Top e Flop. i protagonisti di martedì 23 settembre 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 23 settembre 2025

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 23 settembre 2025

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TOP

CLAUDIO DURIGON

Claudio Durigon sul palco di Pontida (Foto: Michele Maraviglia © Ansa)

A Pontida non è andata in scena solo la rappresentazione politica ultradestra della Lega. ma anche la sua nuova visione geografica. Sul palco sacro del Carroccio, dove un tempo si parlava solo in bergamasco e brianzolo, è salito per la prima volta un laziale. E non uno qualunque: Claudio Durigon, vice segretario nazionale, con il compito di rappresentare l’intero Centro Sud d’Italia. Un cambio di passo, simbolico e strategico: la presenza del senatore pontino dimostra in maniera plastica che la Lega non è più il Partito del Nord arrabbiato ma un soggetto politico nazionale, che cerca radici nuove dove un tempo c’erano solo pregiudizi.

I numeri raccontano meglio delle bandiere. Il Partito nel Centro-Sud si è assestato, si sta strutturando. Nel Lazio, i tesseramenti volano: grazie al lavoro capillare del Segretario Organizzativo Mario Abbruzzese e del Segretario Regionale Davide Bordoni, le province rispondono. Rieti, Viterbo, Latina fanno la loro parte. Ma è Frosinone a dare il colpo d’ala con quei 14mila voti che hanno portato Pasquale Ciacciarelli in Giunta regionale. Non un regalo, ma una conquista.

Il Partito nazionale ma territoriale
La delegazione di Frosinone sul prato di Pontida

È il segno che la Lega è diventata un Partito scalabile, dove le porte si aprono a chi ha capacità, consenso e radicamento. Non è più l’epoca delle tessere chiuse nei circoli padani: ora si vince con il territorio, il lavoro, le preferenze.

E a proposito di preferenze: Nicola Ottaviani si è presentato a Pontida con 200 militanti, numeri da congresso, non da scampagnata politica. Con lui, sul pratone bergamasco, anche il sindaco Riccardo Mastrangeli e il vicesindaco Antonio Scaccia. Basta questo per mandare al macero le voci su una possibile fuga di Scaccia dal campo leghista. Con mille preferenze personali, uno come lui non si muove senza direzione. E la direzione, al momento, è ben tracciata: Lega, coalizione e continuità.

Pontida 2025 ci racconta di un Partito che ha fatto pace con il concetto di Italia. E cerca consensi in quella parte che guarda più a destra. E che ora, in alcune sue roccaforti nuove – come Frosinone – non solo resiste ma guida.

La voce (finalmente) nel coro.

ENRICO COPPOTELLI

Enrico Coppotelli (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Esistono molti modi per fare sindacato. Alcuni preferiscono il megafono, la piazza, il volume al massimo. Mille persone sotto il palazzo della Regione che gridano la loro rabbia, bandiere al vento e slogan affilati. È un’immagine potente, cinematografica. Popolare, sicuramente.

Poi c’è un altro modo. Meno appariscente, meno instagrammabile ma spesso molto più efficace: sedersi a un tavolo, guardare negli occhi chi governa e dire con chiarezza cosa non funziona – ma soprattutto cosa si può cambiare in maniera concreta. È esattamente la strada che ha scelto Enrico Coppotelli, Segretario generale della CISL Lazio, in occasione dell’incontro avvenuto ieri con il presidente della Regione, Francesco Rocca. (Leggi qui: L’altra Regione: Coppotelli, Rocca e il Lazio che (forse) può cambiare).

Nessuna sceneggiata, nessuna passerella. Solo una visione chiara e una proposta articolata. E questo – in tempi in cui la parola “progetto” pare ormai fuori moda – è già una notizia.

Cosa cambiare e dove
Enrico Coppotelli con Francesco Rocca

Coppotelli non si è limitato a denunciare storture, mancanze, ritardi. Lo fanno tutti. Ha fatto qualcosa di più difficile: ha messo sul tavolo soluzioni. Ha chiesto impegni concreti su sanità, infrastrutture, sicurezza sul lavoro, giovani, territori fragili e aree interne. Ha portato numeri, dossier, idee. E lo ha fatto non per brillare di luce propria, ma per dare voce a chi troppo spesso resta invisibile.

Ha scelto la sostanza, non la scorciatoia del “tanto peggio, tanto meglio”, ma la via faticosa del confronto. Con la consapevolezza che il vero cambiamento si costruisce nei corridoi e non solo nelle piazze.

Pensare che questa sia una forma di “accomodamento” sarebbe un errore di prospettiva. Non si tratta di addomesticare il conflitto ma di orientarlo. Perché un sindacato non può solo urlare: deve anche indicare una rotta.

L’altra via del sindacato.

FLOP

LO SPORT IN CIOCIARIA

Emanuele De Vita

La delega provinciale del CONI che l’avvocato Emanuele De Vita ha appena ereditato non è un ruolo: è una trincea. E non certo per colpa di chi lo ha preceduto ma per quella vecchia, radicata, durissima mentalità secondo cui lo sport – in Ciociaria – è una simpatica attività ricreativa da relegare ai ritagli di tempo, quando proprio non si sa che fare.

Peccato che i numeri – impietosi, implacabili, glaciali – ci raccontino tutt’altro: una provincia allo sbando sportivo, priva di visione, con investimenti ai minimi storici, strutture fatiscenti e un’idea di futuro che resta chiusa negli spogliatoi.

Frosinone all’82° posto su scala nazionale, secondo l’ultima classifica stilata da PTS per Il Sole 24 Ore. Dieci punti persi rispetto al 2024, quattro posizioni in meno. A livello laziale, superiamo solo Viterbo. Latina e Rieti ci salutano da lontano. Roma? Neanche a parlarne: è in un altro pianeta.

