I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 5 agosto 2025
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 5 agosto 2025
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ENRICO COPPOTELLI

Aveva ragione lui: si poteva fare. Bastava volerlo. E dopo l’annuncio dato ieri da Giorgia Meloni sull’estensione della Zes a Marche e Umbria, tutto ora è più chiaro. Quell’area si poteva allargare, non c’era un impedimento dell’Europa a non consentirlo. È mancato il peso politico del territorio. Aveva ragione il Segretario generale della Cisl del Lazio Enrico Coppotelli a continuare ad insistere. (Leggi qui: Il Sud Lazio isolato nella mappa Meloni: Zes ovunque, tranne dove servono).
La Cisl del Lazio da mesi ha assunto su di sé il peso di una sfida epocale: portare il Lazio nella Zona Economica Speciale, prima che fosse troppo tardi. Coppotelli è stato tra i pochi ad intuire il rischio strategico che si profilava all’orizzonte: un Lazio Sud (Frosinone e Latina) sempre più esposto alla concorrenza sleale, stretto da una mappa Zes che ormai lo circonda come un fortino assediato. Non è retorica sindacale, è realtà economica: il Lazio ha tutti i numeri per rientrare nei benefici, ma continua a pagare lo scotto dell’effetto Roma, che gonfia le statistiche e svuota i territori.
L’allarme dato in tempo

Fin dall’autunno scorso, la Cisl ha suonato l’allarme, lo ha fatto durante il congresso regionale, nei documenti ufficiali e nei tavoli di confronto istituzionale. Ha parlato di “perdita di attrattività”, di “fragilità industriale”, soprattutto in comparti strategici come l’automotive, dove la crisi è già ben oltre la soglia di guardia come dimostra il caso Stellantis ed il collasso dello stabilimento Cassino Plant.
Ora che Marche e Umbria vengono accolte nel perimetro della Zes, l’esclusione del Lazio diventa insostenibile, ingiusta sul piano logico, e sbagliata sul piano politico. Perché il Lazio è Mezzogiorno quando si contano i disagi ma improvvisamente diventa Centro quando si distribuiscono le risorse. Un paradosso che Coppotelli ha denunciato con lucidità, senza derive ideologiche ma con il pragmatismo che si addice a chi difende lavoro e territori.
La partita non è chiusa. Ma oggi è chiaro che la linea tracciata dalla Cisl Lazio – una Zes allargata anche al Lazio, tutta intera – è l’unica strategia di sviluppo coerente per il futuro industriale della regione. Le istituzioni possono ancora correggere la rotta. Ma devono farlo ora. Perché, come dice lo stesso Coppotelli, “non c’è più tempo da perdere”. E, per una volta, sarebbe bello se chi ha visto giusto non fosse lasciato solo a predicare nel deserto.
Il Segretario che predica nel deserto.
BACCARINI e DI STEFANO

Hanno fatto una scelta profondamente politica e quasi controculturale: i sindaci di Fiuggi e Sora, Alioska Baccarini e Luca Di Stefano hanno deciso di investire sulla lettura. Non è una battaglia facile, né di quelle che fanno guadagnare consensi immediati. Eppure, la loro determinazione ha portato i due Comuni tra i 52 italiani premiati dal Ministero della Cultura nell’ambito del progetto “Città che Legge”. (Leggi qui: Sora e Fiuggi “Città che leggono”: premiati i progetti culturali dei Comuni).
Un riconoscimento che non si conquista con un modulo ben compilato ma dimostrando di aver costruito attorno ai libri un vero ecosistema: scuole coinvolte, biblioteche attive, festival, librerie, associazioni, ospedali, carceri, centri anziani. Iniziative, insomma, che fanno dei libri non un orpello, ma uno strumento di cittadinanza.
Terra di non lettori

Il traguardo assume un valore ancora più simbolico se si considera dove è stato raggiunto: nel cuore di una provincia, quella di Frosinone, che condivide con il Paese il record per analfabetismo funzionale e analfabetismo di ritorno. Cioè si sa leggere, ma non si capisce cosa si legge. Si è andati a scuola ma si è smesso di apprendere. Il tutto in una società che consuma contenuti a ritmo compulsivo, ma dimentica, rimuove, superficializza.
Ecco perché l’impegno dei sindaci Baccarini e Di Stefano va ben oltre la dimensione culturale. È una scelta di campo. È dire: qui vogliamo una comunità pensante. Vogliamo cittadini che sappiano interpretare un testo ma anche una delibera, una bolletta, un contratto. Che sappiano orientarsi in una democrazia che troppo spesso affida le scelte decisive alla pancia, non alla testa.
Seminare in saliti

