Top e Flop, i protagonisti di mercoledì 3 luglio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 3 luglio 2024.

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 3 luglio 2024.

TOP

LUIGI MARATTIN

Luigi Marattin (Foto: Giuliano Del Gatto © Imagoeconomica)

Da deputato di Italia Viva aveva una sorta di “obbligo” ad essere concreto, e quell’obbligo Luigi Marattin lo ha rispettato con la naturalezza di chi non ha obblighi, ma rotte politiche solide. Parliamo chiaro: questi non sono tempi ottimali per le esternazioni di chi ha creduto al sogno – abortito alle Europee 2024 – di un Grande Centro Ue alternativo a quello di Forza Italia. Un sogno che è venuto meno in chiave Bruxelles perché era già morto in chiave italiana. E con Matteo Renzi, Carlo Calenda ed Emma Bonino tutti presi a baruffarsi vicendevolmente senza vedere la sola via di una sommatoria di numeri e linee guida.

Da questo punto di vista quindi l’analisi di Luigi Marattin ha il tono solido e coraggioso di chi non ha derogato dalle proprie idee ma che al contempo ha capito che per farle germinare serve terreno comune.

Nessun giudizio sommario
Matteo Renzi e Carlo Calenda (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

E soprattutto non servono Direttorii ex post a cui affidare teste da tagliare. “Non è vero che il premierato è sbagliato perché ‘avvicina la dittatura’ e non è vero che l’autonomia differenziata è sbagliata perché ‘condanna il Sud’”. Il primo distinguo di Marattin è sostanziale, perché spazza via dall’agone politico attuale ogni retorica ideologica di comodo. “Si tratta di due riforme profondamente sbagliate, ma per motivi precisi e non per slogan“.

E ancora, in newsletter: “Se una forza politica vuole essere credibile, oltre a spiegare chiaramente questi motivi, deve anche immaginare una soluzione alternativa e più efficace. In quattro minuti non si può farlo compiutamente. Ma illustrare il concetto-chiave, quello sì“. Poi un’ammissione che, a quasi un mese di distanza, fa ancora male e fa qualcosa di più. Fa da stimolo a riflettere con serenità, senza ghigliottine facili.

Le elezioni sono andate molto male. Sono andate molto male le Europee (con il risultato del 3,77% della lista Stati Uniti d’Europa, che oltre a noi raccoglieva altre cinque formazioni politiche). E sono andate molto male alcune cruciali elezioni amministrative, come ad esempio Firenze”.

E la strada? Per Marattin non è quella del furor da reset. “L’errore più grande che possiamo commettere è pensare che questo esito – su cui, ripeto, non ci devono essere ambiguità – possa essere colpa di questo o quel leader, di questo o quel dirigente, di questa o quella ‘cordata’”. Dirlo di questi tempi ha due effetti, entrambi valevoli. Salva Matteo Renzi dagli ukase e salva Marattin dal novero di quelli che gli ukase li lanciano.

Botte alle iperboli.

ANTONELLO INNARILLI

Antonello Iannarilli (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

C’è una netta differenza tra guidare la pancia della gente e farsi guidare dalla pancia della gente. Buona parte della differenza tra i politici della Prima e della Seconda Repubblica sta tutta qui. I primi cercavano di portare gli elettori verso quei provvedimenti che avrebbero alla fine fatto bene a tutti e costruito il bene comune. I secondi invece percorrono la via più semplice: e fanno da megafono a qualunque corbelleria venga urlata in piazza.

Ne fu esempio il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo: un gigantesco cilindro vuoto nel quale venne infilata ogni forma di protesta: fu così che divenne il primo Partito in Italia. Salvo poi accontentare nessuna o quasi di quelle proteste che erano alla base della sua elezione. Perché erano cose inattuabili, irrealizzabili, sulle quali invece dei politici seri si sarebbero dovuti sedere a tavolino con la gente e spiegargli cosa si poteva fare ed in che modo. E cosa no.

