Top e Flop, i protagonisti di martedì 22 settembre 2026

Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 22 settembre 2026.

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Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 22 settembre 2026.

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TOP

LORENZO PALMISANI

(Foto: Mario Salati © S.M. Fotoreporter)

Il Calcio di oggi è business, finanza, soldi ed algoritmi. Vero. Ma solo in parte. Perché la magia del pallone di cuoio preso a calci da ogni bambino ogni tanto crea sogni veri, bandiere, eroi in carne ed ossa fatti di tigna e passione. Con loro, tutto il resto è secondario.

Vero anche che c’è una tentazione a cui quasi tutte le società di calcio cedono ed è la scorciatoia del mercato: quando manca un pezzo, si compra e più è pregiato più lo si paga. Più facile, più rassicurante, apparentemente più sicuro. Il Frosinone, un anno fa a Monza, ha fatto l’esatto contrario e oggi ne raccoglie il frutto con il rinnovo di Lorenzo Palmisani che ieri ha firmato fino al 2031.

Agosto scorso, Coppa Italia. All’83’ il portiere titolare Sherri, appena arrivato dal Cagliari, si infortuna gravemente. In campo entra un lungagnone di ventun anni al debutto assoluto. Il giorno dopo, qualunque dirigente sarebbe corso a ingaggiare un veterano. Il ds Renzo Castagnini e il tecnico Massimiliano Alvini, invece, hanno scelto di puntare sul ragazzo di Alatri, cresciuto nel loro settore giovanile. Intuizione, o forse coraggio: 38 presenze su 38, quindici clean sheet, la promozione in Serie A.

La cantera, non il portafoglio

Palmisani (Foto © Mario Salati)

Ed è qui la lezione che merita di essere sottolineata. Palmisani non è un fenomeno piovuto dal cielo: aveva rischiato di perdersi, dopo la Primavera e l’Europeo Under 19, in due stagioni sfortunate a Olbia e Lucca. Il Frosinone non lo ha mollato. Ha creduto nel talento quando i risultati non lo confermavano ancora, e ha aspettato. Domenica, contro il Comodi Fabregas, il ragazzo para tutto: sette parate, cinque decisive, nove in pagella e i complimenti dell’avversario, «se fossi in Mancini lo porterei in Nazionale».

Costruire un campione in casa costa pazienza, fiducia, e la disponibilità a sbagliare aspettando. Comprarlo costa solo denaro. Il primo metodo, però, produce qualcosa che il secondo non potrà mai garantire: un ragazzo che da bambino tifava per quella maglia e che oggi la difende con il senso di appartenenza che nessun contratto sa comprare.

Il Frosinone, ancora una volta, ha dimostrato che la cantera non è un ripiego per società povere. È un investimento che i furbi del mercato non sanno fare.

Il campione fatto in casa.

DANIELE PILI

Daniele Pili

Il mestiere del politico, in Italia, si è ridotto a un esercizio elementare: mettere l’orecchio a terra, capire da che parte urla la piazza e schierarsi lì. È il coraggio dei senza rischio, l’eroismo di chi combatte battaglie già vinte in partenza. A Sora, in questi giorni, si è vista la cosa opposta.

Il Comitato di Ennio Bruni ha raccolto 779 firme per chiedere che Sora esca dalla classificazione del Consorzio di Bonifica e smetta così di pagare il contributo su immobili che con l’agricoltura hanno nulla da spartire. Il presidente del Consiglio Comunale Francesco Facchini ha convocato una seduta straordinaria per il 23 settembre. Tutto legittimo, tutto comprensibile: nessuno ama pagare una tassa che percepisce come ingiusta.

Poi è arrivato il commissario dei Consorzi di Bonifica Daniele Pili ed ha fatto ciò che quasi nessuno fa più: ha detto la verità sgradevole, in faccia a chi non voleva sentirla.

La verità scomoda

I lavori in corso a Sora

Primo, che le delibere comunali non hanno alcun potere di modificare il perimetro di contribuzione, fissato da leggi regionali e nazionali. Secondo (ed è qui il punto che serviva coraggio a pronunciare) che la Bonifica non lavora per il singolo utente che chiede acqua da irrigare: lavora per l’intera collettività, quella che grazie alla pulizia dei fossi e alla manutenzione dei canali non si ritrova la casa allagata alla prima pioggia.

Pili avrebbe potuto fare la cosa comoda: nascondersi dietro il paravento delle norme, un «non dipende da me» e via. Ha scelto invece di spiegare il merito, di difendere una tassa impopolare col solo argomento che regge, quello dell’interesse generale contro il tornaconto individuale.

In un Paese dove tutti inseguono l’applauso, chi ha il fegato di prendersi i fischi è merce rara. E, di solito, ha ragione.

C’è chi dice No.

FLOP

ANTONIO TAJANI

Uno dei meme dopo l’intervento di Antonio Tajani

È la sua specialità. Riesce a praticare un tipo di autolesionismo particolare: quello di chi si ferisce impugnando un’arma che credeva scarica. Antonio Tajani ne ha offerto in questi giorni un esempio da manuale: una battuta sulla lunghezza delle gonne femminili, buttata lì con la leggerezza di chi non sospetta di aver appena innescato una carica. Il risultato l’ha travolto in poche ore, costringendolo a una ritirata con tanto di cenere sul capo.

La sproporzione tra la causa e l’effetto è la parte istruttiva della vicenda. Una frase di pochi secondi ha spazzato via dai titoli tutto ciò che a Tajani premeva davvero: l’incontro con il segretario di Stato americano Rubio, l’intesa sulle terre rare, la sua statura di ministro degli Esteri. Un vicepremier che lavora sui dossier internazionali e si ritrova a rispondere di orli e ginocchia: non c’è ufficio stampa che regga a un rovescio simile. Le scuse, quando sono arrivate, avevano la forma classica del pentimento che non pente: «Mi dispiace che alcune affermazioni siano state fraintese».

La contraddizione che pesa più della battuta

Ma è sul piano politico, non su quello del costume, che l’uscita diventa insostenibile. Perché cade nella stessa settimana in cui il Governo si prepara a vietare il velo islamico nelle scuole, e lo fa — sostiene — in nome della libertà delle donne di vestirsi come vogliono. Predicare l’autodeterminazione femminile con una mano e sindacare la lunghezza delle gonne con l’altra è una contraddizione che nessuna precisazione può ricucire. Chi rivendica il diritto di una ragazza a togliersi il velo non può, il giorno dopo, suggerirle di allungare la sottana.

Che poi dentro Forza Italia sia dovuta intervenire Marina Berlusconi in persona, irritata, a imporre la retromarcia, dice quanto la frittata fosse difficile da girare.

Le bufere in rete, per fortuna di chi le subisce, si esauriscono in fretta: domani l’algoritmo cercherà un altro colpevole. Ma a un leader che si vuole erede del garantismo e delle libertà, resterà attaccata la trave nell’occhio di chi voleva togliere la pagliuzza dalla gonna altrui. E le travi, si sa, pesano più delle minigonne.

La gonna e la trave.