Top e Flop, i protagonisti di martedì 8 luglio 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 8 luglio 2025

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 8 luglio 2025.

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TOP

RICCARDO MASTRANGELI

(Foto © Stefano Strani)

Aveva ragione lui. Ed i numeri lo hanno certificato. Sordo, indifferente, inossidabile agli attacchi politici con cui destabilizzarlo, concentrato su tutto ciò che è il suo Comune. Da oltre due anni il sindaco di Frosinone è al centro di una strategia di logoramento messa in atto da quelli che alle elezioni 2022 erano suoi alleati e grazie a lui sono diventati Consiglieri comunali. Ha perso per strada 9 dei suoi voti d’Aula e visto ogni giorno la tenuta della maggioranza assottigliarsi. Oggi sta in piedi grazie ad un patto con il suo avversario di 3 anni fa: l’ex sindaco Pd Domenico Marzi. Ma per gli assedianti è stato un boomerang: ad un anno dalle elezioni, i numeri dicono che ha vinto la sua sfida. (Leggi qui: Alto gradimento, le lotte intestine non scalfiscono la popolarità di Mastrangeli).

Il sondaggio pubblicato ieri dal Sole 24 Ore parla chiaro: il sindaco di Frosinone è al 56% di gradimento, in netto aumento rispetto al già solido 49,3% con cui aveva iniziato il suo mandato. È il venticinquesimo sindaco più apprezzato d’Italia, guadagnando ben quindici posizioni in un solo anno. Un risultato che non arriva per caso. Arriva dopo dodici mesi in cui, mentre alcuni consiglieri di centrodestra cambiavano sponda o tentennavano, Mastrangeli ha tenuto la barra dritta. Non ha rincorso i voti in aula, ha rincorso i risultati sul campo.

Una linea chiara: fare, non sopravvivere
Riccardo Mastrangeli

L’Amministrazione ha inaugurato scuole, avviato cantieri, riqualificato quartieri, investito sulla cultura e sul digitale, pianificato interventi strategici sullo sviluppo urbano. Non c’è stato un giorno in cui Mastrangeli abbia piegato la propria agenda agli equilibri di coalizione. Ha parlato con i cittadini, non con gli alleati. E i cittadini, di fronte a un’opposizione frammentata e a “dissidenti” incapaci di costruire un’alternativa, hanno scelto la sostanza.

Non è solo una questione di numeri. È una questione di metodo. Il sindaco ha scelto di non rispondere ai colpi bassi con altri colpi bassi, ma con opere pubbliche. Non ha aperto tavoli politici, ma cantieri. Ha preferito parlare con i tecnici anziché con gli intermediari di Partito. E ora raccoglie i frutti: mentre altrove si naviga a vista, a Frosinone si amministra.

Gli altri fanno opposizione, lui costruisce la città
Riccardo Mastrangeli

La vera notizia non è che Mastrangeli sale nei sondaggi. È che lo fa mentre parte della sua maggioranza lo ha abbandonato e l’opposizione non ha mai trovato un terreno comune per contrastarlo. Una condizione che avrebbe affondato molti sindaci. Non lui. Perché non si è fatto logorare: ha bypassato l’assedio con una strategia precisa, quasi spregiudicata nella sua semplicità. Ha scelto di fregarsene. Di ignorare le trame e di far parlare solo i cantieri.

Il messaggio lanciato dai frusinati è inequivocabile: chi governa, vince. Chi si divide, perde. Chi resta intrappolato nei calcoli di corrente e nei tatticismi, viene spazzato via dalla concretezza. E allora sì, questo 56% ha un peso specifico enorme. Perché non è un premio al consenso, è un premio alla coerenza. Mastrangeli non ha cambiato linea, non ha ceduto a compromessi, non ha fatto rimpasti: ha solo continuato a fare il sindaco. Ed è bastato.

Il dato di oggi è un avviso a tutti: alle prossime elezioni contano i progetti, non le chiacchiere.

Il sindaco che ha scelto di governare invece che galleggiare.

GIOVANNI ACAMPORA

Giovanni Acampora

Cambia la forma, non la sostanza. E la sostanza sta nel fatto che ancora una volta a fare il punto e tracciare la rotta è il Lazio Sud, sono le province di Latina e Frosinone con la loro Camera di Commercio. Anche quest’anno il Blue Forum – tra i più importanti appuntamenti italiani sull’economia del mare – conferma il ruolo centrale di un territorio come motore e regia strategica di un settore vitale per il futuro del Paese. Giovanni Acampora è riuscito ancora una volta a costruire un’agorà vera, autorevole, trasversale, dove politica, amministrazioni, stakeholder privati, rappresentanze militari e mercantili si incontrano, dialogano e – soprattutto – guardano oltre l’orizzonte.

Non è solo un’occasione di confronto. È un esercizio di visione. La stessa che, da anni, guida l’azione dell’ottava Camera in Italia per peso economico. Il mare, in questa visione, non è solo patrimonio naturale o leva economica. È un ecosistema complesso, integrato, che richiede lettura, metodo, obiettivi.