Non appartiene a questa fattispecie Antonello Iannarilli. Che a costo di apparire antipatico ha scelto di abbracciare una battaglia di legalità. Nelle Case Popolari c’è gente che non paga l’affitto da 7 euro al mese, il corrispettivo di un pacchetto di sigarette. Non paga per principio: perché non paga nessuno e quei pochi che lo fanno passano da fessi. Iannarilli lo sa perché, a prescindere da tutti i difetti, ha il pregio di sapersi sintonizzare sulla pancia degli elettori. E di non farsene condizionare. Ha il coraggio dell’onestà intellettuale: che lo porta a dire pane al pane e vino al vino. Sulla base di questo principio ha deciso che chi non può non pagherà gli affitti, ma chi può deve pagare, soprattutto perché spesso si tratta di 7 euro al mese o poco più.

Il parere dell’Avvocatura

Ha scomodato l’avvocatura dello Stato. E gli hanno dato ragione. Iannarilli ha mirato esattamente al punto debole del sistema: fare causa per 7 euro non conviene. Ma in questo modo si è trovato a dover governare un ente con 44 milioni di debiti e senza i soldi per fare le manutenzioni. Così è andato a colpire il nodo del problema: i costi legali per riavere i soldi. Ha individuato un’altra strada. Ed ha chiesto all’Avvocatura dello Stato se secondo lei è corretta. La risposta è arrivata ieri.

L’istituto dell’ingiunzione fiscale è previsto per la riscossione di tutte le entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici, sicché lo stesso pare utilizzabile anche da codesto Ente”: un parere che, all’atto pratico, stabilisce che è possibile procedere con la riscossione coattiva degli affitti evitando tutte le procedure legali che invece hanno un costo altissimo.

Dopo mesi di solleciti abbiamo avuto ragione noi: con questo parere abbiamo fatto da apripista agli Ater d’Italia: l’iscrizione a ruolo, fatta dopo avere emesso una regolare ingiunzione all’inquilino moroso, consente di saltare tutte le lungaggini giudiziarie. E soprattutto costi spropositati rispetto alle somme da recuperare. In pratica, diventa più facile ed economicamente sostenibile il recupero degli affitti” commenta il commissario.

Severo ma giusto.

FLOP

ATTILIO FONTANA

Attilio Fontana e Francesco Rocca con la premier Giorgia Meloni

Difendere la “Bandiera” è roba che i leghisti considerano ormai non tanto sacra, quanto piuttosto funzionale. Specie se poi si tratta di leghisti della (non più tanto) recente schiatta dei “governisti” come Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia o Massimiliano Fedriga. O come Attilio Fontana, che è intervenuto a difendere l’approvazione del disegno di Legge con la firma di Roberto Calderoli sull’autonomia regionale differenziata.

Molti, specie tra le forze di centrosinistra, hanno definito causticamente quel provvedimento “Spacca Italia”. E nella logica polarizzata di un’Italia che sceglie sempre lo scontro invece del confronto la linea di difesa di Fontana è apparsa flebile. E raffazzonata. “L’Autonomia è lo ‘spacca Italia’? Sono loro, Pd e Movimento 5 Stelle a volerla spaccare. Determinati a mettere il Sud contro il Nord. C’è una parte della politica che per recuperare un piccolo consenso è pronta a bugie inenarrabili.

Le “bugie inenarrabili” della sinistra
Attilio Fontana (Foto: Clemente Marmorino © Imagoeconomica)

Quali sarebbero state secondo il Presidente della Regione Lombardia queste “bugie inenarrabili” di Dem e Pentastellati? Il claim invocato da Fontana sarebbe dunque quello dell’ipocrisia. “Questa Autonomia si basa tutta sulla riforma della sinistra del 2001. È una vittoria della Costituzione, dicevano. Bene, lo penso anch’io”.

