Top e Flop, i protagonisti di mercoledì 29 aprile 2026

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 29 aprile 2026.

*

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 29 aprile 2026.

*

TOP

ELLY SCHLEIN

Con la grande manifestazione operaia dello scorso mese di marzo i lavoratori (5mila per i sindacati, poco meno di 3mila per la questura) hanno passato una striscia di evidenziatore sul vocabolario della politica, mettendo in chiaro due termini. Con quella marcia hanno sottolineato che esiste una differenza — sottile ma decisiva — tra solidarizzare con i lavoratori di uno stabilimento in crisi e agire per salvare quei posti. (Leggi qui: Cassino scende in piazza, ma la città resta a guardare: il vuoto oltre Stellantis).

La Regione Lazio ed il Governo Meloni le maniche se le sono rimboccate. Arrivando al limite massimo: se Stellantis dovesse decidere che per Cassino Plant finisce qui hanno già messo mano ad una serie di Piani B. Se saranno efficaci e quanto lo saranno non voglia Dio che siamo costretti ad appurarlo. Mancava l’opposizione, mancava il Partito Democratico, mancava l’unità del polo progressista su quella vertenza. È arrivata nelle ore scorse.

Il Pd del XXI secolo (un tempo si contavano in base alla riunione dell’Internazionale che dettava la linea) scopre che il suo posto è accanto a chi lavora. E così ieri il Segretario Nazionale Elly Schlein ha messo la sua firma per prima sotto un’interpellanza urgente al Governo. Per chiedere conto di ogni singola scelta industriale e politica.

Riposizionamento Dem
Elly Schlein

Al Segretario Provinciale Achille Migliorelli va riconosciuto il merito di avere fiutato subito il cinghiale grosso da braccare. È stato lui a ‘convocare‘ alla manifestazione di Cassino tutti gli eletti Pd nel Lazio, portando in piazza senatori, deputati, consiglieri regionali, gruppo Provinciale e sindaci. Tutti. Al Segretario regionale Daniele Leodori va riconosciuto altrettanto il merito di avere fiutato che la pista fosse quella giusta fornendo immediato appoggio all’operazione. Alla consigliere Sara Battisti va riconosciuto il merito della riunione della settimana scorsa al Nazareno con la quale è partita ora l’interpellanza Schlein. Il risultato? (Leggi qui: Cassino Plant al limite: 14 giorni di lavoro e il 21 maggio come resa dei conti).

L’interpellanza presentata dal gruppo parlamentare del Partito Democratico su Cassino Plant non è un atto di routine. È promossa dalla capogruppo Chiara Braga e dal vicepresidente della Commissione Attività Produttive Vinicio Peluffo, sottoscritta da una ventina di deputati — Casu, Ciani, De Micheli, Di Biase, Di Sanzo, Fossi, Gnassi, Gribaudo, Guerra, Laus, Madia, Mancini, Morassut, Orfini, Pandolfo, Prestipino, Sarracino, Scotto — e porta la firma della segretaria nazionale. Non è un comunicato stampa. È un atto parlamentare ufficiale che obbliga il Governo a rispondere.

Le domande sono quelle giuste. Il Governo sa qual è il piano industriale di Stellantis per Cassino? Cosa intende fare per i lavoratori e per l’indotto, dove i licenziamenti sono già partiti? Aprirà un tavolo istituzionale con azienda, sindacati ed enti locali prima del 21 maggio — quando l’AD Filosa presenterà il piano agli investitori? E quali politiche industriali intende mettere in campo per evitare quella che l’interpellanza chiama, con una parola precisa e senza eufemismi, «desertificazione produttiva»?

Vertenza nazionale

È un termine che pesa. Perché descrive esattamente il rischio reale: non una crisi temporanea da gestire con gli ammortizzatori sociali ma un declino strutturale e potenzialmente irreversibile di un’area che ha già le sue fragilità economiche. Sedici giorni lavorati in tre mesi. Seicento lavoratori in contratto di solidarietà. L’indotto che taglia. Il futuro che non arriva.

La Regione Lazio si è già mossa. Il PD al Nazareno si è già riunito. I sindacati bussano a Palazzo Chigi. Ora c’è anche la firma della Segretaria in calce a un atto parlamentare ufficiale. La pressione politica su Cassino sta assumendo una forma coordinata e strutturata che raramente si vedeva su questa vertenza. Il 21 maggio si avvicina. E per la prima volta, chi dovrà rispondere di Cassino sa che dall’altra parte c’è qualcuno che ha già fatto i compiti.

