I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 14 maggio 2025
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 14 maggio 2025
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SERGIO MATTARELLA

Non parla dal Quirinale questa volta Sergio Mattarella: ma da Coimbra. Non una sede istituzionale, ma un’Università. Non una delle stanze ovattate della diplomazia europea, ma un’aula di sapere vecchia di secoli. Eppure, proprio da lì, ha fatto arrivare a Bruxelles – e a certe capitali che amano flirtare con l’autocrazia – uno dei messaggi più forti degli ultimi anni: i valori fondanti dell’Europa non si trattano, non si svendono, non si barattano per trenta voti o trenta monete.
Parole nette. Affilate. Pesanti. Di quelle che, se le avesse dette un ministro, il giorno dopo ci sarebbe il finimondo. Ma siccome le ha pronunciate Sergio Mattarella, il Presidente che non urla mai e convince sempre, quelle parole diventano pietra. Anzi, marmo.
L’autorevolezza della sobrietà

Mattarella non si è mai iscritto al campionato dei like, non fa conferenze stampa show, non si fa vedere con i piedi sulla scrivania. Ma è il politico italiano più autorevole in circolazione. Lo sanno i leader stranieri, lo capisce anche Mario Draghi – che era con lui sul volo di Stato verso il simposio Cotec, tra i grandi della competitività Ue.
Tra un discorso e l’altro, Draghi e Mattarella si sono parlati. Non di spread o di banche centrali: si sono parlati da uomini che hanno la consapevolezza di cosa stia diventando (o rischi di diventare) l’Europa. L’ex premier che guarda le cifre, il Presidente che guarda più in là: a quella “felice sottomissione” delle democrazie occidentali che lui stesso ha denunciato mesi fa. Se l’Ue smette di essere ambiziosa, se accetta di arretrare sullo Stato di diritto, se dimentica i suoi principi per compiacere i suoi estremisti, allora non serve nemmeno più l’euro: tanto vale rimettere le frontiere.
Dottorato con messaggio incluso

A Coimbra gli hanno dato la laurea honoris causa in Economia. Ma in realtà, il vero esame lo ha fatto sostenere lui agli altri. Lo ha fatto con una frase che potrebbe benissimo stare incisa su un muro di Bruxelles: “I valori dell’Unione non ammettono compromessi morali”. Tradotto: non si negoziano la libertà, il pluralismo, i diritti, la democrazia. Non li puoi mettere sul tavolo come se fossero una delega in bianco. E se qualcuno pensa che basti qualche miliardo di fondi strutturali per girarsi dall’altra parte, allora ha sbagliato continente.
Nel suo discorso, Mattarella fa tutto quello che la politica italiana fatica a fare: tiene il punto, non cerca consenso, ricorda che le radici non sono un optional. E con l’eleganza che gli è tipica, rievoca anche la comune storia democratica di Italia e Portogallo, accomunate dalla stessa data – il 25 aprile – come simbolo della liberazione dai regimi oscurantisti.
L’ultimo gigante

Mentre i Partiti italiani affilano le lame per le Europee, litigano sulle candidature e si esercitano nell’arte del distinguo, Mattarella ricorda cos’è davvero la politica. Non è il post più furbo, la battuta che fa impennare l’algoritmo. È saper rappresentare un Paese intero con dignità e coerenza.
E allora succede che, fuori dai radar delle polemiche nostrane, il capo dello Stato diventi l’unico italiano che in Europa parla e tutti ascoltano. Non perché urli. Ma perché quando parla, quello che dice ha senso. In una politica fatta di comparse, Mattarella è rimasto l’ultimo gigante vero. E fa il Presidente come si dovrebbe fare sempre: con stile, con sobrietà, e con una lucidità che brilla ancora di più oggi, quando tutti sembrano rincorrere qualcosa. Lui no. Lui sta fermo, al centro, come un punto fisso: un faro. E da lì, ricorda al mondo che l’Italia c’è. E quando serve, sa ancora alzare la voce. Anche senza gridare.
L’Italia che sa stare ancora in piedi.
ENZO SALERA

Controcorrente. Nei modi e nelle parole. Nello stile e nell’esempio che ha deciso di dare. Il sindaco di Cassino Enzo Salera non si arruola alla politica spettacolo, non si iscrive al partito delle vittime della Giustizia. Anzi. Risponde coniugando sobrietà, senso delle istituzioni e una sorprendente consapevolezza del proprio ruolo. Anche di fronte all’ennesima tempesta.
La notizia è nota: un esposto presentato da un cittadino ha dato il via a un’indagine della Procura della Repubblica di Cassino per presunta corruzione. L’ipotesi riguarderebbe l’affitto di un locale e coinvolgerebbe, oltre al primo cittadino, alcuni imprenditori e un funzionario comunale. Una vicenda nata, a quanto pare, dalla coda velenosa della campagna elettorale dello scorso anno: quella che Salera ha vinto a mani basse, riconfermato sindaco con oltre il 60% dei consensi. (Leggi qui: Salera: «Sono indagato». L’opposizione non azzanna, la maggioranza fa quadrato).
Non è la prima volta

