Top e Flop, i protagonisti di martedì 19 maggio 2026

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 19 maggio 2026.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 19 maggio 2026.

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MAURIZIO CIANFROCCA

Non ha atteso che lo accompagnassero alla porta. Con la stessa dignità con cui l’aveva attraversata in entrata, Maurizio Cianfrocca ieri l’ha percorsa in direzione opposta. In entrambi i casi, dando una lezione al mondo politico ed alla città di Alatri.

La storia dei suoi cinque anni ad Alatri è la storia di una salita al Golgota, quella di un civico prestato alla politica e ritrovatosi immerso in un mondo che nulla ha da spartire con il suo. Ha cercato di governare con spirito di servizio in mezzo ad una coalizione che non l’ha mai davvero abbracciato. 

Fratelli d’Italia che non si presentava ai comizi di chiusura. La Lega con le sue guerre intestine. Le civiche che si sganciano. Gli assessori che non partecipano più alle riunioni. I candidati traditi, i consiglieri che cambiano casacca, i silenzi più eloquenti delle dichiarazioni. Un mandato costruito su sabbie mobili, tenuto in piedi con la tenacia di chi crede che il bene comune valga più degli equilibri di Partito.

Motivi di salute

Poi è arrivata la salute — quella questione personale affrontata in silenzio, senza speculazioni, senza drammi — e con lei la riflessione che certi momenti portano inevitabilmente con sé. E il dato politico, freddo e incontrovertibile: i tre Partiti della sua coalizione non lo avrebbero ricandidato. Nessuno aveva il coraggio di dirlo ad alta voce. Lui ha detto ad alta voce altro: togliendo le castagne dal fuoco a tutti ha compiuto l’unico gesto autenticamente libero di questa legislatura.

Ha aspettato il bilancio in attivo. Il primo dopo oltre un decennio. Il segno tangibile che qualcosa è cambiato, che Alatri può guardare al 2027 con numeri diversi, con risorse sbloccate, con una città rinnovata da consegnare a chi verrà.

«Chi semina, lo fa pur sapendo che qualcun altro possa raccogliere i frutti»: non è retorica. È la descrizione più onesta di cosa significa governare senza secondi fini.

Ed ora scannatevi pure.

SANDRO SALERA

L’avvocato Sandro Salera

Nella Marina borbonica esisteva un ordine da attuare in caso di preponderanti forze nemiche all’orizzonte: «facite ammuina». Significava fate confusione, muovetevi freneticamente ma senza produrre niente di utile. Era un modo per simulare attività frenetica come se l’equipaggio fosse costituito almeno dal doppio degli effettivi. La normativa ambientale italiana fa venire in mente quella scena ogni volta che un tribunale arriva a dire che l’imputato non ha commesso alcun reato. Soprattutto quando l’assoluzione arriva per casi che hanno suscitato scalpore e generato allarme nella popolazione.

Ieri è toccato ai direttori tecnici della SAF di Colfelice e di Ecoambiente Srl — accusati di aver gestito una discarica non autorizzata perché un campionamento di ARPA Lazio su un carico di rifiuti aveva rilevato valori di zinco superiori alla soglia consentita. L’accusa era seria: il rifiuto avrebbe dovuto essere classificato come pericoloso, lo smaltimento era quindi irregolare, i responsabili avevano violato consapevolmente la legge.

Peccato che, come ha dimostrato la difesa degli avvocati Sandro Salera e Paolo Marandola, le procedure di campionamento e di analisi di ARPA non fossero attendibili. Le controanalisi commissionate dalla SAF — incluso il laboratorio dell’Università di Tor Vegata — avevano sempre rilevato valori nella norma. Il Tribunale ha assolto: il fatto non sussiste.

La toga ed il rifiuto
(Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica)

Lo studio ammazzainchieste in questo settore è quello dell’avvocato Sandro Salera. Ha accumulato una lunga esperienza in materia perché ha cominciato ad occuparsi di Ambente da quando in Italia ha preso piede quella relativa normativa. E non per spirito antiecologico. Ma perché venne scelto, ancora giovanissimo, dallo storico presidente della Società pubblica Saf Cesare Fardelli come difensore: lo volle perché occorreva un esperto in procedura che avesse un’apertura mentale in grado di assimilare i principi della normativa Ambientale e tracciare il perimetro della legalità nella quale Fardelli voleva che Saf rimanesse. Non voleva solo un difensore. Ma un giurista.

Il quadro che emerge da anni di sentenze ottenute da Sandro Salera in provincia di Frosinone e nel Lazio è sempre lo stesso: un’imprenditore o un dirigente pubblico che ha rispettato le procedure, ha fatto le analisi di caratterizzazione, ha compilato i formulari, ha seguito le autorizzazioni e si ritrova ugualmente sotto processo perché la normativa che doveva seguire è un labirinto di direttive europee, decreti legislativi, regolamenti regionali e circolari ministeriali che si contraddicono tra loro.