Il Pd riscopre il Lavoro.

FRANCESCO ROCCA

Francesco Rocca

Tre colpi in un giorno solo. E tutti di grosso calibro. L’artiglieria di Francesco Rocca ha fatto festa nella Santa Barbara della Regione Lazio durante le ore scorse. Ciascuno di quei tre colpi avrebbe fatto notizia da solo.

Il primo: il Rendiconto 2025 della Regione Lazio che chiude in attivo per la prima volta dopo anni, con +321,8 milioni di euro di risultato di amministrazione e un debito ridotto di circa 13 miliardi grazie alla cancellazione delle anticipazioni di liquidità. Fine di una stagione di disavanzi strutturali. Inizio — sulla carta — di una stagione di investimenti. (Leggi qui: Lazio, i conti tornano positivi: ora pesa la qualità delle scelte)

Il secondo: 38.785 borse di studio finanziate per l’anno accademico 2025-2026, con un investimento complessivo di oltre 201 milioni di euro. Nessuno studente idoneo escluso. Record assoluto nella storia della Regione Lazio. Una notizia che parla di futuro — quello dei ragazzi che hanno scelto di studiare nel Lazio e che meritavano una risposta concreta, non una lista d’attesa. (Leggi qui: Lazio, record borse di studio: 38.785 finanziamenti e nessun idoneo escluso).

Il terzo: la partenza per la California, con una delegazione guidata dallo stesso Rocca insieme alla vicepresidente Roberta Angelilli e all’assessore Renata Baldassarre. In agenda: il governatore Gavin Newsom, l’Apple Park di Cupertino con Luca Maestri, il sindaco di San Francisco Daniel Lurie, il programma di accelerazione per le startup laziali a Innovit, la mostra sugli Etruschi al Legion of Honor — la più completa mai allestita negli Stati Uniti — e un Memorandum d’Intesa con il Consolato Generale d’Italia per sostenere le PMI laziali ad alto contenuto tecnologico nei programmi di sviluppo americani.

La logica di insieme

Tre movimenti diversi, tre direzioni diverse. Eppure una logica unica che li attraversa tutti: un territorio che vuole smettere di essere epicentro della crisi — della politica corrotta, dell’economia nazionale, della cultura globale — e tornare a giocare su tavoli più larghi con un ruolo da protagonista assoluto.

Il bilancio in attivo serve a investire. Le borse di studio servono a trattenere i talenti. La California serve ad aprire porte che altrimenti restano chiuse. Sono tre facce della stessa scommessa: che il Lazio possa diventare qualcosa di diverso da quello che è stato negli ultimi cinquanta anni.

C’è però una domanda che questi tre colpi da novanta lasciano aperta — e che sarebbe disonesto non porre. I conti tornano positivi anche grazie a una norma statale che ha cancellato il debito. Le borse di studio vengono finanziate in larga parte con i Fondi Sociali Europei. La missione in California è un investimento di relazioni i cui frutti si vedranno — forse — tra anni.

Il super-attivismo di Rocca è reale. La domanda è se sia abbastanza veloce per stare al passo con le urgenze e le radicali trasformazioni che il territorio ha sul tavolo. Ora occorre un’agenda nuova: serve la descrizione di un Lazio del futuro ed una prospettiva da fornire a chi qui deve scegliere se rimanere ed investirci. Tre colpi da novanta in un giorno sono un ottimo risultato. Ma la partita più difficile si gioca ancora.

Rocca e la giornata da tre colpi.

Il V2X CYBERSECURITY DI CASSINO

Il buio e la luce. Il muro e la prospettiva. Ma anche il nulla ed il tutto. Se volete capire cosa vi siete persi ieri a Cassino vi sono sufficienti le prime righe dell’articolo scritto per noi ieri dal professor Spegli di Presene. (Leggi qui: Cassino punta sulla cybersecurity: nasce il V2X Lab per le auto connesse).

