Top e Flop, i protagonisti di mercoledì 1 aprile 2026

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 1 aprile 2026.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 1 aprile 2026.

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GUIDO CROSETTO

Il ministro Guido Crosetto con il vescovo di Frosinone, Santo Marcianò

C’è un momento, nella vita di un Paese, in cui la forma diventa sostanza. E la sostanza si chiama dignità. La decisione del ministro della Difesa Guido Crosetto di negare l’uso della base di Sigonella ai bombardieri americani non è un gesto ostile ma un atto di rispetto. Prima di tutto verso le regole.

Perché qui non siamo nel campo delle simpatie geopolitiche, né in quello delle tifoserie. Siamo nel terreno, più solido, del diritto internazionale e degli accordi sottoscritti. Se manca l’autorizzazione, se manca la consultazione, semplicemente non si fa. Non è un’opinione: è la norma.

Crosetto ha fatto una cosa quasi rivoluzionaria per la politica italiana contemporanea: ha applicato le regole senza cercare scorciatoie. “Tertium non datur”, ha detto. E già questa scelta lessicale racconta molto.

Senza strappi
Bettino Craxi

Non c’è stato strappo con Washington, non c’è stato muscolo esibito. C’è stato un messaggio più sottile: l’alleanza non è subordinazione. E qui riaffiora, inevitabile, la memoria craxiana. Non per nostalgia, ma per metodo. Nel 1985, a Sigonella, Bettino Craxi non mise in discussione l’alleanza atlantica: stabilì però un confine: sul suolo italiano decide l’Italia. Crosetto, con un gesto meno teatrale ma altrettanto significativo, si è mosso nello stesso solco. Ha ricordato che gli accordi esistono proprio per essere rispettati, soprattutto quando è scomodo farlo.

Oggi la politica spesso confonde la fedeltà con l’obbedienza: il No italiano espresso da Maurizio Crosetto è una distinzione preziosa. Perché essere affidabili non significa dire sempre sì, significa dire sì quando è giusto e no quando è necessario. E, soprattutto, spiegare il perché.

Palazzo Chigi ha chiarito che i rapporti con gli Stati Uniti restano solidi. Ed è proprio così che devono essere: solidi, non automatici. La credibilità internazionale non si misura nella rapidità con cui si concede una base, ma nella coerenza con cui si rispettano le regole condivise.

La scelta di Crosetto restituisce all’Italia una postura più adulta. Meno ancillare, più consapevole. Non cambia gli equilibri del mondo ma rimette a posto un principio.

Sovranità senza clamore.

IL CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI DI CASSINO

Ci voleva un consiglio comunale dei ragazzi per ricordare agli adulti che la politica, prima di tutto, è una cosa seria. E anche semplice. A Cassino e Cavarzere (Venezia) non hanno discusso di equilibri, correnti, sottocorrenti o piccoli cabotaggi locali. Hanno fatto una cosa più difficile: hanno dato senso alle parole. Pace, per esempio.

Non come slogan da manifestazione o hashtag da social, ma come impegno concreto, scritto, votato, condiviso. Una mozione approvata insieme, in una seduta congiunta che ha trasformato un gemellaggio da cerimonia a scelta politica. Perché i gemellaggi, se restano nelle targhe e nelle foto di rito, servono a poco.
Se invece diventano luoghi di confronto, allora costruiscono qualcosa. E qui è successo.

I ragazzi hanno discusso, ascoltato, messo insieme storie diverse: quella di Cassino, segnata dalla guerra, e quella di Cavarzere, con la memoria delle difficoltà e della ricostruzione. Ne è uscita una sintesi che gli adulti spesso non riescono più a trovare. Senza retorica. Senza ambiguità. Solo una linea chiara: la pace si costruisce ogni giorno, anche nei territori, anche nelle comunità.

Freschezza, non ingenuità

C’è una freschezza, in questa scelta, che non è ingenuità. È lucidità. Perché mentre molti consigli comunali “veri” si perdono in schermaglie infinite, qui si è arrivati al punto. E lo si è fatto insieme.

