I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 21 aprile 2026.
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 21 aprile 2026.
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don RICCARDO MABILIA

Quando tutti cercavano un colpevole, don Riccardo Mabilia ha trovato una vittima. È il parroco di San Benedetto a Frosinone — la stessa chiesa in cui la donna di 59 anni sospettata delle profanazioni compiute nell’ultima settimana era stata ripresa dalle telecamere mentre si avvicinava alla statua di Padre Pio che poi è stata trovata decapitata. Saputo il nome, saputa la storia, don Riccardo non ha pronunciato una parola di condanna. Ha pronunciato la parola più difficile che esista nel lessico cristiano — e non solo in quello: perdono. (Leggi qui: Profanazioni, individuata una donna: è una vittima anche lei. E leggi anche La statua di Padre Pio decapitata in chiesa e lo sfregio al cuore di Frosinone).
«All’origine di tali gesti c’è un misto di cose: da una povertà economica ad una spirituale e affettiva». È una diagnosi, non un’assoluzione. È la lettura di un uomo che conosce il suo territorio perché ci vive, ci cammina, ci apre la porta ogni giorno a chiunque bussa — e sa che i gesti violenti nascono quasi sempre da un buio che nessuno ha saputo illuminare in tempo.
C’è qualcosa di profondamente controcorrente in questa posizione. Il dibattito pubblico di questi giorni — sulle statue decapitate, sui simboli religiosi profanati, sulla provincia ferita — aveva preso una direzione prevedibile: indignazione, condanna, ricerca del movente ideologico, invocazione di risposte dure. Tutti sentimenti comprensibili. Ma don Riccardo ha scelto un’altra strada. Ha detto che spesso anche i parroci non sanno dare risposte concrete. Ha raccontato di una persona respinta da tutti — dalle strutture sanitarie, da quelle dell’accoglienza — che la sua comunità sta sostenendo in questi giorni. Ha mostrato, senza dirlo esplicitamente, che il disagio che produce gesti come questi non è un’emergenza improvvisa: è il risultato lento e silenzioso dell’abbandono.
La parola che pochi volevano sentire

«La parola che mi viene in mente, da subito, è il perdono»: in bocca a molti, questa frase suonerebbe come retorica. In bocca a un parroco che ogni giorno vede le facce di chi non ce la fa, che conosce i nomi di chi è rimasto solo, che apre le porte quando le strutture le chiudono — suona come la cosa più concreta del mondo.
Il perdono cristiano non cancella il reato. Non sostituisce la giustizia. Non dice che quello che è stato fatto era giusto. Dice che dietro ogni gesto sbagliato c’è una persona, e che quella persona merita di essere vista. Don Riccardo l’ha vista. In un momento in cui tutti guardavano altrove, lui ha guardato lì.
La parola più difficile: Perdono.
ALIOSKA BACCARINI

Alioska Baccarini ha preso Fiuggi in un momento in cui la città delle acque sembrava aver perso la sua rotta — con il gioiello più prezioso, Acqua e Terme, finito nelle mani del Tribunale Fallimentare di Frosinone — e ne sta uscendo con una serie di operazioni che, messe in fila, raccontano una storia di ricostruzione sistematica.
Acqua e Terme di Fiuggi risanata e consegnata alla solidissima LMDV Capital di Leonardo Maria Del Vecchio (con la regia di Francesco Borgomeo): un’operazione da manuale, che ha trasformato un fallimento in un rilancio industriale di primo livello. Il Centro Sportivo Nazionale di Capo i Prati definito. L’elisuperficie per i soccorsi sanitari avviata. La Palazzina Sanitaria riconvertita in Centro Benessere — un servizio che mancava a molti alberghi di Fiuggi. La piscina olimpionica riaperta, affidata all’esperienza dell’avvocato Emanuele De Vita.
E ora il Palacongressi. Bloccato da anni, incompiuto, simbolo di tutto quello che la burocrazia e la mancanza di visione sanno produrre di peggio. Baccarini è riuscito a sbloccarlo attraverso la Regione Lazio, a completarlo, ed a mettere a gara la gestione, andata ad Italian Exhibition Group, la stessa società che gestisce il Palacongressi di Rimini e il Vicenza Convention Centre.
Via ai Congressi

Tre giorni di educational tour con gli operatori della meeting industry nazionale hanno sancito l’apertura ufficiale del Fiuggi Convention Centre. Gli appuntamenti congressuali per il 2026 sono già in calendario. La città delle acque torna sulla mappa — quella delle destinazioni strategiche per eventi, congressi, convegni medico-scientifici e aziendali nel centro Italia.
Fiuggi aveva tutto: il contesto ambientale, la tradizione termale, le strutture ricettive, la storia. Le mancava qualcuno che mettesse insieme i pezzi. In un mandato e mezzo, Baccarini ci sta riuscendo. Pezzo dopo pezzo, senza fanfare. Con i fatti.
Verso la Fiuggi dei tempi di Andreotti.
FLOP
I SINDACI ASSENTI INGIUSTIFICATI

