Top e Flop, i protagonisti di sabato 12 settembre 2026

Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 12 settembre 2026.

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Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 12 settembre 2026.

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TOP

ALESSANDRA ROMANO

Alessandra Romano

Una frase pronunciata poco più di un anno fa traccia il solco. L’ha detta Enrico Coppotelli al culmine di un confronto con il governatore Francesco Rocca: «Potrei portare qui domani mattina mille lavoratori con bandiere e megafoni, ma a me non interessa fare spettacolo, voglio una soluzione per quei lavoratori». Non è stata retorica di circostanza ma sintesi di un metodo. Che la Cisl Lazio ha scelto di consolidare eleggendo Alessandra Romano nuova Segretaria Regionale del Lazio.

Venticinque anni di sindacato, da Cisl Scuola alla Segreteria generale aggiunta di Frosinone, fino al Coordinamento donne regionale: il percorso di Romano racconta una carriera costruita sul lavoro contrattuale nel territorio, non sulla visibilità mediatica. È la stessa scuola di Coppotelli, quella che preferisce sedersi ai tavoli istituzionali per negoziare una soluzione piuttosto che riempire le piazze, e che oggi trova conferma nei numeri snocciolati nella relazione al Consiglio: un Lazio che cresce più della media nazionale, un tasso di occupazione sopra la media, un metodo, quello del Giubileo, che l’organizzazione vuole trasformare in modello stabile con un Patto di Crescita regionale.

La visione che resta sullo sfondo
Alessandra Romano tra Enrico Coppotelli ed Enrico Capuano

C’è poi un secondo significato, meno enunciato ma non meno rilevante: Romano completa una Segreteria Regionale che vede al fianco di Coppotelli anche Maria Veltri. Non è più un’eccezione, è una regola che si consolida: nella Cisl Lazio il vertice femminile non è più la sorpresa da sottolineare ma la conferma di un percorso di merito già avviato da tempo.

Dietro entrambi i significati, la stessa cabina di regia. Coppotelli costruisce squadre coerenti con la nuova filosofia sindacale che anima la Cisl nazionale e lo fa scegliendo persone che vengono dal territorio prima ancora che dagli organigrammi. Una scommessa che si misurerà, come sempre accade nel sindacato, non nelle assemblee congressuali ma nei tavoli veri: quelli sull’automotive, sullo Stellantis di Cassino, sulle sfide e sulle transizioni che il Lazio dovrà affrontare nei prossimi anni.

Il sindacato che non ha bisogno di alzare la voce.

ARTURO CAVALIERE

Arturo Cavaliere (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Un’estate senza titoli di giornale sui corridoi intasati, senza barelle nei parcheggi, senza le immagini che di solito accompagnano la stagione calda della sanità italiana. Il segreto sta in 46.071 accessi nei quattro Pronto Soccorso della provincia tra maggio e settembre. E la rete ha retto senza cedere.

Frosinone in testa con 16.075 accessi, Cassino a 13.411, Sora a 9.336, Alatri a 7.249. Oltre 35mila dimissioni, 5.507 ricoveri, 1.431 trasferimenti verso strutture più adeguate. E in mezzo a questa massa di numeri, due storie che meritano di essere ricordate singolarmente: a Ferragosto, mentre la Ciociaria svuotava le città per il mare, due pazienti sono stati salvati da tumori cerebrali individuati e asportati nel giro di poche ore. Proprio grazie ai Pronto Soccorso. È la dimostrazione plastica che quando la macchina dell’emergenza funziona, funziona per davvero.

Ora serve la mappa

Ma il nell’ufficializzare i numeri, ieri il Direttore generale Arturo Cavaliere ha scelto, giustamente, di non fermarsi all’autocelebrazione. Oltre 16mila codici 4, cioè urgenze minori che potevano trovare risposta altrove senza dover intasare e rallentare i Pronto Soccorso, restano il vero punto debole del sistema. Non per colpa dei cittadini, che semplicemente si affidano a ciò che conoscono ma per l’assenza di un’abitudine nuova che ancora non si è radicata.

Le Case di Comunità esistono già, sono state costruite, sono lì. Il problema non è più l’infrastruttura: è la mappa mentale dei ciociari, abituati per generazioni a considerare il Pronto Soccorso l’unico ingresso possibile nella sanità pubblica. Cambiare quella mappa richiederà più tempo di quanto ne sia servito per versare il cemento. Ma è l’unico modo per liberare l’emergenza vera dal peso dell’urgenza minore e continuare a garantire, anche il prossimo Ferragosto, che un tumore scoperto in tempo resti la regola e non l’eccezione.

L’Italia è fatta, ora facciamo gli italiani.

LA DEA BENDATA

Dea Bendata – Acrilico e Tecnica mista su Tela – Collezione privata

C’è chi passa una vita a cercare la fortuna. E poi c’è il bar Lion Caffè di Castrocielo, dove è la fortuna a bussare da sola, con la puntualità di un cliente affezionato. Il 24 aprile 2024 un Gratta e Vinci da due milioni di euro. Ora, un altro biglietto, stesso bancone, stessa cifra tonda. Se esistesse un campionato italiano dei bar più fortunati, la Casilina di Castrocielo avrebbe già blindato lo scudetto.

