I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 7 gennaio 2026.
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di sabato 7 gennaio 2026.
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ANTONIO FILOSA

Continuare a difendere l’indifendibile diventa più rischioso che ammettere l’errore. Stellantis era arrivata esattamente lì. E la scelta di Antonio Filosa – brutale nei numeri, impopolare nei mercati, ma limpida nel messaggio – ha il merito raro di rompere l’inerzia prima del collasso. (Leggi qui: L’anno Zero di Stellantis).
Il conto presentato ieri è pesante come un macigno: tra 19 e 22 miliardi bruciati per inseguire una transizione elettrica sovrastimata nei tempi e nei volumi, altri 6,5 miliardi vaporizzati in Borsa in una sola seduta. È il prezzo di una strategia che ha confuso l’auspicio politico con la realtà industriale, l’agenda con il mercato, l’ideologia con i desideri concreti degli automobilisti.
Filosa ha fatto ciò che spesso i manager evitano: ha chiamato le cose con il loro nome. Quelle perdite, ha detto, «riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica». Tradotto: si è corso troppo, senza guardare chi restava indietro. Clienti, fornitori, stabilimenti, territori. E anche brand storici, messi in pausa mentre il mercato chiedeva altro.
Senza trucco

Il profit warning sul 2025, l’azzeramento dei dividendi, l’assenza di scudi difensivi sul titolo non sono segnali di resa. Sono, semmai, l’atto di chi decide di chiudere nel modo più netto possibile l’era Carlos Tavares: senza maquillage contabile, senza rinvii, senza illusioni. Una chirurgia a cuore aperto, non una carezza.
La reazione dei mercati è stata feroce ma non isterica. Gli investitori temono ciò che ancora non vedono: una strategia chiara per il dopo. Eppure, proprio qui sta il punto. Filosa non promette miracoli, promette lavoro. Ricostruire l’esecuzione, riallineare i modelli alle aree geografiche, tornare a una gamma che includa – finalmente – quell’ibrido che altri, Toyota in testa, hanno scelto come ponte e non come resa.
Stellantis paga oggi l’aver saltato la fase intermedia. Ma ha anche una liquidità che le consente di ripartire, se la rotta sarà corretta. L’alternativa era continuare a fingere che il problema non esistesse, fino a ritrovarsi senza tempo e senza margini.
In questo senso, la scelta di Filosa è coraggiosa perché è scomoda. Non consola, non rassicura, non addolcisce. Ma rimette la realtà al centro. E in un’industria che rischiava di perdersi dietro slogan e scadenze irrealistiche, tornare alla realtà è già un primo, decisivo, atto di rilancio.
Anno Zero
PASQUALE CIACCIARELLI

Riportare le persone dove sono rimaste solo le pietre: quelli studiati la chiamano “rigenerazione” ma l’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli ne ha fatto un protocollo. Lo hanno firmato ieri Ater di Latina e 14 Comuni della provincia pontina: è una scelta di metodo che cambia il paradigma dell’edilizia residenziale pubblica.
L’idea è semplice e, proprio per questo, rivoluzionaria: smettere di costruire ai margini e tornare ad abitare il cuore delle città. I centri storici, soprattutto nei piccoli Comuni, non sono musei a cielo aperto né scenografie per i weekend. Senza residenti diventano gusci vuoti, economicamente fragili e socialmente spenti. Riqualificarli e ripopolarli significa restituire loro una funzione, non solo una bellezza.
Il protocollo va dritto al punto: recupero del patrimonio immobiliare esistente, riduzione del consumo di suolo, nuova residenzialità pubblica diffusa, rilancio dell’economia di vicinato. Quattro assi che tengono insieme urbanistica, welfare e sviluppo locale. Una politica dell’abitare che non separa il bisogno sociale dalla qualità urbana.
Idea dal basso

Non è un caso che l’intuizione nasca dal basso, come ha spiegato Enrico Dellapietà: un immobile consegnato a Sonnino, un accordo a Sermoneta, poi la consapevolezza che l’Ater potesse diventare uno strumento contro lo spopolamento, non solo un gestore di alloggi. È da qui che si vede la differenza tra amministrazione e visione.
Ciacciarelli ha fatto un passo ulteriore, inserendo questo progetto in una strategia più ampia. I 125 milioni messi dalla Regione sull’housing sociale raccontano un’idea di abitare che va oltre la vecchia dicotomia “case popolari sì, case popolari no”. Donne vittime di violenza, “dopo di noi”, studentati, giovani che lavorano ma non possono permettersi un mutuo: l’emergenza abitativa oggi è trasversale, e richiede risposte nuove.
Certo, servono risorse. Il protocollo lo dice chiaramente: senza finanziamenti sovraordinati, anche europei, non si va lontano. Ma intanto il modello è tracciato ed è replicabile nelle altre Ater del Lazio. Ed è qui il vero punto politico: dimostrare che una buona pratica locale può diventare sistema.
Persone nei luoghi.
FLOP
ROBERTO VANNACCI

L’idea era ambiziosa, il lessico marziale adeguato: scindere, rompere, avanzare. Roberto Vannacci immaginava di dar vita a un nuovo Corpo d’Armata politico, capace di svuotare la Lega e mettere in difficoltà l’intero centrodestra. Il risultato, per ora, è ben più modesto: non un esercito, nemmeno un plotone. A seguirlo sono stati in due. A voler essere generosi, una pattuglia.
Eppure il “fattore Vannacci” agita eccome il campo conservatore. Non tanto per i numeri reali, quanto per ciò che rappresenta: una scheggia ideologica che può spostare voti senza costruire davvero un’alternativa. Da Fratelli d’Italia arriva il messaggio rassicurante di Arianna Meloni, sorella della premier Giorgia Meloni. Serenità ostentata, preoccupazione trattenuta: «Siamo ancora all’inizio, vediamo che cosa succede». Traduzione: osserviamo, ma non sottovalutiamo.
Nel frattempo, il clima attorno all’ex generale si è fatto improvvisamente ostile. La stessa stampa sovranista che lo aveva osannato per mesi ora lo tratta da apostata: traditore, disertore, utile idiota della sinistra. È il destino di chi prova a mettersi in proprio dopo essere stato a lungo una bandiera agitata da altri. Finché serve, eroe. Quando diventa autonomo, problema.
Inquietudine esagerata

La nascita di Futuro nazionale inquieta i palazzi più per il potenziale che per i fatti. Quel 2% – 4% ipotizzato dai sondaggi non spaventa perché può vincere ma perché può far perdere. In un sistema di coalizioni fragili, anche pochi punti percentuali possono regalare un vantaggio decisivo al campo avverso. E un’alleanza, oggi, appare politicamente tossica per entrambi.
In Parlamento la scissione si è materializzata, ma è pochissima roba: Edoardo Ziello e Rossano Sasso hanno lasciato la Lega, insieme a Emanuele Pozzolo ex FdI, per formare la minuscola componente vannacciana nel Misto. Più testimonianza che forza d’urto. Le parole sono dure, le truppe scarse.
Anche sul territorio, per ora, le scosse sono contenute. Qualche consigliere comunale, qualche uscita simbolica. Nulla che giustifichi l’idea di una Lega svuotata. Piuttosto, il segnale di un malessere carsico che Vannacci intercetta ma non riesce a organizzare.
Più rumore che truppe.



