Top e Flop, i protagonisti di mercoledì 3 settembre 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 3 settembre 2025.

*

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 3 settembre 2025.

*

TOP

NICOLA OTTAVIANI

Nicola Ottaviani con Matteo Salvini

Quando, qualche mese fa, Nicola Ottaviani aveva ottenuto dal ministro Matteo Salvini la convocazione della prima riunione operativa sulla fermata Tav in provincia di Frosinone, in molti avevamo pensato ad un colpo mediatico. Un modo elegante per non farsi scippare l’argomento dal tignoso Segretario Generale Cisl del Lazio Enrico Coppotelli che era stato capace di portare a Ferentino ministri, sottosegretari, governatori di Regione, mettendo tutti di fronte al problema. I fatti delle ore scorse dicono che eravamo stati maliziosi e sbagliavamo. (Leggi qui: Alta velocità: Ferentino unisce il Basso Lazio e sveglia Roma).

Perché la seconda riunione al Ministero dei Trasporti, convocata ieri, non è stata un giro di tavolo per raccogliere auspici e buone intenzioni. È stato l’atto con cui si è iniziato a chiudere il cerchio: Ministero, Regione, Ferrovie dello Stato. Il trittico che decide davvero sulle grandi infrastrutture ha messo la firma sotto una road map precisa. Che porterà a stabilire se la stazione dell’Italia Centrale a Ferentino si potrà fare. E in questo percorso, piaccia o no, il nome di Ottaviani va inciso a chiare lettere. (Leggi qui: Stazione Tav, al Ministero si fissa fa data: risposta entro il 31 dicembre).

Ha usato il suo peso politico per portare la questione là dove poteva diventare realtà. Con il risultato che, oggi, la stazione Tav in Ciociaria non è più un argomento da convegno ma un dossier aperto, con tempi da studiare entro fine anno e risorse all’orizzonte.

Il paragone con il ponte
Il rendering del ponte (Foto Imagoeconomica via Strettodimess)

Il paragone che lo stesso Ottaviani azzarda con il ponte sullo Stretto può sembrare ardito, ma non è campato in aria: l’impatto di un’infrastruttura che mette in linea un territorio, che lo rende accessibile e competitivo, è davvero paragonabile a una grande opera “di sistema”. Negli anni Sessanta, l’Autostrada del Sole cambiò la geografia economica dell’Italia. Oggi, una fermata dell’Alta Velocità potrebbe fare lo stesso con il Lazio meridionale, agganciandolo ai corridoi europei e ai flussi di merci e persone.

Non è un caso che Francesco Rocca abbia scelto di sposare la partita, promettendo il cofinanziamento regionale. Né che i sindaci, da Frosinone a Ferentino fino a Supino, si siano presentati uniti. Perché, per una volta, la politica ha capito che la posta in gioco non è una bandierina elettorale, ma il futuro di un territorio intero.

Certo, la strada è lunga e non mancheranno resistenze. Ma il punto è che l’inerzia si è rotta. E se a guidare questa spallata è stato un parlamentare del territorio, con la tenacia del sindaco che non si è mai tolto di dosso la giacca da amministratore, allora vale la pena dirlo con chiarezza: senza Ottaviani, questa partita non sarebbe nemmeno cominciata.

L’uomo del Ponte con l’uomo della Stazione.

ANGELILLI – TREQUATTRINI

Raffaele Trequattrini e Roberta Angelilli

Binocolo e sguardo fisso: la politica, quando vuole davvero essere governo, non si limita a rincorrere le crisi, le anticipa. È esattamente ciò che stanno facendo Roberta Angelilli e Raffaele Trequattrini, rispettivamente vicepresidente della Regione Lazio e commissario del Consorzio Industriale. Hanno alzato lo sguardo dall’ordinaria amministrazione e visto all’orizzonte l’onda lunga dei dazi americani. Una tempesta che rischia di investire l’economia laziale proprio nel momento in cui, numeri alla mano, sta vivendo la sua stagione migliore.

La mossa è semplice e geniale insieme: creare una cabina di regia che non si limiti ai soliti convegni celebrativi ma che metta intorno a un tavolo aziende, sindacati, università, Camere di commercio e istituzioni. Perché l’impatto dei dazi non è materia per soli esperti di finanza internazionale: riguarda l’agroalimentare di Latina come la ceramica di Civita Castellana, il farmaceutico di Anagni come l’Ict romano. E la differenza sta proprio qui: cogliere per tempo che non tutti i settori hanno la stessa forza per reggere l’urto.

Non sprecare il vantaggio
(Foto © DepositPhotos.com)

I dati dell’export sono impressionanti: +223% nel farmaceutico, +272% nell’aerospaziale. Ma se questi colossi possono permettersi di anticipare vendite e compensare i dazi, chi tutela i comparti meno strutturati? Ecco la ragione del tavolo: misurare con precisione, monitorare, calibrare interventi mirati.

Angelilli e Trequattrini hanno capito che il Lazio non può permettersi di sprecare il capitale accumulato nel 2024, quando ha superato i 32 miliardi di export, seconda regione d’Italia per volumi. È in gioco la tenuta del tessuto produttivo, non solo dei grandi player ma delle migliaia di piccole imprese che danno lavoro e stabilità sociale.