Il modello Blue Forum: visione, metodo, direzione

La tre giorni romana organizzata per il Blue Forum lo dimostra. Si parte con il ministro Adolfo Urso ed il rapporto nazionale sull’economia del mare, curato come sempre da “OsserMare” e “Centro Studi Tagliacarne–Unioncamere”. Un lavoro che non è un semplice documento statistico, ma una vera e propria bussola. Anno dopo anno, questa ricerca si è imposta come testo imprescindibile per chiunque voglia comprendere dove va la blue economy italiana e su quali direttrici strategiche occorra investire: infrastrutture portuali, sostenibilità ambientale, occupazione, formazione, governance.

Ed è proprio questa capacità di costruire strumenti operativi e politiche di sistema che ha reso centrale il ruolo della Camera di Frosinone–Latina. In un’Italia che ancora fatica a pensare il mare come piattaforma unitaria, Acampora e il suo team hanno creato un luogo di connessione e coordinamento. Lo hanno fatto con pazienza istituzionale, tessendo reti tra territori, competenze e livelli decisionali.

Un presidente con il radar acceso

Acampora lo ha capito prima degli altri: l’asset principale di questo territorio è il mare. Non solo perché costiero, ma perché pronto a intercettare traiettorie di sviluppo ancora inesplorate. Dal traffico commerciale al turismo blu, dalla logistica integrata alla tutela ambientale, dal digitale alla formazione professionale, tutto converge su un orizzonte marittimo che, se ben gestito, è destinato a generare ricchezza e occupazione.

Nel suo intervento che precede il Forum, Acampora lo dice chiaramente: “Il mare non è solo risorsa economica, ma patrimonio condiviso, spazio di coesione, luogo di accoglienza, speranza e futuro”. Una frase che è sintesi politica di una traiettoria coerente. La Camera di Frosinone–Latina continua a fare la differenza. Silenziosamente, ma concretamente. Con metodo. E, soprattutto, con risultati.

La rotta tracciata dal tavolo del Lazio Sud.

ALIOSKA BACCARINI

E poi dicono che faccia abbassare la pressione. Non è vero: la ‘Fiuggi’ è un’acqua di lunga vita. Come dimostra la sua storia recente. Era in agonia, con il suo asset principale pronto ad esalare l’ultimo respiro in un’Aula del Tribunale Fallimentare. E invece, oggi danza e volteggia come un Roberto Bolle.

Chi conosce davvero Fiuggi sa che c’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui la città sembrava destinata all’oblio. Lo storico termalismo era piegato, l’Acqua di Fiuggi in balia di un tribunale fallimentare, il centro sportivo in disuso, il benessere confinato ai rendering mai realizzati. Sembrava che nulla potesse invertire la rotta. Invece no. Era possibile. Ci è riuscito Alioska Baccarini. Sindaco per ostinazione, più che per ambizione. E da quel momento, la città ha iniziato a risalire la china.

Domenica scorsa, sul traguardo del Rally Roma Capitale – una delle più prestigiose gare automobilistiche d’Europa, capolavoro del campione Max Rendina – il suo nome è stato applaudito da piloti, autorità e spettatori. Non era solo una cerimonia: era il simbolo di un ritorno. Quello di Fiuggi tra le città protagoniste. Non per nostalgia, ma per risultati concreti. (Leggi qui: “La grande bellezza” del Rally di Roma Capitale incanta il mondo).

Dal baratro alla rinascita
Alioska Baccarini

Alioska Baccarini ha preso in mano Fiuggi quando era praticamente un cantiere fallito. È stato lui, con coraggio e sfidando le resistenze di chi preferiva stare a guardare, a strappare l’Acqua di Fiuggi dalle aule del tribunale, riportandola in bonis. L’ha resa di nuovo credibile, appetibile. E l’ha portata fino all’attuale compagine societaria: LMDV Capital, la holding di Leonardo Maria Del Vecchio. Una svolta impensabile fino a pochi anni fa, frutto di una visione tenace e di un’azione amministrativa senza complessi.

Non è stato un caso isolato. Baccarini ha sbloccato il Centro Benessere, per decenni promesso ma mai realizzato, e lo ha consegnato nelle mani di un professionista del settore come Alessandro Casinelli. Ha risolto il contenzioso sugli impianti sportivi di Capo i Prati, restituendoli a una nuova progettualità. Ha affidato la piscina olimpionica a Emanuele De Vita, oggi delegato provinciale del Coni e membro del board regionale della Federnuoto.

Visione, metodo, risultati
Il Rally di Roma sulle strade di Fiuggi

Non c’è stata improvvisazione. Baccarini ha costruito la rinascita della città passo dopo passo, dossier dopo dossier. E oggi, anche gli scettici devono ammetterlo: Fiuggi è tornata. Lo dimostra il Rally Roma Capitale, evento mondiale che ha visto la città termale diventare cuore logistico e organizzativo di una delle gare più importanti d’Europa. Ma lo dimostrano anche i numeri del turismo, la crescita degli investimenti privati, il ritorno della fiducia.

