Top e Flop, i protagonisti di martedì 20 giugno 2023

Top & Flop. I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 20 giugno 2023

Top & Flop. I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 20 giugno 2023

TOP

STEFANO BESSEGHINI

Stefano Besseghini (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Per il settennato 2018-2025 il presidente è lui e, diciamocelo forte, a Stefano Besseghini non poteva capitare settennato peggiore alla guida di Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti ed Ambiente. Covid, mercato ondivago in punto di finanza bucaniera, guerra della Russia all’Ucraina, crisi energetica e caro bollette gli erano già arrivate addosso come una slavina concentrata.

Poi c’è stato il disastro alluvionale in Emilia-Romagna. E non solo ed Arera aveva dovuto mettere la spunta veloce all’indice delle priorità. In particolare per la tragedia romagnola bisognava fare qualcosa, farla subito e sull’onda dei deliberati di rango del governo. Ma alla fine è Arera che “mette a terra” quella politica emergenziale. E per farlo ha bisogno di deliberati netti.

Quello sul disastro del maltempo ha il tono ancora incompiuto delle cose da fare fino alla fine e meglio. Ma rappresenta già scalino solido. In esso si stabilisce che “il periodo di sospensione dei termini di pagamento di bollette e avvisi di pagamento di luce, gas, acqua e rifiuti per le popolazioni alluvionate sarà di 4 mesi a partire dal primo maggio 2023”.

La nota di Arera spiega anche che in agenda c’è una sospensione che “riguarda tutte le utenze e le forniture dei comuni come individuati dallo stesso decreto, cioè che si trovano in parte del territorio dell’Emilia-Romagna (province di Reggio-Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini), in alcuni comuni della Provincia di Pesaro e Urbino e in alcuni comuni della Città metropolitana di Firenze”. E per il futuro in un Paese dove gli effetti dei disastri sono difficilmente assoggettabili ad un timing netto “di sollievo”?

In quel caso Arera rinvia ad un “eventuale successivo provvedimento l’ulteriore estensione della sospensione, per assicurare che la popolazione più duramente colpita sia effettivamente ed adeguatamente tutelata, anche successivamente al periodo di quattro mesi”.

Gli importi saranno rateizzati su un periodo minimo di 12 mesi, senza applicazione di interessi. Il primo passo è fatto, ora Besseghini punti al secondo ed ove servisse ad un terzo. E si potrà mettere a sistema una cosa che rischia l’estemporaneità delle misure-spot.

Chi ben comincia…

LUCA FANTINI

Luca Fantini

Dietro al risultato di un Congresso c’è il lavoro di tutti. Di maggioranza e minoranze, di vincitori e vinti, di battistrada e gregari. A sollevare la coppa è l’allenatore: giusto che sia così. Anche perché se le cose vanno male è lui il solo a pagare. Per questo, i risultati registrati dalla Federazione di Frosinone nel Congresso regionale che ha portato Daniele Leodori a succedere al senatore Bruno Astorre, vanno ascritti al Segretario provinciale Luca Fantini.

Quali risultati? A prescindere da dove siano andati i voti, la Federazione di Frosinone è quella che nel Lazio ha portato più iscritti, militanti e simpatizzanti ai gazebo nei quali si decideva il risultato. In Ciociaria hanno votato 11.087 elettori, la Federazione che ne ha portati di più dopo Frosinone è stata Roma Est con 7.543 votanti e poi Roma Nord con 5.844. È un candidato ciociaro il più votato in assoluto: Francesco De Angelis di Rete Democratica ha ottenuto più preferenze di tutti nel Lazio: 4.700 voti personali.

È un risultato figlio anche della differenza di opinioni e di visioni politiche all’interno della federazione. Quelle differenze sono la linfa vitale del dibattito politico: perché lo arricchiscono, ognuno si contamina con una parte delle cose che riconosce giuste nel discorso dell’altro. Ma per riuscirci occorre chi organizzi quel dibattito e lo gestisca. Cosa che sta facendo il Segretario provinciale di Frosinone.

Con dei risultati non solo numerici. Il modo in cui Fantini ha svolto il suo ruolo ha consentito a alla Consigliera regionale e vice Segretario regionale uscente Sara Battisti di lavorare in tutta serenità e comporre la lista, regolare i numeri, spacchettare le preferenze, gestire gli equilibri dei voti personali e degli eletti. Ha consentito che in maniera del tutto naturale si formasse un asse opposto, nel quale si unissero Pompeo, Pilozzi, Grossi. Ha favorito il ritorno in prima linea per Mauro Buschini: dato per politicamente morto e invece assolutamente vivo dicono i numeri.

Proprio da Frosinone, da quello di positivo che questo congresso nel Lazio ha messo in evidenza, dovrebbe partire il dibattito nazionale. Rendendosi conto che una base c’è, la gente che vuole farsi rappresentare dalla politica c’è, un popolo che chiede buona politica e buone politiche c’è.

Guardate Frosinone.  