Immaginate di guidare sull’autostrada e che qualcuno, da remoto, prenda il controllo dei freni della vostra automobile. Non è fantascienza. È una minaccia reale, documentata, che cresce ogni anno con la stessa velocità con cui crescono le auto connesse. Oggi un’automobile moderna ha più righe di codice informatico di un aereo da combattimento. Comunica con altri veicoli, con i semafori, con la rete internet, con i satelliti. Ogni comunicazione è una porta. E ogni porta è un potenziale punto di accesso per chi vuole entrare senza essere invitato.

Cassino si prepara a questa nuova realtà. Che non sarà domani: è oggi. Nell’Unicas nasce un laboratorio di cybersecurity per veicoli connessi. Nasce a pochi passi dallo stabilimento Stellantis che lavora cinque giorni al mese quando va bene.

La forza di un territorio. E del suo sistema
L’intervento di Vittorio Celletti

Non è una contraddizione. È la fotografia di un territorio che ha imparato — a forza — a non aspettare che qualcuno porti il futuro dall’esterno. Il V2X Cybersecurity Lab non risolve la crisi di Cassino Plant. Ma dice qualcosa di preciso su ciò che questo territorio vuole diventare: non solo il posto dove si assemblano le auto ma il posto dove si progetta come renderle sicure di fronte alle sfide che oggi nemmeno immaginiamo.

La cybersecurity automotive non è un mercato di nicchia. È uno dei comparti in più rapida crescita nell’industria tecnologica globale — alimentato dalla diffusione delle auto connesse, dalla normativa europea sempre più stringente, dalla necessità delle PMI della filiera di adeguarsi a standard che fino a ieri sembravano roba da grandi gruppi. Avere a Cassino un laboratorio riconosciuto a livello nazionale su questo tema significa avere un argomento reale da portare al tavolo con chiunque voglia investire nel territorio — StellantisDongfengLeapmotor o chiunque altro. (Leggi qui: Cassino nei piani di Dongfeng: Stellantis apre ai cinesi per salvare gli impianti. E qui: Quegli indizi che dicono “Stellantis a Cassino non rischia la chiusura”).

Se il 21 maggio Stellantis dirà cosa succede allo stabilimento, il V2X Lab dice già cosa può succedere al territorio, indipendentemente da quello stabilimento.

La catapulta nel futuro.

FLOP

GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni

Come sempre. Come accadeva con tutti i Governi del passato. Di qualsiasi colore e qualsiasi orientamento. Ancora una volta l’Italia ha approvato una legge all’unanimità alla Camera, poi il testo è arrivato al Senato ed è scomparso nel labirinto delle discussioni, delle formulazioni alternative, delle mediazioni al ribasso. A rendere più grave il tutto è che il tema della Legge è il ddl stupri.

Uscito dalla Camera con l’intesa storica Meloni-Schlein, è arrivato in commissione Giustizia al Senato e si è arenato. La relatrice leghista Giulia Bongiorno ha cambiato la formula del consenso da «libero e attuale»«riconoscibile» e infine a «volontà contraria alla persona»: una progressiva ritirata linguistica che nasconde una ritirata politica molto più profonda.

Ci ha pensato il Parlamento Europeo a rimettere le cose al loro posto, con 447 voti favorevoli e una chiarezza lessicale che l’Italia non riesce a trovare: «il silenzio, la mancata resistenza, l’assenza di un no, un consenso precedente non possono interpretarsi come consenso». Solo un’espressione «chiara, affermativa, libera e inequivocabile» è valida. Nello slogan delle piazze femministe: solo sì è sì.

Un problema culturale, non giuridico
Foto: Luis Molinero © DepositPhotos.com

Il voto ha anche avuto il pregio di rivelare le fratture nel centrodestra italiano in Ue: Forza Italia per il sì, Fratelli d’Italia contraria, Lega astenuta. Una geometria variabile su un tema che non dovrebbe ammettere variabili.

Il punto non è tecnico-giuridico su quale formulazione sia più precisa, se «riconoscibile» o «libero e attuale». Il punto è culturale. Una norma che definisce lo stupro in base all’assenza di resistenza anziché alla presenza del consenso dice qualcosa di preciso su come una società concepisce il corpo delle donne e il diritto di disporne. L’Europa ha scelto da che parte stare. L’Italia — o almeno una parte di essa — fa ancora finta di non aver sentito.

Ce lo chiede l’Europa, si dice con ironia. Stavolta ce lo dice senza ironia. Ed ha ragione.

Solo sì è sì.