I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 18 aprile 2026.
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 18 aprile 2026.
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SARA BATTISTI

Ha scelto di non tacere. Sara Battisti, presidente provinciale del PD di Frosinone e riferimento della Rete Democratica di Claudio Mancini, lo ha fatto sapendo esattamente quali conseguenze avrebbe prodotto. Ha piazzato un altolà politico al Segretario Provinciale Achille Migliorelli, chiedendo l’immediata riunione della Direzione Provinciale.
Il caso è quello di Isola del Liri, dove il sindaco Massimiliano Quadrini martedì annuncerà la sua adesione a Fratelli d’Italia. In amministrazione ha anche due esponenti Pd (Area Battisti) ai quali il Segretario ha detto che devono passare all’opposizione. Sara Battisti ha puntato i piedi: perché i suoi devono andare all’opposizione e gli esponenti dell’area di Migliorelli continuano a governare Ferentino, Veroli, Sora e Pontecorvo insieme al Centrodestra? (Leggi qui: Battisti vs Migliorelli. Il caso Quadrini diventa campo di battaglia interno al Pd).
Il merito della sua posizione non sta nella direzione — contestare Migliorelli sul metodo è una mossa comprensibile anche dal punto di vista della guerra tra componenti. Sta nel coraggio di sollevare pubblicamente una contraddizione che il PD ciociaro aveva sepolto sotto tredici mesi di Congresso senza mai affrontarla davvero: se la trasversalità è accettabile a Ferentino, Veroli, Sora e Pontecorvo — dove il Pd governa con il centrodestra — perché non lo è ad Isola del Liri? È questa distinzione a far apparire un’imboscata la posizione assunta dal Segretario Provinciale.
La domanda che brucia

È una domanda che brucia. Perché non ha una risposta facile. E Battisti lo sa. Ma la fa lo stesso, con quella precisione chirurgica di chi ha aspettato il momento giusto e lo ha riconosciuto quando è arrivato. La frase più significativa è anche quella che suona più tecnica: «l’accordo per la sua elezione a segretario prevedeva la massima condivisione di tutte le scelte». Non è una lamentela. È un atto politico formale: la registrazione pubblica di un impegno non rispettato. Detto da una presidente provinciale in carica, in un documento destinato a restare, vale come una diffida.
Nella politica che cambia casacca ogni stagione, che trasforma i principi in argomenti da tirare fuori quando fa comodo, dire una cosa scomoda al momento giusto e per le ragioni giuste è già, di per sé, una forma di coerenza. Battisti ha alzato la mano. Ora aspetta che qualcuno risponda.
La schiena dritta di Sara.
ANNA TERESA FORMISANO

In Italia spesso ci sono incarichi che vengono creati con grande solennità, annunciati con comunicati stampa entusiastici e poi dimenticati nell’angolo più silenzioso di un palazzo regionale, dove svolgere il proprio mandato partecipando a convegni, portando saluti protocollari e producendo relazioni che nessuno legge. Se in Regione Lazio qualcuno pensava di dare un contentino simile all’ex Assessore ai Servizi Sociali (nel Governo Storace) Anna Teresa Formisano ha sbagliato tutto.
Niente di decorativo, molto di operativo. Anna Teresa Formisano, nominata da poche settimane garante per i Diritti delle Persone con Disabilità nel Lazio, ha scelto di essere se stessa dando un calcio agli anni che sono passati. Con l’agilità di una ragazzina ha cominciato a riempire l’agenda e far bollire lo smartphone.
In poche settimane di mandato ha già lasciato il segno in ogni contesto. Presente a decine di convegni sul tema: mai una volta si è limitata a portare i saluti della Regione e mai ha fatto la comparsa. Ogni volta ha portato un progetto, esposto una tesi non banale, rappresentato una situazione su cui lavorare.
La forza delle idee