Cinque incontri, cinque date, 378 sindaci invitati. Il presidente Francesco Rocca e ANCI Lazio hanno costruito un format semplice e concreto — «Regione Lazio in Comune» — per fare quello che in teoria dovrebbe essere ovvio: mettere allo stesso tavolo chi governa la regione e chi governa i comuni, farli parlare, farli ascoltare. Il primo appuntamento si è tenuto il 20 aprile in Sala Tirreno, con gli assessori Luisa Regimenti e Fabrizio Ghera. I prossimi sono già calendarizzati fino al 25 maggio, con tutti gli assessori a rotazione — dai trasporti all’ambiente, dalla cultura al bilancio.
È una buona idea. Forse persino ovvia nella sua semplicità. E proprio per questo rende ancora più difficile spiegare perché molti sindaci abbiano scelto di non presentarsi.
Perché è questo il dato che vale la pena sottolineare — non con indignazione, ma con la curiosità di chi vuole capire: in una regione in cui i sindaci si lamentano quotidianamente di non essere ascoltati da Roma, di ricevere fondi in ritardo, di non riuscire a far sentire le esigenze del proprio territorio, la Regione convoca un ciclo di incontri strutturati, moderati, tematici — e una parte dei destinatari non si presenta.
Il pretesto non manca mai

C’è sempre una ragione. Un’agenda piena, un consiglio comunale, un impegno improrogabile. Ma quando le assenze diventano una tendenza, la ragione diventa una scusa. E la scusa diventa un segnale: che il lamento sul mancato dialogo è più comodo del dialogo vero, che la polemica in comunicato stampa costa meno di un pomeriggio passato ad ascoltare e a farsi ascoltare.
Chi governa un comune ha il dovere di stare ai tavoli che contano. Anche quelli che non ha convocato lui. Anche quelli organizzati da una giunta di colore politico diverso. Perché i cittadini di quel comune non votano per il partito del loro sindaco quando hanno bisogno di una strada sistemata o di un contributo regionale: votano per qualcuno che sappia portare risultati a casa.
I prossimi quattro appuntamenti sono ancora da tenere. C’è tempo per rimediare.
Assenti ingiustificati.
I CALCIATORI CON LE ESCORT

Settanta calciatori di Serie A, escort su prenotazione, hotel a cinque stelle, gas esilarante per non lasciare tracce nei test antidoping. Un pacchetto tutto incluso, gestito da una coppia di Cinisello Balsamo con la copertura di un’agenzia eventi. Briciole, per i loro stipendi. Una fortuna, per il sistema che li serviva.
Lasciamo da parte, per un momento, il reato. La magistratura farà il suo corso, gli indagati sono quattro organizzatori — non i calciatori, che non risultano iscritti nel registro degli indagati. Lasciamo stare anche lo scandalo in sé, che nell’Italia del calcio ha ormai una sua stanca routine: prima le scommesse illegali, ora le escort, domani chissà cosa. Non è questo il punto. Il punto sono i ragazzini.
Il dopopartita e il conto da pagare. Ma il prezzo più alto lo pagano i ragazzi che li guardano.

Quei calciatori — con i loro nomi sui tabellini, le maglie vendute nei negozi, i poster nelle camerette — sono gli idoli di una generazione di adolescenti che li guarda, li imita, costruisce su di loro un’idea di successo e di mascolinità. E quello che gli stanno insegnando, con questo dopopartita, è semplice e devastante insieme: che una donna si compra, che il piacere fisico è una merce come un’altra, che i soldi bastano a sostituire ogni cosa — il desiderio, la reciprocità, il rispetto.
Ai ragazzi stanno dicendo che è normale. Ai ragazzi stanno dicendo che è così che funziona quando arrivi in cima. Alle ragazze — quelle che li guardano dall’altra parte dello schermo — stanno dicendo qualcosa di ancora più pericoloso: che vendersi è la scorciatoia, che il corpo è la risorsa più rapida, che le scale dell’impegno si possono saltare tutte in una notte.
L’atto fisico tra due persone che si desiderano è una delle cose più belle che esistano. Comprato, diventa qualcosa di radicalmente diverso — non solo per chi lo vende, ma anche per chi lo acquista: un gesto che svuota invece di riempire, che isola invece di connettere. Che insegna, soprattutto, a non saper stare con l’altro senza una transazione in mezzo.
Non servono processi morali. Servono esempi. E gli esempi, in questo caso, hanno fallito clamorosamente. Non in campo — lì corrono, segnano, vincono. Fuori dal campo, dove si diventa davvero ciò che si è, hanno scelto la via più corta e più vuota.
Il problema non è il dopopartita. Il problema è che milioni di bambini hanno guardato quelle partite pensando: voglio diventare come loro. E adesso bisogna spiegare loro cosa significa davvero.
Palloni sgonfiati



