I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 25 giugno 2024
I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 25 giugno 2024
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PIERLUIGI BERSANI

Secondo quanto lui ritiene all’approvazione di quel testo ci si è arrivati “con passaggi sostanzialmente blindati al Senato e alla Camera, nell’indifferenza dei gruppi politici della maggioranza”. Che tipo di indifferenza? Quella “non soltanto alle proposte emendative delle minoranze, ma ai richiami delle massime istituzioni indipendenti. Alle riserve delle rappresentanze economiche e sociali”. Nonché “alle osservazioni argomentate di un amplissimo arco dottrinale di costituzionalisti”.
Ma chi è che lo dice e di quale “testo” parliamo? A parlare, anzi, a scrivere è Pierluigi Bersani, il Grande Totem della sinistra tornato in casa Dem dopo la parentesi post renziana di Articolo 1. Non certo l’ultimo dei peones in quanto a serenità ed acutezza di analisi quindi. E lo fa in ordine al Ddl Calderoli approvato nella forma sostanziale di un’autonomia differenziata delle Regioni divisiva e tetra.
La Costituzione piegata al contingente

E che rappresenta un vero spartiacque nella storia delle Norme Costituzionali piegate al contingente. Bersani ne parla come prefatore del libro di Stefano Fassina “Perché l’autonomia differenziata fa male anche al Nord”, edito da Castelvecchi. E l’analisi di Bersani sembra volta soprattutto a sciorinare due temi: quello del come ci si è arrivati, a quel normato che non risponde al concetto di ecumenicità di Stato. Poi quello di come non sia vero che fosse già roba agognata dalla sinistra nel 2001.
Uno dei claim infatti del destra-centro è quello per cui con la Riforma del Titolo V gli stessi che oggi criticano il Ddl Calderoli a suo tempo ne ebbero tra i desiderata l’attuazione sostanziale, e decenni prima di chi oggi lo ha messo in fucina di Legge. “Sarebbe sbagliato sottovalutare le iniziative in corso. Si tratta dell’intenzione di creare una cesura nella vicenda dell’Italia repubblicana”.
Fassina lo sostiene, Bersani lo spiega

“Una rottura rifondativa. Infatti, cambierebbe radicalmente l’impianto della Repubblica parlamentare, fino ad essere stravolto”. Bersani contestualizza la vulgata del 2001 come Anno Fondativo dell’autonomia così come oggi la si vorrebbe far intendere.
“E’ utile ricordare, almeno a grandi linee, il contesto nel quale si arrivò alle modifiche del Titolo V della Costituzione. È un fatto che nel 2001 ci fosse anche nel centrosinistra una confusa suggestione federalista e il tentativo di assorbire le pulsioni dissociative espresse dalla ‘Lega nord per l’indipendenza della Padania’”.
Che significa? Che allora c’era una Lega che minacciava la secessione ed a cui si doveva dare qualcosa, ma oggi c’è una Lega integrata la cui libbra di carne è solo identitaria e fiscale. Tutto un altro gioco insomma.
“Discussione più precisa e matura”
Bersani chiosa: “Una discussione più precisa e matura potrebbe consentire di cogliere meglio le intenzioni del legislatore e riconoscere il senso politico ed economico di differenziare le competenze legislative regionali su alcune materie. In ragione delle condizioni specifiche, oggettive e riconoscibili, di ciascun territorio”.
Un senso che per Bersani non sta alla base della Legge nata in petto a Roberto Calderoli.
Da scolpire nel bronzo.
MAURIZIO CIANFROCCA e MARCO COLUCCI

Ci sono decine di modi di essere sindaci. Un po’ come essere uomini: Leonardo Sciascia, semplificando, li suddivideva in uomini, mezzi uomini e quaqquaraquà. Per essere più chiari c’è chi si sa assumere le proprie responsabilità e chi individua qualunque pretesto legale per non agire e non intervenire. Ma c’è anche chi va oltre e riesce a prendere decisioni per nulla scontate, controcorrente, coraggiose. E lo fa nella consapevolezza che la sua scelta non sarà popolare, molti se la prenderanno ed una parte della piazza inizierà a strepitare. Ma gli uomini sono così: incapaci di entrare a patti con la propria coscienza. Come hanno dimostrato nelle ore scorse i sindaci Maurizio Cianfrocca di Alatri e Marco Colucci di Ceprano.
Entrambi sono sostenuti da una coalizione civica e di centrodestra. Nonostante questo, Maurizio Cianfrocca ha avuto il coraggio di schierare il suo Comune al fianco del Pride, la manifestazione a sostegno dei diritti del mondo Lgbtq+. Lo ha fatto con convinzione e fermezza. Non ha portato la questione in Consiglio comunale: trattandosi di un patrocinio gratuito poteva limitare il perimetro della scelta a se stesso. Invece l’ha condiviso con la Giunta ed ha evitato dilemmi di coscienza: gli assessori li ha solo informati, la decisione se l’è caricata lui da solo sulle spalle. (Leggi qui: La lezione di Cianfrocca: Alatri abbraccia il Pride).
Quando s’è scatenata l’ondata di esecrazione, Maurizio Cianfrocca ha scoperto che ci sono anche altri Uomini in giunta. Come il suo vice Roberto Addesse. Poteva fingere di essere stato messo di fronte alle cose fatte: invece ha imbracciato la tastiera e scritto un post nel quale dire che rivendicava con orgoglio quella decisione. Sia detto con chiarezza: non è la sostanza della partecipazione al Pride ad essere centrale; ciascuno è libero di pensarla come meglio ritiene. È il coraggio di prendere una decisione secondo coscienza e non scontata ad essere centrale.
I bambini di Colucci