Top, dunque, ai ragazzi. Perché hanno capito che la politica non è occupare uno spazio ma riempirlo di senso. Flop, inevitabile, a molti colleghi adulti: in particolare quelli che siedono tra i banchi del Consiglio comunale di Cassino. Che troppo spesso scambiano il ruolo per il risultato, la posizione per la visione.

Forse non è un caso. Quando la politica dimentica perché esiste, servono i ragazzi per ricordarglielo.

Lezione agli adulti.

FLOP

GRILLO e CONTE

Giuseppe Conte (Foto: Giulia Palmigiani © Imagoeconomica)

Nel Movimento 5 Stelle ormai le assemblee si fanno in tribunale: non è più una metafora. Beppe Grillo cita Giuseppe Conte. E non per una divergenza politica ma per il nome e il simbolo. Cioè per l’identità. Quando si arriva a questo punto, significa che il fallimento del progetto Movimento 5 Stelle è totale: non si litiga più su cosa fare, si litiga su chi si è.

Il fondatore che rivendica la creatura, il leader che la governa e non intende restituirla. In mezzo, un Movimento che da forza antisistema rischia di diventare un caso da codice civile. La scena è quasi surreale. Chi parlava di “uno vale uno” ora misura tutto in atti di citazione. Chi rifiutava i riti della vecchia politica si affida ai tempi lunghi della giustizia.

Non è più politica
Beppe Grillo (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

E intanto la politica resta fuori dall’aula. Perché questa non è più una discussione sul futuro del Paese: è una contesa su un marchio. Con un dettaglio non secondario: quando un Partito discute il simbolo davanti a un giudice, significa che quel simbolo ha già perso il suo significato. L’idea originaria del Movimento è in frantumi. Perché la verità è semplice: non si può essere nati per rompere il sistema e finire a litigare come il sistema.

Alla fine resta un dubbio. Chi vincerà la causa potrebbe aver già perso la politica.

Identità in tribunale.

DANIELE NATALIA

L’intervento di Daniele Natalia

La malasorte talvolta ha un infinito senso dell’ironia. Come accaduto in queste ore ad Anagni: c’è un cantiere che proprio oggi doveva essere completato e riconsegnato al Comune. È quello per i nuovi parcheggi sotto la Circonvallazione: dovevano essere pronti, finiti, disponibili per il taglio del nastro e l’apertura della bottiglia di spumante. E invece…

Invece i lavori sono appena partiti. Proprio nel periodo in cui bisognava andare a comprare un paio di metri di striscia tricolore da affidare alle forbici inaugurali e mettere in fresco le bottiglie con le bollicine… Tra la narrazione e la realtà, stavolta, non c’è una sfumatura: c’è un abisso.

Sarà questione di cavilli, sarà questione di burocrazia, sarà che l’amministrazione c’entra nulla e la questione è tutta demandata a chi ha la gestione pratica di quei lavori: ma nel giorno del Pesce d’Aprile, cioè tradizionalmente dedicato agli scherzi ed alle burle più atroci, il calendario dice fine lavori ed il cantiere dice poco più dell’inizio.

Tra cantiere e realtà

È una di quelle situazioni in cui la realtà non si limita a smentire la politica: la smonta. E non per incapacità, sciatteria, disorganizzazione. Ci saranno milioni di motivazioni ed una più valida dell’altra per motivare il ritardo. Ma il problema è che agli occhi del cittadino si è raccontata una cosa che non esisteva. E quando succede, la credibilità evapora in fretta.

Ora la questione diventerà politica. E partirà la caccia a chi doveva controllare e non lo ha fatto, chi doveva vigilare e non ha visto, chi doveva dire la verità e ha preferito raccontare altro. Mentre – con ogni probabilità – non ci saranno responsabili ai quali dare una croce perchè è la procedura ad essere così.

Non è satira. È cronaca.