I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 12 novembre 2025.
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 12 novembre 2025.
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COPPOTELLI e RIGHINI

C’è stato un tempo nel quale la Destra aveva un concetto diverso delle relazioni. Del tipo: io parlo e tu ascolti. E sulla base di questa convinzione aveva varato la disintermediazione: nessun confronto con i sindacati e le associazioni di categoria, semmai un dialogo one to one, per spezzare ed indebolire il fronte. È proprio per questo che c’è qualcosa di insolito, quasi rivoluzionario, nel vedere la Regione Lazio governata dal centrodestra sedersi ad un tavolo e chiamarlo “confronto”.
Lo ha apparecchiato l’assessore al Bilancio Giancarlo Righini: un primo incontro ufficiale tra la Regione e le parti sociali in vista della manovra di bilancio.
Forma e contenuto

Non solo forma ma contenuto. Tra i protagonisti del tavolo, la Cisl del Lazio guidata da Enrico Coppotelli si è presentata con idee chiare e numeri alla mano: 13 priorità, non un elenco generico ma un pacchetto pensato per spingere la Regione verso una crescita inclusiva e concreta. Non chiacchiere, ma lavoro. Non slogan ma soluzioni.
Di rivoluzionario c’è che troppo spesso la concertazione si trasforma in passerella: vedere che il confronto parte con contenuti veri è un segnale politico e culturale che Enrico Coppotelli sta imponendo nel nuovo Dna della Cisl del Lazio.
Tra le proposte evidenziate: il finanziamento della legge sulla Partecipazione dei lavoratori — un passo avanti per dare voce a chi lavora nei processi decisionali delle imprese — e il Fondo Taglia Tasse, pensato per alleggerire l’Irpef a chi guadagna meno. A queste si aggiunge la ZIS, una Zona di innovazione e sviluppo nel Basso Lazio, risposta intelligente alla crisi dell’automotive puntando su aerospazio e difesa.
Visione e concretezza

La Cisl di Enrico Coppotelli fa ciò che spesso la politica dimentica: tiene insieme visione e concretezza. Mette insieme sociale e sviluppo. E non dimentica i giovani, quelli che oggi partono perché qui non trovano futuro. La Regione, dal canto suo, sembra aver capito che governare non significa chiudersi nelle stanze dei bottoni. Ora che il Bilancio si scrive, servono idee. Ma servono soprattutto orecchie per ascoltare. E una postura diversa: non quella di chi concede ma di chi costruisce con chi c’è.
Il percorso è appena iniziato ma la strada è spianata. Ora tocca alla Regione trasformare l’ascolto in scelte. E alle forze sociali, come la Cisl, continuare a essere un passo avanti, con proposte che parlano di futuro, giustizia sociale e dignità del lavoro.
Finalmente il dialogo. E la CISL era già lì.
DANIELE MAURA

In provincia di Frosinone la terra ha sempre parlato una lingua antica: fatta di fatica e tradizione. Non è un caso che proprio in Ciociaria nelle prossime ore si apra una nuova pagina: quella del Polo per lo Sviluppo delle Aree Rurali e dell’Agricoltura. Non un titolo altisonante da annunciare e dimenticare ma un progetto vero, concreto. Porta con sé visione, risorse e collaborazione.
Negli ultimi anni abbiamo scoperto che non c’è da mangiare per tutti. O meglio: c’è ma non lo produciamo noi. E questo ci rende a rischio di ricatto in caso di crisi globale. Ne è convinto il Governo di Giorgia Meloni che per questo ha voluto un Ministero che si occupasse non solo di Agricoltura ma anche di Sovranità Alimentare. Le cose che mettiamo in tavola dobbiamo tornare a produrle noi.
La Regione si sintonizza

La Regione Lazio si sintonizza su questa frequenza e non si limita ai buoni propositi. E lo fa grazie all’intuizione del consigliere Daniele Maura, recepita con tempestività dall’assessore all’Agricoltura Giancarlo Righini. Il risultato? Un accordo strategico con l’Università di Cassino ed il Comune di Frosinone, per trasformare un immobile regionale in via Veccia 23 in un centro di ricerca, innovazione e formazione agricola.
Qui si formeranno nuove competenze, si studieranno tecnologie sostenibili, si metteranno a punto soluzioni per rendere le campagne più competitive e meno vulnerabili. Non è un sogno futurista ma un’azione amministrativa già messa a terra. E questo fa la differenza.
La Regione mette radici nel futuro
FLOP
GIULIO CONTI

