Top e Flop, i protagonisti di sabato 20 settembre 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 20 settembre 2025.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 20 settembre 2025.

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ALIOSKA BACCARINI

Il taglio del nastro nel nuovo stabilimento di Acqua Fiuggi

Non è rincorsa. Non è affanno né campagna elettorale mascherata. È visione, pazienza, tessitura. Capacità di reggere il peso dei silenzi mentre si lavora sottotraccia per far accadere le cose. Alioska Baccarini incassa un nuovo successo nel suo Comune di Fiuggi, portando a casa quello che pochi anni fa sembrava impensabile: l’azzeramento del debito per la municipalizzata Acqua e Terme di Fiuggi, la ristrutturazione di uno stabilimento simbolo e, soprattutto, un progetto industriale di respiro nazionale che può ridare centralità alla città delle acque. Quando ha cominciato il suo primo mandato quella stessa società boccheggiava al Tribunale Fallimentare.

Nessuna improvvisazione. Solo la coerenza di chi ha scelto la strada più lunga ma più solida: quella del risanamento, della tutela del marchio, dell’identità e del lavoro, senza cedere alla tentazione di mettere tutto sul mercato e buonanotte ai lavoratori.

Ora Fiuggi si gioca una partita industriale da Serie A. Anzi da Champions. Una nuova struttura, servizi integrati, turismo del benessere e una filiera che si muove attorno a un asset finalmente rilanciato.

Partita da Champions

Questa è la prima milestone di un progetto molto più ampio e di lungo periodo. Il cambiamento avuto dalla fabbrica non è solo estetico ma punta a creare un prodotto di lusso per essere un marchio di lusso” ha detto l’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio tagliando il nastro inaugurale del nuovo stabilimento di Acqua di Fiuggi.

Quindici milioni di investimento in soli otto mesi per il revamping dell’impianto, azzerati i vecchi debiti, del precedente stabilimento non è rimasto nemmeno il pavimento: nuove linee di produzione, abbattimento dei rumori grazie ai pannelli fonoassorbenti che consentono di non usare più i tappi per le orecchie, aria condizionata lungo le linee, impianto fotovoltaico per abbattere al minimo le emissioni.

Obiettivo dichiarato: triplicare i volumi di produzione entro il 2028. Con l’inaugurazione parte il “Piano Strategico e Industriale 2025-2028” che prevede oltre 40 milioni di euro di investimenti, compresi i primi 15 milioni già realizzati per il completo rinnovamento dello stabilimento. Attraverso le nuove linee produttive e l’ottimizzazione dei processi, Acqua e Terme di Fiuggi punta a passare dagli attuali 22 milioni di litri prodotti a circa 70 milioni entro il 2028, raggiungendo ricavi attesi di circa 38 milioni di euro, rispetto ai 13 milioni del 2024, con un Tasso di Crescita Annuo Composto del 31%, anche attraverso partnership strategiche con gruppi di rilevanza internazionale che partiranno già dal prossimo anno.

Un’idea di città
Lo stabilimento rinnovato

Non è solo un successo industriale. È un’idea di città che torna ad avere un centro, economico e politico. E Baccarini, nel silenzio dei mesi passati, si è dimostrato sindaco e regista: ha tenuto la barra dritta, ha ascoltato, ha mediato. E oggi consegna ai cittadini una vittoria che non ha bisogno di slogan, ma che avrà effetti concreti per anni.

In un’Italia spesso prigioniera delle emergenze, Fiuggi torna a pianificare il futuro. E la politica – quella vera – torna finalmente a dettare l’agenda.

Se la politica torna ad essere strategia.

GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni

Abituati da decenni a sonore bocciature ed umiliazioni pubbliche davanti all’intera classe, l’Italia che fa i compiti a casa ed ottiene i risultati è un’onda di stupore. Niente note, niente cappello da ultimi della classe, via dal gruppo dei peggiori: promossi a pieni voti.

Ci voleva Fitch, per restituire un briciolo d’autostima all’Italia economica. Dopo decenni trascorsi a inseguire, rincorrere, giustificare e, più spesso, retrocedere, ecco finalmente la promozione: da BBB a BBB+, con outlook stabile. Per capirci, è come essere risaliti dalla zona playout e aver messo un piede – anzi, mezzo – nella Serie A dei mercati.

Non è ancora il trionfo, sia chiaro. Ma dopo anni in cui le agenzie di rating ci trattavano come la matricola stanca del campionato europeo, questo giudizio suona come una carezza imprevista. E, paradossalmente, non è neppure un atto di bontà: è il frutto di un algoritmo. Sì, perché il modello econometrico di Fitch ci avrebbe già promosso alla categoria superiore. A bloccare il salto è stato il comitato interno, frenato da due mostri sacri della nostra zavorra nazionale: debito pubblico e crescita anemica.

Tanto studio, tanto lavoro
Giancarlo Giorgetti (Foto Andrea Giannetti © Imagoeconomica)

Il governo però può sorridere: Giancarlo Giorgetti rivendica “tanto studio, tanto lavoro”, Matteo Salvini gongola con orgoglio leghista ed i mercati brindano a spread che sembrano usciti dagli anni d’oro pre-crisi. Il segnale è chiaro: per la prima volta da tempo, le regole fiscali italiane convincono. Il deficit scende, le riforme si vedono, la stabilità politica – nonostante tutto – tiene.

