Top e Flop, i protagonisti di sabato 5 settembre 2026

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 5 settembre 2026.

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Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 5 settembre 2026.

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TOP

FABIO DE ANGELIS

(di MARTINA OTTAVIANI)
Fabio De Angelis (Foto © Massimo Scaccia)

I numeri hanno la testa dura. Perché non raccontano un’intenzione ma un fatto già accaduto, verificabile giorno per giorno. Il numero, in questo caso, è zero: zero tonnellate di rifiuti conferite in discarica nel 2025, zero nei primi otto mesi del 2026. Venti mesi in cui i 91 Comuni della provincia di Frosinone soci (tutti in parti uguali) di SAF SpA hanno avviato al recupero tutte le immondizie raccolte tra i loro cittadini. Tutte: 100%. A recupero: o di materiali o di energia, senza eccezioni.

È un questo risultato ottenuto grazie ad un impianto pensato 30 anni fa dal giovane presidente della Provincia Francesco Scalia mentre la gente scendeva in piazza e lo insultava nelle strade. Uno stabilimento che non vede un ammodernamento radicale da circa vent’anni ed opera in condizioni di stress. È su quella struttura che la Regione Lazio ora ha scelto di investire.

La SAF si è vista assegnare 3 milioni di euro sui fondi FESR 2021-2027, come prima tranche destinata al revamping del TMB di Colfelice: fondi con cui finanziare le linee di trattamento da ammodernare, aumentare la purezza delle frazioni recuperate, ampliare la rete dei siti industriali di destinazione.

Il paradosso della resilienza
Una delle linee di lavorazione della Saf

Il paradosso è che il finanziamento non nasce per colmare un fallimento ma per consolidare un successo raggiunto nonostante l’assenza di quello stesso finanziamento. Come nota il presidente Fabio De Angelis, pochi territori in Italia possono rivendicare venti mesi di discarica zero e Frosinone lo ha fatto con un impianto che ha vent’anni sulle spalle. La traiettoria industriale, insomma, era già quella giusta: ora diventa anche sostenibile sul piano economico, con la promessa di economie di scala per i Comuni soci.

Ora resta da vedere se l’investimento arriverà in tempo a consolidare un primato prima che lo stress dell’impianto lo comprometta. E se il modello Colfelice costruito più sull’organizzazione quotidiana che su fondi straordinari, diventerà finalmente la regola, e non l’eccezione che la Ciociaria continua a rivendicare da sola.

Lo zero che vale tre milioni. E dice addio alla discarica.

CARLO MARINO

(di PAOLO CARNEVALE)
Carlo Marino con il sindaco Daniele Natalia

Carlo Marino è assessore alla Cultura e al Bilancio che travalica le leggi della fisica: gestisce i conti, firma successi, battezza un Festival del Teatro Medievale da un sold out dietro l’altro. E trova il tempo di auto-incoronarsi Re Sole dell’estate anagnina. (Leggi qui: Natalia come “re tentenna”, ma nel centrodestra la tensione resta alta).

Ma il vero capolavoro di Carlo Marino si manifesta nei dettagli. In un video social (la sua dimensione preferita), ieri pomeriggio l’assessore ha assestato due mazzate d’autore. La prima a qualche ex sindaco, colpevole di criticare le spese del cartellone estivo; la seconda a qualche pezzo della sua stessa maggioranza, ripresa per aver trasformato la Pro Loco nel solito ring di periferia per le proprie beghe interne.

Il tutto con quell’adorabile amnesia di chi dimentica che sul quel ring, tra un fendente e l’altro, ci sale regolarmente anche lui. 

Genio assoluto.

ALIOSKA BACCARINI

Alioska Baccarini

La delibera sulla tutela del marchio FIUGGI approvata nella giornata di ieri su iniziativa del sindaco Alioska Baccarini è l’ultima tessera di un mosaico che ha già preso forma da tempo. (Leggi qui: Fiuggi mette il lucchetto al proprio nome).