È un paradosso che capovolge la retorica: a Ceccano rispuntano i loculi e con loro uno sguardo che ride ma che riflette anche. È vero, finalmente ripartono i lavori al cimitero e questa è una buona notizia per la città e per le famiglie che già da tempo hanno pagato il posto per l’eterno riposo. Ma al contempo, quel sorriso ha un alleato invisibile: la verità dei fatti.
Da un lato, l’azione amministrativa è ripartita. Il blocco che durava dal 2019 è superato, e tornano le ruspe, tornano i basamenti, torna l’impegno concreto. Per chi aveva già versato somme e attendeva, quel “si sta procedendo” dell’assessore Giulio Conti ha il sapore di un respiro sospeso che si libera. (Leggi qui: Ceccano, il ritorno dei loculi e del sorriso (soddisfatto) di Conti).
Ma dall’altro lato: nelle casse i soldi per avviare i lavori già c’erano, ereditati dalla precedente amministrazione. Lo raccontano le carte: non era carenza di fondi, bensì imprevisti tecnici, ritardi, sospensioni, a bloccare il cantiere. E oggi la parte politica che aveva impostato il discorso su «non c’erano soldi, perciò nulla si muoveva» si trova nella situazione di dover ammettere che forse non era tanto una questione di bilancio quanto di ostacoli concreti.
L’altra faccia del racconto

Quindi, ecco la seconda faccia del racconto: la coalizione di centrosinistra di cui Conti fa parte aveva ripetuto che il Comune era in difficoltà economica, che i lavori erano fermi per mancanza di risorse. E invece emerge che il Bilancio era sotto controllo, come non poteva essere altrimenti dato il sistema di verifiche semestrali della Corte dei Conti e del Ministero dell’Interno. Ed i soldi per il cimitero non se li era mangiati nessuno: non si poteva lavorare per altri impedimenti.
In sintesi: bene che si faccia , molto bene. Ma è doveroso riconoscere che la narrativa alla base era sbagliata e che la politica, quando narra la realtà in modo distorto, si espone a figuracce che poi la città paga. Perché non è solo una questione di comunicazione, è questione di credibilità.
Il paradosso di Giulio.
ROBERTO FICO

Sarà pure lunga dieci metri, con tanto di cucina, letti e solarium ma la barca di Roberto Fico — nome di battaglia Paprika— ha un motore molto più potente delle sue specifiche nautiche: quello della polemica elettorale. E in Campania, dove la campagna arrancava tra sbadigli e comunicati fotocopia, è bastato questo “gozzo” dal valore di 120-150mila euro a scatenare onde alte fino al Transatlantico.
Da una parte c’è Fico, ex presidente della Camera, che rivendica il diritto a navigare in pace dopo anni ai vertici della Repubblica. Dall’altra, il centrodestra che alza il binocolo e scruta ogni dettaglio: l’ormeggio a prezzo agevolato nel porto militare di Nisida, l’assenza del natante nelle dichiarazioni patrimoniali, il mistero sulle date d’acquisto. Insomma, non proprio il profilo basso del cittadino qualunque che prende il bus per dimostrare sobrietà.
Il punto non è la barca

Il punto non è che Fico abbia una barca. Il punto è che per anni ha incarnato la narrazione del grillino spartano, nemico della “casta”, del privilegio, del lusso. E oggi, il fatto che quella stessa figura possa aver goduto di un ormeggio in area militare a 500 euro l’anno — mentre un porto civile ne chiederebbe dieci volte tanto — fa saltare la copertura ideologica di tutto il Movimento.
“Accuse infamanti”, ribatte lui. “È tutto regolare”. Ma il problema, forse, non è giuridico: è politico. Perché tra la predica del passato e la pratica del presente si è aperta una crepa. E dentro ci entra tutta l’ironia di chi ricorda lo slogan “aboliamo la povertà” mentre Paprika prende il largo.
Il motore inceppato della coerenza.



