Top e Flop, i protagonisti di mercoledì 5 giugno 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 5 giugno 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 5 giugno 2024.

TOP

JANNIK SINNER

(di Paolo Carnevale)
(Foto © DepositPhotos.com)

È  che non ci siamo abituati. Non alle vittorie in sé, si intende; quelle sono sempre benvenute. Non siamo abituati al modo in cui arrivano. Regolari, attese, quasi con un filo di noia, verrebbe da dire. Un tempo (lo so, sono vecchio)  ci si entusiasma per Paolino Canè che vinceva contro Mats Wilander in Coppa Davis (1990); o per il 1976 perfetto di Adriano Panatta che vince gli internazionali di Italia, il Roland Garros e la coppa Davis in Cile (con la maglietta rossa…).

Più di recente, anche un mostro sacro come Nadal era finito nelle grinfie di Fabio “fogna” Fognini (Montecarlo 2019). O, per andare all’oggi, Musetti che batte Djokovic (sempre Montecarlo, 2023). Ma erano state sempre percepite, queste, come vittorie, come dire, eccezionali. Simbolo di quello stellone che da sempre dice che gli italiani sono genio sì, ma anche tanta sregolatezza. Gli azzurri magari vincono, ma non durano. Restano preda degli istinti, di una certa incapacità di gestire l’eccezionalità, facendone, non dico una norma, ma una discreta abitudine.

Lo sciatore mancato 
Jannik Sinner

Poi arriva Jannik Sinner da San Candido. Sciatore mancato convinto (per fortuna) a sostituire la racchetta agli sci. Predestinato capace, da subito, di capire cosa fare. e soprattutto, come farlo. Per capirlo, basta guardarlo dopo la vittoria agli Open d’Australia. Si getta a terra, ma senza quella foga agonistica di Nadal (un mito a prescindere), o la cattiveria buona di Nole Djokovic. E nemmeno, per dirla tutta, quella regale compostezza di Roger Federer. Nella gioia di Sinner c’è la soddisfazione per un lavoro ben fatto, di un compito ben eseguito. Basta lavorare (avendo le qualità, si capisce) e si arriva.

Quello che sorprende è la progressione geometrica: due anni fa Sinner era stato preso a pallettate da Medvedev, che si era permesso di irriderlo sbadigliando in pubblico alle Finals di Torino. Era il periodo in cui il faro era Berrettini, reduce dalla finale di Wimbledpn (anno di grazia 2021). Poi è andata come è andata; Berrettini è sparito tra infortuni e la Canalis; e Jannik ha spiccato il volo.

Oggi, anche grazie al ritiro di Djokovic (ma sarebbe successo comunque) è arrivato in vetta (e magari stavolta Pietrangeli non avrà nulla da ridire). Mai c’era stato un numero 1 italiano del tennis. C’è riuscito un ragazzo di 22 anni che parla italiano con un forte accento teutonico. Cosa che a qualcuno fa storcere il naso. Come pure il fatto di vivere a Montecarlo.

Ma la realtà è che Sinner è un alieno non tanto per questo, ma per come si comporta. Uno che oltre ad essere forte è solido dentro. Capace di  rimanere impassibile quando chiunque di noi spaccherebbe la racchetta a terra. Uno che vede dritto davanti a sé, e non si fa spostare. Uno che non va a Sanremo perché si deve allenare; e che torna a casa per andare a trovare la nonna. Uno capace di imparare dai propri errori, di essere sé stesso nella vittoria e nella sconfitta. Che, come insegnava Kipling, sono le due facce della stessa medaglia.

Per forza non siamo abituati.

GIULIANO XAUSA

Giuliano Xausa

Da rappresentante sindacale di rango può ben dire di aver portato a casa una vittoria, o quanto meno di aver segnato un punto fondamentale su un tema che è di fatto europeo e legato alla transizione tech legata al lavoro. Giuliano Xausa è il il segretario nazionale della Fabi – Federazione autonoma bancari italiani – ed ha messo suggello alla trattativa fra Unicredit ed i dipendenti. Sfociata nell’orario settimanale ridotto.

La notizia è di quelle apripista per un’intero comparto e magari per un intero sistema-Paese. A partire dal primo luglio infatti i dipendenti di Unicredit “usciranno da lavoro prima”. Come spiega il Secolo d’Itala “i sindacati dei bancari hanno trovato l’accordo con l’istituto di credito per ridurre l’orario di lavoro settimanale a 37 ore.

Il nuovo CCNL siglato tra Abi e sindacati

La svolta è arrivata come diretta attuazione “del nuovo contratto collettivo nazionale siglato da Abi e dalle sigle di categoria, Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin. Dal canto loro i rappresentanti di categoria non si sono fatti scappare l’occasione pubblicistica, oltre che tridimensionale e tecnica della scelta. Ecco perché parlano di un gruppo “che sarà così pioniere dell’orario ridotto in ufficio, in quanto dei primi ad applicare le condizioni previste dal Ccnl”.

E Giuliano Xausa dal canto suo ha perfezionato la tonda perfezione di quel momento: “L’accordo in Unicredit sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione è importante perché è tra i primi nel settore”. Me c’è un aspetto che va ribadito ancor meglio: “Farà, pertanto, da apripista anche per altre banche. Rimane fondamentale, per quanto riguarda la Fabi, che la riduzione sia realmente e oggettivamente usufruibile da tutti i colleghi.

Regole valide per tutti

Che significa? Che non si vive di soli spot, ma di ecumenicità di accordi che dovranno essere generali e massificanti per l’intera categoria. Xausa fa riferimento quindi in particolare “a quelli di rete”. In più, ha auspicato “che venga definito al più presto con Abi l’impatto della riduzione per tutti i colleghi che lavorano a part-time.