Chi pensava che fosse solo un amministratore di transizione si è dovuto ricredere. Baccarini ha dimostrato che si può governare senza rumore, ma con concretezza. Ha capito che il rilancio passa per i fatti, non per i proclami. E ha dato a Fiuggi, finalmente, un’identità moderna, solida, competitiva. Mezzo secolo dopo, la città torna a essere protagonista. E lo deve al suo sindaco.

Fiuggi è tornata. E ha il volto di Alioska Baccarini

FLOP

ANTONIO TAJANI

Antonio Tajani (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Possiamo dirlo senza tema che sul personaggio ci siano preconcetti gratuiti: non è il periodo migliore della sua vita politica, per Antonio Tajani. Tra dichiarazioni del tutto sballate sulla guerra di Israele all’Iran e decrittazioni delle dodici stelle della bandiera europea il leader di Forza Italia sembra essere incappato in un loop di sfiga dialettica che ne sta ridimensionando molto l’immagine.

Immagine che, ricordiamolo, non è solo quella di un segretario politico, ma anche e soprattutto quella di un vicepremier e ministro degli Esteri, la carica governativa più importante nel nostro format repubblicano assieme a quella del Viminale.

Ora, il dato da cui partire per sottolineare l’ennesima “piccola“ sconfitta di Tajani, è un solo, ma importantissimo.

Cercansi Quirinale

Inquadriamolo: da tempo Tajani punta ad allamare il centrosinistra ed i suoi voti, al fine di garantirsi la sponda necessaria per giocarsi la partita che porta al Quirinale quando Sergione Mattarella si sarà stancato di praticarlo. Ma per avere i voti Pd bisogna fare qualcosa anche vagamente di sinistra. Perché le truppe di Elly Schlein sarebbero pure disposte a votare il ministro degli Esteri ma devono avere un buon motivo per farlo.

Quale? Quella dei migranti regolari che siano riusciti ad ottenere la cittadinanza. Ed è per questo motivo, dato che il bacino delle partite Iva ormai è per parte transumato con Fdi, Lega e riformisti dem, che Tajani conduce la “battaglia” dello Ius scholae.

Da tempo Tajani è in mezza rotta di collisione col il purismo un po’ xenofobo specie della Lega. E, sempre da tempo, sta provando ad in infilare lo Ius scholae nel programma e di rifilare allo stesso una patente di attuabilità che abbia la pezza del placet di tutto il destra centro.

Il che ovviamente è impossibile, al di là del merito – lodevolissimo – del tema. Solo che il leader azzurro non lo sta facendo con la tigna di chi impone una scelta agli alleati in virtù del suo peso specifico.

Il nodo dello Ius scholae

No, lo sta facendo con il piglio da cavillo di chi deve per forza di cose metterci una pezza programmatica, a quell’iniziativa. Che a lui serve sostanzialmente per una cosa: accaparrarsi i voti Pd in vista delle prossime elezioni che decideranno il nome del nuovo inquilino al Quirinale. E su questa strada, qualcosa di sinistra va detta. E nel farlo sta prendendo più di una tranvata. Un esempio? In queste ore Tajani ha spiegato che “la proposta per lo Ius scholae è assolutamente in sintonia con il programma del centrodestra”.

Elly Schlein a Cernobbio (Foto: Canio Romaniello © Imagoeconomica)

Attenzione: non più inserita fattualmente nel programma, ma sintonica con lo stesso, il che è una forzatura bella e buona. “Noi vogliamo aprire un dibattito, ma a livello parlamentare, qui non c’entra nulla il governo, ne parliamo, ne discutiamo, in passato, nella scorsa legislatura, anche Fratelli d’Italia era favorevole a questa posizione”.

All’improvviso Tajani sente il bisogno delle Camera, dove spera di avere l’appoggio delle opposizioni su un tema ad altissima sensibilità etica (e non solo) per le stesse (ma Elly Schlein si è già sfilata in queste ore). Poi la “lisciata” dura e pura agli alleati.

Una carezza ed un pugno

“Oggi purtroppo la legge fa diventare cittadini italiani anche chi non parla italiano, perché è stato 10 anni in Italia, Ma questo secondo noi non è sufficiente, bisogna fare di più, integrare, come dice l’articolo 6 del nostro programma elettorale, integrare i migranti regolari dal punto di vista economico e dal punto di vista sociale”.

Tempo neanche sei ore che a Tajani ha replicato la Lega per bocca del vicepresidente della commissione Finanze, il deputato Stefano Candiani. Che ha detto: “Sulla cittadinanza gli italiani si sono già espressi negativamente in occasione del referendum”.

Replica a muso duro della Lega
Matteo Salvini (Foto: Paola Onofri © Imagoeconomica)

“È paradossale che, mentre il Pd tace dopo la sconfitta, sia proprio Forza Italia a premere sull’acceleratore per rendere la cittadinanza italiana più facile agli stranieri”.

“Le priorità adesso sono altre. Tajani se ne faccia una ragione”. Ed a colpire non è tanto il merito della proposta, quanto piuttosto la veemenza con cui al leader azzurro si è andati a replicare.

Perché sì, decisamente per ‘Ndonio non è un bel periodo.

Luglio in subbuglio.