Il titolare Fabio Terenzio giura di non sapere nulla, e gli si crede: la vincita, come la prima volta, resta avvolta nell’anonimato più totale. Nessun brindisi in paese, nessun nome che circola al bar dello sport, nessuna Ferrari parcheggiata fuori la settimana dopo. Solo l’auspicio, sincero, che il premio sia finito nelle mani di qualcuno del posto, magari di chi ne aveva davvero bisogno.

La statistica come atto di fede

Terenzio, va detto, ha il physique du rôle del uomo che crede nei segni: «Non c’è due senza tre», dice e non si capisce se sia una battuta o una preghiera laica rivolta al destino. Nel dubbio, converrebbe fare due calcoli: se il trend regge, tra un paio d’anni la Casilina di Castrocielo potrebbe diventare meta di pellegrinaggio per chiunque, in Ciociaria, voglia tentare la sorte con qualche credenziale statistica in più.

Il fortunato di turno, chiunque sia, incasserà il suo. Terenzio invece ha appena vinto qualcosa di più duraturo di due milioni di euro: una leggenda di paese, che ogni cliente, senza mai ammetterlo, rinnoverà ogni giorno. Come? Allo stesso modo in cui, religiosamente si va con devozione in chiesa e toccando con fiducia il Santo, ora laicamente in tanti passeranno la mano su quel bancone ordinando il caffè e sperando di farsi contagiare da un po’ di fortuna. Perché, a volte, la buona sorte si sorseggia insieme all’espresso.

La fortuna bussa due volte.

FLOP

STEFANO PIZZUTELLI

Stefano Pizzutelli (Foto © Massimo Scaccia)

Don Minzoni scambiato per Don Mizzoni e Piazzale de Matthaeis rinominato Piazzale De Matteis. Oppure Alda Merini ‘avvicendata’ da tale Alda Marini. La nota del segretario cittadino del PD, Stefano Pizzutelli, chiama in causa i ‘refusi’ del Comune di Frosinone sulle fermate del BRT e la targa apposta sulla ‘panchina rossa’ alla Piazza dello Scalo. Pizzutelli punta il dito: «Dopo otto milioni di euro, almeno i nomi scriviamoli bene».

Bene, anzi mica tanto. Perché i cittadini di Frosinone vorrebbero avere riscontri attraverso una ‘battaglia politica’ del primo partito di opposizione, prima ancora, sui presunti 12 milioni di euro di tributi derivanti dalla Tari non versata nelle casse comunali dal 2014 ad oggi, come annunciato nello scorso mese di giugno nell’assise comunale.

Perché, per dirla all’inglese e simpaticamente alla Stefano Pizzutelli, 12 milioni ‘is mieglie‘ che 8.

Mirino starato.

don LEONARDO POMPEI

don Leonardo Maria Pompei

La Chiesa cattolica, checché se ne dica, non ha mai chiesto ai suoi sacerdoti il silenzio assoluto. La storia recente lo dimostra: quattro cardinali presentarono i loro dubia su alcune aperture di Papa Francesco, chiedendo chiarimenti, non proclamando scismi. Era critica dentro la comunione, non fuori di essa. Don Leonardo Pompei ha scelto una strada diversa, e la scomunica latae sententiae comminata dal vescovo di Latina Mariano Crociata ne è la conseguenza quasi meccanica, non una vendetta.

C’è una differenza sostanziale, che vale la pena isolare, tra dissentire e disertare il confronto. Il dissenso autentico si nutre di lettere, richieste di udienza, disponibilità a tornare sui propri passi se convinti dalle ragioni altrui. Quello che don Pompei ha praticato per un anno intero (dirette YouTube seguite da quasi 79mila iscritti, in aperta violazione di un precetto penale che gli imponeva il silenzio sui social) è un’altra cosa: un tribunale senza contraddittorio, dove l’imputata è la Chiesa e il giudice è il pubblico di uno schermo.

L’egolatria del piedistallo digitale
Ambrgio Spreafico (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Il vescovo Ambrogio Spreafico, quando era sulla cattedra di Frosinone, ha usato una parola che coglie il punto meglio di qualunque analisi canonica: egolatria. Salire sul piedistallo del web per criticare senza possibilità di replica non è testimonianza di fede, è messa in scena di sé. La liturgia in latino, il rito antico, la fedeltà al Concilio Vaticano II: sono temi legittimi di discussione teologica, che la Chiesa ha ospitato e continua a ospitare al proprio interno. Diventano tutt’altro quando si trasformano in bandiera di una piattaforma personale, blindata contro ogni replica.

Colpisce, alla fine, la reazione di don Pompei stesso: nessun ricorso, quasi un’accettazione della propria traiettoria. È forse la conferma più involontaria che la posta in gioco, per lui, non era mai stata la dottrina, ma il proprio palcoscenico. Ed i palcoscenici, per definizione, non ammettono repliche.

Il Concilio di YouTube II.