Top e Flop, i protagonisti di sabato 6 luglio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 6 luglio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 6 luglio 2024.

TOP

WALTER VELTRONI

Walter Veltroni © Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

Le cronache dicono che Giorgio Napolitano nacque a Napoli il 29 giugno del 1925 dall’avvocato liberale nonché poeta Giovanni e dalla nobile napoletana ma con natali piemontesi Carolina Bobbio. Giorgio avrebbe studiato al Liceo Classico Umberto I ed avrebbe saltato la seconda liceo a causa della guerra che nel frattempo aveva funestato l’Italia grazie a Benito Mussolini ed alle sue scellerate scelte.

Dopo il diploma a Padova e la laurea in Giurisprudenza Napolitano sceglie la politica ed il Pci. In una lunga sequenza di incarichi e vicissitudini culminati con la sua nomina a Presidente della Repubblica ex comunista, per di più eletto per due settennati. Un uomo a metà tra l’avallo alle leggi Conso e Biondi per sedare Tangentopoli e il collante in purezza del Quirinale, tanto collante da essere indicato da qualcuno come mastice.

Un regista che preserva un patrimonio
Giorgio Napolitano (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Ecco, ad onorare la figura di Giorgio Napolitano come presidente della omonima fondazione sarà Walter Veltroni. Il primo e più marcato dei “non più comunisti” che vigilerà sulla memoria dell’ultimo di loro. Da quanto si apprende sui media quella Fondazione è stata costituita su iniziativa “di familiari, amici e sostenitori del pensiero del Capo dello Stato, scomparso nel settembre dello scorso anno”.

E lo scopo qual è? Quello di “far vivere l’eredità culturale e politica che Giorgio Napolitano ha coltivato in oltre settant’anni. Anni al servizio delle istituzioni nazionali ed europee, attraverso studi, ricerche, dibattiti e borse di studio”.

E Veltroni per questo incarico rappresenta forse il top di gamma: per dedizione post ideologica, per capacità analitica, spirito critico. E per ingenua sacralità di tutto ciò che ha bisogno di essere preservato e lanciato come messaggio.

Nessuna agiografia, solo preservazione

Il Veltroni regista da questo punto di vista è il miglior viatico per la purezza di quel compito, che non è agiografico spinto, ma conservativo ed importante. Ecco perché “tra le iniziative in programma l’organizzazione di un convegno di studi dedicato alla figura di Napolitano nel giugno del 2025, quando ricorrerà il centenario della nascita del Presidente emerito della Repubblica.

Per quell’occasione Veltroni sarà più che pronto, ed avrà raccolto e messo a regime tutto il materiale ed i passi che servono. Cognitivi, percettivi e soprattutto emotivi.

Buon custode.

FLOP

ADRIANO PIACENTINI

Adriano Piacentini

Ci sono scelte laceranti, che straziano. Pongono di fronte ad un bivio: da un lato le passioni ed i sentimenti, dall’altro la concretezza e la sostanza. Decisioni crudeli, come quella raccontata nel film La scelta di Sophie l’ebrea internata in un campo di sterminio nazista che abbandonò al suo destino la figlioletta per salvare se stessa e l’altro figlio, divenendo collaboratrice del comandante del lager. Non è così cruenta la scelta che è chiamato a fare l’assessore al Bilancio del Comune di Frosinone Adriano Piacentini. ma è comunque crudele.

È stato il leale servitore del Comune di Frosinone per anni: come assessore e come presidente del Consiglio comunale. Mediatore per convinzione, scende in campo ogni volta che si accende una crisi. Ha contribuito con Riccardo Mastrangeli (ora sindaco ma prima assessore al Bilancio) al risanamento dei conti del Capoluogo. Al tempo stesso è stato uno degli ultimi a rimanere leale a Forza Italia: quando tutti erano andati via lui non s’è spostato, nonostante a scegliere di partire fossero stati nomi del massimo calibro come l’ex coordinatore regionale Alfredo Pallone, l’ex deputato, assessore regionale e presidente della Provincia Antonello Iannarilli, l’ex presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese, l’ex coordinatore provinciale Pasquale Ciacciarelli, l’ex capogruppo Danilo Magliocchetti. (Leggi qui: Lazio e Frosinone, vertenza nazionale).