La notizia dell’indagine è stata diffusa da alcuni siti online. Ma prima che la voce potesse gonfiarsi, deformarsi, diventare strumento di attacchi o insinuazioni, è stato lo stesso Salera a prendere la parola. Lo ha fatto con un post pubblico sulla sua bacheca Facebook, senza giri di parole e senza alzare i toni. “Non è la prima volta che sono sottoposto a indagini – ha scritto – e probabilmente non sarà l’ultima”. Un incipit che spiazza, perché non ha nulla di difensivo o allarmato: è la constatazione calma e lucida di un amministratore esperto che conosce i rischi del suo mestiere e li affronta con la schiena dritta. (Leggi qui: La serenità di Enzo Salera).
Non c’è alcuna retorica nel messaggio, ma piuttosto un senso profondo di responsabilità. “Ho sempre ritenuto giusto – prosegue – che l’operato di un amministratore venga sottoposto ai raggi X da parte della magistratura”. Nessun vittimismo, nessuna delegittimazione delle istituzioni: Salera, al contrario, ribadisce la propria fiducia nella giustizia e nella possibilità di chiarire tutto, come già avvenuto in passato. E in effetti, lo storico parla per lui: tra il 2022 e il 2023 sono stati presentati una ventina di esposti su lavori pubblici importanti come quelli in piazza Diamare e sul Corso della Repubblica. Tutti archiviati.
Gli squallidi

Ma se il tono del sindaco è improntato al massimo rispetto per il lavoro degli inquirenti, non manca una chiara condanna per “lo squallore di certi attacchi mediatici” – parole sue – provenienti da chi, forse, non si è mai rassegnato alla sconfitta elettorale. Un passaggio netto, che però non scivola nella polemica fine a se stessa. Il sindaco non cerca nemici, ma non resta nemmeno inerme: la Giunta ha già deliberato la possibilità di procedere per diffamazione contro ignoti. Una scelta che rafforza un messaggio chiaro: Cassino non si lascia trascinare nel fango.
Il “metodo Salera”, in definitiva, si conferma anche in questa vicenda. È il metodo di chi, invece di nascondersi, affronta la bufera a viso aperto. Di chi risponde alle insinuazioni con i fatti, e alle polemiche con il diritto. Di chi, pur non essendo infallibile – come ogni uomo delle istituzioni – non abdica mai alla dignità del proprio ruolo.
In un’Italia dove troppo spesso la politica si piega al calcolo e al sensazionalismo, Enzo Salera mostra che c’è ancora spazio per una leadership solida, composta e responsabile. Cassino, comunque vada, ne esce con un messaggio chiaro: la trasparenza non è uno slogan, ma una pratica quotidiana.
Sobrietà, dignità e trasparenza nella tempesta.
ANGELO MATTOCCIA

La provincia di Frosinone non sta più a guardare. Fa. Si muove. E adesso comanda. Non lo fa urlando, ma scegliendo bene le sue persone. Uomini e donne che non hanno bisogno di stare in prima fila per farsi notare. Ma quando arrivano lì, la differenza si sente. Come nel caso di Angelo Mattoccia, 35 anni, sindaco di Pofi. Che è il nuovo Coordinatore regionale della Consulta dei Giovani Amministratori di ANCI Lazio.
Una notizia che ha il sapore della svolta. Perché è la prima volta che la guida della Consulta finisce nelle mani di un amministratore della provincia di Frosinone. E non è un caso. È il risultato di un percorso fatto di lavoro silenzioso, credibilità costruita sul campo, una nuova leva politica che nel basso Lazio non solo c’è, ma detta il passo.
Il voto, la sfida, il senso

L’elezione si è svolta nel complesso Selva dei Pini di Pomezia. La Consulta rappresenta i giovani amministratori del Lazio ma è molto di più: è l’anticamera della nuova classe dirigente, è la fucina da cui usciranno i sindaci, gli assessori regionali, i parlamentari di domani. In alcuni casi, anche quelli di dopodomani.
Mattoccia ha vinto con la forza delle idee. Ma soprattutto con la forza dei numeri: la provincia di Frosinone oggi è il territorio con il più alto numero di giovani amministratori comunali dell’intera regione. Non è folklore. È struttura. È capacità organizzativa. È visione.
Nel suo intervento, il neo Coordinatore non si è perso in ringraziamenti di circostanza. Ha preso il microfono e ha detto le cose come stanno: «Nel Lazio ci sono 378 sindaci, ma solo 26 hanno meno di 35 anni. Appena il 6,8%. Essere giovani ed entrare nelle istituzioni è ancora l’eccezione». Ma è proprio per questo – ha aggiunto – che “serve più passione, più impegno, più responsabilità”.
Frosinone c’è. E non fa da comparsa

