Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 29 settembre 2026.
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Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 29 settembre 2026.
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TOP
DANIELE PILI E LUCA DI STEFANO

Daniele Pili ha scritto la nota più inappuntabile che si potesse scrivere. Il commissario dei Consorzi di Bonifica della provincia di Frosinone smentisce punto per punto la delibera approvata nei giorni scorsi dal Comune di Sora, la definisce priva di «valenza giuridica» e «non applicabile», difende il lavoro dei suoi operai con la fermezza di chi ha la legge dalla propria parte. Tecnicamente ha ragione, e lo sa. Esattamente come lo sa anche il sindaco Luca Di Stefano che ha avuto l’onestà intellettuale e la chiarezza politica di dirlo in Aula. Quella delibera vale zero sul piano amministrativo ma tantissimo sul piano politico. (Leggi qui: Consorzio di Bonifica, Sora non ascolta: l’Aula vota la fuoriuscita).
Ma dietro la fermezza tecnica di Pili e quella amministrativa di Di Stefano c’è una mossa politica, ed è lì che vanno lette sia la delibera e sia la nota del Commissario. Pili non chiude la porta, la lascia socchiusa: annuncia un incontro chiarificatore, come già avvenuto il 16 settembre con il sindaco Luca Di Stefano, il presidente del Consiglio e i capigruppo. Non è la sintassi di chi vuole solo avere ragione. È la sintassi di chi cerca una via d’uscita che riesca a conciliare le posizioni del Comune e del Consorzio.
Il sentiero abbozzato

Quella via, del resto, esiste già: è il percorso avviato ai tempi delle amministrazioni di Nicola Zingaretti, mai portato a termine, per ridisegnare il perimetro di contribuenza cioè chi paga, e quanto, la Bonifica. Perché se le ruspe lavorano a monte, non ne beneficia solo quel territorio: ne beneficia anche la valle. Inoltre, al Comune di Sora le tariffe del Consorzio restano comunque convenienti: perché moderate da un tabellare regionale molto più basso dei prezzi di mercato che praticherebbe una ditta privata.
È qui, non nei bilanci, che si gioca la partita vera: Luca Di Stefano può incassare una revisione del perimetro che coinvolga tutta la provincia con un principio che riguarda tutte le province. Il Commissario Daniele Pili può incassare la conferma che il tributo era dovuto, la fine delle ostilità con una parte della contribuenza, la pacificazione del clima e tornare a dedicarsi alle manutenzioni e la lotta ai cambiamenti del clima.
Curioso che il segnale arrivi proprio nelle ore in cui la Camera dà il primo sì alla norma che proroga d’ufficio Di Stefano alla presidenza della Provincia fino al 2028: un sindaco più forte istituzionalmente di ieri, e un commissario che gli offre, tra le righe, il tavolo su cui trattare senza perdere la faccia nessuno dei due. Resta un sentiero stretto, e nessuno finora ha avuto il coraggio di imboccarlo davvero. (Leggi qui: La profezia su Luca Di Stefano si avvera a Montecitorio).
Mediazioni possibili.
FLOP
ROBERTO VANNACCI

Per un anno intero Roberto Vannacci è stato un sondaggio con il basco. Lo si citava nei talk show come si cita il meteo: tutti ne parlavano, nessuno poteva verificarlo. Domenica, a Reggio Calabria, la verifica è arrivata sotto forma di percentuale. E la percentuale ha una caratteristica che i sondaggi non hanno mai: si ferma dove si ferma. Si è fermata al 10,94%.
Domenico Giannetta, il candidato scelto dal generale, era il meno estremista che si potesse trovare in Calabria, un ex capogruppo di Forza Italia con diecimila preferenze in tasca. Se il simbolo di Futuro Nazionale avesse aggiunto qualcosa a quel patrimonio, si sarebbe visto. Si è visto piuttosto il contrario: un notabile che ha portato i suoi voti a un Partito, non un Partito che ha moltiplicato i voti di un notabile.
Il centrodestra ha festeggiato come si festeggia uno scampato pericolo, cioè un po’ troppo. Il 51% di Fabio Roscioli conferma che la coalizione tiene ma conferma anche che ha votato un reggino su cinque e che la promessa di trasformare la città nella Sassonia italiana si è ridotta a una battuta del sindaco sulle sassate.
Se Sparta piange il Campo Largo non ride

Il Campo largo, dal canto suo, ha scoperto che nemmeno un generale che spacca la destra basta a fargli vincere un collegio dove non vince mai.
E però quel numero non è zero. Un 11% raccolto in una roccaforte azzurra, in una regione dove il generale non ha radici, è abbastanza piccolo per non impensierire Giorgia Meloni oggi e abbastanza grande per toglierle qualche seggio domani. Non a caso a Palazzo Chigi non si esulta: si conta. Si conta la legge elettorale da blindare a scrutinio segreto, si contano le assenze in Aula, si conta quanto costerà coprirsi a destra senza perdere il centro.
La politica italiana ha una lunga tradizione di incognite che, misurate, si rivelano numeri modesti. Ma ha anche una tradizione più sottile: quella dei numeri modesti che, ignorati, diventano incognite. Vannacci non è la valanga annunciata. È un sassolino. Nella scarpa di chi deve correre per un anno intero.
Undici per cento, nessuna Sassonia.
IL CONSIGLIO COMUNALE DI FROSINONE
di Giovanni Lanzi

