Top e Flop, i protagonisti di mercoledì 27 agosto 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 27 agosto 2025.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 27 agosto 2025.

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TOP

ANTONELLA TORTOLA

Davide batte Golia, ancora una volta. La piccola Dr Automobiles ha vinto la sua battaglia, ricavandosi uno spazio sempre più grande nella terra dominata per oltre un secolo da Fiat – Fca – Stellantis. Il suo progetto va avanti ed in queste ore cresce di dimensioni. Una visione grazie alla quale ora una fabbrica molisana cresce ed una fabbrica ciociara avvia la sua trasformazione. 

DR Automobiles Group sta costruendo un modello di sviluppo pragmatico, coraggioso e territoriale. Al punto che sarebbe ora di non chiamarlo più “piccolo gruppo”: qui si parla di ricavi in crescita del 41%, sette brand in scuderia, 28 modelli in gamma, e ora anche di nuovi investimenti, nuovi stabilimenti, nuovi posti di lavoro. Che cambieranno l’assetto industriale nella fascia di Molise più vicina alla provincia di Frosinone e parteciperanno alla rivoluzione in atto nel polo di Anagni in Ciociaria. (Leggi qui: Anagni cambia marcia: DR Automobiles accende il secondo polo auto del Lazio).

Via ai lavori su Anagni
Antonella Tortola, amministratore delegato Dr Automobiles

Nelle ore scorse l’amministratrice delegata di Dr Automobiles Antonella Tortola ha alzato a 70 milioni di euro la cifra-monstre messa sul tavolo dalla sua azienda per potenziare il polo produttivo di Macchia d’Isernia, in Molise e rivoluzionare la ex Saxa Gres di Anagni acquisita ad inizio agosto. Rispetto al piano annunciato recentemente durante la missione all’Expo di Osaka ci sono 20 milioni in più. Non è solo un segnale di solidità economica: è un atto di fiducia nel Paese, in un territorio spesso fuori dai radar dell’industria pesante. Ma che oggi torna a contare grazie al gruppo Di Risio.

E non è finita. Perché ora inizia a delinearsi la portata di quello che verrà realizzato in Ciociaria. L’area ceduta dall’imprenditore Francesco Borgomeo diventerà un hub strategico a servizio del quartier generale. Lì non si produrranno auto, almeno non subito. Ma si organizzeranno logistica, processi, attività collaterali. Un’industria leggera che pesa molto, se si considera che la posizione – a ridosso dell’autostrada A1 e con uno scalo ferroviario alle spalle – è perfetta per i piani espansivi del gruppo.

La lezione molisana

E qui il ragionamento si allarga. Perché quella di DR non è solo una storia di investimenti. È anche una lezione di politica industriale concreta, fatta senza incentivi a pioggia né annunci trionfalistici. È la dimostrazione che, nel momento in cui un’azienda investe sul territorio, reinveste i suoi utili, recupera siti produttivi anziché abbandonarli, assume lavoratori e non li licenzia, allora può ancora esserci un futuro per la manifattura italiana, anche fuori dalle grandi capitali industriali.

DR Automobiles sta dimostrando che si può fare industria senza essere un colosso, si può investire senza delocalizzare, si può crescere senza dimenticare la propria terra. Che sia Molise o Ciociaria, qui l’automobile non è solo una questione di mercato. È una questione di identità. E di futuro.

La rivoluzione industriale che parte dal basso.

CLAUDIO DURIGON

Claudio Durigon (Foto: Giulia Palmigiani © Imagoeconomica)

Nei giorni scorsi ha fatto una mossa che ha il pregio – raro – della chiarezza. E soprattutto della concretezza. Di quelle che ormai da anni sono le uniche possibili in un Paese come l’Italia che non ha il becco d’un quattrino nelle casse pubbliche ed una montagna di cambiali da onorare in giro per l’Europa. L’idea geniale annunciata nei giorni scorsi dal sottosegretario Claudio Durigon è quella di permettere ai lavoratori di usare il proprio TFR per anticipare l’uscita dal lavoro a 64 anni. Ora c’è una novità che cambia subito la sostanza delle cose.

La notizia che cambia la prospettiva è arrivata nelle ore scorse: la proposta del sottosegretario ha incassato, dettaglio non da poco, il plauso di Fratelli d’Italia, con il presidente della Commissione Lavoro della Camera Walter Rizzetto che l’ha definita “sensata” e ne ha annunciato l’approfondimento in una logica di riforma strutturale.

Certo, le opposizioni hanno subito levato gli scudi. Il Pd parla di “campagna elettorale permanente”, i 5 Stelle strillano al tradimento della promessa di abolire la Fornero, i sindacati gridano all’ennesimo tentativo di scaricare il costo del welfare sulle spalle dei lavoratori. Ma a ben guardare: a) se ad un lavoratore viene prospettato di andare in pensione prima non c’è liquidazione che tenga; b) nessuno ha portato sul tavolo un’alternativa praticabile.

Il reset necessario
(Foto © Pexels)

Il punto vero è che il sistema pensionistico italiano – con buona pace delle nostalgie ideologiche – ha bisogno di un reset strutturale, non di cerotti temporanei. L’inverno demografico non è una metafora poetica, è un dato ISTAT: le culle sono sempre più vuote e ci sono sempre meno giovani che con i loro versamenti potranno pagare le pensioni alle generazioni successive. I numeri delle pensioni anticipate, crollati nel primo semestre 2025, raccontano che il sistema sta rallentando. E serve una nuova strada. Quella proposta da Durigon, piaccia o no, è una risposta seria: magari non perfetta, ma concreta, e soprattutto discussa in modo trasversale nella maggioranza.