Adesso è Forza Italia a chiedergli di scegliere: tra il Partito ed il Comune. L’altro giorno la coordinatrice provinciale Rossella Chiusaroli ha comunicato al sindaco Riccardo Mastrangeli la decisione di revocargli la fiducia per passare all’appoggio esterno. A Piacentini ha chiesto di adottare gli atti conseguenti.

In entrambi i casi, per lui si tratterebbe di un tradimento. O il tradimento alla persona di Riccardo Mastrangeli ed al Comune di Frosinone, ai quali è stato leale sempre e fino in fondo. O un tradimento nei confronti del Partito: al quale non ha mai voltato le spalle.

Dovrà scegliere. E qualunque scelta farà sarà per lui una sofferenza. Ed in parte una delusione. Ma è la politica ad essere fatta così: i processi decisionali o li governi o saranno loro a governare te. Come in questo caso.

Lacerato.

GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni

E’ un Top cristallino nel merito, ma diventa un Flop quando ci si accorge che Giorgia Meloni ha snocciolato dati e cifre che promuovono la sua analisi ma promuovono anche una delle nemesi più marcate e citate dalla premier. Mettiamola meglio, questa faccenda, cominciando da una serie di affermazioni della premier che hanno caratterizzato la fine del mese si giugno. “Nel 2023 il Prodotto interno lordo delle regioni del Mezzogiorno è cresciuto più della media italiana. Cioè è cresciuto dell’1,3 per cento quando la media italiana era una crescita dello 0,9 per cento.

E ancora: “Gli occupati nel Mezzogiorno sono aumentati del 2,6 per cento su base annua, anche qui dato superiore alla media nazionale, che invece cresce dell’1,8 per cento”. Parole e musica di Giorgia Meloni che aveva dunque “elencato alcuni risultati positivi sulla crescita dell’economia e dell’occupazione nelle regioni meridionali”.

Il fact-checking di Pagella Politica

Chi ce lo ricorda? Pagellapolitica, che in questo caso ha dato pienamente ragione a Meloni, riconoscendo che in quel caso non la necessità di fact-checking non aveva sortito “sorprese”. Quali? Quelle per cui, specie su temi economici di ampio respiro, la Presidente del Consiglio tendeva e tende tutt’ora a creare iperboli grandi ed a nasconderci dietro le piccole e medie tare di un esecutivo a corto di soldi e spesso di idee. A parere della testata nel 2023 il Prodotto interno lordo (Pil) delle regioni del Mezzogiorno è aumentato dell’1,3 per cento rispetto al 2022, “più della media italiana”, pari invece allo 0,9 per cento.

La presidente del Consiglio ha aggiunto che gli occupati nel Mezzogiorno “sono aumentati del 2,6 per cento su base annua”, contro una crescita media nazionale dell’1,8 per cento. Ed è tutto vero, dato che in base a calcoli Svimez, nel 2023 il Pil italiano è aumentato dello 0,9 per cento rispetto al 2022 e “con una crescita diversa tra le diverse macroaree del Paese”.

Settore costruzioni decisivo
Foto: Michael Gaida © Pixabay

E quindi? “Nel 2023, la crescita del Pil delle regioni meridionali è stata superiore a quella delle altre macro-aree. +1,3 per cento contro +1 per cento del Nord-Ovest, +0,9 per cento del Nord-Est e +0,4 per cento del Centro. Il Sud non cresceva più del resto del Paese dal 2015”. Attenzione: “L’aumento più alto del Pil nelle regioni meridionali è stato sostenuto soprattutto dal settore delle costruzioni (+4,5 per cento, quasi un punto percentuale in più della media del Centro-Nord). Questo a fronte di una più contenuta contrazione del comparto industriale (-0,5 per cento) e di una crescita dei servizi dell’1,8 per cento.

Senza dimenticare “l’avanzamento degli investimenti pubblici cresciuti, nel 2023, del 16,8 per cento al Sud, contro il +7,2 per cento del Centro-Nord”. Capito qual è il paradosso anche occupazionale, almeno per il Meridione?

Che il Sud fondamentalmente e con i percentili d’area più robusti è cresciuto anche come effetto del “Superbonus edilizio”. Cioè della misura in assoluto più deprecata, criticata, ostracizzata ed additata come grande freno alle scommesse di Palazzo Chigi proprio da Meloni e dai suoi.

Quindi sì, Meloni ha perfettamente ragione e non ha detto bugie. La sola che ha detto forse l’ha detta a Giuseppe Conte. Ed un po’ a se stessa magari.

Chiamasi paradosso.