I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 20 maggio 2026.
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 20 maggio 2026.
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GERMANO CAPERNA

Lo attendevano al varco. Non perché fosse sindaco. Ma perché – quando non indossa la fascia tricolore, Germano Caperna è insegnante. E lo fa in un luogo di estrema difficoltà e sofferenza. Per questo attendevano il suo discorso di benvenuto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, andato nelle ore scorse a visitare la sua città, Veroli. E le attese non sono andate deluse.
Perché nel contenuto c’è una visione precisa del rapporto tra istituzione scolastica e comunità: una visione che troppo spesso si smarrisce nel rumore della politica quotidiana.
Caperna ha detto una cosa semplice e fondamentale: la scuola non è un servizio, è una scelta civile. Ogni asilo nido costruito, ogni mensa scolastica ristrutturata, ogni aula cablata non è un’opera pubblica come un’altra: è un atto di fiducia verso chi resterà. Verso i giovani, in un territorio che, come gran parte dell’Italia interna, conosce bene il peso dello spopolamento e la fatica di trattenere le proprie energie migliori.
Il secondo livello

C’è poi un secondo livello nel discorso del sindaco, meno visibile ma altrettanto significativo. L’idea che le istituzioni perdano credibilità quando smettono di collaborare, quando la competizione tra enti, tra livelli di governo, tra sigle partitiche prevale sullo spirito di servizio. È un’autocritica che difficilmente trova spazio in un amministratore pubblico. Eppure è esatta. E il fatto che venga pronunciata davanti a un ministro, in una sala consiliare che «custodisce memoria civile, simboli delle istituzioni e segni della fede», rende la cosa ancora più incisiva.
La scuola resta il più grande ascensore sociale che una comunità possa custodire, ha detto Caperna, citando Giorgio La Pira e le sue rondini verso la primavera. È un’immagine antica, quasi desueta nel vocabolario della politica contemporanea. Ma proprio per questo vale la pena fermarsi. Perché se c’è una cosa che il dibattito sull’istruzione ha perso negli ultimi anni è esattamente questo: la capacità di guardare alla scuola non come a un problema da risolvere, ma come a una promessa da mantenere.
Il senso antico della Scuola e dei Comuni.
GIOACCHINO FERDINANDI

Il senso di appartenenza alle istituzioni si misura in momenti precisi. Più che nelle cerimonie, più che nei discorsi ufficiali e nelle foto di rito. Si misura quando ti arriva una telefonata partita a trentamila piedi di quota, da un volo per Detroit, e qualcuno qualcuno dall’altra parte del globo chiede di smentire.
Gioacchino Ferdinandi, sindaco di Piedimonte San Germano, quella smentita non l’ha data. E non perché voglia alimentare polemiche. Ma perché le certezze che gli arrivano dal territorio — da chi ha visto, da chi ha confermato, da chi vive e lavora dentro quella realtà industriale ogni giorno — non si cancellano con una nota stampa di un colosso cinese.
BYD smentisce la visita allo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano. Ferdinandi no. Le due posizioni sono, in fondo, conciliabili: un costruttore di auto orientale con certezza ha visitato quello stabilimento, accompagnato dal direttore e dal direttore delle Presse. Che per ragioni di opportunità o riservatezza si preferisca non lasciare tracce, è comprensibile. E in certi tavoli industriali, soprattutto in certi momenti industriali, è persino prassi. Ma questa è faccenda di chi gestisce la comunicazione, non di chi amministra un territorio e ha il dovere di sapere cosa accade dentro i suoi confini.
Agganciato alla sua fabbrica

Ecco il punto vero: un sindaco che resta agganciato alle proprie fonti, anche sotto pressione, anche quando sarebbe più comodo fare un passo indietro e negare tutto, è esattamente quello che un territorio industriale come il Cassinate ha bisogno. Non un amministratore che si adegua alla versione ufficiale di turno ma uno che presidia, che ascolta, che verifica e che — quando è sicuro — non arretra.
La vicenda Stellantis-BYD-Dongfeng-Leapmotor, comunque vada a finire, pone domande enormi sul futuro occupazionale di una provincia intera. In questo contesto, la coerenza di Ferdinandi non è testardaggine: è responsabilità istituzionale. La stessa che si chiede a chi governa una comunità che da anni trattiene il fiato, aspettando di sapere cosa accadrà di quello stabilimento. E del proprio futuro.
Il sindaco, il suo territorio, la loro fabbrica.
FLOP
IL CANTIERE DEL BRT

Quando l’ex sindaco scende in piazza contro il sindaco in carica — e sono entrambi di centrodestra — significa che qualcosa di più del traffico si è inceppato. Paolo Fanelli, consigliere di Fratelli d’Italia ed ex primo cittadino di Frosinone, ha preso parte ieri alla protesta in piazzale De Matthaeis contro la nuova viabilità legata al Bus Rapid Transit. Fianco a fianco con Forza Italia e il Gruppo Futura. E non si è limitato a lamentarsi del traffico: ha avvertito che, se le cose non cambieranno, sarà «costretto a mettersi dall’altra parte». Traduzione: opposizione.
Il cantiere della nuova rotatoria — triangolare, il che la rende poco praticabile per i mezzi pesanti, e costata 650mila euro di soldi pubblici — è diventato il simbolo di una gestione della mobilità che una parte crescente della maggioranza non riconosce più come propria. Le code si moltiplicano a ogni ora, le polveri sottili pure, e il Consiglio comunale non viene convocato da tre mesi.

«Rimango idealmente con Fratelli d’Italia», ha dichiarato Fanelli, «ma non posso non considerare ciò che sta succedendo»: una formula che suona più come un ultimatum che come una presa di distanza.
Per il sindaco Mastrangeli il problema non è solo il traffico. È la tenuta politica di una maggioranza che continua da anni a sfaldarsi proprio attorno al progetto che doveva essere il fiore all’occhiello della sua amministrazione. Il BRT divide, le rotatorie irritano, l’ascensore inclinato è fermo da quattro anni. E chi protesta, oggi, non è l’opposizione di sempre: è casa sua.
Ingorgo politico.



