I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 24 dicembre 2025.
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 24 dicembre 2025.
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GIANCARLO RIGHINI

Il Bilancio approvato ieri mattina dalla Regione Lazio segna un cambio di passo. Numeri asciutti, poco adatti agli slogan ma decisivi per capire dove si va. Un bilancio senza nuovi debiti, con una rotta chiara e riconoscibile: nelle sue scelte economiche e politiche. Con decisioni in alcuni punti obbligate ed in altri controcorrente. (Leggi qui: Un bilancio senza debiti e con una rotta: il Lazio cambia passo).
Nel Lazio, dai tempi di Piero Marrazzo, il Bilancio è stato un terreno minato: emergenze, toppa su toppa, navigazione a vista. A quell’epoca era scattata la riforma dei bilanci e quello che per decenni era stato infilato sotto al tappeto, uscì fuori tutto insieme: un cratere da 10 miliardi destinato ad allargarsi fino a 23 miliardi. Tutti di debiti.
I vent’anni successivi sono stati dedicati (da destra e da sinistra) a mettere le briglie a quei conti senza regola. Consentendo di arrivare al cambio di passo compiuto in queste ore. Da martedì la Regione Lazio prova a governare il tempo lungo e non solo l’urgenza del giorno dopo. È qui che entra in gioco il lavoro dell’assessore Giancarlo Righini. (Leggi qui: Mezzo miliardo senza debito: la svolta del Lazio con la manovra Righini).
Il riordino

L’assessore ha fatto una cosa scomoda: mettere ordine. Tenere i conti in equilibrio, dare prevedibilità alle scelte. Un bilancio senza debiti non è austerità cieca: è rispetto per chi verrà dopo, è dire che i servizi si finanziano con scelte e non con scorciatoie contabili. Il punto politico vero è questo: la Regione smette di inseguire e torna a programmare. Lo fa con pochi effetti speciali ma con una direzione. Ed è esattamente ciò che per anni è mancato. Se per assenza di visione o per assenza di possibilità è questione del lato dello stadio dal quale si assiste alla partita.
Certo, i numeri da soli non bastano. Ora quei conti dovranno tradursi in sanità che funziona, trasporti credibili, investimenti utili. Ma senza una base solida, tutto il resto resta propaganda. Perché il debito non è una fatalità. Ed il Lazio non è diventato all’improvviso un’isola felice. Ma ha smesso di girare in tondo.
La visione di Righini.
I LAVORATORI DELLA BURGO

Alla Cartiera Burgo di Sora i lavoratori hanno fatto una scelta semplice e potente:
rinunciare allo straordinario per aiutare la famiglia di un collega che non c’è più. Niente raccolte simboliche, nessun gesto di facciata: soldi veri, frutto di ore di lavoro vero. Un sacrificio che pesa e proprio per questo vale.
L’ingegner Marino Viola è scomparso tragicamente la scorsa estate. Con lui, per molti, se n’è andato non solo un collega ma un pezzo di quotidianità: in fabbrica queste cose si sentono. E restano.
La risposta non è stata un comunicato ma un atto concreto: ore di straordinario lasciate sul tavolo. Ed un’azienda che non si è voltata dall’altra parte. La Burgo ha scelto di raddoppiare la somma raccolta, un gesto che dice molto più di mille parole su cosa significhi essere comunità: non obbligo, non marketing. Condivisione.
Il lavoro non è conflitto

Il caso che arriva dalla Burgo dice che il lavoro non è solo conflitto, qui emerge un’altra verità: il lavoro è anche legame, responsabilità reciproca.
Sindacati, azienda, lavoratori. Tutti dalla stessa parte, senza bandiere da sventolare.
Solo il rispetto per una famiglia colpita duramente. Alla vedova e ai figli non è stato restituito ciò che conta davvero ma è arrivato un messaggio chiaro: non siete soli. Questo è il valore di certi luoghi di lavoro: tengono insieme le persone quando serve davvero.
Solidarietà vera.
SALVATORE LUONGO

Non è una visita di protocollo e si vede: niente centro storico, niente passerelle. Il generale Salvatore Luongo, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, sceglie la periferia: Tor Bella Monaca, di notte, lì dove il presidio non è simbolico ma quotidiano, dove la divisa non è un’immagine ma una presenza costante. È andato personalmente a fare gli auguri al personale in servizio e attraverso di loro a tutti i carabinieri d’Italia.
Luongo va lì per dire grazie. Lo dice guardando negli occhi chi lavora per strada,
e lo ripete in un video essenziale, senza retorica. Il messaggio è semplice: esserci conta. Conta per i cittadini, ma conta anche per chi quella sicurezza la garantisce turno dopo turno. Nel periodo delle luci e delle feste c’è chi resta in servizio e lo fa lontano dagli onori della ribalta ed il Comandante lo mette in evidenza.
Gira perché è vero

Quel reel diventato virale funziona proprio per questo. Non perché sia studiato,
ma perché è credibile. Un comandante che va dove le cose sono difficili manda un segnale chiaro alla propria comunità interna. E anche a quella esterna. Dice a tutti che l’Arma non è solo un’istituzione ma è un punto di riferimento, soprattutto dove lo Stato sembra lontano.
Colpisce anche il contrasto delle ore successive. Dalla periferia romana al Medio Oriente, su indicazione del ministro Guido Crosetto. Un filo unico: la responsabilità.
Verso chi opera in strada e verso chi rappresenta l’Italia fuori dai confini.
Un gesto sobrio può valere più di un discorso. A volte basta essere presenti.
Usi ad obbedir tacendo.



