Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 30 settembre 2026.
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Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 30 settembre 2026.
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TOP
PASQUALE CIACCIARELLI

La ‘notizia‘ circolava da giorni, la ‘bomba‘ l’hanno costruita a tavolino: c’era chi dalla settimana scorsa mandava in giro foto di una cena per beneficenza ed annunciava per le ore scorse uno scoop. Più che bomba è stata una miccetta e se lo scopo era quello di incendiare l’Aula consiliare di Ferentino i suoi consiglieri sono stati di spessore ben più elevato: non un accenno.
Il caso è quello che ieri ha messo in relazione un finanziamento regionale da mezzo milione di euro andato a decine di Comuni del Lazio, con un incarico professionale da circa 8mila euro assegnato ad un ingegnere. Anzi, un’ingegnera. Brava ma che ha il difetto di essere la moglie dell’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli.
Innanzitutto due conti: la parcella (lorda) dell’ingegnere è di 8mila euro. È circa l’1,7% del finanziamento: ai tempi della Prima Repubblica non si scendeva mai sotto il 5%. Volendo ipotizzare che sia stato un modo per indurre l’assessore ad assegnare alla città quel finanziamento è chiaro che quella parcella andava spartita: viene tirato in ballo il nome del consigliere Alessandro Rea ed il sindaco Piergianni Fiorletta, per teorema consolidato, non poteva non sapere. Fatte le spartenze si arriva ad un migliaio di euro netti a testa. Fate vobis.
Cecchinaggio politico

La realtà è che siamo in presenza di una sporca operazione di cecchinaggio politico: le elezioni si stanno avvicinando, quelle Comunali, quelle Politiche con la nuova Legge elettorale che imporrà la candidatura di Ciacciarelli il quale con 14mila preferenze un po’ di apprensione la crea. Più dentro casa che fuori.
E l’altra realtà è che questo territorio è ancora zuppo di misoginia. Non riesce ad accettare che una donna possa avere studiato, essere diventata ingegnere ed avere uno studio avviato da anni senza bisogno del sostegno di un uomo, nella fattispecie suo marito.
Paradossale la posizione assunta dal Movimento 5 Stelle che su scala nazionale è partito all’attacco della Lega: chiaro che non lo sanno che il loro Consigliere Gianni Bernardini è in maggioranza a Ferentino insieme alla destra. Se il Comune avesse dato quegli 8mila euro (lordi, 4mila tolte le tasse) per compiacere l’assessore ne sarebbero complici pure loro.
Che per opportunità la cosa andasse evitata è una boiata pazzesca: o è reato o non lo è. I controlli preventivi fatti sulla base della legge hanno già escluso qualsiasi inconferibilità. Ed è il momento di dire che non c’è un esposto, non c’è un’accusa, non c’è nulla se non la cassetta di letame che è stata lanciata addosso ad una donna che nulla ha fatto per meritarsela se non il proprio lavoro. Saggia la posizione assunta ieri in Aula durante il Consiglio comunale dall’ex bi-sindaco Antonio Pompeo: non ha attaccato demagogicamente, avendo ben chiaro che si trattava di un regolamento di conti interno alla maggioranza, aggiungendo però “Aprite gli occhi”.
Inizia la campagna elettorale.
MICHEAL OLABODE KAYODE
di GIOVANNI LANZI

Il sorriso di un bambino è sempre qualcosa di travolgente, di contagioso, umanamente irrinunciabile. Il sorriso di questo bambinone rapito dal verbo del calcio che sprizza felicità da tutti i pori è qualcosa di impareggiabile. Micheal Olabode Kayode, italiano di Borgomanero, in provincia di Novara, nato da genitori nigeriani 22 anni fa, vale oro per quanto luccica.
Piemontese di origini nigeriane. Una parlantina elegante come le movenze sul campo. Lui è quel terzino destro a tutto campo dell’Italia che ha travolto la Turchia a casa sua. Titolare fisso nel Brentford, squadra di Premier League con la quale la scorsa stagione ha giocato praticamente sempre, ben 37 presenze in campionato, solo 1 saltata. Sfiorata la Conference League, la classifica avulsa premia il Brighton. Finora per lui in Premier 5 presenze su 5 e una rete, il Brentford ha strapazzato anche il Tottenham di De Zerbi e il Chelsea ed è quarto.
E lunedi sera, all’esordio con la Nazionale maggiore un gol, un assist e una prestazione favolosa.
Persona stupenda, storia travolgente