La prima riunione, presieduta dal governatore Francesco Rocca, arriverà entro fine settembre. Sarà il banco di prova per dimostrare che, di fronte alle turbolenze globali, il Lazio non si limita a subire. Sa organizzarsi, reagire, proteggere. In un Paese spesso lento, la Regione segna un punto: non si aspetta che la tempesta arrivi per chiudere gli ombrelli.

Scudo preventivo.

MICHELE EMILIANO

Michele Emiliano (Foto: Gaetano Lo Porto © Imagoeconomica)

In politica, i veri colpi di scena non sono le urla o i diktat ma i silenzi e i passi di lato. Quello che ha compiuto Michele Emiliano è di questa natura: un gesto che raramente appartiene al repertorio dei leader italiani, tanto più se Governatori uscenti e ancora in piena forma.

Decidere di non candidarsi alle prossime Regionali e lasciare spazio a Antonio Decaro, sindaco di Bari e nome definito “più competitivo” da Elly Schlein, non è stata una resa ma un atto di maturità politica. Emiliano, dopo dieci anni al vertice della Puglia, ha scelto di non trasformare la fine del suo mandato in una resa dei conti personale ma in una piattaforma condivisa per il futuro della coalizione.

È un segnale prezioso per un centrosinistra che troppo spesso ha confuso la pluralità con la litigiosità. Emiliano, pur con il suo temperamento irruente, ha mostrato di saper interpretare il momento storico: c’è bisogno di unità, compattezza, spirito di squadra, perché la partita pugliese è cruciale non solo per la Regione ma per l’intero equilibrio nazionale.

La nuova Puglia
Antonio Decaro (Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

La Puglia che Emiliano consegna non è una terra immobile: negli ultimi dieci anni ha conosciuto crescita, innovazione, centralità nello scenario del Mezzogiorno. E questo spiega perché la sua decisione pesa: un presidente che si ritira senza rancori, riconoscendo che la staffetta con Decaro rafforza la coalizione, è un presidente che sa costruire eredità politica, non solo personalismi.

Il messaggio è chiaro: Emiliano non abbandona la scena, ma sceglie un ruolo diverso, laterale, complementare. Ed è esattamente questo che spesso manca ai leader italiani, troppo impegnati a occupare palchi invece che a costruire ponti.

Naturalmente restano nodi aperti: l’ipotesi di una candidatura di Nichi Vendola continua a dividere e a preoccupare. Ma la mossa di Emiliano dimostra che il centrosinistra pugliese può ritrovare la bussola, se ciascuno rinuncia a qualcosa in nome di una prospettiva più ampia.

In fondo, la politica matura è questa: capire quando è il momento di correre e quando, invece, serve fermarsi un passo prima. Emiliano, oggi, ha mostrato di averlo capito.

Uomo di Governo, uomo di Partito.

FRANCESCO DE ANGELIS

Cambiano le stagioni politiche, passano i Segretari, mutano le linee: ma l’uomo che dietro al tavolo da gioco consegna le carte in guanti bianchi è sempre lui, Francesco De Angelis. Quando i giochi sembrano sfuggire di mano, alla fine c’è sempre lui a rimettere ordine.

La prova plastica si è avuta domenica sera, nella cornice conviviale del compleanno di Luca Sellari. Una festa, certo, ma soprattutto il palcoscenico perfetto per registrare segnali politici che altrove restano impensabili.

L’arrivo in coppia di De Angelis con Domenico Marzi, ex sindaco di Frosinone e fino a poche ore prima in rotta di collisione con il Pd, vale più di qualsiasi mozione congressuale. È il ritorno di un rapporto che, se consolidato, potrà pesare in manier determinante sulla partita del centrosinistra al Capoluogo.

Il centro di gravità di Francesco
Francesco De Angelis

Perché De Angelis, in fondo, non è solo il presidente regionale del Partito Democratico. È il punto di gravità attorno al quale continua a ruotare la galassia dem, nonostante fratture, correnti, congressi e rese dei conti. Con Marzi ha ritrovato una sintonia che non era affatto scontata: il segnale, in controluce, è chiaro. Il Pd riparte dal suo uomo più esperto e dalla sua capacità di cucire. (Leggi qui: La sera dei miracoli: il compleanno di Luca Sellari che unisce destra e sinistra).

Certo, il Partito ufficiale discute di regole e Congressi. Ma la politica reale, quella che decide davvero i destini delle coalizioni, si gioca altrove: a bordo piscina, davanti a una torta di compleanno, in un brindisi capace di sciogliere vecchi rancori. (Leggi qui: Rivoluzione nel Pd Lazio: tregua fatta, ora si marcia uniti (quasi)).

È sempre De Angelis a dare le carte. Lo fa con la naturalezza di chi conosce i tempi, sa attendere e poi affonda il colpo al momento giusto. E mentre gli altri si agitano, lui resta il mazziere. Anche questa volta.

Ma non chiamatelo Cannibale.