I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 29 maggio 2024.
I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 29 maggio 2024.
TOP
GIORGIA MELONI
Geniale. Crudele. Fredda e spietata come solo le donne sanno essere quando hanno un conto da regolare. Non dimenticano. Congelano e ti lasciano credere d’avere superato. Pronte a servirti la loro vendetta nel momento in cui meno te lo aspetti. E poco conta che la cosa fosse preparata, studiata, architettata: “Presidente De Luca, quella stronza della Meloni. Come sta?”: parole pronunciate senza un sorriso dalla presidente del Consiglio dei Ministri con gli occhi gelidi piazzati in quelli del governatore della Campania Vincenzo De Luca. Inutile girarci attorno: un colpo da knock-out tra due pesi massimi.
Il saluto tra premier e governatore incontratisi a Caivano per l’inaugurazione del nuovo centro sportivo segna un perentorio 1-0 senza palla al centro. Giorgia Meloni rub il pallone e l’espressione al suo avversario, che così l’aveva apostrofata lo scorso 16 febbraio parlando con i giornalisti in Transatlantico alla Camera.
Qui la questione non è l’uso di espressioni colorite nel linguaggio di una delle massime cariche dello Stato. Ma è il calcio negli stinchi dell’ipocrisia assestato con forza dalla premier. In un Paese di sepolcri imbiancati, dove l’apparenza conta più di qualunque sostanza, tutti s’immaginavano che a Caivano Meloni e De Luca si sarebbero salutati calorosamente con il sottofondo dell’immortale Funiculì funiculà. E invece no. Perché Giorgia Meloni, prima di essere una premier ed una leader politica è una donna: per loro chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato non esiste.
Con un colpo solo ha schiaffeggiato l’ipocrisia nazionale, il doppiogiochismo, il patriarcato che considera nella maniera sbagliata la donna. Ha alzato la fronte e riscattato quella parte del Paese che non vuole stare a questo gioco. E segnato un punto sul piano politico, più ancora lo ha segnato sul piano umano. Per tutte le donne. Nel modo in cui solo le donne sanno fare.
Che stronza!
MARCO SCIANDRONE

La campagna elettorale per le Europee volge al termine e si insinua nel budello decisamente hard rock della sua ultima settimana. A traino della medesima ci sta, non meno “fegatosa”, la campagna elettorale per le elezioni amministrative. Ed in provincia di Frosinone, dopo Cassino, il comune più grande e cardinale in cui si sta per votare è quello di Veroli.
Abbiamo dato ampia menzione degli schieramenti in lizza, delle loro idee, delle composizioni e degli indirizzi politici o civici delle varie squadre impegnate. Ma il dato è un altro: ed è quello per cui a Veroli esistono intelligenze finissime che dalla politica locale hanno voluto prendere usta e spunto per fare della sana ironia.
Il peperoncino ed il “pugnale”

Un’ironia che però, in gran parte dei casi, non è andata mai disgiunta da una capacità analitica ridanciana ma acuta come una “sica” romana, come quello stiletto portato allo stato dell’arte lessicale dalla nostra Rita Cacciami. Ecco, Marco Sciandrone è la mano che impugna quello stiletto ernico ormai da anni, e il clima elettorale di questi mesi ne ha reso la punta ancora più efficace.
Il docente universitario, autore accademico di successo e master di algoritmi è da sempre la capsicina della comunità ernica. E’ il pimento, il Carolina Reper di Piazza Mazzoli e la sua scala di Scoville è quella che prende sostanza nelle sue famose pagelle social. Giudizi urticanti ma mai ineducati, in modalità Gianni Mura (sempre sia con noi da dovunque ci guardi e ridacchi) e con tanto di chiosa finale. Con voti numerici che simpaticamente hanno dato, danno e daranno la cifra della temperatura politica di Veroli e dei personaggi del mainstream pubblico. Non ha risparmiato nessuno, Sciandrone, a nessuno ha fatto sconti.
Ma ha dato a tutti una possibilità di riscatto ed a ognuno la piena e tonda consapevolezza che dietro le sue pagelle c’era una cosa molto antica. E molto romana in senso classico, una cosa che ad una città che ha in stemma SPQV sta di un bene assoluto. La massima di Quintiliano per cui “Satura tota nostra est”.
E Sciandone anche è “tutto nostro”, dei verolani con spirito di ironia e di chiunque – ovunque abbia casa e desco – non la metta mai a servizio della seriosità e del sussiego.
Se non fosse interista…
FLOP
FRANCESCO ROCCA