L’elezione di Angelo Mattoccia segna un punto di non ritorno. Per ANCI Lazio, che cambia pelle e si apre a nuovi territori. Ma soprattutto per Frosinone, che da “provincia profonda” diventa centro di elaborazione politica. Lo si vedrà tra pochi giorni a Palermo, dove il 16 e 17 maggio si terrà l’Assemblea nazionale di ANCI Giovani. Mattoccia ci sarà. E rappresenterà non solo il Lazio. Ma anche la sua terra. Il suo Sud del Lazio.
Da Coordinatore regionale, siederà di diritto nel Coordinamento nazionale. Quello che decide le strategie, che dialoga direttamente con il presidente nazionale Marco Manfredi, che costruisce il profilo dei giovani amministratori italiani. Frosinone adesso c’è. E non in coda. In testa.
«La passione non si improvvisa», ha detto Mattoccia nel suo discorso. Frase semplice. Ma se la si guarda bene, è dirompente. Perché è il modo più elegante per dire che la politica non è un casting di influencer, ma un lavoro duro, quotidiano, fatto di scelte e coerenza. I giovani amministratori che salgono adesso hanno il compito di ridare dignità alle istituzioni partendo dai Comuni. E non lo faranno con i meme.
L’onda buona

Per questo Mattoccia ha chiesto unità, responsabilità, visione: «La Consulta deve essere un luogo vivo, autorevole, rappresentativo». Non un tavolo in più, non una vetrina in meno. Un laboratorio vero, capace di incidere sulle scelte concrete che toccano i cittadini. Da Pofi a Roma, passando per Ceccano, Fiuggi, Ferentino, Veroli, Anagni. Il Lazio dei giovani amministratori si gioca qui.
Il vento è cambiato. Ma non è un vento che arriva da fuori. È un’onda che si è alzata dal basso, da una provincia che per troppo tempo ha avuto idee forti e voce debole. Oggi quella voce ha trovato un megafono. Ad impugnarlo è Angelo Mattoccia e porta con sé il volto nuovo di una politica che sa ancora pensare al futuro senza perdere di vista le radici.
E non serve il manuale del perfetto comunicatore. Serve un’idea chiara e una direzione condivisa. Frosinone – stavolta – ha entrambe.
L’ardita scalata dei giovani in fascia tricolore.
FLOP
GIANCARLO GIORGETTI

Come ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha voluto giocare duro, e per certi versi non ha fatto male. Il guaio è che come al solito dall’Esecutivo attuale arrivano solo “prove muscolari” ma che a volte (abbastanza spesso) risentono di una sorta di machismo governativo, più che di dettami di buon senso.
Giorgetti ha comunque chiarito la posizione del governo italiano riguardo l’utilizzo del golden power. Su cosa? E cos’è il golden power?
E’ un’opzione arbitraria con cui uno Stato sovrano interviene in un’operazione finanziaria quando ritenga che ci siano in ballo interessi nazionali di ordine macroeconomico.
Il piede nella porta di Unicredit-Banco Bpm

E nel caso di specie Giorgetti ha agitato lo spauracchio del golden power in ordine all’offerta pubblica di scambio di Unicredit su Banco Bpm. E va detto che il ministro non le ha mandate a dire neanche a Bruxelles, malgrado gli strali ad esempio di un imbufalito Matteo Renzi.
“Bruxelles ha delle competenze in materia bancaria sotto il profilo della concorrenza. Sulla sicurezza nazionale decide lo Stato italiano e non l’Europa fino a prova contrari”.
Ma perché il ministro ha risposto per le rime all’Ue? Perché era stata formalizzata una comunicazione inviata dalla Commissione europea, firmata dal dirigente Almorò Rubin De Cervin.
Il documento della Commissione Ue
Ecco, quel documento metteva in discussione la legittimità dell’applicazione del golden power in questo contesto. Ma Giorgetti ha tirato dritto: “Il golden power è stato valutato nell’interesse del Paese. È una decisione assunta dal Consiglio dei ministri”.
“Adesso, come prevede il golden power, c’è la fase di monitoraggio. Gli interessati devono adempiere a determinati requisiti e fornire documentazione, che verrà valutata dalle autorità competenti”.
Il guaio è è che dietro c’è un dato economico in bilico, dato che Le condizioni stabilite da Palazzo Chigi potrebbero “compromettere l’operazione da 15 miliardi, già avviata sul mercato azionario”.
15 miliardi in ballo

Unicredit intanto sta lavorando “per attenuare queste restrizioni, ma finora le richieste di chiarimenti tecnici non hanno ricevuto risposta”.
Ora, il dato per cui la politica non deve essere troppo supina all’economia è e resta incontrovertibile, ma resta fermissimo anche quello per cui se l’economia non trova le sue vie poi la politica è costretta a trovarne altre.
E sempre più spesso con affanno.
Duro, puro ma poco concreto.