Ma cosa dice l’articolo 19 del nuovo contratto nazionale dei bancari? Che l’orario settimanale sarà distribuito su 37 ore e che l’orario varierà “a seconda che la quadratura della cassa venga fatta la mattina oppure il pomeriggio. L’inizio c’è, vedremo lo svolgimento.

Apripista.

FLOP

LUCA CIRIANI

Luca Ciriani (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Steve Vai è un chitarrista che ha portato le distorsioni allo stato dell’arte. La sua principale skill è quella di saturare il canale di un accordo governando quel suono come se fosse parte integrante della canzone. Ecco, Luca Ciriani è un po’ lo Steve Vai della politica di queste ore. Egli distorce con sapienza, ma non avendo una sei corde bensì le redini dei Rapporti con il Parlamento, produce canzoni stridule e troppo alte. Un esempio?

Leggete qua: “Le accuse dell’Anm sono pregiudizi, quasi automatici, che hanno nei confronti di questo governo”. Il tema, manco a dirlo, è quello della riforma della Giustizia targata Carlo Nordio (no, non è vero, è targata Giorgia) e centrata sulla separazione delle carriere. Per Ciriani quella approvata “non è riforma punitiva nei confronti della magistratura. E’ una riforma attesa da anni, per una giustizia più giusta, per avere un giudice che sia terzo”.

La Giustizia secondo Luca
Il Guardasigilli Carlo Nordio

Prima obiezione di merito: la Giustizia è giusta quando funziona con le regole che ha, non quando per funzionate deve darsene di nuove. E poi “La credibilità della magistratura si è persa negli ultimi anni per la politicizzazione dei magistrati. Ricordo quanto successo con lo scandalo Palamara”. Seconda obiezione sempre di merito: gli scandali sono fisiologica condizione dei sistemi complessi, ma non sono mai totem della totale aberrazione di una intera categoria.

E sul caso Meloni-De Luca? Un’altro riff alla Steve Vai. “Giorgia Meloni ha risposto pan per focaccia a De Luca, ha poi detto Ciriani, dopo l’incontro tra il premier e il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, a Caivano”. Pan per focaccia? Ma davvero una Presidente del Consiglio dei Ministro ha nella sua bacheca comportamentale il format del “pan per focaccia”?

Chiosa tremula, anzi, di tremolo. “Nessuno ha preso le difese della donna Meloni. I tafferugli in Senato? Episodi che accadano sempre, anche se non dovrebbero avvenire. Episodi frutto della tensione e anche delle provocazioni delle opposizioni che hanno presentato migliaia di emendamenti, anche se sono non devono accadere”.

M’hai provocato? E io me te magno

Ultima obiezione di merito: non esiste provocazione formale che possa giustificare una reazione che la forma la scalcia via da un luogo in cui la Forma è Sostanza. O tale dovrebbe essere. E che non lo abbia visto un ministro deputato proprio ad equalizzare i rapporti tra le Camere e Palazzo Chigi è grave.

È un accordo stridulo, una canzone stonata. E Steve nostro santissimo perdonaci per l’accostamento.

Posa la chitarra Lù.

IL CANDIDATO SINDACO DI…

(Foto © DepositPhotos.com)

«Ecco vedete, questa è un’intervista fatta da un mio avversario sul sito di Alessioporcu. Questi articoli si fanno a pagamento…». Fermate un attimo il nastro, riavvolgete, spegnete il ventilatore che non si senta nemmeno un ronzio. Fatemi ascoltare di nuovo: che sta dicendo questo?

Si, il candidato sindaco ha cercato di denigrare il suo avversario pubblicando in piazza una sua intervista su questa testata. Ci può stare: in campagna elettorale tutto è lecito, soprattutto i colpi sotto la cintura e più ancora nei piccoli centri come in questo caso. E se apparire su questo giornale deve essere motivo di critica, ben venga. Per fortuna i più non la pensano così

Non è ammissibile né tollerabile si dica che per apparire si debba pagare. Nè qui, né altrove. Quella si chiama Pubblicità: è cosa diversa dal Giornalismo. E noi iscritti all’Albo dei Giornalisti ci siamo dati delle regole. Tra le quali c’è quella che impone la netta separazione tra la pubblicità e l’informazione. Se un testo è a pagamento deve essere indicato. Non è una regola di facciata: è vincolante. Chi la viola è passibile di censura, sospensione, radiazione.

Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica

Di fronte al diniego di tutti i collaboratori è stato chiamato il candidato, chiedendo conto della sua dichiarazione. E con estrema innocenza ha risposto: “Ma io so che questi articoli si pagano, se volete vi mando la copia della fattura che ho fatto con la società Xx xx per apparire su di loro”.

No signor candidato: non funziona così. E siccome non vogliamo influire sulla campagna elettorale nel suo Comune, evitiamo di rendere pubblico il suo nome e quello del suo Comune. Lasciamo che gli elettori la giudichino sulle altre cose e non sul fatto che da aspirante sindaco non sappia che Propaganda ed Informazione sono separate e non possono convivere. Non è dirimente per fare il sindaco. Se lei ha pagato gli articoli che l’hanno magnificata è faccenda sua. Se coloro che glieli hanno pubblicati li hanno presentati come se fossero notizia è deontologicamente scorretto.

Ciò che ci premeva sapere era sapere se qualcuno qui dentro avesse preso soldi in cambio di articoli. Pare chiaro che non sia così. A noi tanto basta.

Fuori dal vaso.

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