Nel linguaggio politico di Claudio Fazzone i ‘consigli‘ non esistono. E se li dà conviene nutrire una certa preoccupazione. Perché sono veri e propri ‘avvertimenti‘. Oltre i quali può accadere di tutto. Nelle ore scorse il governatore del Lazio Francesco Rocca è stato destinatario di un ‘consiglio‘ inviatogli poco spassionatamente dal senatore che guida Forza Italia nel Lazio e coordina i Segretari regionali di tutta l’Italia.
Ha detto Fazzone, riferendosi a Rocca «Forza Italia rappresenta una delle componenti più numerose della maggioranza politica della Regione Lazio e ha contribuito in maniera determinante alla sua elezione. Auspichiamo da parte sua un maggior rispetto nei confronti di questo partito politico». Non è un pacato suggerimento.
Non lo è nel momento in cui il senatore è stato capace come Re Mida di trasformare in oro il poco che aveva: raddoppiando quasi la scarna pattuglia di Consiglieri regionali azzurri usciti dalle urne regionali a febbraio ’23. Si è portato a casa due consiglieri del Movimento 5 Stelle, un capogruppo ed un vice presidente della Lega, ha un’interlocuzione avviata con il titolare del 50% delle tessere dei Fratelli d’Italia a Latina.

Non basta. È nelle condizioni di far traballare le amministrazioni comunali di Frosinone, Latina e Viterbo. Cosa che non è escluso si diverta a fare dopo il voto di giugno qualora proprio Francesco Rocca non dovesse soddisfare le sue richieste di rimpasto.
Proprio Rocca ha preso a stuzzicare il senatore. Lo ha fatto da un palco elettorale a Viterbo dove è andato a fare campagna per Antonella Sberna, candidata di Fratelli d’Italia (e moglie del capogruppo in Regione Daniele Sabatini). Una delicatezza che Rocca non ha usato per altri candidati di altri Partiti suoi alleati. E non solo. Nel suo intervento viterbese Rocca ha apostrofato come «poco serio» il presidente della provincia di Viterbo che è anche coordinatore provinciale di Forza Italia Alessandro Romoli.
Ecco: se c’è una cosa che non devi fare a Claudio Fazzone è toccargli i suoi uomini. Può frustarli solo lui, gli altri se vogliono anche solo rimproverarli devono prima chiamarlo. Così, Fazzone ha fatto sapere che reclama rispetto. E dopo le Europee reclamerà anche un paio di assessorati. Altrimenti ci sarà da ballare.
Uomo avvisato mezzo salvato.
MARCO MARSILIO

Il tema è spinoso, Marco Marsilio non è parte attiva di quella spinosità primigenia ma è comunque uno degli uomini più fedeli di Giorgia Meloni. Di sicuro il più fedele tra quelli a cui è stata delegata la guida dei governo di secondo livello. Ed è appunto questo il problema: il governatore dell’Abruzzo si trova nella ondivaga e poco comoda condizione di dover fare due cose che sono un mezzo ossimoro.
Da un lato ed a pochi giorni dall’apertura della stagione balneare, è stato costretto a correre ai ripari in ordine al caos innescato dalla linea dell’esecutivo “in capo alla sua capa”. Dall’altro è costrutto costantemente a presentare quelle soluzioni sulla direttiva Bolkestein come la naturale prosecuzione di endorsement politici che ormai Marsilio regge poco.
Un Comitato emergenziale

Il suo annuncio è tecnico, e mezzo roboante: “Concessioni balneari: nasce il Comitato tecnico Regione-Anci-Comuni. Per un percorso amministrativo condiviso con l’obbiettivo di avviare procedure per salvaguardare le stagioni balneari 2024 e 2025, in attesa che il Governo nazionale emani i decreti attuativi della L. 118/22”. E il problema sta proprio in quel forzato “in attesa che il Governo”. Sembra a tutti gli effetti un monito.
A far cosa? A dare la stura ad alcune sentenze del Consiglio di Stato. Organo giurisprudenziale di massimo rango amministrativo che con tre ordinanze dello stesso contenuto (numero 1813/2024, 1814/2024 e 1815/2024) depositate ha affermato un principio. “Che sulla spiaggia prevale l’interesse privato a continuare l’attività dello stabilimento balneare, ancorché decaduta la concessione, poiché i Comuni non sono nelle condizioni di affidare a terzi il compendio demaniale”.
I Comuni non possono, lo Stato non fa

In buona sostanza i Comuni non sono attrezzati per ottemperare alla direttiva Ue sul tema e quindi nessuno tra i beneficiari storici può rimetterci, se prima non arriva un normato chiaro. Il Consiglio di Stato precisa che “nel bilanciamento degli interessi contrapposti, appare preminente quello del privato. Tenuto conto che in questo modo sono altresì soddisfatti gli interessi pubblici alla manutenzione dell’area e alla percezione dei canoni demaniali senza soluzione di continuità”.
Sono sentenze di rango e di peso, ma si avverte comunque l’urgenza di un provvedimento legislativo chiarificatore. Provvedimento “che continua irresponsabilmente a mancare, esponendo a gravi e concreti rischi la parte più preziosa del turismo italiano”.
E la cui assenza ha messo Marsilio nelle stesse condizioni (senza alcun accostamento dell’Enobarbo con la premier, sia chiaro) che furono di Seneca con Nerone: o seguire la logica oppure seguire il “cortigianesimo”.
Prova provata.