Esattamente come ha fatto su un altro fronte il neo sindaco di Ceprano, Marco Colucci. Nella sua Giunta ha previsto un assessorato “alla felicità dei bambini”. È un segnale politico ed amministrativo enorme: con visione del futuro, capacità di andare oltre il convenzionale.
I detrattori diranno che Ceprano è “Città amica dei bambini” già dal 2016 e lo ha fatto la precedente amministrazione aderendo ad un programma lanciato da Unicef e Onu. Il sindaco Colucci avrebbe potuto tranquillamente lasciare le cose come stavano. Invece, istituendo un apposito assessorato ha tracciato una rotta precisa per le politiche del suo Comune. Cercherà di dare una personalità ed un orientamento amministrativo a Ceprano cominciando dal futuro. Quello che sta scomparendo in quanto nascono sempre meno bambini e tra meno di duecento anni non ci saranno più bimbi italiani per come oggi li intendiamo.
In tutta Italia sono appena poco più di cento i Comuni con un assessorato alla Felicità dei Bambini. Nessuno in provincia di Frosinone. Ceprano è il primo e si impegna affinché «nelle sue politiche – chiede l’Unicef – ci siano diritti sempre verdi per bambini e adolescenti».
Il coraggio di andare oltre.
FLOP
GIANCARLO GIORGETTI

E ci risiamo, come sempre in tacca di mira ci sta lui e come sempre a starci è quello che ha i piedi nei rovi. Sono i rovi di una situazione economica e sanitaria per la quale l’Italia vive due condizioni: entrambe letali. Da un lato la sua sanità è allo sfascio e c’è più gente che muore per cure non ricevute ad hoc che gente che si salva in virtù delle stesse.
Dall’altro le casse dello Stato sono a secco ma in mano ad un Esecutivo che sul Mef non transige per dare soddisfazione soprattutto alla Lega. Lega di cui fa parte, in fetta governista, quel Giancarlo Giorgetti che oggi sta come le braciole in barbecue.
Il no al Mes, l’ennesimo
Soprattutto perché è stato esattamente lui, il titolare di Economia e Finanze di Giorgia Meloni, a ribadire “il no dell’Italia al Mes”. Ed a smentire “qualsiasi ipotesi di tagli alla sanità per il deficit”. Se non è un ossimoro ci va molto ma molto vicino. Giorgetti ha ceduto al lessico da intento nobile ed ha e spiegato cose di fuffa. Cose come rafforzare “il concetto di delineare una manovra finanziaria che tenda alla decontribuzione dei redditi medio-bassi”.

Manco a dirlo, c’è un virgolettato netto e tranchant: “Mes? Impossibile approvarlo ora, sarebbe mettere sale sulle ferite. Nel breve periodo, è impossibile ratificarlo”.
“A lungo dipende se cambia, se migliora, se cambia la natura, come abbiamo sempre chiesto noi”.
“Solo se cambia o migliora”
Ma quale natura se i Pronto Soccorso italiani sputano via pazienti come calcoli renali invece di accoglierli ed il 7% di essi, specie anziani, muore o soffre a causa di cure non tempestive?

Davvero Giorgetti, al netto del fatto che si parlerebbe di una ratifica e non di un debito acceso, pensa che si debbano attendere tempi e formulazioni normative più idonee ai desiderata della sua mission economica?
E che lo si possa fare come unico bouquet solutore per mettere fine ad uno stillicidio che sa di Paese terzomondista e non di Anfitrione del G7? E’ tempo che il ministro decida: o con la Lega latrante di Matteo Salvini e con un 9% scarsi di italiani o con L’Italia.
Tutta. E curabile. Anche grazie ai debiti contratti.
Apri gli occhi, ministro.