Il debito? Resta una bestia difficile da domare ma l’orizzonte appare meno minaccioso. E la Francia, declassata proprio da Fitch, ci guarda adesso dal basso. Certo, la promozione vera richiederà altro: crescita robusta, produttività in salita, riforme strutturali. Ma intanto l’Italia ha riaperto il cassetto dei sogni, con una consapevolezza nuova: anche nei rating, come nel calcio, chi gioca bene a centrocampo può tornare protagonista.

Non siamo ancora in Serie A. Ma siamo ai playoff. E questa volta, l’arbitro non ci fischia contro.

Promossi a pieni voti.

FLOP

IL PD DI FROSINONE

Angelo Pizzutelli, Norberto Venturi, Fabrizio Cristofari

Nel Partito Democratico di Frosinone la risposta al Partito Socialista è arrivata, puntuale e compatta. Il gruppo consiliare — composto da Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi — ha preso posizione con forza: «Il centrosinistra non si improvvisa né si costruisce a tavolino», dicono in coro. E ribadiscono che la leadership del Pd non può essere messa in discussione, tanto meno da alleanze calate dall’alto.

La nota — politicamente chiara e argomentata — è una reazione al segnale lanciato ieri da Sara Battisti, che aveva colto l’apertura del Psi a un dialogo sulle Comunali 2027. Un passo distensivo, che molti avevano letto come il tentativo di costruire una coalizione progressista ampia, in grado di superare le divisioni degli ultimi anni. Ma nel Pd frusinate, quel passo non ha scaldato i cuori. Anzi. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di venerdì 19 settembre 2025).

Come riferisce oggi Corrado Trento su Ciociaria Oggi il gruppo consiliare (Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi) mettono in evidenza tre aspetti. Il primo: nel capoluogo la rottura del quadro unitario del centrosinistra non è addebitabile al Pd; il secondo: il Psi non ha raccolto i segnali inviati in questi anni dai Democrat; il terzo: in vista delle prossime elezioni comunali (2027) il Partito Democratico vuole dire la sua, anche sul candidato sindaco senza subire i diktat socialisti

Il nodo antico
Gian Franco Schietroma (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Eppure, la presa di posizione del gruppo consiliare, per quanto politicamente legittima, lascia emergere un nodo antico: quello dell’assenza di sintesi. Perché se è vero che ogni Partito ha il diritto di rivendicare la propria identità e di alzare la voce, è altrettanto vero che in una coalizione servono pontieri, non soltanto sentinelle. E in questo momento, al Pd locale manca chi tiri le fila, chi faccia da regista, chi sappia tenere insieme visioni diverse sotto un progetto comune.

Il paradosso è che mentre il Psi si muove con chiarezza (ha già un candidato, una proposta e tre liste pronte), il Pd sembra parlare più all’interno che all’esterno, avvitato in un eterno dibattito che, ciclicamente, frena ogni ipotesi di coalizione.

Paradosso nel paradosso: non c’è traccia dei quadri cittadini del Partito. Significa che il gruppo, con ogni evidenza, ha agito senza consultarli ed ha innescato la polemica interamente di propria iniziativa.

Questione di metodo
Marco Tallini

Non è questione di nomi o di simboli, ma di metodo. Ed è su questo che — da qui al 2027, o prima, se la consiliatura dovesse interrompersi — il Pd sarà chiamato a decidere se vuole restare il Partito del dissenso organizzato o tornare a essere il perno della coalizione alternativa alla destra. Per farlo, però, dovrà scegliere una linea politica chiara e, soprattutto, chi sia legittimato a interpretarla.

Perché senza una guida riconosciuta, nessuna alleanza può reggere. Nemmeno la più nobile.

Pontieri, non sentinelle.

STEFANO DE MARTINO

Stefano De Martino (Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica)

Si è riscoperto vulnerabile. Non in scena ma nella vita vera. L’attacco subìto da Stefano De Martino in pieno giorno, in via Castelbarco a Milano, non è solo l’ennesima triste nota nel bollettino dei “rolexari” — predoni specializzati che, come pendolari del crimine, viaggiano dal Sud al Nord per colpire bersagli facili e redditizi. È anche il simbolo di un’estate che ha messo a nudo le crepe nell’immagine dorata di un personaggio che sembrava inarrestabile.

Ballerino, showman, conduttore ormai maturo: De Martino, in pochi anni, è passato dall’essere il “fidanzatino d’Italia” al diventare uno dei volti più amati e imitati della Rai. Perfino candidato alla successione sanremese. Ma da agosto qualcosa si è incrinato. Prima, l’intimità violata nella villa in Sardegna, finita nelle mani di hacker senza scrupoli. Poi, il sorpasso doloroso di Gerry Scotti nella fascia preserale. Ora, un Patek Philippe da 50mila euro strappato via, nonostante il tentativo disperato di difenderlo, sotto la minaccia di un’arma.

De Martino non ha sbagliato nulla, se non forse aver pensato di poter vivere come una persona normale in un Paese che normale non è più.

Ritratto italiano

E non si tratta solo di una cronaca nera come tante: è il ritratto di un’Italia a due velocità, in cui anche il mondo dello spettacolo è costretto a fare i conti con la fragilità della sicurezza urbana. La reazione del conduttore — composta, civile, determinata — è la prova che l’uomo ha saputo gestire meglio dell’eroe televisivo. Ma è anche l’ennesimo campanello d’allarme: se nemmeno i riflettori bastano più a proteggere, cosa resta ai cittadini comuni?

Dietro i sorrisi in tv, Stefano De Martino ha mostrato il volto più autentico di un’Italia che, tra pacchi e furti, ha perso la misura perfino del tempo. Anche quello scandito da un Patek Philippe.

Il pacco lo hanno fatto a lui.