Promuovere la lettura in questi territori è come seminare in salita. Ma è anche l’unico modo per risalirla, quella salita. Le risorse ottenute – circa 1,4 milioni a livello nazionale – non cambieranno il mondo da sole. Ma sono il segnale che chi lavora con coerenza può essere sostenuto. E che anche qui, dove le classifiche ci raccontano sempre agli ultimi posti, c’è chi prova a cambiare il finale della storia.
Bene i concerti, i mercatini, le sagre e gli eventi. Ma ogni euro investito in cultura strutturata, ogni progetto che mette i libri al centro della vita pubblica, è una scelta di progresso. E i sindaci che lo fanno non sono solo amministratori: sono educatori civici, architetti di futuro.
Controcorrente in un Paese che legge poco e male.
TRA TOP E FLOP
RICCARDO MASTRANGELI

Il sindaco Mastrangeli tira dritto sul BRT ma lascia dietro di sé una maggioranza a pezzi. Fratelli d’Italia diserta la Giunta, Tagliaferri lascia il gruppo Ottaviani e l’isolamento del primo cittadino non è più un rischio: è un dato. (Leggi qui: Maggioranza in panne sul BRT: FdI spegne i motori, Mastrangeli forza la mano).
Non è più solo una navetta a dividere la coalizione ma un metodo. Il potere che non ascolta, che non condivide, che chiude i giochi prima ancora di iniziarli. La politica che si affida ai numeri, ma perde il consenso.
Frosinone non è Roma ma la lezione è la stessa: chi governa senza dialogo può anche vincere una delibera. Ma perde il governo della città. A meno che…
E se fosse un piano…

A meno che non sia tutto voluto, diabolicamente studiato da menti finissime come quelle del sindaco Riccardo Mastrangeli e del suo predecessore Nicola Ottaviani che con convinzione assoluta gli ha spianato la strada verso la successione. Se così fosse, significherebbe che che non sono i 9 Consiglieri di maggioranza fuoriusciti a logorare il sindaco ma è lui a logorare il sistema dei Partiti che credeva di poterlo tenere in ostaggio.
Perché, vuoi o non vuoi, con pugno di ferro o guanto di velluto, Mastrangeli fino ad oggi non è mai andato sotto e la storia racconterà di un sindaco che riuniva le sue sedute sempre in Prima Convocazione dove servono ben più consiglieri per approvare le delibere. Ha portato a casa i punti chiave promessi a cittadini e per avere i quali i cittadini lo avevano votato.
Ci sarebbe una logica sottile a tutto questo, se fosse stata studiata a tavolino. Sarebbe il presupposto ad una nuova alleanza, trasversale e specchio di quella che oggi vede dialogare Mastrangeli con un altro eretico della sponda politica avversa come l’ex sindaco Pd Domenico Marzi.
In quel caso, i Partiti verrebbero messi alla porta. Di destra e di sinistra. Per lasciare posto a Frosinone ad una moderna teocrazia: un papato di Riccardo I basato sulla più totale fede amministrativa.
Chi logora chi.
FLOP
GIORGIA MELONI

C’è mappa e mappa. Ci sono le mappe che seguono il criterio di congruità logica o, quanto meno, quello dei nocchieri che da tempo ti chiedono di seguire la rotta migliore. E poi ci sono le mappe di opportunità.
Sono quelle scritte con l’inchiostro simpatico del contingente, di quel che ti conviene al momento e che ignora lo schema generale. Ecco, nella sua qualità d comandante sul cassero della nave Italia stavolta Giorgia Meloni si è fatta ammal(i)are dalle rotte contingenti. Rotte come quella di assoluta necessità di evitare che il “suo” Francesco Acquaroli possa soccombere rispetto al pur (presuntivamente) indagato Matteo Ricci nelle elezioni regionali delle Marche.
Le Zes “strategiche”

Nel farlo ha deciso di sparigliare le carte dell’attribuzione delle Zes, le Zone Economiche Speciali in carico a quelle aree che hanno bisogno di input di sviluppo economico maggiorati. Che quindi sono manlevate da gravami fiscali eccessivi un maggior snellimento burocratico, sgravi fiscali e accesso agevolato all’export.
E’ fin troppo evidente come la scelta della premier non sia andata a parare solo sulle necessità di due Regioni – Umbria e Marche – che da tempo rivendicavano l’accesso alle Zes per oggettive necessità strutturali. E’ chiaro che Meloni avendo l’accortezza di includere in combo l’Umbria per non incappare in accuse dirette di funzionalismo, è stata funzionalista, assai. Funzionalista al punto da dimenticarsi le richieste, plurime, accorate e reiterate, di provincia come Frosinone e Latina.
Di realtà territoriali cioè che hanno tutti i numeri per accedere alla Zes, che hanno visto personaggi di rilievo dei territori invocarne la concessione.
Ciociaria e Pontino out

E che soprattutto hanno la sola “colpa” di pagare pegno al Pil di Roma Capitale, che fa curriculum in negativo ma che non ricade neanche per un cent sulla ricchezza delle provincie limitrofe.
A contare che da qualche giorno c’è un iter di legge secondo il quale, una volta concluso, Roma farà bilancio a sé, almeno per legiferato, Ciociaria, Cassinate e Pontino potevano rientrare nel Decreto della premier. Solo che lì, al momento, non ci sono urgenze elettorali.
E sì, Giorgia Meloni lo sapeva benissimo.
Cinismo d’urna.