FLOP

TIZIANA NISINI

Tiziana Nisini (Foto: Paola Onofri © Imagoeconomica)

Due cose hanno la coda: i numeri e gli argomenti. Solo che i primi usano la coda per dimostrare la realtà, mentre i secondi servono solo a far sedimentare cose già avvenute. Che cioè della realtà sono già parte. Cose su cui spesso, al di là dei loro vizi di fondo, conviene soprassedere. In politica però non accade quasi mai che a dettare legge siano i numeri, che spesso ti condannano senza appello. Ed accade molto spesso che lo facciano gli argomenti, che invece ti danno margine di manovra per fare il tuo interesse o per minare quello degli “avversari”.

Tiziana Nisini, ad esempio, è stata la prima firmataria di una interrogazione della Lega al ministro dell’Università. Quell’atto è scattato dopo il no alle bandiere a mezz’asta in segno di lutto per la morte di Silvio Berlusconi opposto dal rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari. Uno che sul tema ha sbagliato in punto di coerenza per alcuni, ed ha fatto benissimo in punto di coerenza per altri.

Si chiama dialettica ed è una cosa buona. Purché non se ne abusi, come il lardo sui crostini. La Nisini ha presentato quella interrogazione assieme ai colleghi spersi per commissioni varie Edoardo Ziello, Elisa Montemagni, Simone Billi, Giorgia Latini, Rossano Sasso, Giovanna Miele e Simona Loizzo. Ecco cosa dicono: “Il Consiglio dei Ministri ha predisposto, dal 12 al 14 giugno, l’esposizione a mezz’asta delle bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici dell’intero territorio nazionale e sulle sedi delle rappresentanze diplomatiche consolari italiane all’estero, per la scomparsa del senatore Silvio Berlusconi”.

Poi l’affondo: “Qualcuno non ha perso comunque occasione per fare polemica. In particolare il Prof Tomaso Montanari, non nuovo ad atteggiamenti di vilipendio. Infatti il Rettore dell’Università per stranieri di Siena, non si è limitato solo a esternazioni di cattivo gusto, ma si è rifiutato di esporre le bandiere a mezz’asta. Un atteggiamento, oltre che umanamente discutibile, senza precedenti“.

E per quel motivo “la Lega sta presentando un’interrogazione al ministro dell’Università e della Ricerca per accertarne le responsabilità e per assicurare che l’Università resti un luogo di apprendimento e convivialità apartitico e apolitico“. Tutto bello, se non fosse che così si passa solo l’evidenziatore su una faccenda che aveva già avuto modo di dividere il Paese su una persona-personaggio che probabilmente lo dividerà per almeno altri 30 anni. E’ stato giusto? Forse. E’ stato utile? Mah…

Parce sepulto.

ELLY SCHLEIN

Elly Schlein (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

L’unica giustificazione sta nel fatto che Elly Schlein è stata eletta Segretario del Partito Democratico non dai suoi iscritti, militanti e simpatizzanti. È storia, scritta dai flussi di voto, il fatto che la sua elezione sia merito degli iscritti al Movimento 5 Stelle andati a scegliersi il Segretario di un altro Partito, così sciocco da consentirlo per Statuto. La Direzione Nazionale del Pd riunita ieri ha ribadito, semmai ce ne fosse bisogno, che Elly Schlein è la persona sbagliata, nel posto sbagliato, per svolgere un ruolo al quale non è minimamente tagliata.

Cominciamo dai fondamentali. Il Partito Democratico è un partito politico, strutturato come tale e con solide radici che stanno nella storia democratica di questo Paese. Non è un movimento nel quale chi si sveglia la mattina fa come vuole. Si parla tanto, si parla spesso anche troppo: ma la democrazia è così. Ed il Segretario va in Direzione per spiegare la sua linea, condividerla con la squadra, ricevendone il voto; se è contrario ne trae le conseguenze.

La relazione tenuta ieri da Elly Schlein alla Direzione nazionale del Partito Democratico è quanto di più lontano possa esistere dal Pd: l’elogio del nulla, l’inconsistenza più totale, l’evanescenza programmatica. Nessuna strategia, nessuna traiettoria, nessun orizzonte. Roba da domandarsi chi ce l’abbia messa lì. Domanda inutile dal momento che è chiaro chi ce l’abbia messa. Più lecito domandarsi perché venga tenuta lì.

Il Partito Democratico nasce da una delle più entusiasmanti stagioni del centrosinistra italiano: quella dell’Ulivo e della concertazione. Il malessere del Pd sta nel momento in cui non è collegiale ma esclude: è il tradimento della sua stessa natura. Nel Pd c’è spazio per Articolo 1 come deve esserci spazio per Calenda e per Renzi. E pure per Schlein. Sono tante facce di un Partito plurale e corale. Ma solo se c’è un Segretario capace di tracciare una rotta che sia la sintesi di tante sensibilità. E non pretenda di imporre la propria.

Fino a quando il Pd non riscoprirà cosa voleva dire essere Pd, non dovrà meravigliarsi di avere alla sua guida una Elly Schlein.

Fuori posto.