Di Kayode è bella la storia, oltre ad essere stupenda la persona, tralasciando per un attimo le cose di campo. Il calcio è talmente la sua passione sin da piccolo che dall’età di 6 anni viaggiava da Borgomanero a Torino, al campo di allenamento dove la Juventus fa muovere i primi passi ai più piccoli.
Alla Juventus rimase 8 anni. Ma la favola del calcio non è tutta in discesa, tra campi di girasoli e profumi di primavera. La Juve lo lascia andare. Lui non si scompone perché dentro c’è sempre quella grande passione che va oltre il sacrificio, la fatica, gli ostacoli. A 16 anni esordisce in Serie D nel Gozzano, dopo aver fatto la trafila delle giovanili. E’ un bambino ma le ossa si temprano alle legnate dei vecchi marpioni.
Lo nota la Fiorentina dove a livello giovanili dal 2021-’22 vince quasi tutto. Si fa notare e lo convocano nella Nazionale Under 19 che nel 2023 si laurea campione d’Europa di categoria, allenatore quell’Aberto Bollini che adesso è il vice del ct Mancini nella Nazionale maggiore. Ah, in finale Under 19, il Portogallo va ko grazie ad un suo gol.
Terzino completo

Terzino completo col vizietto di buttarla dentro. La strada da titolare in prima squadra con la maglia della sembra spianata. Italiano crede in lui e lo fa esordire in serie A, poi è titolare anche in Coppa Italia e Conference League. Al primo anno tra i professionisti mette insieme 37 presenze. Kayode è un predestinato. Ma la Fiorentina cambia condottiero, arriva Palladino, torna Dodò, trova poco spazio e a gennaio se va in Inghilterra per due spicci di prestito.
A fine stagione gli inglesi non ci pensano sopra e versano 18 milioni alla Viola. Kayode inamovibile, il tecnico Andrews stravede per lui. Anche il ct Mancini e il suo vice Bollini. E Kayode li ripaga in campo e fuori, con parole e musica calcistica da veterano. E una domanda sicuramente c’è da porsela: gli scout-man di Juventus e Fiorentina se c’erano, dov’erano?
Svista madornale.
FLOP
SEBASTIANELLI – INCAGNOLI – EVANGELISTA

Lorenzo Vita ha 27 anni, ha vinto tre concorsi pubblici tra Regione Lazio e Comuni, ha rinunciato all’impiego romano per lavorare nel municipio di Cassino, dove presta servizio nella Segreteria della Presidenza del Consiglio. C’è entrato per concorso: repetita iuvant. E siccome siamo sul terreno del lurido sospetto, allontaniamo subito quello che possa avere goduto di aiuti nel superarlo: ne ha polverizzati tre, Ut clare dicam.
Domenica scorsa, al Congresso cittadino del Partito Democratico, è stato indicato Segretario. Stravolgendo subito il clima ed il registro del Pd: all’unanimità, con un Congresso unitario, non per bontà delle Componenti ma per paziente costruzione e ferma imposizione del neo Segretario. E, per dirla tutta, ha tenuto una relazione di insediamento che a Cassino non si sentiva dai tempi gloriosi dell’avvocato Renato Casale o dell’avvocato Petrarcone (padre). (Leggi qui: Per il Pd di Cassino è ora di nuova… Vita).
Il che, secondo alcuni, è un torto.
L’attacco poco nobile

Nel giro di poche ore la sua nomina è diventata un caso, sollevato non da un Partito avversario ma da tre Consiglieri comunali che gli intestano una domanda di opportunità. Scrivono di non voler mettere in discussione nulla, ammettono che non esiste incompatibilità automatica, augurano pure buon lavoro. Poi, nello stesso respiro, insinuano un conflitto d’interessi che la Legge non prevede. È il classico modo ipocrita di dire una cosa negandola: se davvero nulla c’era da eccepire, la nota non si scriveva.
È ora di ristabilire un principio inviolabile: in Italia ciò che non è vietato è lecito. L’opportunità è da sempre un pretesto con il quale provare ad inzaccherare chi ha la toga immacolata e si avvia ad occupare il posto che gli compete.
Non esiste, nel nostro ordinamento, una tabella che elenchi i mestieri incompatibili con l’impegno civile. Un dipendente comunale può iscriversi a un Partito, può fare politica, può persino guidarla a livello cittadino, finché rispetta le regole di trasparenza che la legge già prevede. Se questo principio vale, vale per tutti: per chi lavora in Comune, in banca, in ospedale, in fabbrica. Altrimenti la politica finisce per essere un lusso riservato a chi non ha bisogno di uno stipendio e la partecipazione democratica si restringe a chi può permettersela.
Pretesto per un titolo

La risposta di Vita (che, per inciso, ha lasciato questo giornale di cui era attivo collaboratore, appena messo piede nel nuovo incarico al Comune di Cassino) è quella che ci si aspetta da chi ha la coscienza a posto: nessuna arroganza, la disponibilità a farsi trasferire pur di non lasciare campo alle polemiche. E una battuta tagliente sul Terzo Polo, che «non accetta i giovani impegnati in politica». Difficile dargli torto: chi solleva un dubbio di opportunità in questo modo non sta difendendo la trasparenza dell’ente. Sta cercando un pretesto.
Restano, va detto, tre firme di Consiglieri comunali, non tre delinquenti. Ma se lo scopo era scoraggiare un ventisettenne dall’impegnarsi in politica o un avversario a prendere le redini di un Partito a loro contrario, la misura giusta per valutare il livello dell’operazione non era il metro. Sarebbe bastato il centimetro.
Attacco pretestuoso.