Come ha spiegato lo stesso avvocato Salera in un’intervista apparsa su queste pagine lo scorso novembre: «il Diritto Ambientale è un mosaico di fonti. Spesso si contraddicono e il rischio è che l’imprenditore si trovi a rispondere penalmente per un’interpretazione diversa tra Enti».

Il risultato è paradossale: una normativa scritta in modo tale da rendere teoricamente indagabile chiunque e praticamente assolvibile chiunque. Si indaga tutto, si processa tutto, e alla fine — anni dopo, con i danni di immagine e i costi legali già fatti — il tribunale deve riconoscere che il fatto non sussiste. Non è giustizia ambientale. È facite ammuina — con le conseguenze reali che ricadono su chi lavora, su chi gestisce, su chi ha bisogno di regole chiare per poterle rispettare.

Salera e il suo studio continuano a vincere perché conoscono il labirinto meglio di chiunque. Ma la soluzione non è avere avvocati bravi è avere leggi più chiare. Finché non ci saranno, i tribunali continueranno ad assolvere. E il problema resterà esattamente dov’è.

Facite sentenza.

FLOP

IL CENTRODESTRA DI ALATRI

Antonello Iannarilli

Togliersi le castagne dal fuoco ha un costo. Il centrodestra di Alatri lo sta scoprendo adesso, nell’ora in cui Cianfrocca ha fatto la mossa che nessuno di loro aveva il coraggio di fare ed ha lasciato la coalizione con un problema che non sa come risolvere: trovare un candidato sindaco che tenga insieme ciò che non è mai stato davvero insieme.

Il paradosso è tutto qui. Per cinque anni i Partiti della coalizione — Fratelli d’ItaliaLegaForza Italia — hanno convissuto con un sindaco civico che non amavano abbastanza ma che serviva a tutti come punto di sintesi e di equilibrio. Cianfrocca era il tappo che teneva chiusa la bottiglia. Adesso il tappo non c’è più. E chiunque provi a mettersi al suo posto scoprirà che gli altri tre quarti della coalizione hanno già un motivo per non volerlo.

Problemi di abbondanza
Umberto Santoro

Addesse vuole correre ma è il candidato della frattura con Cianfrocca, non dell’unità. Iannarilli non ha dimenticato niente, né il comizio di chiusura del 2021, né i voti delle regionali del 2023. La Lega ha le sue ambizioni e i suoi conti aperti. Le civiche guardano e aspettano. Ognuno ha una ragione per dire sì a se stesso e no agli altri. È la geometria perfetta del centrodestra che si autodistrugge nell’abbondanza di candidature. Già visto nei Comuni della provincia di Latina.

Nel frattempo, dall’altra parte, il centrosinistra e le forze civiche di opposizione stanno cercando le parole giuste per un biglietto di ringraziamenti che nessun avversario potrebbe mai scrivere apertamente. Non serve — i fatti parlano da soli.

La porta di Alatri è spalancata. Resta da vedere chi avrà il coraggio e l’intelligenza di attraversarla per primo.

Via libera, traguardo ignoto.

ANDREA QUERQUI

L’ippocastano caduto a Ceccano

C’è una perizia sull’albero caduto la settimana scorsa a Castel Sindici. È del 22 aprile 2025. Da allora giace nei cassetti del Delegato all’Ambiente: da oltre un anno. L’albero, nel frattempo, è caduto. Ha distrutto un cancello, danneggiato auto parcheggiate, colpito una colonna. Per fortuna non ha colpito nessuno.

Il sindaco di Ceccano Andrea Querqui è un amministratore capace, il cui impegno viene riconosciuto anche tra i suoi avversari. Non a caso, pochi giorni fa la sua amministrazione ha raggiunto l’unanimità in Consiglio comunale sulla questione Fiume Sacco, segno di un metodo condiviso e di una credibilità costruita nel tempo. Ma quella unanimità, e quella credibilità, rischiano di sbiadire se il problema che emerge dall’ippocastano di Castel Sindici non viene affrontato con la stessa chiarezza.

Il problema non è l’albero. Il problema è che la perizia esisteva, il rischio era noto, e nessuno ha agito. Per un anno intero.

Non è tempo di uomini soli al comando
Andrea Querqui

Un sindaco non può fare tutto da solo. Non può seguire ogni pratica, ogni perizia, ogni segnalazione che arriva dagli uffici tecnici. Non è fisicamente possibile e non sarebbe nemmeno corretto, perché governare significa anche saper delegare. Ma delegare ha un costo: quello di pretendere che chi riceve la delega la eserciti davvero. Che non lasci le perizie nei cassetti. Che quando un tecnico segnala una criticità, qualcuno risponda.

Querqui ha ordinato la chiusura del parco e avviato le verifiche: nel momento giusto, con la decisione giusta. Ma quella decisione sarebbe arrivata un anno prima se la filiera della delega avesse funzionato come deve. Il 22 aprile 2025 era già scritto che quell’albero era pericoloso. Bastava leggerlo.

Le macchie sulle amministrazioni non cadono solo per i grandi scandali. Cadono anche per i cassetti che nessuno apre.

Non crollano solo gli alberi.