5s. Sul caso di specie possono essere fatti dei distinguo pelosi, è vero, ma il sugo resta.

Ed il sugo è quello per cui l’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha fatto della lotta all’assistenzialismo gratuito un claim fortissimo in favore dell’incentivazione delle precondizioni. Attenzione: lo ha fatto con tanta e tale di quella convinta foga che vedere poi la sua ultima iniziativa di spendita sociale in purezza appaltata dal ministero di Lollobrigida un po’ stride, per forma e per sostanza.

“Dedicata a te”: come la canzone

Da poche ore è giuridicamente operativo l’effetto di un decreto per far partire la nuova social card “Dedicata a te” – quasi come la canzone dei Matia Bazar – per il 2024. La natura economica è nota: “L’importo salirà a 500 euro dagli originari 460”. Capito? Ben 40 euro in più! Roba da entrare nel board di Gucci, insomma. La carta “sarà dedicata all’acquisto di beni alimentari di prima necessità, di carburante e di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale”.

Francesco Lollobrigida (Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

E per averla? Solita faccenda ipocrita con l’Isee a fare da setaccio, quindi un poveraccio che non abbia un euro in tasca ma che abbia la sventura di abitare con i genitori non avrà alcun diritto. L’Isee dovrà essere inferiore ai 15mila euro ed il fruitore non dovrà “ricevere altri aiuti dallo Stato, che si tratti di Assegno di inclusione, Naspi, cassa integrazione, alcuna forma di integrazione salariale o misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà”.

E Lollobrigida? Ecco, il decreto è stato varato dai ministeri dell’Agricoltura, delle Imprese, del Lavoro e dell’Economia. Ed il ministro per gli strafalcioni lessicali e concettuali si è peritato di farsi fotografare in posa “bulla” con la card in mano. Quasi fosse un messia di aiuto ai bisognosi, mentre era sempre stato fiero di connotarsi come un “Lone Ranger” della meritocrazia attiva.

Cose che accadono quando devi seguire la rotta lisciona della “capa” invece che tener fede alla tua. E quando hai collezionato già tante di quelle figure che ti resta solo la consolazione della pubblicistica politica. La stessa che criticavi quando affondare il Movimento Cinquestelle e togliergli humus consensuale da sotto i piedi era la sola priorità.

L’utilità di uno spot.