La rotta da invertire
Foto © Juan Salamanca / Pexels

A zavorrare le ambizioni del territorio ci pensano le voci più pesanti: investimenti e infrastrutture. Siamo al 103° posto per spesa nello Sport – praticamente fanalino di coda – e al 95° per dotazione impiantistica. Tradotto: pochi soldi, pochi impianti, pochissime possibilità.

Donne e bambini, poi, sembrano sportivamente invisibili. Lo sport femminile ci vede precipitare al 102° posto, quintultimi in Italia. Per i più piccoli non va molto meglio: siamo al 91°. Qualcuno, dalle nostre parti, pensa ancora che lo sport giovanile sia un hobby, e che quello delle ragazze sia un passatempo. Ecco il risultato.

Per il nuovo delegato Coni Emanuele De Vita la strada è tutta in salita: per far conoscere lo sport, il suo valore non solo morale ma soprattutto sociale. Perché un campo di pallone toglie dalla strada decine di ragazzi, una piscina insegna a superare se stessi, un parquet di basket a collaborare tutti insieme. Infatti, qualcosa si muove. Lo sport di squadra, soprattutto il calcio, ci regala un discreto 32° posto e negli sport individuali, in particolare il ciclismo, Frosinone sorprende con un ottimo 31° posto nazionale. Un segnale: quando il talento trova spazio, i risultati arrivano.

Ma basta spostare lo sguardo sugli eventi sportivi organizzati per tornare al grigiore: 78° posto, in calo. Poche manifestazioni, poca attrattività, poco entusiasmo. Lo sport, qui, resta spesso invisibile anche quando si muove.

Cosa c’è da fare
Emanuele De Vita

E allora, cosa può fare De Vita? Può (e deve) stimolare un cambio di mentalità. Far capire che lo sport non è solo una questione di vittorie e podi, ma di salute pubblica, inclusione, educazione, economia e coesione sociale. Che un impianto sportivo è un investimento sul futuro, non un lusso. Che se vogliamo crescere, dobbiamo cominciare dai bambini, dalle donne, dai territori marginali. Serve una cura shock, ma anche una regia solida, capace di mettere in rete le eccellenze e stanare le pigrizie croniche.

Emanuele De Vita ha ereditato una brutta gatta da pelare, ma anche una sfida straordinaria: trasformare il deserto in sistema. Non sarà facile. Bisognerà giocarsela fino all’ultimo minuto. E magari anche ai supplementari.

La partita più difficile.

GIANLUCA QUADRINI

Gianluca Quadrini

Nulla è ancora provato, nulla è stato giudicato. Ma l’uscita (temporanea) di scena di Gianluca Quadrini dal Consiglio provinciale di Frosinone è il tipo di epilogo che – anche senza sentenze – sa già di condanna. Non penale, certo. Ma simbolica, politica e persino emotiva. (Leggi qui: L’insostenibile leggerezza dell’essere Quadrini. E qui: L’esilio di Quadrini).

Perché se c’è una cosa che Quadrini non ha mai sopportato è l’anonimato. Per lui la politica non è mai stata solo gestione e relazioni ma palcoscenico, presenza fisica, coreografia. L’uomo della fascia azzurra di Presidente della provincia sempre a portata di mano – al punto da farsene cucire una su misura, per non doverla sempre chiedere al titolare Luca Di Stefano – oggi è costretto al dietro le quinte. E per uno abituato a essere regista, attore e addetto luci di ogni iniziativa, è una punizione esemplare.

Il provvedimento di divieto di dimora nella provincia di Frosinone, disposto dalla magistratura nell’ambito di un’indagine per truffa e peculato, non ha avuto bisogno di ulteriori interpretazioni: Quadrini non può mettere piede a Palazzo Jacobucci. Ergo, non può sedere in Aula. E se non puoi stare fisicamente dove si vota, si parla e si decide, sei fuori dal gioco.

Surroga (temporanea) inevitabile
Maurizio Scaccia (Foto © Massimo Scaccia)

La surroga, quindi, è stata non solo inevitabile ma anche necessaria. E se il subentrante Maurizio Scaccia – consigliere comunale a Frosinone – ha ringraziato con sobrietà, il peso di chi ha lasciato l’incarico ha oscurato ogni cerimoniale. Perché Quadrini non è un politico qualsiasi. È un simbolo, un totem, un’istituzione dell’ipervisibilità ciociara. Il suo passo indietro non è un dettaglio, è un terremoto nella galassia forzista.

E qui c’è la vera chiave della vicenda: non è stato sostituito per colpa ma per assenza. Una distanza imposta, non voluta. E per uno come lui, che vive di “esserci”, l’impossibilità stessa di presenziare è già una condanna morale, ancor prima che giudiziaria. Nessuno ha dovuto sollevare questioni di opportunità politica. È bastata l’anagrafe dei luoghi interdetti.

Tutto va avanti
Foto © AG IchnusaPapers

La Provincia, nel frattempo, va avanti. I punti all’Ordine del Giorno passano (sei su sette), Scaccia prende posto tra i banchi, e il presidente Luca Di Stefano mantiene saldo il timone. Ma il vuoto lasciato da Quadrini – per quanto “riempito” formalmente – è uno di quei silenzi che pesano più di cento discorsi. Perché Quadrini non è mai passato inosservato, e l’Aula sembrerà più vuota, anche a sedili pieni.

E allora il punto è questo: non è l’inchiesta ad averlo momentaneamente “spento”, ma l’assenza fisica dal cuore della politica provinciale. Per un uomo abituato a essere la “voce fuori campo” di ogni foto istituzionale, il microfono spento è un dolore vero. Perché, per lui, la vera sentenza è non esserci.

Più che una sostituzione, una punizione.