Un Consiglio Comunale, quello di Frosinone, da far invidia alla buonanima di Nerone. Dentro l’assise di Palazzo Munari sono stato letteralmente gettati nella mischia e ‘bruciati’ poco meno una dozzina di nomi in 120 giorni. Al ritmo di uno ogni 12 giorni. Papabili alla Presidenza d’Aula, al posto del dimissionario Massimiliano Tagliaferri, mandati ad ardere sulla legna, immolati sull’altare dell’immobilismo più totale che abbraccia bipartisan maggioranza e opposizione. Perché, come diceva Flaiano, “in Italia è complicato fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti”.
E così le esigenze della Città, tante e forse anche troppe, scivolano in secondo piano. In pole position gli intrighi a colpi di lettere (da parte dell’opposizione) indirizzate a S.E. il Prefetto e imperturbabili ‘tiremm innnanz’ da parte della maggioranza sempre più ad assetto variabile.
Falsi Papi, presunti cardinali

In questi 120 giorni si sono visti transitare in entrata per la nomination a Presidente del Consiglio Comunale una serie infinita di Papi da fare invidia ai Conclavi degli ultimi 500 anni, regolarmente usciti nel giro di qualche minuto chierici di campagna.
Dentro c’è stato (e c’è) di tutto e di più: dal dottor Paolo Fanelli in dissenso con la maggioranza all’avvocato Giampiero Fabrizi allineato e coperto, dal dottor Angelo Pizzutelli che ancora non s’è capito se accetta la benedizione di candidato a Sindaco per arrivare al dottor Carlo Gagliardi passando per l’idea dell’attuale facente funzioni Marco Ferrara rigorosissimo e attento nel ruolo. Senza dimenticare i vari Sergio Crescenzi, Francesca Chiappini, Corrado Renzi, Francesco Pallone, Sergio Verrelli e via discorrendo. Tutti ‘accatastati’ e (quasi) tutti ‘bruciati’. Alla faccia del buon Nerone, un dilettante a confronto.
In politica, sia ben chiaro, ci sta tutto. Ci stanno i veti, i franchi tiratori, i candidati di bandiera e le bandiere come candidati. Al momento però nell’agenda di tutti, bipartisan, sembra non esserci la città Capoluogo. Che soffre e annaspa. E respira l’odore acre di fumo che proviene da Palazzo Munari.
Palazzo Nerone.
MASSIMILIANO QUADRINI

Tre vittorie in tre gare, vetta della classifica e un entusiasmo ritrovato: il campionato di Promozione (girone D) dell’ASD Isola del Liri 1925 era partito con il motore al massimo, facendo sognare una piazza che vive di pane e pallone. Poi, puntuale come una cambiale a fine mese, lo scorso fine settimana è arrivata la tegola: una doccia fredda che ha trasformato un sogno sportivo in una rogna difficile da risolvere.
Il Questore di Frosinone ha rilevato criticità e problemi di sicurezza all’interno dello stadio. Il sindaco Massimiliano Quadrini, da parte sua, ha scelto la via più diretta: un’ordinanza lampo dell’ultimo minuto che autorizzava l’ingresso per soli 100 fortunati spettatori. Una decisione surreale per una tifoseria calorosa. Di fronte alla quale la società ha risposto con un gesto di drastica quanto comprensibile protesta, evitando di fare scelte dolorose, sbarrando del tutto gli ingressi e lasciando oltre trecento tifosi a protestare fuori dai cancelli chiusi.
Ma non si poteva fare prima?

Per quali misteriose ragioni i controlli e le verifiche sulla sicurezza dell’impianto emergono solo a campionato iniziato? È lo stesso scenario che si è proposto a Cassino negli anni scorsi. E lì, come qui, per molti (la società, ad esempio), l’amministrazione comunale avrebbe dovuto attivarsi con largo anticipo per prevenire questo scenario e mettere a norma la struttura. Invece, si è preferito aspettare fino all’incombere dell’emergenza, per poi scaricare ogni responsabilità istituzionale e risolvere la questione limitando l’accesso dei cittadini.
Ora la squadra biancorossa sarà costretta a giocare in esilio le partite casalinghe per almeno un paio di mesi. A dimostrazione di come i ritardi e le disattenzioni finiscano sempre per gravare sulla comunità. Perché a Isola del Liri il calcio non è un semplice passatempo, è una vera e propria fede popolare. Ma di fronte a cose del genere, perfino la fede corre il serio rischio di perdere la pazienza.
Cartellino giallo.