Anche perché, diciamolo: il TFR è denaro dei lavoratori. E se vogliono utilizzarlo per anticipare di qualche anno il meritato riposo è scelta che spetta a loro a prescindere da ogni pregiudizio ideologico. È un’opportunità. Volontaria. Responsabile. Consapevole. Ed è molto più dignitosa di un sistema Fornero che impone di lavorare fino a settant’anni sperando in un congedo anticipato solo grazie a cavilli o penalizzazioni.

La via d’uscita.

ROBERTO FICO

Roberto Fico sull’autobus

Il Pd chiude la partita campana: De Luca jr candidato alla segreteria regionale del partito e Roberto Fico in corsa per la carica di governatore. La svolta è arrivata ieri sera dopo un incontro tra Elly Schlein ed i componenti campani della segreteria nazionale, Sandro Ruotolo e Marco Sarracino, che inizialmente si erano messi di traverso alla corsa del deputato e figlio del governatore uscente.

Esito della riunione: già questa settimana si dovrebbe arrivare all’indicazione della candidatura unitaria di Piero De Luca. Un elemento essenziale nell’intesa con Vincenzo De Luca a sostegno del pentastellato. L’annuncio ufficiale della candidatura dell’ex presidente della Camera è atteso nei prossimi giorni, quando a Napoli arriverà il presidente del M5s Giuseppe Conte per lanciare la campagna elettorale.

Della coalizione non farà parte Azione, con Carlo Calenda che già nei giorni scorsi aveva messo in chiaro che in Campania avrebbe potuto sostenere anche un candidato di centrodestra: “Se presenta un moderato liberale con proposte sensate, sì“. Ieri sera ha rincarato la dose: “Piuttosto che mettere la Campania in mano a Fico mi taglio le mani“.

Moneta di scambio
Piero De Luca

Anche nel Pd c’è chi dice no. Come nel caso di Pina Picierno: “E’ dignitoso che il congresso regionale della Campania diventi solo moneta di scambio per accordi decisi altrove? Una gestione privata, oligarchica del partito democratico che mi lascia basita“.

Al centrosinistra serve ancora trovare la quadra in Puglia. Con il Pd che torna in pressing su Michele Emiliano per chiederne quel passo di lato necessario alla candidatura di Antonio Decaro: “Dopo aver guidato bene, per dieci anni, la Puglia, si può cambiare e svolgere ruoli altrettanto importanti e, come nel suo caso, meritati“, afferma il presidente del partito Stefano Bonaccini. E’ questo, infatti, il nodo principe all’interno del partito di Schlein, che sta cercando di accelerare la soluzione del problema pugliese con diversi pontieri al lavoro.

Parallelamente al rebus Emiliano c’è quello di Nichi Vendola: l’ex sindaco di Bari per scendere in campo ha posto il veto sulla candidatura in consiglio di entrambi (“Voglio essere un presidente libero” e non “ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto“). Ma in quest’ultimo caso – spiegano fonti vicine al dossier – il Pd ha le mani legate perché si sconfina in casa d’altri. Avs non ha digerito affatto bene il diktat di Decaro e i dem hanno dovuto rassicurare gli alleati sulla volontà di correre insieme dappertutto. Lo stesso messaggio è stato recapitato al candidato presidente in pectore che ora dovrà sbrogliare personalmente questa matassa.

Campo larghino.

FLOP

GLI SBANDIERATORI DI CORI

Sbandieratori di Cori

Gli Storici Sbandieratori delle Contrade di Cori sono un’eccellenza culturale della provincia di Latina e dell’Italia intera. Sono volati a Mosca per partecipare al festival “Spasskaya Tower“, trovandosi al centro di un piccolo grande caso diplomatico.

Nel cuore della Russia, sulla Piazza Rossa, sfilano come ambasciatori di un’Italia che porta con sé secoli di tradizione medievale. Ma quella che avrebbe dovuto essere una semplice performance artistica si è trasformata in un polverone politico. L’Europa si interroga. Bruxelles storce il naso. E l’eurodeputato Nicola Procaccini, uomo attento agli equilibri internazionali, esprime “stupore e amarezza”.

I colori cancellati
Nicola Procaccini

Al centro della polemica, il fatto che gli sbandieratori abbiano eliminato dalle loro bandiere quelle gialle e blu. Che avrebbero fatto sventolare i colori nazionali dell’Ucraina proprio in terra russa. Decisione triste.

La spiegazione data è comprensibile: il rischio non era tanto la censura, quanto un eventuale fraintendimento da parte di qualche esaltato. A Mosca, anche il blu e il giallo possono diventare provocazione. E se serve evitare due colori per garantire la sicurezza dei ragazzi, si può anche fare. Ma non senza un certo amaro in bocca.

Perché un bel un pizzico di leggerezza c’è stato. Perché partecipare, unico gruppo dell’Unione Europea, a un festival nella Mosca di oggi non è esattamente come volare a Zurigo per una rassegna internazionale di cultura alpina. È andare consapevolmente in un contesto incandescente, dove la bandiera può diventare miccia, e il folklore può assumere un peso che va ben oltre il ritmo del tamburo.

Allora sei tu

Non è una partita di calcio, non è una tournée qualunque: è la Piazza Rossa, in un Paese che è nel pieno di una guerra devastante. E lì ci sono madri, padri, figli con la vita straziata, ai quali poco importa – se non nulla – di chi sia l’invasore o l’invaso. Quando il dolore è totale, tutto diventa gesto politico. E allora, forse, un po’ se li sono andati a cercare, i problemi.

Anche la bellezza ha bisogno di contesto. Anche l’arte – quando attraversa certe frontiere – deve sapere esattamente dove mette i piedi.

Quando la si cerca con il lanternino.