Otto anni fa ereditava un’azienda pubblica, l‘Acqua e Terme di Fiuggi, con un’istanza fallimentare pendente e un buco da 53 milioni di debiti certificati nelle casse comunali. Oggi quell’azienda è gestita da uno dei più solidi family office italiani, Lmdv Capital di Leonardo Maria Del Vecchio. Il Palacongressi, atteso vent’anni, è stato completato e affidato a un operatore di caratura mondiale. Gli impianti di Capo i Prati sono usciti dal contenzioso, il Parco Avventura è realtà, il Poliambulatorio è quasi raddoppiato, la piscina olimpionica è stata riaperta e messe nelle mani di un operatore solido ed affidabile. Sono tessere di un disegno più ampio, non episodi isolati, ed è proprio questa continuità e non il singolo annuncio a definire il metodo Baccarini.

Tutela globale

La tutela del nome FIUGGI in ogni angolo del mondo si inserisce nella stessa logica: un’amministrazione che tratta il patrimonio della città (l’acqua, il marchio, gli asset) come capitale da proteggere e far fruttare, non come rendita da amministrare passivamente.

E proprio per tutelare meglio, in ogni sede, a qualsiasi latitudine, il nome di Fiuggi è stato deciso di creare due nuovi marchi. Anche questi per sottoporre a tutela comunale altri due aspetti delle attività cittadine: il teatro ed il turismo.

Amministrare una città non significa governare l’ordinario: significa guardare il futuro e costruire le condizioni per starci. Fiuggi era una città fantasma, rimasta sotto le macerie del turismo termale scomparso da decenni: vittima dell’incapacità di guardare oltre. E della pigrizia di campare grazie alla rendita delle fonti da affittare ora ad uno e ora all’altro. Adesso è una città con asset moderni, che ai turisti è in grado di offrire servizi di dimensione europea, capace di attirare grandi nomi del jet set e dell’industria. È la differenza, in politica, tra lasciare un ricordo e lasciare un’istituzione.

Un altro gioiello per la corona della città.

FLOP

FERROVIE DELLO STATO

Provarono a scaricare ogni responsabilità su una società della provincia di Frosinone, la Str92 di Fontana Liri, studio tecnico di ingegneria e topografia specializzato in infrastrutture. Per il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini stavano in una piccola ditta della Ciociaria le responsabilità del grande caos ferroviario che si erano determinate la notte del 2 ottobre 2024. Colpa di un chiodo, piantato nel posto sbagliato, durante le manutenzioni.

A distanza di due anni arriva il momento in cui la cronaca smette di cercare un colpevole e comincia a cercare un sistema che ha fallito. È il momento in cui la delibera 163/2026 dell’Autorità di regolazione dei trasporti colloca la vicenda di quel blackout di Roma Termini dove un chiodo piantato nel punto sbagliato dalla Str92 mise in ginocchio uno dei nodi ferroviari più importanti della Repubblica.

Non l’incidente, ma la sua eco

Il chiodo, si è capito con il tempo, non spiega nulla. Spiega tutto, invece, ciò che accadde dopo: un blocco della logica nella cabina di alimentazione che nessun allarme segnalò, un gruppo elettrogeno che non entrò mai in funzione, batterie di continuità che sostennero da sole gli impianti fino all’esaurimento, senza che il sistema di controllo se ne accorgesse. Alle 6.20, il buio calò su Termini e Tiburtina proprio mentre la città si metteva in moto. Ben 1.165 treni coinvolti, quasi 70mila minuti di ritardo: non un incidente, ma l’esposizione di una fragilità strutturale che Rfi, secondo l’Autorità, avrebbe dovuto prevenire.

L’Autorità parla di «negligenza grave» e lo fa richiamando, non a caso, il diritto costituzionale alla mobilità dei cittadini: una formula che sposta la vicenda dal piano tecnico a quello, più largo, della cittadinanza. Una rete ferroviaria non è un servizio come un altro: è l’infrastruttura su cui si regge la possibilità stessa, per centinaia di migliaia di persone, di esercitare il proprio lavoro, i propri diritti, la propria vita quotidiana. Quando quella rete si interrompe per l’assenza di procedure applicate, la responsabilità non è più solo tecnica: è istituzionale.

Restano la sanzione, ridotta a 1,75 milioni per le misure correttive nel frattempo adottate, e la possibilità di ricorso. Ma resta, soprattutto, la domanda che la vicenda consegna al Paese: quanto reggerebbe, oggi, un’infrastruttura strategica di fronte al prossimo imprevisto, se il primo insegnamento arriva sempre e solo a guasto avvenuto.

Il chiodo e la Repubblica.