Un paio di giorni fa, invitata dal Segretario Generale Cisl del Lazio Enrico Coppotelli, si è presentata ad un convegno del settore Commercio e Turismo: non è arrivata con le mani in mano ma ha esposto il progetto «B&B Like your Home» — che prevede la creazione di una rete di bed & breakfast gestiti da persone con disabilità. Non assistenza. Non elemosina istituzionale. Lavoro vero, auto-impiego, inclusione economica reale in uno dei settori più dinamici dell’economia laziale.
È esattamente il tipo di proposta che distingue chi ha una visione da chi ha un incarico. La disabilità, nel dibattito pubblico italiano, viene troppo spesso declinata come problema da gestire piuttosto che come risorsa da valorizzare. Formisano inverte questa logica: parte dalle persone, dalle loro capacità, dalla loro voglia di fare — e costruisce attorno a questo uno strumento concreto.
Nelle prossime ore sarà al convegno «Ogni vita è unica» promosso dai Rotary Club del Basso Lazio, accanto al ministro Alessandra Locatelli. Anche lì, con ogni probabilità, non si limiterà ad applaudire. Se volevano una comparsa hanno sbagliato persona: Anna Teresa Formisano è una mattatrice.
Pochi saluti, molte proposte.
FLOP
SCHIETROMA – MELIS

C’è qualcosa di malinconicamente italiano nel fatto che il Partito Socialista Italiano — quello di Matteotti, di Pertini, di una storia lunga oltre un secolo — si ritrovi nel 2026 a combattere la sua battaglia più accesa non contro gli avversari politici ma contro se stesso. In provincia di Latina, il litigio interno tra il segretario regionale Gianfranco Schietroma e l’ex segretario provinciale Antonio Melis ha assunto i contorni di uno scontro identitario che va ben oltre le alleanze elettorali che ne hanno fornito il pretesto.
Il nodo è antico quanto la politica: fin dove ci si può spingere nella ricerca di alleanze prima di smettere di essere ciò che si era? Melis avrebbe scelto — secondo l’accusa di Schietroma — di guardare a destra, tradendo una tradizione che ha sempre combattuto quella parte. Il segretario regionale evoca Matteotti e Pertini non per retorica ma per ricordare che certe scelte hanno un peso specifico che va oltre il risultato elettorale immediato.
Il paradosso del garofano

Il paradosso è che questo scontro avviene mentre il PSI dovrebbe concentrarsi sul rilancio. Il Congresso di maggio a Sperlonga — che Melis avrebbe scelto di non frequentare — era convocato esattamente per questo: eleggere un nuovo gruppo dirigente e riorganizzare il Partito sul territorio. Disertarlo, in questo contesto, non è una assenza: è una dichiarazione politica.
Quello che resta, alla fine, è una domanda che non riguarda solo i socialisti pontini: può un Partito sopravvivere a se stesso quando smette di riconoscersi nella propria storia? La risposta, storicamente, è no. Ma i Partiti italiani hanno una straordinaria capacità di sopravvivere anche alle proprie contraddizioni.
Il Congresso di maggio dirà se il PSI di Latina è ancora un Partito o è già diventato una disputa.
Quando un partito litiga con la propria storia.
ALFONSO SIGNORINI

C’è una notizia che arriva e una storia che non sorprende nessuno. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo dopo la denuncia di un aspirante concorrente del Grande Fratello che sostiene di aver ricevuto avances in cambio di un posto nella casa. Alfonso Signorini respinge ogni accusa. La magistratura farà il suo corso — e solo quella potrà stabilire la verità.
Ma c’è qualcosa che non aspetta il processo e che vale la pena dire subito: il casting couch — il divano delle selezioni, il ricatto sessuale mascherato da opportunità — non è un’invenzione, non è una leggenda metropolitana e non riguarda solo Hollywood. Esiste nel cinema, nella televisione, nella moda, nella musica. Esiste ovunque ci sia un potere asimmetrico tra chi seleziona e chi vuole essere selezionato. Ed è rimasto impunito per decenni perché chi lo subisce sa benissimo che denunciare costa più del silenzio.

Il caso Signorini — che si aggiunge a una precedente denuncia presentata a Milano da Antonio Medugno — riporta questo tema nel dibattito pubblico italiano in un momento in cui il paese si interroga ancora troppo timidamente sui meccanismi di potere nell’industria dell’intrattenimento.
Le accuse vanno verificate. La presunzione di innocenza è un principio non negoziabile. Ma il sistema che rende possibile — o anche solo plausibile — questo tipo di scambio è reale e documentato. E finché non si parla di quello, ogni singolo caso resterà un’eccezione scandalosa invece di diventare l’occasione per cambiare le regole del gioco.
Il casting e il divano.