Poi i toni morbidi su quella che per Fontana è una versione più soft di un’iniziativa che non è nuova, neanche per gli avversari politici. Per il governatore lombardo e lumbard il Ddl Calderoli “mitiga le pre-intese precedenti, firmate da Bressa e Bonaccini. Prima, si prevedeva un solo passaggio parlamentare. Oggi, ogni intesa siglata da ciascuna Regione, deve essere approvata dalle Camere”. Poi una chiosa morbida, ma che non toglie polpa alla verve di Fontana: “Sarà necessaria un’interlocuzione, ci vorrà un quadro di equilibrio. Sanità e Tutela dell’Ambiente sono le materie che più ci mettono in condizione di dare risposta alle richieste dei cittadini. I cittadini potranno toccare con mano la differenza tra prima e dopo: le cose possono cambiare”.

La riforma del Titolo V
(Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Ma è vero che nel 2001 la sinistra fece lo stesso gioco? Non proprio. Il titolo V della Costituzione venne modificato con la legge Costituzionale 3/2001. E con la piena attuazione all’art. 5 della Costituzione, che riconosce le autonomie locali quali enti esponenziali preesistenti alla formazione della Repubblica. Cioè? “I Comuni, le Città metropolitane, le Province e le Regioni sono enti esponenziali delle popolazioni residenti in un determinato territorio e tenuti a farsi carico dei loro bisogni”.

L’azione di governo si svolge a livello inferiore e quanto più vicino ai cittadini, salvo il potere di sostituzione del livello di governo immediatamente superiore in caso di impossibilità o di inadempimento del livello di governo inferiore“.

Non è la stessa cosa, non più di quanto un principio generale sia assimilabile ad una sua enunciazione di sistema di rango inferiore. E Fontana lo sa benissimo.

Impreciso, molto impreciso.

ANSELmO ROTONDO

Anselmo Rotondo

Esplosivo, vulcanico, spontaneo. Prendere o lasciare, Anselmo Rotondo è così. E dice quello che pensa, a costo di rovinare un’amicizia, un rapporto politico, la sua stessa carriera nel Partito. L’ultimo esempio è delle ore scorse: ha riunito altri 11 sindaci ed insieme hanno inviato una nota al sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli in quanto presidente della Conferenza provinciale dei Sindaci sulla Sanità.

Gli hanno detto che hanno avuto poco tempo per leggere le circa 300 pagine dell’Atto Aziendale, cioè il documento che ridisegna la Sanità in provincia di Frosinone. A redigerlo è stata il Commissario della Asl di Frosinone Sabrina Pulvirenti che lo ha inviato ai sindaci chiamati a valutarlo e votarlo. Una discussione ed una votazione che sono in agenda per giovedì mattina. Ma Anselmo Rotondo ed i sindaci di altri undici Comuni dicono che questo non è possibile in quanto hanno ricevuto soltanto ieri l’incartamento.

Soprattutto:  da una prima lettura si ha l’impressione di un netto depotenziamento degli attuali servizi. Per questo chiedono altri 15 giorni per studiarne il contenuto ed eventualmente confrontarsi con il Commissario. In caso contrario, preannunciano da ora il loro voto contrario.

Ridateci il centrosinistra
Angelo Aliquò

A firmare il documento sono stati i sindaci di Aquino, Ausonia, Castelnuovo Parano, Castrocielo, Coreno Ausonio, Colfelice, Colle San Magno, Esperia, Piedimonte San Germano, Roccasecca, San Giovanni Incarico, Pontecorvo. 

I firmatari – è scritto nella nota – chiedono di voler riportare nell’Atto Aziendale gli impegni che vennero assunti nel precedente Atto redatto nel 2022 con l’allora Direttore Generale Angelo Aliquò”. Questo in quanto “l’Atto proposto presenta molteplici depotenziamenti dei servizi attualmente allocati nelle Case di Comunità del Distretto D”.

Benissimo. Preciso, applausi. Sul piano amministrativo. Ma con un piccolo problema politico: Angelo Aliquò lo mise a fare il manager Asl di Frosinone il centrosinistra e seguiva le linee di Nicola Zingaretti. Ora al governo della Regione c’è il centrodestra. Di cui Anselmo Rotondo e buona parte dei firmatari fanno parte. Stanno chiedendo di rimettere le cose come le aveva impostate il centrosinistra.

La prossima volta pensateci prima alle elezioni.